giovedì 16 dicembre 2010

1 novembre 1935 - Anna Achmatova a Josif Stalin




















"Rispettabile Josif Vissarionovic!Conoscendo il suo interessato affetto per le culture del paese e in particolare per gli scrittori, mi permetto di rivolgermi a Voi con questa lettera. Il 23 ottobre a Leningrado sono stati arrestati dalla polizia segreta mio marito Nicolaij Nicolaevic (professore all’accademia dell’arte) e mio figlio Lev Nicolaevic Gumilev (studente all’università statale di Leningrado).Josif Vissiarionovic, io non so di cosa li accusano, ma do a voi la mia parola onesta che loro non sono fascisti, né spie, né partecipanti alle fondazioni controrivoluzionarie.Io abito nella URSS dall’inizio della Rivoluzione e non ho mai voluto lasciare il paese con il quale sono legata con la mente e con il cuore. Sebbene i miei versi non vengano pubblicati e i commenti dei critici mi diano tante amarezze, io non sono mai stata pessimista; in pesanti condizioni morali e materiali ho continuato a lavorare e ho già pubblicato un lavoro su Puskin, e il secondo sta per essere pubblicato. A Leningrado abito in modo molto riservato e spesso ho qualche problema fisico. L’arresto delle due uniche persone a me care mi ha recato una dura ferita che non riesco a sopportare.Io vi prego, Josif Vissarionovic, di tornarmi il marito e il figlio, sono sicura che di questo nessuno si pentirà.
Anna Achmatova”


Il figlio di Anna sarà liberato nove anni dopo, il marito verrà fucilato.

mercoledì 15 dicembre 2010

Tratto da “A casa”,Vladimir Majakovskij

Tutta la notte
sopra di me saltellano,
tutta la notte disturbano la quiete del soffitto,
infuria il ballo
e geme una canzone:
“Marquita,
Marquita,
Marquita mia,
perché,
Marquita,
sei andata via …”
Ma perché Marquita mi dovrebbe il suo amore?!
Io in tasca non ho
neppure un franco.
E Marquita,
se fai l’occhiolino,
per cento franchi
accede al salottino.
La somma non è grande,
se la follia ti prende.
...

martedì 14 dicembre 2010

Viktoria Modesta Moskalova

Her physicality has become known for challenging the modern perception of altered beauty


http://en.wikipedia.org/wiki/Viktoria_Modesta_Moskalova
http://www.myspace.com/VIKTORIAMODESTA

lunedì 13 dicembre 2010

da Insetti senza frontiere (Guido Ceronetti)

L'uomo che invecchia solo deve togliere dalla sua camera il letto che sia stato della coppia che non c'è più, il letto dei suoi molti amori dove infintie carezze sono state date, scambiate e rese. Perchè un letto troppo largo che ha cessato di essere condiviso è fatto di chiodi di fachiro, e non essendo un sādhu avrai soltanto il tormento dei chiodi, nessun pensiero elevato in grado di trascendere la carne orfana verrà a visitarti se ti coricherai tra lenzuola di ricordi. Dormi in un letto dove non potrai starci che tu solo, i lerci mostri dei padri del deserto non oseranno avvicinarsi.

giovedì 9 dicembre 2010

Elogio dei Sogni

In sogno
dipingo come Vermeer.
Parlo correntemente il greco
e non soltanto con vivi.
Guido l’automobile,
che mi obbedisce.
Ho talento,
scrivo grandi poemi.
Odo voci
non peggio di autorevoli santi.
Sareste sbalorditi
dal mio virtuosismo al pianoforte.
Volo come si deve,
ossia da sola.
Cadendo da un tetto
so cadere dolcemente sul verde.
Non ho difficoltà
a respirare sott’acqua.
Non mi lamento:
sono riuscita a trovare l’Atlantide.
Mi rallegro di sapermi sempre svegliare
prima di morire.
Non appena scoppia una guerra
mi giro sul fianco preferito.
Sono, ma non devo
esserlo, una figlia del secolo.
Qualche anno fa
ho visto due soli.
E l’altro ieri un pinguino.
Con la massima chiarezza.

(Wislawa Szymborska)

martedì 7 dicembre 2010

Scrivere un curriculum (da "Vista con granello di sabbia")

Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa,che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska


giovedì 2 dicembre 2010

Fiesta


E i bicchieri erano vuoti
e la bottiglia in pezzi
E il letto spalancato
e la porta sprangata
E tutte le stelle di vetro
della bellezza e della gioia
risplendevano nella polvere
della camera spazzata male
Ed io ubriaco morto
ero un fuoco di gioia
e tu ubriaca viva
nuda nelle mie braccia.

J.Prevert
(Nella foto Kiki de Montparnasse - Man Ray,1922)

giovedì 25 novembre 2010

Certe cose...

Certe cose ci puntano contro il dito e ridono.
Certe cose si nascondono agli occhi della gente
e si odono piangere sommessamente.
Certe cose cadono dal cielo:cose nere informi, mostri della notte e terrore dei giorni.
Certe cose sembrano essere state predisposte da Dio e dal Diavolo.
Certe cose sembrano nate in un abisso
e cresciute nelle tenebre.
Certe cose portano l’immagine della bontà come se il fuoco ve l’avesse scolpita in bassorilievo.
Certe cose ridono fino a divenire teschi e poi continuano a ridere.
Certe cose sono come alberi di pesco,portano a lungo frutti verdi.
Certe cose sono come il vino che uno beve soltanto per ubriacarsi.
Certe cose colpiscono il cuore come un colpo di gong,così che poi risuona a lungo.
Certe cose schiacciano il cuore come se fosse uno scarafaggio.Ed è orribile, come spiaccicare uno scarafaggio.
Certe cose sono come il fulmine:possono essere guidate anche se pericolose.
Certe cose sono come pensieri dal piede pesante,hanno il piede pesante anche se abitano il cielo.
Certe cose sono come le aquile.Vivono in alto possono benissimo dimenticare la valle.
Certe cose sono come il terremoto:utilizzano tutte le nostre paure.
Certe cose sono come la Bellezza che è morta da tempo:solo l’acqua profonda del pozzo può lavarle e destarle.”
Emanuel Carnevali




martedì 23 novembre 2010

“La ballerina Anita Berber”

Anita Berber (Lipsia, 10 giugno 1899 – Berlino, 10 novembre 1928) è stata una ballerina, attrice e scrittrice tedesca, vissuta nel periodo della Repubblica di Weimar e ritratta da Otto Dix nel celebre dipinto “La bellerina Anita Berber”.
Nata da genitori bohemién (un’artista di cabaret e un violinista) presto divorziati, viene cresciuta dalla nonna a Dresda. Durante l’adolescenza intraprende studi di danza sotto la direzione di Rita Sacchetto ed Emile Jacques-Dalcroze.
All’età di 16 anni si trasferisce a Berlino dove, nel 1917, debutta come ballerina di cabaret. Nello stesso periodo intraprende una carriera di modella per riviste di moda come Die Dame e Elegante Welte. Comincia a danzare nuda nel 1919, è infatti la prima ballerina a danzare nuda nella Germania di Weimar. Diviene rapidamente celebre per il suo essere scandalosa, ambigua, bisessuale e per il suo smodato uso di droghe.
Danza spesso indossando un pesante trucco, che nelle foto in bianco e nero e nei film dell’epoca risulta di un nero intenso, sottolineando così le sue labbra sottili e i suoi occhi. Taglia i suoi capelli in un caschetto alla moda, che colora spesso di rosso, così come appare ritratta da Otto Dix nel celebre dipinto del 1925 “La ballerina Anita Berber”.
Appare spesso nelle sue performance in compagnia dell’amico e talvolta amante Sebastian Droste, che possiamo vedere nel film Algol del 1920, caratteristico per i capelli pettinati all’indietro con abbondante brillantina e basette arricciate a formare dei tirabaci. In scena entrambi appaiono indossando null’altro che un perizoma, e Anita occasionalmente indossa un corsetto ben al disotto del petto, mettendo così in evidenza il suo piccolo seno.
Dal 1918 comincia a lavorare nel cinema e reciterà in una ventina di film muti, tra i quali alcune pellicole ascrivibili al genere espressionista e film di educazione sessuale diretti da Richard Ostwald.
Nel 1922 Anita Berber viene richiesta da Fritz Lang nel film Il dottor Mabuse, in sostituzione della protagonista, l’attrice norvegese Aud Egede Nissen, nelle scene di danza: sul palcoscenico la danzatrice, di una figura più esile rispetto all’attrice, per pochi secondo mostra il seno, coprendolo subito con le mani.
La dipendenza della Berber dalla cocaina e la bissessualità di cui non fa mistero, diventano argomento di pettegolezzo pubblico. Si diceva fosse la schiava sessuale di una donna e avesse un’amante di 15 anni. La si può incontrare frequentemente nella Berlino di quegli anni nelle hall di alberghi, in nightclub e casinò coperta solamente di una elegante scialle di zibellino, con una scimmietta e una spilla d’argento contenente della cocaina.
Oltre ad essere una cocainomane la Berber era anche un’alcolista, ma all’età di 29 anni deve disintossicarsi improvvisamente e completamente. Riferisce Mel Gordon nella biografia The Seven Addictions and Five Professions of Anita Berber che le fu diagnosticata una galoppante tubercolosi durante una tournée all’estero.
Muore il 10 novembre 1928 nell’ospedale di Kreuzberg e viene sepolta al Cimitero di San Tommaso a Neukölln.


Otto Dix "La ballerina Anita Berber"

venerdì 19 novembre 2010

Questo Amore

Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E' tuo
E' mio
E' stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

Jacques Prévert


giovedì 18 novembre 2010

Il Palombaro,poesia visiva di Corrado Govoni

da "Rarefazioni e parole in libertà" (1915)

È un caso rarissimo questo nella poesia italiana, che mette in scena veri e propri disegni con definizioni esasperatamente analogiche degli elementi raffigurati. Il sincretismo fonde parole, oggetti e immagini dando espressione figurale al significante. Così il palombaro diventa "Burattino per il teatro muto dei pesci, acrobata profondo, spauracchio, becchino mascherato che ruba cadaveri d'annegati, uomo pneumatico, assassino ermetico", armato di un'accetta che è un "boia sottomarino". Ed il cavo che lo lega alla superficie e gli fornisce aria e quindi vita, si trasforma sia in "cordone ombelicale" sia in "lenza" - con il palombaro allora "esca". La medusa è la "giostra fosforescente di cavallucci marini", le ostriche sono "cofani di sputi e di perle" e così via... Analogia dopo analogia Govoni, che già nelle sue poesie "normali" coltiva questa iperbole della similitudine, tratteggia tutto un quadro sottomarino.

domenica 14 novembre 2010

Prima di venire

Prima di venire
Portami tre rose rosse
Prima di venire
Portami un grosso ditale
Perché devo ricucirmi il cuore
E portami una lunga pazienza
Grande come un telo d'amore
Prima di venire
Dai un calcio al muro di fronte
Perché li dentro c'è la spia
Che ha guardato in faccia il mio amore
Prima di venire
Socchiudi piano la porta
E se io sto piangendo
Chiama i violini migliori
Prima di venire
Dimmi che sei già andato via
Perché io mi spaventerei
E prima di andare via
Smetti di salutarmi
Perché a lungo io non vivrei.

A.Merini



Self Portrait

"Arrampicata Asociale"


"Sunday Morning"


"My Legs are Tired"


"Che me ne faccio di Voi,Piedi,se ho le Ali per Volare"

martedì 9 novembre 2010

La donna che non ebbe mai una sua camera da letto



Kiki de Montparnasse

Modella, cantante, ballerina di cancan, cabarettista e pittrice, Kiki de Montparnasse, al secolo Alice Ernestine Prin, è spesso ricordata, oltre che per il suo contributo alla Storia dell'Arte, per il comportamento scandaloso e irrequieto, che l'accomuna ad altre icone dell'emancipazione femminile d'inizio secolo, come Colette, Meret Oppenheim, Edith Piaf.
Nata a Châtillon-sur-Seine, Borgogna, e presto abbandonata dai genitori, Kiki visse con la nonna e i fratellastri fino all'età di dodici anni, quando, in cerca di un lavoro e di una sistemazione migliore, si spostò a Parigi, città che avrebbe amato profondamente - non sempre ricambiata - e dalla quale non si separò mai di buon grado, neanche quando gli studios della Paramount la chiamarono per partecipare al kolossal dei kolossal: I dieci comandamenti (1956, Cecil B. De Mille).
A Parigi, e in particolare a Montparnasse, Kiki conosceva tutti e tutti conoscevano Kiki. Kiki l'amica di Modigliani, di Soutine, di Foujta; Kiki la compagna di Man Ray per sei anni, oltre che la sua modella preferita (è lei la "cassa di risonanza" de Le Violon d'Ingres, 1924); Kiki e le sue forme che ispirarono Calder, Kisling, Utrillo e tanti altri; Kiki che con il suo spirito libero e la sua naturalezza nell'approccio con il moderno e il non convenzionale incarnò, come pochi altri, la vera essenza di quel grande emporio cosmopolita che fu l'Ecole de Paris.


lunedì 8 novembre 2010

Un Incontro Inatteso


Siamo molto cortesi l'uno con l'altro,
diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.
Le nostre tigri bevono latte.
I nostri sparvieri vanno a piedi.
I nostri squali affogano nell'acqua.
I nostri lupi sbadigliano alla gabbia aperta.
Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
I pipistrelli gia' da tanto sono volati via dai nostri capelli.
Ci fermiamo a meta' della frase,
senza scampo,sorridenti.
La nostra gente
non sa parlarsi.

Wislawa Szymborska
(nella foto Man Ray e Kiki de Montparnasse )

Ma io vi prevengo che vivo..


Ma io vi prevengo che vivo
per l'ultima volta.
Nè come rondine,
nè come acero,
nè come giunco
nè come stella,
nè come acqua sorgiva,
nè come suono di campane
turberò la gente,
e non visiterò i sogni altrui
con un gemito insaziato.

Anna Achamatova
(nella foto Meret Oppenheim by Man Ray)

domenica 7 novembre 2010

Marina Cvetaeva

Superficialità! – Caro peccato,
Compagna mia e nemica mia carissima!
Tu versasti il sorriso nei miei occhi,
E la mazurka in tutte le mie vene.
Da te ho imparato a non tener l’anello,
Non m’avrebbe la vita presa in sposa!
A cominciare a caso, dalla fine,
E a finire però sempre daccapo.
A essere fuscello, e essere acciaio,
In questa vita, in cui si può sì poco...
A scioglier la tristezza con la cioccolata,
E a sorridere in viso a chiunque passa!

3 marzo 1915

ANAIS E JUNE

“La vita ordinaria non mi interessa. Cerco solo i grandi momenti. Voglio essere una scrittrice che ricorda agli altri che questi momenti esistono…”. Anais Nin è stata una delle scrittrici più controverse del 900 nonchè un'icona del movimento femminista. Un giorno conobbe lo scrittore Henry Miller e la sua bella moglie June e intrecciò con entrambi una relazione...



Da “Il Diario” di Anais Nin 1931-32

“Henry è arrivato con June. Qundo June mi è venuta incontro, avanzando nell’oscurità del giardino verso la luce della porta, ho visto per la prima volta la donna più bella del mondo”

“June. La sognai di notte, non magnifica e travolgente come è lei, ma piccolissima e fragile, e l’amai.”

“ Il suo viso incredibilmente bianco, mentre si ritirava nell’oscurità del giardino, ha posato per me, al momento di partire. Avrei voluto correre fuori per lasciare la sua bellezza fantastica, poi dirle: “Non saprò più chi sono, cosa sono, cosa amo, cosa voglio […] Ti porti via una parte di me riflessa in te.”

“Volevo rivedere June. Quando riemerse dall’oscurità, mi parve ancora più bella della prima volta. Insidiosa, infinitamente desiderabile, la sentivo trascinarmi verso di lei come la morte.”

“Uscendo dal teatro, la prendo sottobraccio. Lei fa scivolare la sua mano nella mia e le nostre dita si intrecciano. Ero infinitamente commossa dal tocco della sua mano.”

“June non raggiunge il centro sessuale del mio essere , come lo raggiunge un uomo. Non è quella la corda che tocca. E allora che cosa suscita in me?”

“Voglio afferrare le mani di June e scoprire se questo amore per una donna è reale o no. Perché lo voglio? Forse sto portando alla luce emozioni oscure e misteriose (come vuole fare o fa costantemente Henry)”

“Prendemmo un appuntamento, June e io. Sapevo che sarebbe arrivata in ritardo e non m’importava. Io arrivai prima dell’ora stabilita, quasi malata di tensione e di gioia. Che gioia profonda vedere la folla che si muoveva a piccoli passi frettolosi, mentre lei si avanzava a grandi passi verso di me, risplendente, incredibile. Non riuscivo a crederci. La presi per mano…”

“Non faccio che pensare a lei giorno e notte. Appena la lasciai ieri, ci fu un vuoto doloroso e tremai di freddo. Amo le sue stravaganze, la sua umiltà, la sua paura di delusione.”

“Volevo distruggere con la violenza e l’animalità le mie tenui fantasie, le mie illusioni e la mia ipersensibilità. Poi venne June che esaudì i desideri della mia immaginazione e mi salvò. O forse mi uccise perché ora mi sono incamminata sulla strada della follia.”

“L’intensità ci sta distruggendo tutt’e due. E’ contenta di partire. E’ sempre in fuga. Ora sta scappando da Henry. Ma io non riesco a sopportare la separazione perché è fisica, e ho bisogno della sua presenza.”

“Era ora di separarsi. La misi in un taxi. Sedeva lì, sul punto di lasciarmi, e io le stavo vicino, in piedi, in preda al tormento. “Voglio baciarti, voglio baciarti” - disse June. Mi offrì la bocca e io la baciai a lungo.”

“ Se esiste una spiegazione del mistero, è questa: l’amore tra donne è un rifugio e una fuga nell’armonia e nel narcisismo invece che nel conflitto. Nell’amore tra uomo e donna ci sono resistenza e conflitto, due donne invece non si giudicano a vicenda, stringono un’alleanza. In un certo qual modo è amor di sé. Io amo June perché è la donna che mi piacerebbe essere. Non so perché June ami me.”


venerdì 5 novembre 2010

Nè mistero,nè dolore...

Ne' mistero ne' dolore,
ne' volonta' sapiente del destino:
sempre quell'incontrarci ci lasciava
l'impressione di una lotta.
Ed io, indovinato dal mattino
l'attimo del tuo arrivo,
percepivo nei palmi socchiusi
il morso leggero di un tremito.
Con dita arse gualcivo
la variopinta tovaglia del tavolo...
capivo fin da allora
quanto e' angusta questa terra.

Anna Achmatova

giovedì 4 novembre 2010

Il Tango del Sole a Scacchi



















Sai quando le persone hanno certe piccole abitudini che ti danno fastidio,come...Bernie!
A Bernie piaceva masticare la gomma.No,non masticarla.Fare "POP" con la gomma.Un giorno sono tornata a casa ed ero molto nervosa e cercavo un pò di comprensione e trovo lì Bernie sdraiato sul divano che beveva birra e masticava.No,non masticava.Faceva POP!Così gli ho fatto,ho detto : "Fà un altro POP con quella gomma e...".Ahhhh.E lui l'ha fatto.Così ho tirato giù la doppietta dalla parete e gli ho sparato due colpi d'avvertimento.Dritto in mezzo agli occhi.

Ho conosciuto Ezechiele Young di Sault Lake City circa 2 anni fa.Mi ha detto di essere scapolo e abbiamo subito preso fuoco.Così ci siamo messi a vivere insieme.Lui andava a lavorare,tornava a casa,io gli preparavo l'aperitivo,la cena.E poi l'ho scoperto.Scapolo aveva detto?Scapolo un CAZZO.Non solo era sposato,oh no,aveva sei mogli.Era uno di quei mormoni,capito?Così quella sera quando è tornato da lavoro gli ho preparato l'aperitivo come al solito.Sapete,certi uomini proprio non lo reggono l'arsenico.

Me ne stavo in piedi in cucina a tagliare il pollo per cena e mi facevo gli affari miei.
Mio marito Wilbur entra come una furia pazzo di gelosia."Ti sei ripassata il lattaio" dice.Era impazzito.E continuava a urlare : "Ti sei ripassata il lattaio!".E poi si è tuffato sul mio coltello.Si è tuffato sul mio coltello ben 10 volte.

Io e mia sorella Veronica facevamo un numero di varietà insieme e mio marito Charlie viaggiava con noi.Nell'ultima parte del nostro numero facevamo 20 esercizi acrobatici.1,2,3,4,5,spaccata,aquila ad ali spiegate,salto mortale,flic flac uno dietro l'altro.Allora una sera prima dello spettacolo eravamo all'hotel Cicero solo noi 3 a sbevazzare e a farci qualche risata e restiamo senza ghiaccio così io vado a prenderne un pò.Ritorno in camera,apro la porta e ti trovo Veronica e Charlie che fanno il numero 17 : l'aquila ad ali spiegate.Bhe,si vede che sono talmente in stato di shock che vado completamente in tilt e dimentico tutto.E' stato soltanto dopo,mentre mi lavavo via il sangue dalle mani che ho capito che erano MORTI!

Io amavo Alipshit più di quanto fosse possibile.Era un artista vero quel ragazzo.Sensibile.Un pittore.Ma era sempre alla ricerca di se stesso.Usciva tutte le sere per cercare se stesso e lungo la strada trovava : Roth,Gladys,Rosemary.Credo si possa dire che abbiamo rotto per divergenze artistiche.Lui vedeva se stesso come vivo e io...lo vedevo...MORTO.


tratto dal film Chicago
http://www.youtube.com/watch?v=SaiFqXpNqzI

Nuvole Mediocri



About me:

martedì 2 novembre 2010

La vita,è come un dente


La vita, è come un dente
All'inizio non ci si pensa
Felici di masticare
Ma poi ecco che d'improvviso si guasta
Fa male, e preoccupati
Lo si cura non senza fastidi
E per essere veramente guariti,
Bisogna strapparlo, la vita.

Boris Vian

dal film "Musica per Vecchi Animali"


Danza nel disegno degli astri
con la farfalla che vive cento anni in un pomeriggio
il pesce fuori dall'acqua
l'insetto tagliato a metà
l'ultimo battito d'ala
poiché uguale è il dono
nell'eternità e negli istanti
ma prima che l'ora sia venuta
guai a chi separa gli amanti.

Stefano Benni
(foto:Francesca Woodman)

mercoledì 27 ottobre 2010

Tratto da "Freaks",film del 1932 di Tod Browning.

Prima di dare inizio a questo straordinario spettacolo, sarà il caso di spendere due parole sullo stupefacente tema che esso tratta.
Sin dai tempi più remoti, tutto ciò che esulava dalla norma era considerato come un segno di sventura o una raffigurazione del male. I simboli delle disgrazie e delle avversità erano invariabilmente rappresentati con figure mostruose e gli atti più crudeli e malvagi sono stati attribuiti ai molti tiranni mutilati e deformi dell'Europa e dell'Asia.Nella storia, nella religione, nel folklore e nella letteratura, abbondano figure fisicamente repellenti, sempre schierate dalla parte del male. Golia, Calibano, Frankenstein, Riccardo di Glaucester, Tom Thumb e il Kaiser Guglielmo, non sono che alcuni dei nomi famigerati in tutto il mondo.Una nascita anormale è considerata una disgrazia, e i neonati deformi, in passato, venivano abbandonati alle intemperie per farli morire. Se percaso uno di questi capricci della natura riusciva a sopravvivere, veniva considerato con sospetto per tutta la vita. La società stigmatizzava la sua deformità, e la famiglia in seno alla quale nasceva ne sentiva il peso e la maledizione.Di tanto in tanto, uno di questi sventurati veniva accolto a corte, ma solo per essere deriso e ridicolizzato dai nobili che si divertivano alle sue spalle. La stragrande maggioranza veniva abbandonata a un'esistenza di mendicità, di ruberie e di fame.L'amore per la belleza fisica ha radici profonde e risale agli albori della civiltà. La repulsione che proviamo di fronte agli abnormi e ai mutilati, è il risultato del lungo condizionamento inflittoci dai nostri antenati, ma in grande maggioranza gli abnormi sono capaci di pensieri e di emozioni normali, e ciò rende ancora più straziante la loro esistenza. Emarginati e respinti, essi hanno elaborato un tacito codice di comportamento per proteggersi dalla crudeltà delle persone normali. Le regole di questo codice sono rigorosamente osservate, tanto che il male subito da uno di essi è il male subito da tutti, così come la gioia di uno di essi rallegra tutti quanti.La storia che ci apprestiamo a raccontarvi, è imperniata sull'effetto che questo codice ha sulle loro esistenze. Una storia come questa non potrà mai più essere filmata, poiché la scienza moderna e la teratologia stanno rapidamente eliminando questi errori della natura.Con umiltà e incomprensione per le ingiustizie subite da questa gente incolpevole, vi presentiamo la storia più sconvolgente che sia mai stata raccontata sugli abnormi e i reietti.

"Signori io non vi ho mentito, avete visto coi vostri stessi occhi i mostri viventi del nostro serraglio. Voi ne avete riso o provato ribrezzo, tuttavia se lo avesse voluto la natura beffarda, anche voi potreste essere come loro. Non hanno chiesto loro di venire a questo mondo, eppure sono qui tra noi. Si riconoscono in un codice che nessuno ha mai scritto. Offendetene uno, e si sentiranno offesi tutti quanti. "

martedì 26 ottobre 2010

Tratto da "Il Delta di Venere",Anaïs Nin

Dal racconto "Artisti e modelle":

Mi mise un dito nel sesso. "Ora voglio che tu ti contragga intorno al mio dito. Hai un muscolo lì, che può contrarsi e allentarsi intorno al pene. Prova."Provai. Il suo dito era un piacevole tormento. Dato che non lo muoveva, cercai di muovermi io, dentro alla vagina, e sentii il muscolo di cui mi aveva parlato aprirsi e chiudersi, dapprima debolmente, intorno al dito.Millard disse: "Sì, così. Più forte adesso, fallo più forte."Così feci, aprendo e chiudendo, aprendo e chiudendo. Dentro era come una piccola bocca, che si stringeva intorno al dito. Volevo prenderlo dentro, succhiarlo, così continuai a provare.Poi Millard disse che avrebbe inserito il pene senza muoversi, mentre io avrei dovuto continuare a contrarmi dentro. Cercai di imprigionarlo con forza sempre maggiore. Il movimento mi eccitava e sentivo che avrei potuto raggiungere l'orgasmo in qualsiasi momento. Ma, dopo che l'ebbi stretto molte volte, succhiandogli il pene, si mise a gemere all'improvviso di piacere e incominciò a spingere più in fretta, incapace a sua volta di trattenere l'orgasmo. Io continuai il movimento intorno e raggiunsi l'orgasmo a mia volta, nel modo più meravigliosamente profondo, fin giù nell'utero.
Da "Il Basco e Bijou":
Fu costretta a pregarlo: "Infilalo ancora dentro." Allora lui lo fece entrare solo a metà, in modo che lei potesse sentirlo senza tuttavia poterlo stringere, senza poterlo trattenere. E finse di volerlo lasciare così a mezza strada per sempre. La donna voleva muoverglisi incontro, e avvolgerlo tutto, ma si trattenne. Avrebbe voluto urlare. La carne che lui non toccava bruciava alla sua vicinanza, In fondo al ventre c'era carne che chiedeva di essere penetrata, si incurvava, si apriva per succhiare. Le pareti di carne si muovevano come anemoni di mare cercando di risucchiare il sesso di lui, che però si avvicinava solo quel tanto che bastava a scatenare correnti di un piacere torturante. L'uomo si mosse di nuovo, guardandola in viso, e vide che apriva bocca. La donna avrebbe voluto sollevarsi sul corpo e prendere il sesso di lui completamente dentro di sé, ma aspettò. Con questa lenta tortura, il Basco la portò sull'orlo dell'isteria. Viviane aprì la bocca come a rivelare la disponibilità del suo grembo, la sua fame, solo allora egli spinse fino in fondo e sentì le sue contrazioni.


foto:Germaine Krull

”Oltre la perfezione, oltre le cicatrici”









lunedì 25 ottobre 2010

Non capirsi è terribile..

Non capirsi è terribile
non capirsi e abbracciarsi,
ma benchè sembri strano,
è altrettanto terribile
capirsi totalmente.

In un modo o nell'altro ci feriamo.
Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l'incomprensione,
né con la comprensione uccidere.

Evgenij Evtusenko



mercoledì 20 ottobre 2010

Frida Kahlo ad Alejandro Gomez Arias

Perché studi così tanto? Quale segreto vai cercando? La vita te lo rivelerà presto. Io so già tutto, senza leggere o scrivere. Poco tempo fa, forse solo qualche giorno fa, ero una ragazza che camminava in un mondo di colori, di forme chiare e tangibili. Tutto era misterioso e qualcosa si nascondeva; immaginare la sua natura era per me un gioco. Se tu sapessi com'è terribile raggiungere tutta la conoscenza all'improvviso – come se un lampo illuminasse la terra! Ora vivo in un pianeta di dolore, trasparente come il ghiaccio. È come se avessi imparato tutto in una volta, in pochi secondi. Le mie amiche, le mie compagne si sono fatte donne lentamente. Io sono diventata vecchia in pochi istanti e ora tutto è insipido e piatto. So che dietro non c'è niente; se ci fosse qualcosa lo vedrei..



da Lettera ad Alejandro Gomez Arias – Settembre 1926, in Lettere Appassionate

Se la morte fosse un vivere quieto..

Se la morte
fosse un vivere quieto,
un bel lasciarsi andare,
un'acqua purissima e delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.
Ma poichè la morte è muraglia,
dolore, ostinazione violenta,
io magicamente resisto.
Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci, di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni
senza un perchè
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa
perchè tu mi fai vivere,
perchè mi ripari da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto
e impreciso
che è la morte di ogni poeta
(Alda Merini)

Alda Merini


Le mie impronte digitali
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse
la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimè
alle stelle dell'Orsa maggiore

The Woodmans,il film


I Woodmans sono una famiglia di artisti affermati, ma tra loro spicca la figura della giovane figlia Francesca, una talentuosa fotografa, una personalità misteriosa e vulnerabile destinata ad una tragedia che segnerà per sempre genitori e fratelli. Attraverso il lavoro di Francesca scopriamo il suo mondo, fatto di intuizioni geniali, di luce e di ombra, di forme diafane che sotto il suo sguardo diventano, in un istante, pura poesia e sconvolgente allegoria visiva. Il regista Scott Willis immerge lo spettatore nell’intimità dell’arte, nel segreto della sua grazia e del suo dolore, plasmando un racconto per immagini limpido, ambiguo e tormentato come lo sguardo della sua protagonista.


"Il dramma di Francesca, giovane fotografa tanto talentuosa quanto vulnerabile"


martedì 19 ottobre 2010

Casati Stampa,la donna che volle essere opera d' arte

Chissà cosa pensavano gli occasionali spettatori davanti alle strabilianti apparizioni della marchesa Casati: il mantello di seta Fortuny spalancato sul corpo lungo e magro da ragazzo, la faccia resa cadaverica dalla cipria, la capigliatura arruffata da medusa fiammeggiante, gli occhi immensi e bui per le striscioline di velluto incollate intorno alle palpebre, in mano una sfera di cristallo o gigli cimiteriali, al guinzaglio ghepardi o levrieri con collari di turchesi e come accompagnatori un gigantesco servo nero e alcuni disgraziati giovanotti dipinti con una polvere d' oro che spesso li intossicava e li spediva all' ospedale. E chissà quale fantastica ossessione indusse questa leggendaria femme fatale del Novecento a immolare la propria esistenza a un progetto assurdo, forse disperato ma grandioso: fare di sé un' opera d' arte, un autentico capolavoro vivente. Ogni sua comparsa era una sontuosa performance tra luci ed effetti speciali. Povera marchesa. Così abbagliante, spavalda, unica. E patetica. Ha vissuto per stupire. Ci è riuscita e ci riesce ancora. Leggere la biografia che le hanno dedicato Scot D. Ryersson e Michael O. Yaccarino, pubblicata in Italia in questi giorni, provoca un misto di sorpresa e di incredulità. Musa di artisti, pittori, scultori, fotografi che pagava generosamente per farsi ritrarre al meglio, questa protagonista della Belle Epoque, amante di Gabriele D' Annunzio, ispiratrice di Alberto Martini, Augustus John, Balla, Depero, Cocteau, Cecil Beaton, Man Ray, monumento femminile alla stravaganza più sofisticata e al lusso più sontuoso, appare davvero irresistibile soltanto nel ritratto dalle pennellate scure e inquiete che le fece Boldini. Cornice delle sue sfrenate esibizioni furono Roma, Venezia, Parigi, Capri, Saint Moritz e, nei suoi ultimi rovinosi anni, Londra dove, ridotta in miseria, vestiva magnifici stracci di leopardo. Ma la marchesa era soprattutto un personaggio lombardo nato in quella Milano fine Ottocento resa vitalissima da un' imprenditoria pionieristica e molto internazionale. Suo padre, Alberto Amman, ambizioso industriale del cotone e magnate della finanza, morì ancora giovane trasformando la ragazzina Luisa in una delle massime ereditiere del mondo. Incerta tra timidezza e infatuazioni per personaggi decadenti e avventurosi come la principessa Trivulzio e la contessa di Castiglione, alternando attività sportive e interesse per l' occultismo, a vent' anni Luisa sposò un coetaneo di aristocratico lignaggio: Camillo Casati Stampa di Soncino. Dal matrimonio nacque una figlia, Cristina. La metamorfosi clamorosa della marchesa coincise con l' inizio della sua relazione, esibita senza ipocrisie, con D' Annunzio del quale restò a lungo amorosa amica. Lui la chiamava Korè, lei Ariel. La giovane dama cominciò a infatuarsi di travestimenti, costumi, maschere e ad apparire una grande eccentrica. L' estetismo languido e perfezionista contagiò anche le sue numerose residenze trasformate in regge fiabesche dove Luisa compariva seminuda, idolatrata da una corte di omosessuali, giocando alla dea del Sole e alla reincarnazione della regina di Saba. Sintesi dell' eleganza più sofisticata ed esagerata, la marchesa adattò al proprio gusto teatrale il palazzo veneziano Venier dei Leoni, poi acquistato da Peggy Guggenheim, e ne fece lo scenario incantato per le sue celeberrime feste popolate dalle celebrità dell' epoca e da un caravanserraglio di artisti, levrieri, pavoni, chiromanti, medium. Marinetti, entusiasta, la proclamò «la più grande futurista del mondo». Nel 1927 la divina marchesa ottenne il divorzio dal marito. Con le sue parrucche colorate, il trucco da teatro kabuki, i serpenti vivi al collo e ai polsi con i quali seminava il terrore nei saloni dell' hotel Ritz di Parigi, in uno sperpero di energie e di denari, volle nascondersi dentro i costumi che per lei inventarono lo scenografo Léon Bakst dei Ballets russes, e Poiret e Fortuny ed Erté, finché, nel 1957, morì, sola e povera. La meravigliosa gentildonna lombarda che per tre decenni affascinò il bel mondo internazionale sbuca fuori ora dalla documentata biografia di Ryersson e Yaccarino curiosamente priva d' anima, di sentimenti, di affetti: un magnifico involucro di farfalla alla ricerca di un' ammirazione stupefatta. Il suo narcisismo è senza parole e interpreta uno spettacolo muto. Anche per questo, forse, è stata dimenticata in fretta. Sebbene lo stilista John Galliano pochi anni fa le abbia intitolato una sfilata di Christian Dior. Sebbene il marchese Casati Stampa, figlio del marito di Luisa, abbia fatto ricordare gli antichi scandali quando nel 1970 venne trovato morto insieme alla moglie Anna Fallarino e a uno studente venticinquenne. Sebbene siano sopravvissute alla magnifica signora molte sue dimore, tra cui la villa di Arcore oggi proprietà Berlusconi. La nipote lady Moorea Black nel libro la ricorda così: «Per lei l' arte era solo visiva, contava l' immagine, nient' altro». Crudele ma condivisibile l' epitaffio di Jean Cocteau: «Alla marchesa Casati venivano tributati gli applausi dovuti a un' attrice quando entra in scena. Ma lei non aveva alcun testo da recitare. Questo il suo dramma».


Luisa Crepax:"C'è tanto di me in quel personaggio complesso"

«Guido era un viaggiatore immobile Quelle storie, un ritratto di famiglia»
Sulla carta d' identità disegnata da Guido Crepax, Valentina Rosselli, fotografa, nubile, risulta residente a Milano in via De Amicis 45. «Era la nostra casa: ci abbiamo abitato per più di trent' anni, da quando io e Guido ci siamo sposati, nel 1960» racconta Luisa Crepax, che vive ancora nella stessa strada, ma dall' altro lato. «Negli anni ' 90, dopo lo sfratto, abbiamo dovuto lasciare quella casa all' ultimo piano, con quel terrazzo stupendo - su quel terrazzo Valentina trova un astronauta caduto tra le sue piante - quella che per tutti era e rimane la casa di Valentina». Nel nuovo indirizzo, Guido Crepax ha vissuto e lavorato per una decina d' anni, fino alla morte (31 luglio 2003). Qui ci sono ancora tante tavole originali, i piani delle battaglie che lui riproduceva (Pavia, Azincourt, Waterloo) e i soldatini che disegnava uno per uno. «Per quelle battaglie da tavolo, Guido aveva scritto regole rigorose: sono ancora contenute in un quaderno, con la sua calligrafia. Con lui venivano a giocare tanti amici, uno per tutti, Claudio Abbado. Ma non c' erano solo i soldati: c' erano i ciclisti, la Formula uno...». E l' Orlando furioso. «L' Ariosto era una sua grandissima passione: mi ricordo - eravamo sposati da poco - che me ne leggeva a voce alta le stanze». La scrivania, cioè il tavolo del nonno su cui ha sempre disegnato, invece non c' è: è stato portato alla mostra alla Triennale Bovisa, che realizza un' idea fortemente voluta dalla moglie e dai figli, raccontare cioè l' arte di Crepax nel suo rapporto con il tempo: il tempo interiore, onirico; il tempo reale, con Valentina che invecchia; il tempo della storia, che irrompe con i ricordi di Trotzkij e della rivoluzione russa; il tempo dilatato che abbraccia il passato remoto del sottosuolo e l' apparire futuribile di esseri degli altri mondi. «Mio padre era un viaggiatore immobile: tutte le sue avventure si compivano alla scrivania. Avventure interiori, senza limiti, in cui ogni elemento - libri, musiche, film ma anche piccoli fatti quotidiani - veniva trasfigurato» dice il figlio Antonio. Dei viaggi reali, dell' aereo soprattutto, Crepax aveva orrore. «Una volta stabilito il contatto con Louise Brooks, l' ispiratrice di Valentina, la grande attrice dei film di Pabst che ormai viveva in povertà nella East Coast degli Stati Uniti - racconta la moglie - Vincenzo Mollica propose a Guido di accompagnarlo in America a visitare la vecchia signora. Guido si rifiutò, al suo posto andò Hugo Pratt». Che poi usò la Brooks per un personaggio. Tra le mille immagini di Valentina, in casa Crepax c' è una foto incorniciata di Louise Brooks, come appare nel Vaso di Pandora - Lulu di G.W. Pabst, 1929. Quella foto stava sul tavolo di lavoro di Guido. Ma Valentina è solo Louise Brooks? «C' erano tante cose dentro quel personaggio - ricorda la moglie -. Anche io sono presente, anche se all' epoca non avevo ancora la frangia: però lei aveva sofferto da giovanissima di anoressia mentale, come me; aveva fatto il liceo al Berchet, come me. Quando nasce il nostro terzo figlio, anche Valentina ha un figlio. Il nome, poi, c' era in famiglia: è il nome della prima figlia del fratello di Guido, Franco». Sulla frangia ci fu una polemica con i Vergottini: dicevano che l' avevano inventata loro. «Oreste del Buono rispose: Louise Brooks esisteva molto prima dei Vergottini». Certo, Crepax non voleva una bionda come Barbarella: Valentina come Luisa (e come Louise Brooks) ha i capelli nerissimi. Valentina «nasce» ufficialmente nel ' 65, sul secondo numero di Linus, la rivista di comics fondata da Giovanni Gandini (in origine il protagonista era Neutron, ovvero Philip Rembrandt, il suo fidanzato: ma quando appare lei, cambia tutto). Da allora, per trent' anni, continuerà a vivere nelle tavole del suo creatore e nell' immaginario dei suoi ammiratori in tutto il mondo. Ma che faceva Crepax prima di Valentina? «Disegnava, faceva illustrazioni pubblicitarie: con la campagna per la Shell vinse la Palma d' oro nel ' 57. Faceva copertine di libri (per Ricordi, per esempio, e suoi disegni sono anche su alcuni libretti d' opera), di dischi jazz. Lavorava per Tempo medico, dove nasce la prima storia a fumetti pubblicata da Guido, le "clinicommedie", illustrazione disegnata di un caso clinico». Lavorava sempre, non c' erano sabati domeniche o altre feste. Alternando le storie di Valentina con i classici della letteratura: Kafka, Henry James, Stevenson. E ci sono anche i grandi libri della letteratura erotica, Histoire d' O, Emmanuelle, Justine. In Francia scrivono di lui Roland Barthes e Alain Robbe-Grillet; il regista Alain Resnais telefonava direttamente a Milano per ricevere subito le nuove storie. «Ma Guido non amava muoversi, le uniche uscite che faceva, erano per andare al cinema. Poi, stava in casa. E voleva che tutto e tutti fossimo vicini a lui. Non credo di essere mai stata invitata fuori a cena da lui».