lunedì 14 giugno 2010

Oh, that is me!-Louise Brooks parla dei suoi film-

-The street of forgotten men-
Fu il mio primo film. Avevo diciotto anni e volevo diventare una grande ballerina come Martha Graham. Il cinema non mi diceva nulla, ma come tutte le ragazze di Ziegfeld, mi fecero fare un provino presso lo studio Paramount di Long Island. E così, un bel mattino, mi ritrovai tra la segatura di scena di un bar di marinai, allegramente maltrattata. Herbert Brenon, il regista, si vendicava su tutti gli attori delle umiliazioni che aveva subito a Dublino, quando lui stesso faceva l'attore. Ma nella scena della rissa al bar tollerai poco i lividi e gli insulti prima di fargli sapere che non avevo alcun interesse a diventare un'attrice e che poteva conservare il suo talento per qualche ragazza più ambiziosa. Avrei senza dubbio dovuto sorprendermi quando, dopo questo incidente, mi chiese d'accompagnarlo al Kentucky Derby di Louisville - lui, in tutti i casi, si sorprese che accettassi.


-Die Büchse der Pandora-
Non avendo mai sentito parlare di Wedekind, di Lulu o di Pabst, intrapresi il film con la mia calma abituale. Non sapevo affatto che Pabst aveva fatto fare dei provini a tutte le attrici europeee suscettibili di interpretare Lulu, Marlene Dietrich compresa. E rimasi calma allorché, all'uscita del film, i critici dissero che non valevo niente. Ma, dopo aver lavorato con un grande regista che mi aveva trattato come una persona degna di rispetto, decisi di non ritornare a Hollywood.
Il giorno stesso che arrivai a New York, la Paramount mi richiamò per il remake parlato di The Canary murder case. Non avrei accettato né per delle briciole né per 50.000 dollari. Erano furiosi e solo al prezzo di una fortuna dovettero doppiare la mia voce con quella di Margaret Livingston: dovettero far girare a quest'ultima anche qualche scena di raccordo.

-Das Tagebuch einer Verlorenen-
Stavo per ritirarmi dal mondo del cinema allorché Pabst mi spedì un telegramma per dirmi di andare a Parigi per girare Prix de beauté con René Clair. Al mio arrivo a Parigi Clair mi disse che lasciava perdere tutto per dei problemi finanziari. Mentre i produttori cercavano un altro regista, mi recai a Berlino e interpretai The diary of a lost girl, l'ultimo film muto di Pabst.
La maggior parte dei registi avevano la ferma convinzione che solo gli attori non professionisti potevano girare con naturalezza. Comprendendo che anche gli attori sono degli esseri umani, Pabst indagava i loro cuori per trovare l'essenza dei loro personaggi, poi li liberava delle lor tendenze all'imitazione e delle loro paure (ciò che molti attori chiamano arte drammatica) e otteneva sia la verità fondamentale del suo personaggio e l'efficacia professionale.
*
La vedette, l'attore di secondo piano e il semplice figurante, tutti erano perfettamente a loro agio. Si sentivano a casa loro. Nella sequenza che si svolge nell'istituto di correzione, ero vestita con la medesima uniforme di cotone grigio delle attrici berlinesi mezze morte di fame, e solo la cinepresa mi isolava, mi differenziava dalle altre.

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