mercoledì 28 luglio 2010

Marilyn,Pier Paolo Pasolini

Del mondo antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza,
e tu, povera sorellina minore,
quella che corre dietro ai fratelli piu' grandi,
e ride e piange con loro, per imitarli,
e si mette addosso le loro sciarpette,
tocca non vista i loro libri, i loro coltellini,
tu sorellina piu' piccola,
quella bellezza l'avevi addosso, umilmente,
e la tua anima di figlia di piccola gente,
non hai mai saputo di averla,
perche' altrimenti non sarebbe stata bellezza.

Spari', come un pulviscolo doro.
Il mondo te l'ha insegnata e
cosi' la tua bellezza divenne sua.

Dello stupido mondo antico
e del feroce mondo futuro
era rimasta una bellezza che non si vergognava
di alludere ai piccoli seni di sorellina,
al piccolo ventre cosi' facilmente nudo.
E per questo era bellezza, la stessa
che hanno le dolci mendicanti di colore,
le zingare, le figlie dei commercianti
vincitrici ai concorsi a Miami o a Roma.

Spari', come una colombella d'oro.
Il mondo te l'ha insegnata,
e cosi' la tua bellezza non fu piu' bellezza.

Ma tu continuavi ad esser bambina,
sciocca come l'antichita', crudele come il futuro,
e fra te e la tua bellezza posseduta dal potere,
si mise tutta la stupidita' e la crudelta' del presente.
Te la portavi sempre dietro,
come un sorriso tra le lacrime,
impudica per passivita', indecente per obbedienza.
L'obbedienza richiede molte lacrime inghiottite,
il darsi agli altri, troppi allegri sguardi
che chiedono la loro pietà.

Spari' come una bianca ombra d'oro.
La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico,
richiesta dal mondo futuro,
posseduta dal mondo presente,
divenne cosi' un male.

Ora i fratelli maggiori finalmente si voltano,
smettono per un momento i loro maledetti giochi,
escono dalla loro inesorabile distrazione,
e si chiedono: E' possibile che Marilyn,
la piccola Marilyn ci abbia indicato la strada?
Ora sei tu, la prima, tu la sorella piu' piccola,
quella che non conta nulla,
poverina, col suo sorriso,
sei tu la prima oltre le porte del mondo
abbandonato al suo destino di morte.

mercoledì 21 luglio 2010

Frida

Non c'è pianta senza radici e gli occhi producono lacrime.
Una morte violenta fa sangue e spesso le donne hanno i baffi.
Un feto è mostruoso ma è così.
Esiste la colonna vertebrale.
La rana ha la sua forma e il suo colore, se hai quella forma e quel colore chiamarti rana sarà più che giusto.
C'è la luna?E allora c'è anche il sole.

Ruth Orkin (1921-1985)

Ruth Orkin was an award-winning photojournalist and filmmaker. Orkin was the only child of Mary Ruby, a silent-film actress, and Samuel Orkin, a manufacturer of toy boats called Orkin Craft. She grew up in Hollywood in the heyday of the 1920s and 1930s. At the age of 10, she received her first camera, a 39 cent Univex. She began by photographing her friends and teachers at school. At 17 years old she took a monumental bicycle trip across the United States from Los Angeles to New York City to see the 1939 World's Fair, and she photographed along the way.
Orkin moved to New York in 1943, where she worked as a nightclub photographer and shot baby pictures by day to buy her first professional camera. She worked for all the major magazines in 1940s, and also went to Tanglewood during the summers to shoot rehearsals. She ended up with many of the worlds' greatest musicians of the time including Leonard Bernstein, Isaac Stern, Aaron Copland, Jascha Heifitz, Serge Koussevitzky and many others.
In 1951, LIFE magazine sent her to Israel with the Israeli Philharmonic. Orkin then went to Italy, and it was in Florence where she met Nina Lee Craig, an art student and fellow American, who became the subject of "American Girl in Italy." The photograph was part of a series originally titled "Don't Be Afraid to Travel Alone" about what they encountered as women traveling alone in Europe after the war.
On her return to New York, Orkin married the photographer and filmmaker Morris Engel. Together they produced two feature films, including the classic "Little Fugitive" which was nominated for an Academy Award in 1953. From their New York apartment overlooking Central Park, Orkin photographed marathons, parades, concerts, demonstrations, and the beauty of the changing seasons. These photographs were the subject of two widely acclaimed books, "A World Through My Window" and "More Pictures From My Window." After a long struggle with cancer, Orkin passed away in her apartment, surrounded by her wonderful legacy of photographs with the view of Central Park outside her window.










http://www.orkinphoto.com

martedì 20 luglio 2010

Strinsi le mani sotto il velo oscuro... (Da Sera)

Strinsi le mani sotto il velo oscuro..
“Perché oggi sei pallida?”
Perché d’agra tristezza
l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo.


Come dimenticare? Uscì vacillando,
sulla bocca una smorfia di dolore...
Corsi senza sfiorare la ringhiera,
corsi dietro di lui fino al portone.


Soffocando, gridai: “E’ stato tutto
uno scherzo. Muoio se te ne vai”.
Lui sorrise calmo, crudele
e mi disse: “Non startene al vento.”


Anna Achmatova,1911


F.W.





mercoledì 14 luglio 2010

Evviva!Evviva!Prima o poi l'amore arriva!

A un passaggio a livello lontano dal mondo un giorno d'agosto assolato un capostazione annoiato vide a un finestrino di un accelerato una signora bruna e più non lavorò passava le serate a guardare la luna e i treni si scontravano ma lui non li sentiva prima o poi l'amore arriva
C'era un bancario così serio, così serio che non rideva mai fuori orario ma un giorno allo sportello arrivò un giovanotto indubbiamente bello aveva un assegno da un milione della Banca Popolare e disse sorridendo "me lo può cambiare?" e lui cambiò l'assegno e la sua vita intera quella stessa sera rubò la cassa e scappò via con lui a Bahia e la gente parlava ma chi la sentiva e ballavano insieme una samba giuliva
prima o poi l'amore arriva
C'era un politico ladro e indifferente non voleva bene a niente neanche agli amici democristiani neanche ai bambini neanche a Fanfani solo un pochino lui si eccitava se Nuccio Fava lo intervistava ma a una seduta molto affollata vide una splendida deputatale disse "amore,dimmi di sì" e lei "non posso son del Pci" e perse la testa e come un ossesso urlava "amore,non è un problema c'è il compromesso" e Fanfani strillava ma nessuno sentiva e nel transatlantico un sussurro saliva e Andreotti dichiarò alla stampa sportiva: prima o poi l'amore arriva.
C'era un bagnino che non sapeva nuotare ma era raccomandato da uno zio piesseì deputato stava lì sulla spiaggia di Gabicce Mare a pensare, a pensare perché neanche la rana riusciva a imparare ma una bella tedesca dai capelli biondi urlò "aiuto, annego entro trenta secondi" e lui come un cefalo si tuffò nel mare perché in amore bisogna saper galleggiare la riportò a riva e lei aprì gli occhie disse "mio eroe, mio tritone, son viva" e la spiaggia in coro:prima o poi l'amore arriva
E c'era un barbone senza abitazione aveva solo la televisione mangiava le ghiande come i maiali però teneva novanta canali ma una notte d'inverno che nevicava e Corrado in pelliccia da Gstaad presentava sentì che di freddo e di stenti e di affanni era ormai arrivato alla fine dei programmi ed ecco la vide rosa e felice e sorridente, l'annunciatrice che gli annunciava"i nostri programmi riprendon domani" e urlò "sì, domani mia splendida diva" e il freddo e la fame già più non sentiva abbiamo trasmesso: prima o poi l'amore arriva.
C'era un supergenerale di superpolizia arrestava e sparava per difendere, diceva, la democrazia se l'era rinchiusa e portata via ma un giorno in un blitz in un covo sul mare catturò una giovane extraparlamentare e personalmente la volle interrogare e alla fine lo videro che piangeva lei non lo voleva e lui le diceva "ma non senti il fascino della divisa?""La divisa è un bijou" lei rispondeva "ma quello che fa schifo è che ci sei dentro tu" e lui fece tanti blitz ma non era più lui e non si divertiva e ai suoi carabinieri gridava "At-tenti vigilare, in riga sparategli a vista è un'erba cattiva" prima o poi l'amore arriva.
E c'era un uomo che voleva esser morto perché nella vita tutto gli era andato storto scornacchiato, disoccupato mangiò sei buste di talco borato un chilo di Vim duemila Rim,trecento fette di sottilette e arrivò l'ambulanza che già delirava e già per spacciato l'avevano dato ed ecco la vide e di colpo sentì un brivido dentro e all'istante guarì com'era carina, la crocerossina che con un sorriso diceva "riposi, è ben fortunato si è proprio salvato stanotte ritorno a provarle la febbre che l'è tutto rosso mi tolga la prego le mani di dosso" ma quello già tutto bruciar si sentiva non era il febbrone era proprio passione e tutto il reparto di urli riempiva "dottore dottore prima o poi l'amore arriva".C'erano dei maniaci luridi e laidi che si eccitavano guardando Heidi e un giorno in un parco dove facevano i porci videro due gemellecosì belle, così belle che in tre minuti finironole caramelle e dissero basta con le perversioni si sposarono in chiesa e per testimoni i quattro bruti bruti di più vestiti in cravatta e impermeabile blu e il prete diceva "beato chi lascia la vita lasciva prima o poi l'amore arriva"
E c'erano uomini con un lavoro sicuro e donne con le case ordinate e una piazza dove le sere d'estate ci si sdraiava insieme ad aspettare e tutte le nottiun fantasma appariva e in tutta la piazza tuonar si sentiva "o voi che credete che indifferenti e rassegnati invecchierete, contenti che non c'è una bocca che vi può ferire o una foto sul muro che non vi fa dormire non c'è niente da fare non si può scappare! guardate è dietro! vi guarda goloso chissà da quanto lui vi seguiva vi prenderà! non c'è scampo! vi ha preso! evviva! evviva! prima o poi l'amore arriva"

Stefano Benni

"Ho rotto lo specchio con il quale vedevo"



Max Ernst e Dorothea Tanning



Dorothea Tanning nasce a Galesburg,nell'Illinois,nel 1910 sotto il segno della Vergine.Si traferisce giovane a Parigi dove vive per ventotto anni,prima di andare a New York.Qui conosce Max Ernst,che le permette di frequentare i circoli del Surrealismo,nel 1942.Quattro anni dopo,diventa suo marito.
Pittrice tipicamente surrealista fino alla metà degli anni cinquanta quando,assistiamo ad un cambiamento radicale.



Ella stessa dichiarò di aver rotto lo specchio con il quale vedeva dopo aver dipinto nel 1957 Insomnias, un altro suo quadro particolarmente significativo.In quella tela la Tanning ha rappresentato lo spostamento di energie in quel particolare momento storico del dopoguerra.



Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1978, ha cominciato anche a dedicarsi alla poesia e alla stesura di alcuni romanzi, di cui il più noto è Chasm, pubblicato nel 2004.

venerdì 9 luglio 2010

Waiting for Godard




"Credo invece che siamo sempre responsabili delle nostre azioni. E liberi. Alzo la mano, sono responsabile. Giro la testa a destra, sono responsabile. Sono infelice, sono responsabile. Fumo una sigaretta, sono responsabile. Chiudo gli occhi, sono responsabile. Dimentico di essere responsabile, ma lo sono. No, è quello che ti dicevo prima. Voler evadere è un'illusione. In fondo, tutto è bello. Basta interessarsi alle cose e trovarle belle. Sì. In fondo le cose sono come sono e nient'altro. Un volto è un volto. Dei piatti sono dei piatti. Gli uomini sono gli uomini. E la vita è la vita."


(Nanà in Vivre sa vie)


giovedì 8 luglio 2010

Diane Arbus.Attraverso luoghi fisici e mentali.

Diane Nemerov nasce a New York il 14 marzo 1923 da una ricca famiglia ebrea di origine polacca, proprietaria della celebre catena di negozi di pellicce, chiamata "Russek's", dal nome del fondatore, nonno materno di Diane. Seconda di tre figli - il maggiore dei quali, Howard, diventerà uno dei più apprezzati poeti contemporanei americani, la minore Renée una nota scultrice - Diane vive, fra agi e attente bambinaie, un'infanzia iperprotetta, che forse sarà per lei l'imprinting d'un senso di insicurezza e di "straniamento dalla realtà" ricorrente nella sua vita. Frequenta la Culture Ethical School, poi fino alla dodicesima classe la Fieldstone School, scuole il cui metodo pedagogico, improntato ad una filosofia umanistica religiosa, dava un ruolo preponderante al "nutrimento spirituale" della creatività. Il suo talento artistico ha quindi modo di manifestarsi precocemente, incoraggiato dal padre il quale la manda ancora dodicenne a lezione di disegno da un'illustratrice di "Russek's", tale Dorothy Thompson, che era stata allieva di George Grosz. La grottesca denuncia dei difetti umani di questo artista, agli acquerelli del quale la sua insegnante la inizia, troverà terreno fertile nella fervida immaginazione della ragazza, e i suoi soggetti pittorici sono ricordati come insoliti e provocatori. All'età di quattordici anni incontra Allan Arbus, che sposerà appena compiuti i diciotto, nonostante l'opposizione della famiglia, rispetto al livello sociale della quale è ritenuto inadeguato. Avranno due figlie: Doon ed Amy. Da lui impara il mestiere di fotografa, lavorando insieme a lungo nel campo della moda per riviste come Vogue, Harper's Bazaar e Glamour. Col suo cognome, che manterrà anche dopo la separazione, Diane diventa un controverso mito della fotografia. La vita comune dei coniugi Arbus è segnata da importanti incontri, essendo essi partecipi del vivace clima artistico newyorkese, soprattutto negli anni '50 allorché il Greenwich Village diviene un punto di riferimento per la cultura beatnik. In quel periodo Diane Arbus incontra, oltre ad illustri personaggi come Robert Frank e Louis Faurer (per citare, fra i tanti, solo coloro che l'avrebbero più direttamente ispirata), anche un giovane fotografo, Stanley Kubrick, che più tardi da regista in "Shining" renderà a Diane l'omaggio una celebre "citazione", nell'allucinatoria apparizione di due minacciose gemelline. Nel 1957 consuma il suo divorzio artistico dal marito (il matrimonio stesso è ormai in crisi), lasciando lo studio Arbus, nel quale il suo ruolo era stato di subordinazione creativa, per dedicarsi ad una ricerca più personale. Già una decina d'anni prima aveva tentato di staccarsi dalla moda, attratta com'era da immagini più reali ed immediate, studiando brevemente con Berenice Abbott. S'iscrive ora ad un seminario di Alexey Brodovitch, il quale già art director di Harper's Bazaar, propugnava l'importanza della spettacolarità nella fotografia; sentendolo però estraneo alla propria sensibilità ben presto comincia a frequentare alla New School le lezioni di Lisette Model, verso le cui immagini notturne e realistici ritratti si sente fortemente attratta. Costei eserciterà su Arbus un'influenza determinante, non facendone una propria emula, ma incoraggiandola a cercare i propri soggetti ed il proprio stile. Diane Arbus si dedica allora instancabile ad una sua ricerca, muovendosi attraverso luoghi (fisici e mentali), che da sempre erano per lei stati oggetto di divieti, mutuati dalla rigida educazione ricevuta. Esplora i sobborghi poveri, gli spettacoli di quart'ordine spesso legati al travestitismo, scopre povertà e miserie morali, ma trova soprattutto il centro del proprio interesse nell' "orrorifica" attrazione che sente verso i freaks. Affascinata da questo mondo oscuro fatto di "meraviglie della natura", in quel periodo frequenta assiduamente il Museo di mostri Hubert, e i suoi spettacoli da baraccone, i cui strani protagonisti incontra e fotografa in privato. E' solo l'inizio di una indagine volta ad esplorare il variegato, quanto negato, mondo parallelo a quello della riconosciuta "normalità", che la porterà, appoggiata da amici quali Marvin Israel, Richard Avedon , e in seguito Walker Evans (che riconoscono il valore del suo lavoro, per i più dubbio) a muoversi fra nani, giganti, travestiti, omosessuali, nudisti, ritardati mentali e gemelli, ma anche gente comune colta in atteggiamenti incongrui, con quello sguardo al tempo stesso distaccato e partecipe, che rende le sue immagini uniche. Nel 1963 riceve una borsa di studio dalla fondazione Guggenheim, ne riceverà una seconda nel 1966. Riuscirà a pubblicare le sue immagini su riviste come Esquire, Bazaar, New York Times, Newsweek, e il londinese Sunday Times, spesso sollevando aspre polemiche; le stesse che accompagneranno nel 1965 la mostra al Museum of Modern Art di New York "Acquisizioni recenti", dove espone alcune sue opere, ritenute troppo forti e perfino offensive, accanto a quelle di Winogrand e Friedlander. Una migliore accoglienza avrà invece, soprattutto presso il mondo della cultura la sua personale "Nuovi Documenti" nel marzo del 1967 presso lo stesso museo; non mancheranno le critiche dei benpensanti, ma Diane Arbus è già una fotografa riconosciuta ed affermata. A partire dal 1965 insegna in diverse scuole. I suoi ultimi anni di vita sono all'insegna di una fervente attività, tesa forse anche a combattere con vive emozioni le frequenti crisi depressive, di cui è vittima, l'epatite che aveva contratto in quegli anni e l'uso massiccio di antidepressivi avevano minato inoltre il suo fisico. Diane Arbus si toglie la vita il 26 luglio 1971, ingerendo una forte dose di barbiturici e incidendosi le vene dei polsi. L'anno seguente la sua morte il MOMA le dedica un'ampia retrospettiva, ed è inoltre la prima fra i fotografi americani ad essere ospitata dalla Biennale di Venezia, riconoscimenti postumi, questi, che amplificheranno la sua fama, tuttora purtroppo infelicemente collegata all'appellativo di "fotografa dei mostri". Nell'ottobre del 2006 esce al cinema il film "Fur" ispirato al romanzo di Patricia Bosworth, che racconta la vita di Diane Arbus, interpretata da Nicole Kidman.




“Most people go through life dreading they’ll have a traumatic experience. Freaks were born with their trauma. They’ve already passed their test in life. They’re aristocrats.”

Diane Arbus

Salomè,Desiderio e Morte

Salomè è la principessa giudaica figlia di Erode Filippo e di Erodiade. Quest’ultima ha però preferito al marito il cognato Erode Antipa, con il quale condivide uno stile di vita molto dissoluto. A stigmatizzarne il comportamento è Giovanni Battista, “voce di uno che grida nel deserto”, la cui missione evidentemente è quella di richiamare gli uomini alla verità e alla conversione.Irritata dall’intransigenza irriverente di Giovanni, la giovanissima Salomè decide di vendicare la madre domandando allo zio Erode Antipa la testa del Battista. Lo zio, che Salomè ha appena deliziato ( e sedotto) con una danza,la famosa "danza dei sette veli", non dirà di no. Il profeta subirà pertanto la decapitazione e la sua testa verrà offerta alla ragazza sopra un vassoio.

mercoledì 7 luglio 2010

Meret Oppenheim





Meret Oppenheim nacque il 6 ottobre 1913, primogenita del dottor Erich Alphons Oppenheim e di sua moglie Eva Oppenheim-Wenger, nel distretto di Charlottenburg a Berlino. Quando suo padre fu arruolato nel 1914, Meret si trasferì con la mamma a casa dei nonni materni, a Délemont in Svizzera. Trascorse la prima infanzia nella regione del Jura, Cantone di Berna, con la sorella Kristin e il fratello Burkhard, recandosi spesso dai nonni per le vacanze. Alla fine della Prima Guerra Mondiale , suo padre aprì un laboratorio a Steinen, nella Germania meridionale. Meret frequentò scuole in diverse città: Steinen, Basilea e Lorrach. A influenzare profondamente Meret Oppenheim fu la nonna materna, Lisa Wenger-Ruutz. Nota scrittrice e illustratrice di uno dei più famosi libri svizzeri per bambini Joggeli söll go Birli schüttle, Lisa Wenger-Ruutz era una delle rare donne ad aver frequentato l’Accademia d’Arte di Düsseldorf. La casa dei nonni a Carona era visitata da molti artisti e scrittori, tra i quali Hermann Hesse che fu sposato per breve tempo con la zia, Ruth Wenger. All’età di 16 anni Meret creò il collage Das Schulheft (Il quaderno di scuola), che conteneva l’equazione X=Hase (X=coniglio). Nel 1957, il collage fu pubblicato sulla rivista Le Surréalisme même, n° 2, con il titolo Le cahier d’une écolière (Il quaderno di una scolara). Avendo deciso di diventare pittrice, Meret nel 1931 lasciò la scuola con il permesso dei genitori. A Basilea, fece la conoscenza dei pittori Walter Kurt Wiemken e Irène Zurkinden. Nel 1932, all’età di 18 anni, si trasferì a Parigi con Irène Zurkinden a studiare arte. Frequentò l’Académie de la Grande Chaumière solo occasionalmente, preferendo lavorare nella sua stanza all’Hotel Odessa di Montparnasse. Scrisse poesie e produsse acquarelli e disegni, tra i quali lo schizzo Einer der zuschaut, wie ein anderei stirbt (Uno che guarda mentre l’altro muore), utilizzato più avanti come base per la scultura Le Spectateur vert (Lo spettatore verde), che fu realizzata in legno verniciato e ottone nel 1959 (Kunstmuseum di Berna) e in seguito, nel 1976, in marmo serpentino e oro (Wilhelm-Lehmbruck Museum di Duisburg). Nel 1933 Alberto Giacometti e Hans Arp visitarono lo studio di Meret al 44 di Avenue de Châtillon e la invitarono a esporre con i Surrealisti al “Salon des Surindépendants”. Meret trascorse diverso tempo all’atelier di Alberto Giacometti osservandolo al lavoro. Qui, nel 1933, realizzò il disegno L’Oreille de Giacometti (L’orecchio di Giacometti), che modellò in cera e realizzò in bronzo nel 1959. Nel 1977 l’oggetto fu riprodotto come multiplo per la mostra del 1978 alla Galleria Thomas Levy di Amburgo. Il disegno Plan fuer die Urzeitvenus (Piano per la Venere primigenia) e il modello per Urzeitvenus furono entrambi realizzati nel 1933. Il modello venne poi fuso in bronzo e seguito da un’edizione nel 1977. Meret Oppenheim entrò a far parte del circolo che gravitava intorno ad André Breton e partecipò regolarmente alle mostre dei Surrealisti fino al 1937. Nell’inverno del 1933/34 incontrò Man Ray che le chiese di posare per lui per una serie di fotografie. Il celeberrimo ritratto di Meret-Oppenheim con una macchina da stampa fu scattato nello studio di Louis Marcoussis e pubblicato sulla rivista “Minotaure” n. 5, nel 1934. Man Ray immortalò Meret in molte altre opere fotografiche, tra le quali quella in cui indossa una cuffia da bagno. Nel 1934 Meret incontrò il pittore Max Ernst ad una festa nello studio di Kurt Seligmann. Iniziò così un’appassionata relazione amorosa che si concluse un anno più tardi, non appena l’artista sentì che la sua libertà espressiva cominciava a soffrire l’influenza del più anziano e famoso pittore. Nel 1936 il padre di Meret dovette rinunciare alla sua attività a Steinen poiché i Nazisti gli imposero sanzioni dovute alle origini ebraiche del suo nome. Così Meret non ricevette più nessun supporto finanziario dalla famiglia. Nello stesso anno, creò la sua celebre opera Le déjeneur en fourrure (Colazione in pelliccia), che fu acquistata da Alfred H. Barr jr. per il Museum of Modern Art di New York dalla galleria Charles Ratton. Sempre nel 1936, Meret Oppeneheim tenne la prima personale alla galleria Schulthess di Basilea. In quell’occasione Max Ernst scrisse un testo per l’invito. L’oggetto Ma governante – my nurse – Mein Kindermädchen, che era in mostra, oggi appartiene alla collezione del Moderna Museet di Stoccolma. A causa della difficile situazione economica, Meret Oppenheim provò a guadagnare dei soldi disegnando modelli per gioielli e vestiti. Bice Curiger ha osservato che “…anche gli stilisti più stravaganti spesso trovano nelle sue idee un tocco di follia. Meret sviluppa coerentemente i suoi concetti senza aderire al codice corrente della moda, ma creando il suo sistema personale di referenze culturali”. Nel 1937 Meret tornò a Basilea dove frequentò per due anni la scuola di arti applicate. In questo periodo continuò a lavorare, anche se spesso distrusse o lasciò incompiuti i suoi progetti. Si tenne in contatto con il Gruppo 33 e successivamente prese parte alla mostra di Allianz, un’altra associazione di artisti svizzeri. Nel 1938 viaggiò con Leonor Fini e André Peyre de Mandiargues nel Nord Italia. Nel 1939 tornò a Parigi per partecipare alla mostra sull’arredamento “fantastico” insieme a Max Ernst, Leonor Fini e altri artisti presso la galleria di René Drouin e Leo Castelli a Place Vendôme. In quell’occasione presentò alcuni oggetti ed il celebre tavolo con le zampe di uccello. Passata in Svizzera, visse all’inizio con la sua famiglia nella residenza dei nonni nel Klingenthal. Quando per ragioni economiche la casa venne subaffittata, la sua famiglia si spostò a Corona. Il Kunstmuseum di Basilea acquistò il dipinto Krieg und Frieden (Guerra e Pace) nel 1943. Nel 1945 Meret incontrò Wolfgang La Roche, che sposò nel 1949; Meret e La Roche vissero a Berna, Thun e Oberhofen. Trascorse molto tempo prima che Meret allacciasse contatti con la scena artistica di Berna. Il direttore della Bern Kunsthalle, Arnold Rüdlinger, divenne suo mentore ed amico. Negli anni Cinquanta Berna fu decisamente aperta nei confronti della sperimentazione, e molti artisti vi si insediarono. Tra gli altri, Meret incontrò Daniel Spoerri e Dieter Rot. La famiglia Oppenheim-La Roche era molto ospitale. Il loro matrimonio, reciprocamente aperto, si concluse solo nel 1967 con la morte di Wolfgang.Nel 1950, dopo dieci anni di assenza, Meret tornò a Parigi; rimase tuttavia delusa quando si rese conto che alcuni dei suoi vecchi amici erano rimasti imbrigliati nel giogo del Surrealismo. Nel 1954 si trasferì in uno studio a Berna e superò finalmente la crisi. Nel 1956 disegnò costumi e maschere per la produzione di Daniel Spoerri Le désir attrapé par la queue (Il desiderio preso per la coda) di Picasso.Lo spettacolo fu messo in scena in un piccolo teatro di Berna. Meret creò l’oggetto Le couple (La coppia), un paio di stivali da donna allacciati uniti in corrispondenza delle punte, per una mostra che ebbe luogo nello stesso periodo della performance teatrale. Nel 1959 organizzò un Banchetto di Primavera a Berna, dove il pasto veniva servito sul corpo nudo di una donna. Tre coppie presero parte all’evento. André Breton convinse Meret a ripetere il Banchetto a Parigi per l’ “Esposizione Internazionale del Surrealismo”, qualche mese più tardi alla galleria Cordier. Fu la sua ultima esposizione con il gruppo surrealista. Negli anni seguenti, realizzò molte personali e partecipò ad alcune collettive a Basilea, Milano, New York, Zurigo, Berna, Stoccolma, Oslo e Ginevra. Nel 1967 fu presentata al Moderna Museet di Stoccolma una retrospettiva sulla sua opera. Dal 1972, oltre all’appartamento di Berna, affittò uno studio a Parigi. Nel 1974/75 si tenne una retrospettiva sul suo lavoro che fu ospitata dai musei di Solothurn, Winterthur e Duisburg. Il 16 gennaio 1975 ricevette il premio per l’arte dalla città di Basilea. Il suo discorso, in cui affermava la sua posizione come artista donna, riscosse un robusto consenso. Nel 1981 le sue poesie (1933-1957) vennero pubblicate con le serigrafie in un libro intitolato Sansibar, dalla Fanal Edizioni di Basilea. Nel 1982 ricevette il premio per l’arte dalla città di Berlino e fu invitata a prendere parte a “documenta 7” a Kassel. Nel 1983, Meret Oppenheim realizzò due dipinti dopo aver letto la corrispondenza tra Bettina Brentano e Karoline von Günderode (1802-1806). Il Goethe-Institut di Genova organizzò una mostra itinerante che ebbe luogo anche a Milano e a Napoli. Una fontana scolpita, basata su alcuni schizzi di Meret, fu inaugurata nella Waisenhausplatz, la piazza principale di Berna. Nel 1984 una retrospettiva sui suoi lavori fu realizzata alla Kunsthalle di Berna e all’ARC, il Museo d’Arte Moderna della città di Parigi. Il 15 novembre 1985 Meret Oppenheim morì a Basilea, nel giorno in cui il suo libro Caroline veniva presentato al pubblico.


Veiled erotic,1933 Man Ray



by Man Ray

LEI SAREBBE LÀ,COSÌ PESANTE (Boris Vian)

Lei sarebbe là, così pesante
Con il suo ventre di ferro
E le sue balze di latta
I suoi tubi di acqua e di febbre
Lei correva sui suoi binari
Come la morte alla guerra
Come l’ombra negli occhi
C’è tanto lavoro
Tanti e tanti colpi di lima
Tanta pena e tanto dolore
Tanta collera e tanto ardore
E ci sono tanti anni
Tante visioni sovrapposte
Di volontà accumulata
Di ferite e di orgogli
Metallo strappato al suolo
Martirizzato dalla fiamma
Piegato, tormentato, crepato
Ritorto a forma di sogno
C’è il sudore delle generazioni
Chiuso in questa gabbia
Dieci e centomila anni di attesa
E di stupidaggine vinta
Se restasse
Un uccello
E una locomotiva
Ed io solo nel deserto
Con l’uccello e l’affare
E se dicessero scegli
Che farei, che farei
Avrebbe un becco sottile
Come si addice ai passerotti
Due bottoni brillanti agli occhi
Un piccolo ventre rotondo
Lo terrei nella mia mano
Ed il suo cuore batterebbe veloce
Tutt’intorno la fine del mondo
In duecentododici episodi
Avrebbe piume grige
Un po’ di ruggine sullo sterno
E le sue fini zampette secche
Spilli inguainati di pelle
Andiamo, che cosa salvereste
Poiché bisogna che tutto muoia
Ma per i vostri leali servizi
Vi si lascia conservare
Un unico campione
Locomotiva o uccello
Riprendere tutto dall’inizio
Tutti questi pesanti segreti perduti
Tutta la scienza demolita
Se io lascio la macchina
Ma le sue piume sono così fini
Ed il suo cuore batterebbe così veloce

Che io mi terrei l’uccello.



martedì 6 luglio 2010

Letture Afose

-In un caldo Tram,in un calda Roma-

"Attendo l'amante fantasma,quello che ossessiona ogni donna,quello di cui sogno,che sta dietro ogni uomo scuotendo la testa e il dito :"Lui no,non è lui".Proibendomi ogni volta d'amare"

Da "la Voce",Anais Nin


lunedì 5 luglio 2010

Prospettiva (da "Due punti") - Wislawa Szymborska

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D'altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino niente affatto.

Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall'alto
Sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.



pic:Marina Abramovic

venerdì 2 luglio 2010

A Palazzo della Regione (MI) dal 16 Luglio al 24 Ottobre 2010

Dal 16 luglio al 24 ottobre 2010, al Palazzo della Ragione di Milano si tiene la grande retrospettiva dedicata a Francesca Woodman (Denver, 1958 - New York, 1981), uno dei talenti più precoci e interessanti della seconda metà del Novecento.
L'esposizione, curata da Marco Pierini e da Isabel Tejeda, realizzata dal Comune di Milano - Cultura e da Civita, in collaborazione con SMS Contemporanea di Siena, l'Espacio AV di Murcia (Spagna) e l'Estate di Francesca Woodman di New York, presenta 116 fotografie tra cui 15 immagini esposte in esclusiva per Milano e cinque video che ripercorrono tutta la carriera dell'artista, interrottasi a 22 anni.Figlia d'arte - la madre Betty è ceramista e il padre George, pittore e fotografo - Francesca Woodman cominciò a lavorare a soli tredici anni di età, con la sua prima macchina fotografica e l'uso dell'autoscatto. Negli anni a venire, ha continuato a usare se stessa come soggetto privilegiato delle sue foto, rappresentandosi sia in contesti domestici, con la predilezione per ambientazioni vintage e decadenti, che in mezzo alla natura, da sola o con amiche, nel vivo di azioni e performance appositamente progettate.
All'amica Sloan Rankin, che le domandava perché utilizzasse spesso se stessa come modello, la Woodman rispondeva "è una questione di convenienza. Io sono sempre disponibile". La frase, ironica e schietta, ci aiuta a comprendere da un lato l'aspetto dell'indagine sull'Io e sulla propria intimità che contraddistingueva la sua ricerca, dall'altro la condizione di giovane artista adolescente che negli anni Settanta sosteneva da sola i costi di produzione del proprio lavoro.
Anticipatrice di tendenze e tematiche che connoteranno l'arte contemporanea negli anni successivi ed erede della tradizione artistica occidentale dell'autoritratto, Francesca Woodman colpì la comunità artistica per la maturità e la coerenza concettuale delle opere che creò in nove anni di intensa attività.
Il percorso espositivo segue le orme tracciate dalle sue serie fotografiche più significative, che si identificano con i luoghi dove sono state create e ripercorrono i passaggi essenziali della sua biografia: una ha per scenario Boulder, nel Colorado, datata agli anni della scuola superiore; un'altra riguarda l'intenso periodo di formazione presso la Rhode Island School of Design di Providence; infine, quella che fra 1977 e 1978 venne eseguita a Roma.
New York, da una parte, e la natura incontaminata della MacDowell Colony nel New Hampshire rappresentano le fasi estreme della sua opera.
All'interno del suggestivo Palazzo verrà ricreata anche l'installazione Swan Song (La canzone del cigno), realizzata da Francesca a Providence nel 1978 ed esposta per la prima volta in Italia in occasione di questa mostra. Le 5 fotografie di grande formato (circa 1 metro x 1 di grandezza) rappresentano una rottura degli schemi convenzionali che prevedevano di appendere l'opera all'altezza degli occhi. La Woodman progettò l'installazione in modo da collocare le stampe ad altezze variabili, alcune molto in alto e altre all'altezza del pavimento, in funzione del flusso narrativo delle immagini e sfruttando le caratteristiche architettoniche del contesto in un dialogo tra artista e spazio che diventa parte dell'opera.
Completano l'esposizione cinque frammenti video, parte dei pochissimi realizzati dall'artista durante i corsi della RISD, recentemente restaurati e pubblicati dall'Estate. Testimonianza del lavoro performativo dell'artista, sono un utile strumento che ci mostra l'artista modella e regista al tempo stesso.
Quasi tutta la produzione di Francesca Woodman vive nel rapporto tra il proprio corpo, oggetto e soggetto degli scatti, e il proprio sguardo. Di sé non offre mai alcuna visione idealizzata, eroica, caricata di particolari significati; al contrario, la propria immagine è sempre inserita nell'universo delle cose, come fosse parte di esse.
Spesso, il corpo dell'artista si assimila con l'intonaco dei muri, gioca con la propria ombra, compare da porte e finestre, si nasconde tra i mobili e gli oggetti; la luce ne sfalda la consistenza piuttosto che esaltarla, oppure ne tornisce le forme purché siano sempre colte come frammenti, come particolari.
Uno dei tratti caratteristici e ricorrenti della sua cifra espressiva è l'assenza del volto, tagliato dall'inquadratura, o solo nascosto da maschere, dai propri capelli, da una torsione del collo o del busto, e la dimensione performativa, ben evidenziata anche dai pochi minuti dei video girati dall'artista.

http://www.mostrawoodman.it/