martedì 22 giugno 2010

Tratto da "Mimì Bluette,fiore del mio giardino",Guido da Verona

(...)Bluette non rispose: alzò le braccia, sperduta, l'avvolse nel tepore del suo corpo, e lo baciò. Nella grande foresta bianca gli scheletri giganteschi degli alberi sopportavano valanghe di neve; l'iride lontana dei fari accendeva stelle bianchissime sui ghiaccioli delle fontane. Soltanto la fatica del motore interrompeva l'assiderato silenzio del Bosco; passavano, come scenarii d'una fiaba nordica, i laghi pieni di nuvole, gli ippodromi vuoti come steppe, le fattorie chiuse, le cascate immobili, divenute un solo ghiaccio, e pareva che, frammezzo a tanto inverno, mai più non dovesse rinascere la primavera. La primavera del Bosco indimenticabile, odorosa di mammole, di resina e d'acacie, ove ogni filo d'erba diventa quasi un fiore, quando, nelle sere di Maggio, in larghi frastagli di serenità il cielo vi scende a profumarsi e il Bosco turgido si gonfia di voluttà primaverile, sopraffacendo la Parigi dorata, su cui lancia in fontane di musica il fiume del suo grande respiro... E questa era poesia. Poesia fortuita, che nasceva dal vizio notturno di una grande metropoli, poesia libera da tutte le falsità, nuda come l'amore, assurda e semplice com'è l'amore. Un uomo ed una donna : due vere anime, due vere lussurie, che andavano in cerca d'un letto nella Parigi bianca, addormentata. Non avevano altra storia che un sorriso nascosto dietro l'orlo del bicchiere di Sciampagna. Questa era poesia. Poiché, fra le mille creature che ci passano davanti agli occhi nelle avventure della vita, è sempre una sola, ed è sempre una sconosciuta, quella che al nostro desiderio innamoratamente piace. Quando noi traversiamo una strada, quando i nostri occhi disattenti vagano su la moltitudine, i sensi protesi come una vedetta cercano la donna che il nostro amore ama. Quando si arriva in una città forestiera, quando si entra in una cosa sconosciuta, quando si passa lungo la muraglia d'un monastero, quando ci si addentra in un quartiere di prostituzione, i sensi protesi come una vedetta cercano la donna che il nostro amore ama. Così nei cimiteri e nei teatri, su le prore dei navigli che partono e dietro le finestre chiuse. Ma non credete all'amore logico, all'amore che manca di follìa, ne a quello che osserva nascere i propri germogli come fili d'erba tenera dalle zolle d'un seminato. Questo è un fiore di serra calda, perfetto, ma senza profumo. Non credete all'amore lento, all'amore casto, all'amore che si dipana come un gomitolo, che si arruffa come una matassa, che gira intorno a se medesimo come un topolino intorno alla sua coda. Questo è ciò che i letterati si ostinano a chiamare psicologia. Non credete ai romanzi d'amore che impiegano trecento pagine per condurre a letto i loro protagonisti, e nemmeno agli scrittori eucaristici che hanno il buon costume di non condurveli mai. Non credete alle donne straordinarie, che si divertono a parer complicate come il teorema di Pitagora, ne a quelle terribilmente fastidiose che ogni e qualsiasi volta rallentano i loro perfidi ginocchi suppongono di essere diventate una seconda Madame Bovary. Queste certamente son donne cui piace far perdere il tempo. E non credete agli amanti che possiedono teorie su l'amore ne a quelli che in gelosi diarii vanno registrando le intemperie del proprio spirito come oscillazioni barometriche; non credete all'amore paziente, all'amore che resiste, all'amore che non può innamorarsi in una sera; non credete, vi prego, alle analisi chimiche del sentimento né alle fredde ipocrisie degli amanti che adoprano l'ideale come una cintura di castità. Poiché tutto questo ha forse una musica, ma veramente non è poesia. Soltanto ciò che la vita fa nascere in voi come una rosa nella primavera e tutto l'esser naturalmente vi trasmuta in profumo, quando per voi, con voi, turbina di voluttà l'infinito, questo, nell'amore degli uomini, è veramente poesia.


Paris,1958

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