venerdì 11 giugno 2010

Francesca Woodman (Denver, 3 aprile 1958 – New York, 19 gennaio 1981)

Francesca Woodman nata a Denver nel 1958 visse nel suo periodo più fecondo a Roma tra il ’77 e il ’78 come borsista della Rhode Island School of Design di Providence. Cresciuta in una famiglia di artisti, Francesca Woodman si interessa alla fotografia e realizza i primi lavori a soli 13 anni. A Roma frequenta la Galleria Maldoror che presenta la sua prima mostra. Tornata in America si trasferisce a New York dove si dedica alla stesura di alcuni libri delle sue fotografie. Some Disordered Interior Geometries è pubblicato nel 1981, anno in cui si toglie la vita. E' stata definita come la prima bambina prodigio della fotografia. Assorbiva ed imparava da fotografi contemporanei come Duane Michaels con il quale ha condiviso l'amore per i corpi offuscati in movimento, surreali attorcigliamenti e l'uso di frasi ambigue per completare l'opera, Ralph Eugene Meatyard, Ralph Gibbons e Deborah Turbeville, dei quali, la carriera di successo nel campo della moda e nella scena dell'arte fu di profonda ispirazione. Ispirata ora al Futurismo ora alla scultura barocca, o alle tendenze neoespressionistiche della Transavanguardia, con gli esponenti della quale entra in contatto nel suo soggiorno a Roma, l'opera della Woodman si discosta alquanto dalle classiche posizioni realistiche della fotografia. Sconosciuto al grande pubblico per molto tempo, il lavoro di Francesca Woodman rivela un mondo di grande forza emozionale. Le sue immagini fotografiche ritraggono una realtà altra, interiore e "fantasmatica", densa di misteriose apparizioni in stanze vuote e fatiscenti. «M’interessa come l’individuo si relaziona allo spazio…ho iniziato a fare le foto fantasma, le persone che svaniscono...», dichiara in uno scritto. E "le persone che svaniscono" sono quasi sempre impersonate da lei stessa, dal proprio corpo nudo. Sono immagini enigmatiche: la figura di Francesca si smaterializza attraverso il movimento rapido del corpo come nella serie House (1975-76) in cui gioca a nascondino con il riverbero di luce di una finestra, e si identifica spesso in quella presenza-assenza che sono gli angeli, come nell’opera Angels del periodo romano. Il suo corpo diventa un mezzo per esprimersi come gli oggetti che lo circondano - guanti, tacchi, lenzuola, specchi, porte - oggetti che si rincorrono l’un con l’altro in spazi vuoti illuminati da una luce che pare dissolverli. Francesca Woodman utilizza lo strumento fotografico per rappresentare ed esprimere l’identità femminile in quella particolare età che va dall’adolescenza alla prima maturità.

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