sabato 6 settembre 2014

Da " La mano che non mordi" , Ornela Vorpsi

Pierre Jamet


Viaggiando, ho capito profondamente di non essere un viaggiatore. Non che prima non lo sapessi. Con il pensiero ho sempre voluto viaggiare l'intero mondo e al di là, se possibile. Con il corpo mi riusciva difficile. Mi sono detta poi che se sforzo un po' la mia carne, forse lei può trovare piacere unendosi al pensiero che ama viaggiare. Magari era solo pigrizia. Così che mi sono mossa. Io e l'aereo non era una storia d'amore. D'altronde non mi sono mai piaciute le situazioni che non offrono scappatoie, non dico per salvarsi la vita, ma almeno salvarsi dalla noia, bella signora che mi scova ovunque abbracciandomi fino allo strazio. La noia è una sorta d'aereo, ti culla a suo piacimento nei tragitti lunghi, ti ripone in una nuvola di letargo, il corpo e la mente cominciano a ingrigirsi, e proprio come in aereo non c'è via di fuga se non a viaggio compiuto. Bernanos e io saremmo stati d'accordo a proposito della noia. Ecco cosa scrive nel suo Journal d''un cure de campagne: «Je me disais donc que le monde est dévoré par l'ennui. C'est une espéce de poussière. Vous allez et venez sans la voir, vous la respirez, vous la mangez, vous la buvez, et elle est si fine, si tènue qu'elle ne craque méme pas sous la dent. Mais que vous vous arrétiez une seconde, la voilà qui recouvre votre visage, vos mains. Vous devez vous agiter sans cesse pour secouer cette pluie de cendres». Il miglior modo che ho trovato per scuotermi di dosso un po' di ceneri e scappare alle tragiche offerte che può riservare l'esistenza è l'abitudine che mi sono data ovunque io mi trovo: ovunque io mi trovo, cerco di sedermi vicino a una porta. Una soluzione eccellente, se applicata in aereo. Quando la luce verde e sorridente della scappatoia mi faceva l'occhiolino, io mi lasciavo vivere. Le prime volte che ho preso l'aereo mi preparavo alla morte. Mi stavo recando con le mie gambe dritta nella bara. Ecco, ci sto andando da sola, è una mia scelta, mentre potrei rifiutarmi di partire, basterebbe pronunciare il liberatorio NO, non voglio partire, non voglio viaggiare, non ho bisogno di viaggiare ! Questi erano i pensieri che cominciavano a farmi visita le settimane prima della partenza. Gli ultimi giorni, poi, l'agitazione s'impossessava di me come i Greci di Troia, con la stessa furbizia. Io per prima non mi accorgevo di essere dilaniata a tal punto dalla tensione. La morte rimane una cosa seria. Difficile prenderla alla leggera, sa imporre rispetto ed esige una considerazione assoluta. Il giorno della partenza mi vestivo male (che bisogno c'era? Ormai!) Non sono giunta allo stato di So-crate, di volere e poter morire bellamente, sono ancora lontana da questa sublime distanza con la mia morte, accidenti! - quindi, una vecchia tuta da ginnastica sarebbe andata benissimo, un paio di scarpe da tennis, non mi curavo di nascondere il mio pallore congenito. In cambio, l'inquietudine si era premurata di togliere meticolosamente le ultime gocce di sangue dalle mie guance. Gli occhi si deformavano, qualcosa li tirava in giù (la gravita della terra moltiplicava la sua potenza?), le labbra si seccavano e screpolavano più del solito. Non è facile andare verso la morte, soprattutto quando puoi evitarla. Vale la pena rischiare tutto solo per andare a Barcellona, Kyoto, Tirana? E andare a Sarajevo come stavolta, solo per consolare un amico triste ? Mirsad è triste perché l'Occidente non capisce le verità di noialtri dell'Est, dell'ex Est. - Perché noi abbiamo delle verità ben diverse dalle loro, - continua a ripetermi al telefono. È proprio necessario andare a consolare l'amico che sta male, che è chiuso in casa da cinque mesi, che non mangia più e non beve più, che vuole e non vuole morire, solo perché la letteratura dei paesi sofferenti non riesce a incidere quanto deve ? Sì, è necessario, perché Mirsad sta proprio male. Ha bisogno di amici attorno, anche solo per dargli una zuppa e prestare orecchio ai suoi lamenti. È importante avere vicino qualcuno mentre ti lamenti, quando si è da soli si smette di lamentarsi. L'esigenza di un altro orecchio è propria al lamento. Così, devo andare a essere un orecchio attento a Sarajevo. Almeno per dargli una zuppa, altrimenti lui morirà. Dicono che ha sempre la febbre alta, da cinque mesi a questa parte non riesce a mandarla giù. Si lascerà morire, lo so perché lo conosco, ha delle passioni che lo divorano; e poi la sua morte roderà la mia coscienza finché avrò vita. Finché avrò vita. Vale la pena di salire su un aereo per andare a parlare della letteratura dei paesi ricchi e potenti che dettano le loro leggi, la loro cultura ? Andare a morire per discutere di come la Serbia, l'Albania o altri paesi in difficoltà non riescono a imporre la loro cultura ? - È sempre la vecchia storia del pesce grande che mangia il piccolo, ma perché accidenti noi restiamo sempre il pesce piccolo ? - è ancora Mirsad al telefono. Gliela farò di pesce questa zuppa. E mentre la mangia gli dirò: - Ecco, tu sei il pesce grande che sta mangiando il piccolo ! Desensibilizzazione, così si chiama la mia terapia. Speriamo che funzioni, almeno Mirsad potrà uscire dalla sua tana dove non alza più le tapparelle, respirare un po' d'aria fresca e scrivere le sue poesie.

lunedì 24 marzo 2014

Poesia Malata

Ci deve essere un'epidemia 
anche questa mia poesia appena nata 
si è già bell'e malata. 
Appena tu l'hai letta distaccatamente 
senza fermarti e senza dirle niente 
si è sentita girare un po' la testa si è appoggiata 
si è svestita si è messa a letto 
dice che è malata. 
Ha guardato un po' le cose intorno distrattamente 
poi ha chiuso gli occhi e non ha più detto niente 
come Mimì finge di dormire 
per poter con te sola restare
sta lì così melodrammaticamente 
sta lì così senza dire niente 
già così ridicola e disperata 
appena appena nata.

Vivian Lamarque

Florence Henri

venerdì 15 novembre 2013

Er cortello

Ar mio, sopra la lama ch'e' rintorta 
C'e' stampata 'na lettra cor un fiore; 
Me lo diede Ninetta che m'e' morta, 
Quanno che me ce messi a fa' l'amore 
E quanno la baciai la prima vorta, 
Me disse: - Si m'avrai da da' er dolore 
De dimme che de me nun te n'importa, 
Prima de dillo sfonnemece er core. - 
 E da quer di' che j'arde el lanternino 
Davanti a la crocetta ar camposanto, 
Lo porto addosso come un abitino. 
E si la festa vado a fa' bisboccia, 
Si be' che ci abbi' tanti amichi accanto, 
Er mejo amico mio ce l'ho in saccoccia.

Cesare Pascarella


giovedì 18 luglio 2013

Patti Chiari,Amicizia Lunga

io non mi muovo 
io sto fermo
io non viaggio 
io sedimento 
io non vado 
io non vengo 
io sto 
 ho paura di viaggiare 
ho paura che mi perdo 
mi perdo nelle strade 
mi perdo nelle piazze 
mi perdo sopra i monti, 
in mezzo ai mari 
mi perdo dentro il bosco 
mi perderei anche in un bicchier d’acqua 
se ne esistesse uno tanto grande da contenermi 
 una volta mi son perso in casa mia 
hanno dovuto chiamare gli aiuti 
con i cani 
e mi hanno trovato che vagavo 
tra le poltrone del salotto 
 confondo i punti cardinali 
vado a nord 
arrivo a sud 
vado a est
 arrivo a ovest 
mi sembra di salire 
mi trovo sotto terra 
se voglio scendere 
sbuco sul tetto 
 l’estate io la odio 
che tutti partono 
per destinazioni lontane ed ignote 
e non paghi delle loro prossime avventure 
mi chiedono tutti, 
e tu dove vai? 
io? 
si, tu 
io? tu, si 
ah no, io no, io sto 
stai? 
sto 
dove? 
che domande, qui 
non sei triste?
 io no 
e loro non capiscono 
 io mai e poi mai potrei dire 
ho visto cose che voi umani 
tipo i bastioni di Tannoiser 
perché io sti viaggi verso l’ignoto, 
mai e poi mai, 
io che se il capitano Kirk mi offrisse un viaggio gratis sull’Interprais 
io gli direi, non grazie signor capitano Kirk 
che a me i luoghi sconosciuti dove nessun uomo è mai stato prima 
mi mette l’ansia 
 questa cosa, tra l’altro 
non mi facilita con le ragazze 
che alle ragazze, non ho capito perché, gli piace fare i viaggi 
io non ho la patente 
quindi manco a ballare posso portarle 
quindi patti chiari e amicizia lunga 
si sta a casa 
guardare la tele e fare l’amore

Guido Catalano

Nina Leen

venerdì 7 giugno 2013

Le tue mani ostinate

Poi a letto penso a te, 
la tua lingua metà oceano, metà cioccolata, 
alle case dove entri con disinvoltura, 
ai tuoi capelli di lana d’acciaio, 
alle tue mani ostinate 
e come rosicchiamo la barriera 
perché siamo due. 
Come vieni e afferri la coppa di sangue, 
mi ricompatti e bevi la mia acqua salata. 
Siamo nudi. 
Ci siamo denudati fino all’osso 
e insieme nuotando risaliamo il fiume, 
l’identico fiume chiamato Possesso 
e vi sprofondiamo insieme. Nessuno è solo. 

Then I think of you in bed, 
your tongue half chocolate, half ocean, 
of the houses that you swing into, 
of the steel wool hair on your head, 
of your persistent hands 
and then how we gnaw at the barrier 
because we are two. 
How you come and take my blood cup 
and link me together and take my brine. 
We are bare. 
We are stripped to the bone 
and we swim in tandem and go up and up the river, 
the identical river called Mine 
and we enter together. No one’s alone.

Anne Sexton


sabato 11 maggio 2013

L'amore mio è buonissimo

L’amore mio è buonissimo 
infatti quando si ricorda 
si sforza sempre di farmi delle domandine 
per far vedere che si interessa a me 
l’amore mio poverino è commovente 
L’amore mio quando era bambino era timidissimo con le bambine 
anch’io quand’ero bambina ero timidissima con i bambini 
forse però l’amore mio un giorno mi avrebbe chiesto come ti chiami 
e dopo avrebbe giocato con me un po’ a palla 
L’amore mio quando era bambino 
chissà che grembiulini metteva 
e se era un bambino buono o così così 
l’amore mio quand’era bambino 
se sapevo dov’era me lo rubavo 
chissà se l’amore mio ci sarà 
quando sarò in punto di morte 
mi piacerebbe tanto di sì 
e che mi stesse vicino vicino 
tanto è l’ultima volta 
e che mi dicesse delle cose commoventi 
per esempio mi dispiace molto che tu muoia 
l’amore mio è cattivo 
infatti non legge le mie poesie 
e allora le mie poesie si sono malate 
ecco 
e poi sono morte 
sono morte tutte e quattrocento 
e quello che adesso scrivo già non c’è più a meno che nel vento

Vivian Lamarque

Vivian Maier

Osceno e sacro

Osceno e sacro l'amore delibera 
stessa sede per sé e per gli escrementi. 
Se non mi leghi io non sarò mai libera, 
né casta mai se tu non mi violenti. 
Ci dava la prigione del destino 
solo qualche ora d'aria per l'amore 
che per destino ha solo il suo declino. 
Si aspetta e si riaspetta e poi si muore. 
Dài, maledetto! Amore, dài, sii buono, 
rimetti insieme tutte le mie tessere 
per farmi essere quella che sono 
e che ancora non ho potuto essere 
Così: una e molteplice, infinita 
negli insiemi infiniti della mente, 
e cripta di reliquie in morte e in vita, 
io solo questo so: che non so niente

Patrizia Valduga


"Amanda-il gerundio in gonnella del verbo amare"- Messaggio Promozionle

E' con immenso onore che vi segnalo l'uscita del libro d'esordio di Sara Gabrieli.
Un libro che parla un pò di me,parecchio di te,e molto di quell'altro lì.
Semplice,delizioso,commovente.
Lo troverete a breve in libreria,anche da Feltrinelli per intenderci,subito on line.

Io ve lo consiglio. E con orgoglio auguro a mia sorella tutto il successo e l'amore che merita.



Copertina a cura di Michela Pierlorenzi



giovedì 4 aprile 2013

C'è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita. 
È tutto in ordine dentro e attorno a lui. 
Per ogni cosa ha metodi e risposte. 

È lesto a indovinare il chi il come il dove 
e a quale scopo. 

Appone il timbro a verità assolute, 
getta i fatti superflui nel tritadocumenti, 
e le persone ignote 
dentro appositi schedari. 

Pensa quel tanto che serve, 
non un attimo in più, 
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio. 

E quando è licenziato dalla vita, 
lascia la postazione 
dalla porta prescritta. 

A volte un po’ lo invidio - 
per fortuna mi passa. 


 Wislawa Szymborska

Louise Broooks

venerdì 15 marzo 2013

Il Filosofo

E cosa sei mai tu che ti desidero 
da rimanere sveglia tante notti 
quanti i giorni che esistono 
a piangere per causa tua? 
 E cosa sei mai tu che se ti perdessi, 
nell’avanzare dei giorni 
resterei ad ascoltare il vento 
e a fissare la parete? 
Conosco un uomo più bello 
e altri venti ugualmente gentili. 
E cosa sei mai tu da diventare
 l’unico uomo del mio cuore? 
 Già, il fare delle donne è un fare sciocco 
i saggi diranno certamente, 
e cosa sono mai io, che dovrei amare 
in modo giudizioso e conveniente?

Edna St. Vincent Millay