giovedì 2 settembre 2010

Nahui Olìn,“il moto perpetuo” .

Messico, fine Ottocento. Nel 1893 nasce Maria del Carmen Mondragòn Valseci, ultima di cinque fratelli, figlia del generale Manuel e di dona Mercedes. Fin da bambina il suo carattere ribelle e indisciplinato preoccupò i genitori, ma nonostante la tendenza a contraddire e a disubbidire gli ordini del padre, rimase la preferita di Manuel, tanto che il loro rapporto affettivo rasenterà l’incesto. Figlia della Rivoluzione che sconvolse il Messico tra il primo e il secondo decennio del Novecento, Carmen fa parte di quelle donne che si misero in mostra per promuovere e gettare le basi, assieme ad alcune contemporanee, della rivoluzione sessuale e dell’emancipazione femminile. Nel 1913, dopo il colpo di Stato che destituì il Presidente Madero per portare al potere il golpista Huerta, Manuel Mondragòn fu nominato Ministro della Guerra. Qualche tempo dopo essere stato rivestito di quest’importante incarico, il generale fu scosso (non eccessivamente a dispetto della figlia!) dalla notizia del matrimonio della poco più che adolescente Carmen con l’ambizioso Manuel Rodriguéz Lozano, cadetto del Collegio Militar. Carmen, che aveva deciso di maritarsi per cercare l’ennesimo scontro in famiglia, “avrebbe sposato Manuel per continuare ad amare Manuel”; ma a sua sorpresa i genitori non si opposero in maniera determinata alle nozze anche se cercarono di dissuaderla. Una volta fatti i preparativi Carmen ebbe un ripensamento sull’affrettata decisione: non volle più legarsi a Manuel perchè scoprì la sua bisessualità, ma i genitori si opposero e costrinsero la figlia a coniugarsi con il bel giovanotto, che non aveva altre motivazioni per legarsi a Carmen se non la promessa di una carriera brillante. Qualche tempo dopo il matrimonio la famiglia del generale Mondragòn fu costretta all’esilio e partì per la Francia; solo Carmen e Manuel decisero di restare in Messico. La donna si congedò dalla famiglia impugnando una pistola e, portandosela alla tempia, disse: “Piuttosto che venire con voi ti rovino la tappezzeria con le mie cervella”. La determinazione di Carmen a non lasciare il Messico fu contrastata dagli eventi politici, infatti Huerta dovette lasciare la presidenza e fuggire; il suo posto fu conteso nei mesi successivi da Zapata e Villa. Manuel Lozano, cambiato il governo, restò senza lavoro e la decisione della più giovane del clan Mondragòn di raggiungere la famiglia in Francia fu seguita con tacito consenso dal marito. Fu a Parigi che Carmen si avvicinò alla pittura, trascinando nel vortice della sua nuova passione anche Manuel. Nella città Bohémien, la donna strinse amicizia con Diego Rivera che le dirà: “Ho chiari in mente i colori per dipingere il tuo sguardo di oceano infuriato, screziato di malva e cieli dell’altopiano, di smeraldi e turchesi aztechi. Ti ritroverò nel nostro Messico in fiamme, dove sto per tornare, ti aspetto laggiù, non mancare, hai un appuntamento con l’eternità di un muro affrescato”. E gli occhi descritti dal grande artista sono ciò che colpisce chiunque si fermi a vedere Carmen solo per un istante. Quegli occhi grandi e verdi, oltre che al suo fisico perfetto, saranno il punto di forza della sua bellezza. Così dirà di sé la Mondragòn: “Ho un corpo così bello che non avrei mai potuto negare all’umanità il diritto di contemplare quest’opera”; infatti, il suo corpo sarà immortalato e tramandato alle generazioni dagli scatti del fotografo Edward Weston. Allo scoppio della Grande Guerra la famiglia Mondragòn fu costretta a trasferirsi in Spagna, dove Carmen scoprirà di essere incinta. “Vedevo il ventre dilatarsi, il mio corpo che si trasformava, i seni che si gonfiavano… Come potevo accettare che per dare la vita a uno sconosciuto dovessi assistere a quello scempio?”, queste sono le parole sconvolgenti che la giovane donna esprime sulla sua gravidanza, di quel figlio che nascerà e morirà poco dopo in circostanze misteriose. Negli anni ’20 Carmen rientrò in Messico, Paese capeggiato dal nuovo presidente Obregòn, ma era un posto che stentava a riconoscere. In patria, i coniugi esposero i loro dipinti in una mostra; successivamente, ad una festa, Carmen incontrò l’artista-vulcanologo e rivoluzionario Gerardo Murrillo, conosciuto come “Doctor Actl”, con il quale trascorse anni d’amore intenso misto ad odio. L’uomo descrisse poi così l’incontro con Carmen: “Torno a casa con la testa ardente e l’anima trepidante dalla festa che la signora Almonte ha dato nella sua residenza di San Angel. Nel viale dei saloni affollati, si è spalancato davanti a me un abisso verde come il mare: gli occhi di una donna. Sono precipitato in quell’abisso all’istante, come se scivolassi da un’alta scogliera cadendo nell’oceano”. Fu il Doctor Actl a cambiare il nome di Carmen in Nahui Olìn, per alleggerirglielo da infelici rievocazioni: era lo stesso nome del padre, di colui che aveva partecipato al primo colpo di stato di un governo che non esisteva più e contro il quale il Doctor Actl aveva combattuto. “Nahui Olìn. Il moto perpetuo. L’energia che irradia la luce, riacquista la vita, la diffonde intorno a sé. Nahui Olìn, il Quarto Movimento.” Dopo anni di passione sconvolgente, Nahui e il Doctor Actl si separarono, ma entrambi continuarono a sfogare i momenti di passione con altri uomini e altre donne. Lui con le modelle che posavano per i suoi affreschi, lei con Diego Rivera, ma soprattutto con il capitano Eugenio Agacino, con cui costruì un rapporto d’amore indissolubile fino alla morte di lui, avvenuta prematuramente per aver mangiato un piatto di ostriche avariate. Il dramma per la morte del capitano si abbattè su Carmen, la cui vita da quel momento subì una discesa inarrestabile. Gli ultimi anni li passò per strada, come una mendicante, a vendere le fotografie che Weston le fece in gioventù.

“La storia di Carmen Mondragòn fu pittrice, poetessa, musa di artisti, protagonista della stagione più calda della stagione messicana. Una donna che non si arrende nemmeno davanti alla follia e, prima di cadere nell’oblio, lascia dietro di sé una scia di fuoco, di leggenda, di intelligenza, di disperata vitalità”.

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