venerdì 11 giugno 2010

Tratto da "Mimì Bluette,fiore del mio giardino",Guido da Verona


Sui muri della immensa Capitale brillava come una bionda frivolità il suo limpido sorriso. Dappertutto ella camminava, co' piedi nudi, sul rosso tappeto che inazzurrava la giuncatura de' suoi fiordalisi. Dietro la sua carne trasparente, dietro i suoi capelli disciolti, si alzava, come la vampa del Gharb, un vortice di fiamme. La Città Stupenda per l'ultima volta s'impadroniva della sua bellezza; l'anima dionisiaca di Parigi per l'ultima volta splendeva nel miracolo della sua danzatrice. Lungo le strade, per ogni quadrivio, nei sobborghi, lungo i moli della Senna, tra un colore di fiamma e di giardino riappariva Mimì Bluette. I milioni d'uomini racchiusi nell'anfiteatro dell'immensa Capitale guardavano con un senso d'amicizia e di piacere il sorriso della divina Bluette. Non tutti sarebbero andati a vederla, ma tutti ricevevan da quel nome un senso di leggera e trasparente poesia. Era per tutti una cosa loro, un nome che aveva danzato le più belle danze di Parigi, una musica lieve in quell'enorme tumulto, — anzi un piccolo fiore da mettere sui cappelli di paglia, nei mesi d'estate. "Mimi Bluette — La Danse du Soleil... " C'era stato un ballo, propagatosi ai quattro angoli della terra, che si chiamava My Blu; c'era stata una maniera d'esser belle che si chiamava la maniera di Mimi Bluette; c'era stato un fiore dell'anno, coltivato nelle vetrine fosforescenti e venduto a mazzi dalle fioraie de la Madeleine, che si chiamava a bleuet , c'era stata la pelliccia, la stoffa, la piuma, il quadro, il libro, lo scandalo, che si chiamavano Mimi Bluette:la mu- sica e la bellezza di questa danzatrice non erano state altro che una bellezza ed una musica della trionfale Parigi.

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