mercoledì 27 ottobre 2010

Tratto da "Freaks",film del 1932 di Tod Browning.

Prima di dare inizio a questo straordinario spettacolo, sarà il caso di spendere due parole sullo stupefacente tema che esso tratta.
Sin dai tempi più remoti, tutto ciò che esulava dalla norma era considerato come un segno di sventura o una raffigurazione del male. I simboli delle disgrazie e delle avversità erano invariabilmente rappresentati con figure mostruose e gli atti più crudeli e malvagi sono stati attribuiti ai molti tiranni mutilati e deformi dell'Europa e dell'Asia.Nella storia, nella religione, nel folklore e nella letteratura, abbondano figure fisicamente repellenti, sempre schierate dalla parte del male. Golia, Calibano, Frankenstein, Riccardo di Glaucester, Tom Thumb e il Kaiser Guglielmo, non sono che alcuni dei nomi famigerati in tutto il mondo.Una nascita anormale è considerata una disgrazia, e i neonati deformi, in passato, venivano abbandonati alle intemperie per farli morire. Se percaso uno di questi capricci della natura riusciva a sopravvivere, veniva considerato con sospetto per tutta la vita. La società stigmatizzava la sua deformità, e la famiglia in seno alla quale nasceva ne sentiva il peso e la maledizione.Di tanto in tanto, uno di questi sventurati veniva accolto a corte, ma solo per essere deriso e ridicolizzato dai nobili che si divertivano alle sue spalle. La stragrande maggioranza veniva abbandonata a un'esistenza di mendicità, di ruberie e di fame.L'amore per la belleza fisica ha radici profonde e risale agli albori della civiltà. La repulsione che proviamo di fronte agli abnormi e ai mutilati, è il risultato del lungo condizionamento inflittoci dai nostri antenati, ma in grande maggioranza gli abnormi sono capaci di pensieri e di emozioni normali, e ciò rende ancora più straziante la loro esistenza. Emarginati e respinti, essi hanno elaborato un tacito codice di comportamento per proteggersi dalla crudeltà delle persone normali. Le regole di questo codice sono rigorosamente osservate, tanto che il male subito da uno di essi è il male subito da tutti, così come la gioia di uno di essi rallegra tutti quanti.La storia che ci apprestiamo a raccontarvi, è imperniata sull'effetto che questo codice ha sulle loro esistenze. Una storia come questa non potrà mai più essere filmata, poiché la scienza moderna e la teratologia stanno rapidamente eliminando questi errori della natura.Con umiltà e incomprensione per le ingiustizie subite da questa gente incolpevole, vi presentiamo la storia più sconvolgente che sia mai stata raccontata sugli abnormi e i reietti.

"Signori io non vi ho mentito, avete visto coi vostri stessi occhi i mostri viventi del nostro serraglio. Voi ne avete riso o provato ribrezzo, tuttavia se lo avesse voluto la natura beffarda, anche voi potreste essere come loro. Non hanno chiesto loro di venire a questo mondo, eppure sono qui tra noi. Si riconoscono in un codice che nessuno ha mai scritto. Offendetene uno, e si sentiranno offesi tutti quanti. "

martedì 26 ottobre 2010

Tratto da "Il Delta di Venere",Anaïs Nin

Dal racconto "Artisti e modelle":

Mi mise un dito nel sesso. "Ora voglio che tu ti contragga intorno al mio dito. Hai un muscolo lì, che può contrarsi e allentarsi intorno al pene. Prova."Provai. Il suo dito era un piacevole tormento. Dato che non lo muoveva, cercai di muovermi io, dentro alla vagina, e sentii il muscolo di cui mi aveva parlato aprirsi e chiudersi, dapprima debolmente, intorno al dito.Millard disse: "Sì, così. Più forte adesso, fallo più forte."Così feci, aprendo e chiudendo, aprendo e chiudendo. Dentro era come una piccola bocca, che si stringeva intorno al dito. Volevo prenderlo dentro, succhiarlo, così continuai a provare.Poi Millard disse che avrebbe inserito il pene senza muoversi, mentre io avrei dovuto continuare a contrarmi dentro. Cercai di imprigionarlo con forza sempre maggiore. Il movimento mi eccitava e sentivo che avrei potuto raggiungere l'orgasmo in qualsiasi momento. Ma, dopo che l'ebbi stretto molte volte, succhiandogli il pene, si mise a gemere all'improvviso di piacere e incominciò a spingere più in fretta, incapace a sua volta di trattenere l'orgasmo. Io continuai il movimento intorno e raggiunsi l'orgasmo a mia volta, nel modo più meravigliosamente profondo, fin giù nell'utero.
Da "Il Basco e Bijou":
Fu costretta a pregarlo: "Infilalo ancora dentro." Allora lui lo fece entrare solo a metà, in modo che lei potesse sentirlo senza tuttavia poterlo stringere, senza poterlo trattenere. E finse di volerlo lasciare così a mezza strada per sempre. La donna voleva muoverglisi incontro, e avvolgerlo tutto, ma si trattenne. Avrebbe voluto urlare. La carne che lui non toccava bruciava alla sua vicinanza, In fondo al ventre c'era carne che chiedeva di essere penetrata, si incurvava, si apriva per succhiare. Le pareti di carne si muovevano come anemoni di mare cercando di risucchiare il sesso di lui, che però si avvicinava solo quel tanto che bastava a scatenare correnti di un piacere torturante. L'uomo si mosse di nuovo, guardandola in viso, e vide che apriva bocca. La donna avrebbe voluto sollevarsi sul corpo e prendere il sesso di lui completamente dentro di sé, ma aspettò. Con questa lenta tortura, il Basco la portò sull'orlo dell'isteria. Viviane aprì la bocca come a rivelare la disponibilità del suo grembo, la sua fame, solo allora egli spinse fino in fondo e sentì le sue contrazioni.


foto:Germaine Krull

”Oltre la perfezione, oltre le cicatrici”









lunedì 25 ottobre 2010

Non capirsi è terribile..

Non capirsi è terribile
non capirsi e abbracciarsi,
ma benchè sembri strano,
è altrettanto terribile
capirsi totalmente.

In un modo o nell'altro ci feriamo.
Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l'incomprensione,
né con la comprensione uccidere.

Evgenij Evtusenko



mercoledì 20 ottobre 2010

Frida Kahlo ad Alejandro Gomez Arias

Perché studi così tanto? Quale segreto vai cercando? La vita te lo rivelerà presto. Io so già tutto, senza leggere o scrivere. Poco tempo fa, forse solo qualche giorno fa, ero una ragazza che camminava in un mondo di colori, di forme chiare e tangibili. Tutto era misterioso e qualcosa si nascondeva; immaginare la sua natura era per me un gioco. Se tu sapessi com'è terribile raggiungere tutta la conoscenza all'improvviso – come se un lampo illuminasse la terra! Ora vivo in un pianeta di dolore, trasparente come il ghiaccio. È come se avessi imparato tutto in una volta, in pochi secondi. Le mie amiche, le mie compagne si sono fatte donne lentamente. Io sono diventata vecchia in pochi istanti e ora tutto è insipido e piatto. So che dietro non c'è niente; se ci fosse qualcosa lo vedrei..



da Lettera ad Alejandro Gomez Arias – Settembre 1926, in Lettere Appassionate

Se la morte fosse un vivere quieto..

Se la morte
fosse un vivere quieto,
un bel lasciarsi andare,
un'acqua purissima e delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.
Ma poichè la morte è muraglia,
dolore, ostinazione violenta,
io magicamente resisto.
Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci, di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni
senza un perchè
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa
perchè tu mi fai vivere,
perchè mi ripari da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto
e impreciso
che è la morte di ogni poeta
(Alda Merini)

Alda Merini


Le mie impronte digitali
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse
la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimè
alle stelle dell'Orsa maggiore

The Woodmans,il film


I Woodmans sono una famiglia di artisti affermati, ma tra loro spicca la figura della giovane figlia Francesca, una talentuosa fotografa, una personalità misteriosa e vulnerabile destinata ad una tragedia che segnerà per sempre genitori e fratelli. Attraverso il lavoro di Francesca scopriamo il suo mondo, fatto di intuizioni geniali, di luce e di ombra, di forme diafane che sotto il suo sguardo diventano, in un istante, pura poesia e sconvolgente allegoria visiva. Il regista Scott Willis immerge lo spettatore nell’intimità dell’arte, nel segreto della sua grazia e del suo dolore, plasmando un racconto per immagini limpido, ambiguo e tormentato come lo sguardo della sua protagonista.


"Il dramma di Francesca, giovane fotografa tanto talentuosa quanto vulnerabile"


martedì 19 ottobre 2010

Casati Stampa,la donna che volle essere opera d' arte

Chissà cosa pensavano gli occasionali spettatori davanti alle strabilianti apparizioni della marchesa Casati: il mantello di seta Fortuny spalancato sul corpo lungo e magro da ragazzo, la faccia resa cadaverica dalla cipria, la capigliatura arruffata da medusa fiammeggiante, gli occhi immensi e bui per le striscioline di velluto incollate intorno alle palpebre, in mano una sfera di cristallo o gigli cimiteriali, al guinzaglio ghepardi o levrieri con collari di turchesi e come accompagnatori un gigantesco servo nero e alcuni disgraziati giovanotti dipinti con una polvere d' oro che spesso li intossicava e li spediva all' ospedale. E chissà quale fantastica ossessione indusse questa leggendaria femme fatale del Novecento a immolare la propria esistenza a un progetto assurdo, forse disperato ma grandioso: fare di sé un' opera d' arte, un autentico capolavoro vivente. Ogni sua comparsa era una sontuosa performance tra luci ed effetti speciali. Povera marchesa. Così abbagliante, spavalda, unica. E patetica. Ha vissuto per stupire. Ci è riuscita e ci riesce ancora. Leggere la biografia che le hanno dedicato Scot D. Ryersson e Michael O. Yaccarino, pubblicata in Italia in questi giorni, provoca un misto di sorpresa e di incredulità. Musa di artisti, pittori, scultori, fotografi che pagava generosamente per farsi ritrarre al meglio, questa protagonista della Belle Epoque, amante di Gabriele D' Annunzio, ispiratrice di Alberto Martini, Augustus John, Balla, Depero, Cocteau, Cecil Beaton, Man Ray, monumento femminile alla stravaganza più sofisticata e al lusso più sontuoso, appare davvero irresistibile soltanto nel ritratto dalle pennellate scure e inquiete che le fece Boldini. Cornice delle sue sfrenate esibizioni furono Roma, Venezia, Parigi, Capri, Saint Moritz e, nei suoi ultimi rovinosi anni, Londra dove, ridotta in miseria, vestiva magnifici stracci di leopardo. Ma la marchesa era soprattutto un personaggio lombardo nato in quella Milano fine Ottocento resa vitalissima da un' imprenditoria pionieristica e molto internazionale. Suo padre, Alberto Amman, ambizioso industriale del cotone e magnate della finanza, morì ancora giovane trasformando la ragazzina Luisa in una delle massime ereditiere del mondo. Incerta tra timidezza e infatuazioni per personaggi decadenti e avventurosi come la principessa Trivulzio e la contessa di Castiglione, alternando attività sportive e interesse per l' occultismo, a vent' anni Luisa sposò un coetaneo di aristocratico lignaggio: Camillo Casati Stampa di Soncino. Dal matrimonio nacque una figlia, Cristina. La metamorfosi clamorosa della marchesa coincise con l' inizio della sua relazione, esibita senza ipocrisie, con D' Annunzio del quale restò a lungo amorosa amica. Lui la chiamava Korè, lei Ariel. La giovane dama cominciò a infatuarsi di travestimenti, costumi, maschere e ad apparire una grande eccentrica. L' estetismo languido e perfezionista contagiò anche le sue numerose residenze trasformate in regge fiabesche dove Luisa compariva seminuda, idolatrata da una corte di omosessuali, giocando alla dea del Sole e alla reincarnazione della regina di Saba. Sintesi dell' eleganza più sofisticata ed esagerata, la marchesa adattò al proprio gusto teatrale il palazzo veneziano Venier dei Leoni, poi acquistato da Peggy Guggenheim, e ne fece lo scenario incantato per le sue celeberrime feste popolate dalle celebrità dell' epoca e da un caravanserraglio di artisti, levrieri, pavoni, chiromanti, medium. Marinetti, entusiasta, la proclamò «la più grande futurista del mondo». Nel 1927 la divina marchesa ottenne il divorzio dal marito. Con le sue parrucche colorate, il trucco da teatro kabuki, i serpenti vivi al collo e ai polsi con i quali seminava il terrore nei saloni dell' hotel Ritz di Parigi, in uno sperpero di energie e di denari, volle nascondersi dentro i costumi che per lei inventarono lo scenografo Léon Bakst dei Ballets russes, e Poiret e Fortuny ed Erté, finché, nel 1957, morì, sola e povera. La meravigliosa gentildonna lombarda che per tre decenni affascinò il bel mondo internazionale sbuca fuori ora dalla documentata biografia di Ryersson e Yaccarino curiosamente priva d' anima, di sentimenti, di affetti: un magnifico involucro di farfalla alla ricerca di un' ammirazione stupefatta. Il suo narcisismo è senza parole e interpreta uno spettacolo muto. Anche per questo, forse, è stata dimenticata in fretta. Sebbene lo stilista John Galliano pochi anni fa le abbia intitolato una sfilata di Christian Dior. Sebbene il marchese Casati Stampa, figlio del marito di Luisa, abbia fatto ricordare gli antichi scandali quando nel 1970 venne trovato morto insieme alla moglie Anna Fallarino e a uno studente venticinquenne. Sebbene siano sopravvissute alla magnifica signora molte sue dimore, tra cui la villa di Arcore oggi proprietà Berlusconi. La nipote lady Moorea Black nel libro la ricorda così: «Per lei l' arte era solo visiva, contava l' immagine, nient' altro». Crudele ma condivisibile l' epitaffio di Jean Cocteau: «Alla marchesa Casati venivano tributati gli applausi dovuti a un' attrice quando entra in scena. Ma lei non aveva alcun testo da recitare. Questo il suo dramma».


Luisa Crepax:"C'è tanto di me in quel personaggio complesso"

«Guido era un viaggiatore immobile Quelle storie, un ritratto di famiglia»
Sulla carta d' identità disegnata da Guido Crepax, Valentina Rosselli, fotografa, nubile, risulta residente a Milano in via De Amicis 45. «Era la nostra casa: ci abbiamo abitato per più di trent' anni, da quando io e Guido ci siamo sposati, nel 1960» racconta Luisa Crepax, che vive ancora nella stessa strada, ma dall' altro lato. «Negli anni ' 90, dopo lo sfratto, abbiamo dovuto lasciare quella casa all' ultimo piano, con quel terrazzo stupendo - su quel terrazzo Valentina trova un astronauta caduto tra le sue piante - quella che per tutti era e rimane la casa di Valentina». Nel nuovo indirizzo, Guido Crepax ha vissuto e lavorato per una decina d' anni, fino alla morte (31 luglio 2003). Qui ci sono ancora tante tavole originali, i piani delle battaglie che lui riproduceva (Pavia, Azincourt, Waterloo) e i soldatini che disegnava uno per uno. «Per quelle battaglie da tavolo, Guido aveva scritto regole rigorose: sono ancora contenute in un quaderno, con la sua calligrafia. Con lui venivano a giocare tanti amici, uno per tutti, Claudio Abbado. Ma non c' erano solo i soldati: c' erano i ciclisti, la Formula uno...». E l' Orlando furioso. «L' Ariosto era una sua grandissima passione: mi ricordo - eravamo sposati da poco - che me ne leggeva a voce alta le stanze». La scrivania, cioè il tavolo del nonno su cui ha sempre disegnato, invece non c' è: è stato portato alla mostra alla Triennale Bovisa, che realizza un' idea fortemente voluta dalla moglie e dai figli, raccontare cioè l' arte di Crepax nel suo rapporto con il tempo: il tempo interiore, onirico; il tempo reale, con Valentina che invecchia; il tempo della storia, che irrompe con i ricordi di Trotzkij e della rivoluzione russa; il tempo dilatato che abbraccia il passato remoto del sottosuolo e l' apparire futuribile di esseri degli altri mondi. «Mio padre era un viaggiatore immobile: tutte le sue avventure si compivano alla scrivania. Avventure interiori, senza limiti, in cui ogni elemento - libri, musiche, film ma anche piccoli fatti quotidiani - veniva trasfigurato» dice il figlio Antonio. Dei viaggi reali, dell' aereo soprattutto, Crepax aveva orrore. «Una volta stabilito il contatto con Louise Brooks, l' ispiratrice di Valentina, la grande attrice dei film di Pabst che ormai viveva in povertà nella East Coast degli Stati Uniti - racconta la moglie - Vincenzo Mollica propose a Guido di accompagnarlo in America a visitare la vecchia signora. Guido si rifiutò, al suo posto andò Hugo Pratt». Che poi usò la Brooks per un personaggio. Tra le mille immagini di Valentina, in casa Crepax c' è una foto incorniciata di Louise Brooks, come appare nel Vaso di Pandora - Lulu di G.W. Pabst, 1929. Quella foto stava sul tavolo di lavoro di Guido. Ma Valentina è solo Louise Brooks? «C' erano tante cose dentro quel personaggio - ricorda la moglie -. Anche io sono presente, anche se all' epoca non avevo ancora la frangia: però lei aveva sofferto da giovanissima di anoressia mentale, come me; aveva fatto il liceo al Berchet, come me. Quando nasce il nostro terzo figlio, anche Valentina ha un figlio. Il nome, poi, c' era in famiglia: è il nome della prima figlia del fratello di Guido, Franco». Sulla frangia ci fu una polemica con i Vergottini: dicevano che l' avevano inventata loro. «Oreste del Buono rispose: Louise Brooks esisteva molto prima dei Vergottini». Certo, Crepax non voleva una bionda come Barbarella: Valentina come Luisa (e come Louise Brooks) ha i capelli nerissimi. Valentina «nasce» ufficialmente nel ' 65, sul secondo numero di Linus, la rivista di comics fondata da Giovanni Gandini (in origine il protagonista era Neutron, ovvero Philip Rembrandt, il suo fidanzato: ma quando appare lei, cambia tutto). Da allora, per trent' anni, continuerà a vivere nelle tavole del suo creatore e nell' immaginario dei suoi ammiratori in tutto il mondo. Ma che faceva Crepax prima di Valentina? «Disegnava, faceva illustrazioni pubblicitarie: con la campagna per la Shell vinse la Palma d' oro nel ' 57. Faceva copertine di libri (per Ricordi, per esempio, e suoi disegni sono anche su alcuni libretti d' opera), di dischi jazz. Lavorava per Tempo medico, dove nasce la prima storia a fumetti pubblicata da Guido, le "clinicommedie", illustrazione disegnata di un caso clinico». Lavorava sempre, non c' erano sabati domeniche o altre feste. Alternando le storie di Valentina con i classici della letteratura: Kafka, Henry James, Stevenson. E ci sono anche i grandi libri della letteratura erotica, Histoire d' O, Emmanuelle, Justine. In Francia scrivono di lui Roland Barthes e Alain Robbe-Grillet; il regista Alain Resnais telefonava direttamente a Milano per ricevere subito le nuove storie. «Ma Guido non amava muoversi, le uniche uscite che faceva, erano per andare al cinema. Poi, stava in casa. E voleva che tutto e tutti fossimo vicini a lui. Non credo di essere mai stata invitata fuori a cena da lui».

Non avessi sperato in te.

Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani è già passato.

Alda Merini


giovedì 14 ottobre 2010

The most beautiful suicide


Il 1° maggio 1947, Evelyn McHale, 23enne, si butta dall'Empire State Building. Robert Wiles, pochi minuti dopo la morte della giovane, scatta una foto al suo corpo incredibilmente intatto.
La rivista Life Magazine, dopo un paio di settimane, pubblicò la foto, accompagnata dalla seguente didascalia:
Evelyn McHale, 23 anni, dopo aver lasciato il suo fidanzato, ha scritto questa nota:
"Vivrai meglio senza di me, non potrò mai fare la brava moglie per nessuno".
Raggiunto il terrazzo panoramico dell'Empire State Building, all'86° piano, dopo aver scrutato tra la nebbia la strada sottostante, si è buttata nel vuoto. Un volo disperato, terminato con l'impatto su una limousine delle Nazioni Unite, parcheggiata al lato della via.
Robert Wiles, allievo fotografo, sentito il tonfo esplosivo, dopo appena quattro minuti, con la sua macchina fotografica, aveva immortalato nella foto, la compostezza della morte violenta di Evelyn McHale.
Il suicidio, sulle pagine del NY Times:
Alle ore 10.40 del mattino, il poliziotto John Morrissey, mentre dirigeva il traffico all'incrocio tra la Thirty-fourth Street e la Fifth Avenue, osservava una sciarpa bianca scendere vorticosamente dai piani alti dell'Empire State. Un attimo dopo, sentiva un tonfo, riecheggiare come un'esplosione, poi seguiva la corsa della folla verso la Thirt.L'impatto del suo corpo sull'automobile, aveva sfondato il tetto, mandando in frantumi i finestrini. Il proprietario della macchina, era sfuggito alla morte o a gravi lesioni, dopo aver parcheggiato la macchina, era andato in una farmacia lì vicina. Frank Murray, agente investigativo della West Thirtieth Street station, raggiunta la terrazza panoramica dell'Empire State Building, recuperava alcuni oggetti di Evelyn McHale: il cappotto di panno grigio, l'agenda con tanti dollari, la nota d'addio e un contenitore porta trucco, pieno di fotografie della famiglia. La foto:E' sbalorditivo l'impatto sereno di McHale, incredibilmente il suo corpo, appena sgualcito, sembra coricato in un sonno senza respiro, sulle lamiere sfondate e contorte della limousine.


mercoledì 13 ottobre 2010

The Flapper Manifesto

"Let them sing of the girls of the long long ago, who were shocked if their elbow or stockings did show. But I’ll chant of the maidens whose ankles are free to show their half-socks, and the shape of their knees.
Let them praise those back numbers who turned in their toes, and panted and fainted when men would propose; compared to the short-skirted, bob-headed fry who meet all proposals with right to the eye.
Let them shed all their tears in a crocodile pour for the simple simp sister who flourished of yore. But I’ll cast my vote in the way that I feel — for the girl self-reliant, bright, snappy and real…"


Dopo l'emanazione del diciannovesimo emendamento lentamente i movimenti per i diritti delle donne scomparirono. Questo fu dovuto, in parte, alla soddisfazione di aver vinto "la guerra contro gli uomini", ma anche perchè, dopo la Prima Guerra Mondiale, si diffuse tra le donne un sentimento di ritiro dalle lotte sociali.
Le femministe del tempo fecero 3 scoperte:
1)le donne non votavano come un blocco compatto, quindi cadde il mito "del Voto delle Donne";
2)diversi elementi del movimento femminista vennero accantonati dopo il raggiungimento del voto;
3)le giovani donne avevano perso interesse per le riforme sociali e ne avevano acquistato per la ribellione ai canoni della società.
In particolare questa ribellione ai canoni dettati dalla società ben presto divenne uno stile di vivere, e le giovani donne divennero le flappers. Capelli corti, lisci o a boccoli, sotto raffinati cappellini, gonna corta sopra il ginocchio o lunga con uno spaccho da capogiro, anticonformista e lunatica, questo è il ritratto della flapper.
Confinate per pochissimo tempo dalla casa e dalle tradizioni, la tipica flapper era una giovane donna che ostentava la sua giovinezza e criticava le generazioni più vecchie perchè accettavano il convenzionalismo ed il qualunquismo come caratteristiche della donna. Le flappers erano moderne. Andando contro qualsiasi vecchio canone: le donne tradizionaliste portavano i capelli lunghi, le flappers corti o a boccoli, contro i lunghi vestiti castigati portavano abiti corti o abiti che mostrassero braccia e gambe dal ginocchio in giù e facevano largo uso di make-up soprattutto in pubblico. In definitiva le flappers furono il simbolo di una rivoluzione sociale, che non comprendeva solo il modo di vestire, ma anche il modo di percepire ed interagire con il mondo che circondava la società degli anni ruggenti e dell' era jazz.

martedì 12 ottobre 2010

Per Cristiano,pere e cioccolato

“Questa è l’ultima pagina di una storia.Io da piccola leggevo sempre al contrario e adesso sono un po’ così…contraria.In bocca al lupo.La tua amica del cuore”.

Francesca Woodman

lunedì 11 ottobre 2010

Ringraziamento (da "Vista con granello di sabbia")

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
nè riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.
Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.
E' merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perchè mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
"Non devo loro nulla"
direbbe l'amore
su questa questione aperta.

(Wislawa Szymborska)

venerdì 8 ottobre 2010

La Luna

C'è tanta solitudine in quell'oro.
La luna delle notti
non è la luna che vide il primo Adamo.
I lunghi secoli della veglia umana
l'hanno colmata di antico pianto.
Guardala.
E' il tuo specchio.

Jorge Luis Borges


giovedì 7 ottobre 2010

ANGINA PECTORIS

Se qui c'è la metà del mio cuore, dottore,
l'altra metà sta in Cina
nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.
E poi ogni mattina, dottore,
ogni mattina all'alba
il mio cuore lo fucilano in Grecia.
E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno
quando gli ultimi passi si allontanano
dall'infermeria
il mio cuore se ne va, dottore,
se ne va in una vecchia casa di legno, a Istanbul.
E poi sono dieci anni, dottore,
che non ho niente in mano da offrire al mio popolo
niente altro che una mela
una mela rossa, il mio cuore.
E' per tutto questo, dottore,
e non per l'arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,
che ho quest'angina pectoris.
Guardo la notte attraverso le sbarre
e malgrado tutti questi muri
che mi pesano sul petto
il mio cuore batte con la stella più lontana.

Nazim Hikmet,1948


Lascio la casa bianca e il muto giardino (da Stormo Bianco)

Lascio la casa bianca e il muto giardino.
Deserta e luminosa mi sarà la vita.
Nessuna donna saprà cullarti
come io ti celebro nei miei versi:
non scordare la tua cara amica
nell’Eden che hai creato per i suoi occhi,
per me che spaccio una merce rarissima
e vendo il tuo tenerissimo amore.

Anna Achmatova
Carskoe Selo, 27 febbraio 1913


mercoledì 6 ottobre 2010

"Raus mit den Männern!"

Claire Waldoff (21.10.1884 - 22.1.1957), famosa cantante notoriamente lesbica, nel 1926 cantava "Raus mit den Männern!" (Basta con gli uomini) mescolando lesbismo e attualità politica; si esibiva vestita da uomo ed era una celebrità alla radio; incise molti dischi e girò la Germania in tournèe fino a quando il regime nazista non le impedì di esibirsi. Nel 1936 si trasferì in Baviera (Bad Reichenhall) e praticamente si ritirò dalle scene; si impegnò in iniziative di solidarietà in favore dei disoccupati facendo parte di Soccorso Rosso. Lei e Olga Freiin con cui visse per quaranta anni, sono sepolte nella stessa tomba nel cimitero di Stoccarda.

« Il mio atteggiamento semplice, senza gesti, basato solamente sulla mimica e sugli sguardi, era qualcosa di nuovo sui palchi dei cabaret. Ero e rimasi grande nella mia semplicità. »

Margo Lion

Margo Lion (1899-1989)fu una cantante tedesca, parodista e attrice di cabaret.Divenne nota per il ruolo in Jenny Pirate che le assegnò il regista G.W Pabst e,nel 1931 per l'adattamento in lingua francese dell' Opera da tre soldi di Bertol Brecht and Kurt Weill (Die Dreisgoschenoper).Apparve in numerosi film francesi fino al 1970, tra cui Docteur Françoise Gailland, L'Humeur Vagabonde, La Faute de l'Abbé Mouret, Le Petit Matin, Le Fou Du Labo, Julie La Rousse e il melodramma romantico francese Martin Roumagnac, che vedeva come protagonista Marlene Dietrich.Lion e Dietrich si esibirino,assieme,in un famoso duetto, "Wenn die Beste Freundin", una canzone che diede scandalo per le presunte connotazioni lesbiche. Divenne un successo a Berlino prima della partenza della Dietrich per Hollywood.


martedì 5 ottobre 2010

Vuoi tu scandagliare la profondità del mare,o Ardito Palombaro?

_Illustrazione Thomas Ott_

"Vuoi tu scandagliare la profondità del mare, o ardito palombaro? Sei tu stanco delle sirene della terra? Va sulla spiaggia brulla del Chiatamone, raccogli il tuo respiro e precipitati nelle acque: in un momento giunto al fondo, vedrai gli archi della villa, i giardini di Lucullo e la bellissima moglie, che è diventata la sirena del mare. Ma non ti lasciar sedurre dalla visione e ritorna a galla, o palombaro ardito: sulla terra troverai sirene come Servilia, che non ti possano amare e ti facciano morire dal dolore."







http://www.hdsitalia.com/articoli/26_palombaro.pdf




lunedì 4 ottobre 2010

LETTERE dal CARCERE a MUNEVVER

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Nazim Hikmet,1942


Photo:Robert Doisneau

Anna Achmatova (pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko).

Anna Achmatova è una delle voci più importanti della poesia russa del Novecento. Nata a Odessa nel 1889, è morta a Mosca nel 1966. Nel 1934 Gumilev, suo primo marito, viene fucilato per attività controrivoluzionaria e molti dei suoi amici poeti finiscono nei gulag staliniani. Nel 1938 il suo unico figlio, Lev, viene imprigionato in attesa di condanna a morte. Ogni mattina, per diciassette mesi, la Achmatova si reca davanti al carcere per avere sue notizie. Il poemetto Requiem nasce da questa tragica esperienza, condivisa con altre centinaia di madri. La sua poesia, dapprima intima e sentimentale, si fa espressione di un intero popolo sofferente. Il regime ostacolò la pubblicazione dei suoi testi, che vennero bollati di pessimismo nevrotico e di erotismo malato. Unica, tra i poeti della sua generazione, ad aver vissuto così a lungo, la Achmatova rappresenta la memoria e la sopravvivenza dello spirito della grande terra-madre russa.

"Bisogna uccidere fino in fondo la memoria
bisogna che l’anima si purifichi
bisogna di nuovo imparare a vivere"

Anna in un ritratto di Amedeo Modigliani

Di libertà sa il miele selvatico ( Da Il giunco)

Di libertà sa il miele selvatico.
La polvere di un raggio di sole,
Sa di viola la bocca di una fanciulla,
L'oro invece non sa di nulla,
D'acqua sa la rugiada
E di mela l'amore.
Ma noi abbiamo appreso per sempre
che il sangue sa solo di sangue...

Anna Achmatova


domenica 3 ottobre 2010

"Morirò senza avere mai amato".Le Donne di Pablo.

Tutte le donne con cui entra in relazione Picasso hanno a che fare con la sua arte, incominciando dalla madre, dalle sorelle, dalla zia Pepa e dalle sue grandi passioni amorose. Il disordine della sua vita sentimentale, "quegli amori segnati da innamoramenti fulminei, sostituzioni celate, compresenze dolorose, abbandoni plateali, vissuti con una dinamica così simile al suo processo creativo, fatto di "indigestioni" e restituzioni, sono tutti nelle sue opere".
La sua è un'arte che è specchio fedele della sua realtà quotidiana, rivelazione della ricchezza, grandezza e originalità di "un genio che non rifiuta nulla, nemmeno le false apparenze, le palinodie, le contraddizioni interne, i giochi capricciosi, che insieme soggiogano, incantano, sconcertano e scoraggiano" (M. Jardot, Pablo Picasso L'opera grafica).
Fernande, Eva, Olga, Marie-Thérèse, Dora, Francoise, Geneviève, Sylvette, Jacqueline: le donne di Picasso, le più note e conosciute, quelle che l'hanno accompagnato durante la sua lunghissima vita. Sono questi i nomi che ricorrono negli anni, contrassegnando il suo vivere e singolarizzando la sua opera. I loro volti e i loro corpi sono tutti riconoscibili e facilmente è possibile risalire al periodo della loro realizzazione: i tratti, le somiglianze, i caratteri di ognuna sono talmente espliciti da rendere inconfondibili, nelle fattezze e nel segno, i riferimenti ad ognuna di esse. Nulla viene tenuto celato e, quasi, quel profferirne senza riserve il corpo e l'anima, mette nell'imbarazzo la lettura che, davanti a tanto ardire, talvolta, risulta timorosa e turbata. Ma non solo Fernande, o Olga, o Francoise, ma anche dona Maria, la madre, Lola e Conquita, le sorelle, Pepa, la zia, e Gertrude Stein, l'amica e sostenitrice, e molte altre ancora che la storia non ricorda. Brevemente, occasionalmente sono entrate nella vita di Picasso e, silenziosamente ed inconsapevolmente, hanno fatto si che quel filo costante e duraturo che ha tenuto insieme la vita dell'artista, attraverso la presenza della donna, non si sia mai spezzato: talvolta interrotto ma sempre riannodato, altre volte sfilacciato ma poi recuperato.
Donne amate, donne conosciute, donne vissute, donne incontrate, ma accanto ad esse altre: le protagoniste di romanzi del passato, Celestina ad esempio, o quelle ispirate da storie o leggende ma soprattutto quelle create, o meglio, elaborate, trasformate, sfigurate, composte e ricomposte, dalla sua bizzarra e geniale inventiva.
Una vita a tappe, scandita da donne diverse; un'arte a tappe, espressa con stili diversi; donna e stile, c'è sempre corrispondenza; una donna, un'emozione artistica nuova, un'energia propulsiva coinvolgente che porta Picasso a fare, fare ed ancora fare, cercare, trovare, possedere da un lato l'anima e domare dall'altro la materia.
Dunque, Picasso e la donna compagna, la donna ispiratrice, la donna rivale, la donna da usare, la donna madre, la donna intellettuale, la donna, sempre presente, modella del suo fare e musa del suo pensiero.
Attraverso la presenza femminile, di cui non si priverà mai nel corso della sua lunghissima vita, è possibile guardare all'artista attraverso un filtro, dato appunto dal rapporto con le sue donne, che ci permette di indagare un uomo rude e aspro, irascibile, sospeso tra il fare ed il pensare del fare, ostinato, e scoprire un uomo intelligente, inquieto ed ancora oggi, per certi aspetti, impenetrabile. E così il conoscere un poco più da vicino le sue compagne ci potrà permettere di avvicinarci ai molteplici meandri di una personalità complicata e per certi versi ancora oscura.

Fernande Olivier, "La belle" (1881-1966) - il suo primo e folle amore. Incontrata nel 1904, con lei resterà per sette anni. Sono gli anni fantastici del periodo blu (1901-1904) e del periodo rosa (1904-1906), nascerà di li a poco il Cubismo, e Fernande sarà la sua modella e la sua amante. Picasso vivrà esperienze erotiche e sentimentali di grande turbamento e Fernande, provocante e di eccitante bellezza, lo colpisce e lo ammalia a tal punto da coinvolgerlo in una passione forsennata. Picasso ne è totalmente succube e questa è l'unica momento in cui l'artista - nel rapporto con la donna - si sente insicuro: è fortissimamente geloso, non può starle un attimo lontano, lavora per lei. E' il momento in cui parte della sua produzione giovanile viene connotata dalla rappresentazione di scene erotiche e non di rado apertamente pornografiche. Aspetto questo che si ritroverà negli anni a venire ed in particolare - seppur con un significato diverso - nella produzione degli ultimi anni dove, nel suo intensissimo fare, ritorneranno motivi analoghi. Ora, Picasso è giovane, è a Parigi, e in questo momento vuole provocare, occuparsi di argomenti ancora inviolati dalla società borghese contro cui, insieme al suo grande amico Apollinaire, con cui andava molto d'accordo in materia di antimoralismo, sprezzante, contrapponeva programmi e progetti - fors'anche di valenza politica - promiscui, provocatori, immorali.
Dunque Fernande è compagna di Picasso dal 1904 al 1912, testimone e partecipe della vita parigina vissuta al Bateau Lavoir tra molti stenti, quando lo stesso artista intrattiene rapporti profondi ed intimi con personalità straordinarie; oltre ad Apollinaire, Max Jacob, Rousseau, il "rivale" Braque, l'amico tanto stimato ma allo stesso tempo invidiato Matisse, André Derain, il suo mercante Vollard ed ancora la scrittrice americana Gertrude Stein che, insieme al fratello lo aiuterà finanziariamente comprandogli molti quadri, e Marinetti, , Ricardo Canals, Manuel Hugué,.
Fernade è accanto a Picasso blu, a Picasso rosa, a Picasso cubista. Lei è lì, inconfondibilmente presente, bellissima e delicata, nella "Donna in camicia", nella "Fanciulla nuda con cesto di fiori" , nella "Ragazza di Maiorca", nel "Ritratto con foulard" e in tante opere raffiguranti momenti intimi in particolare dedicati alla toilette e all'acconciatura. Ma eccola anche protagonista, in un prodotto di sintesi delle forme e dei motivi sperimentati nel periodo rosa, con l'approfondito interesse nei confronti di Cézanne e con un'attenzione particolare alle opere di Ingres e Gauguin, di alcune opere plastiche ed ancora, parzialmente deformata e avvolta dal fascino del nuovo linguaggio che stava dando forma all'invenzione cubista, degli studi preparatori delle Demoiselles e in molte opere che seguirono il famosissimo quadro del 1907. Lei è presente quando Picasso comincia a lavorare intensamente anche con altri mezzi espressivi: l'incisione, imparata dal pittore spagnolo Canals, e la scultura.
E' lei che appare ritratta in molti dei quadri di quegli anni parigini. Il giovane pittore consacra l'immagine dell'amante all'immortalità dei tempi, ne blocca metaforicamente lo scorrere della vita, così da congelare la sua bellezza in un'immagine disegnata di suo pugno.
Nata a Parigi nel 1881, stesso anno di nascita di Picasso, la"belle Fernande", modella e pittrice a sua volta, muore nel 1966 in povertà, aiutata finanziariamente da Picasso, quando venne tardivamente a conoscenza delle misere condizioni in cui versava.

Lasciata Fernande nel 1912, Picasso si unisce a Marcelle Humbert, detta Eva, da lui appellata "ma jolie" (1885 - 1916). Innamoratissimo, fugge con lei. L'amore è molto breve poiché Marcelle muore all'improvviso nel 1916. In questi anni l'arte di Picasso è totalmente dominata dal cubismo, prima analitico poi sintetico, e nonostante il breve periodo di convivenza, nell'intensissima produzione dell'artista, Eva è sempre percettibile: non sempre attraverso veri e propri ritratti quanto attraverso opere a lei dedicate, tramite segnali, piccole e affettuose attenzioni trasmesse all'amata all'interno delle sue opere; in molte di queste infatti si può leggere la scritta "ma jolie", carezzevole vezzeggiativo, tratto dal ritornello di una canzone popolare di Fragson, con cui l'artista si rivolge alla giovane amante. Eva è vicina a Picasso in un periodo di grandi elaborazioni e ricerche espressive; non a caso l'amico Apollinaire, nel suo trattato Les peintres cubistes del 1913, definisce Picasso e Braque "cubisti scientifici". Picasso produce grandi capolavori come il famoso "Donna con chitarra", oppure "Chitarra "J'aime Eva", od ancora "Ma Jolie" che testimoniano la sintonia della sfera intima dell'artista con la sua proficua fantasia.
Il pittore resta solo a Parigi mentre in Europa infuria la prima guerra mondiale: è triste, annoiato. Braque e Derain, gli amici più intimi, sono chiamati alle armi; per potersi arruolare volontario Apollinaire ottiene la cittadinanza francese. Sia lui che Braque rimangono feriti al fronte e in seguito alle ferite riportate Apollinaire torna a Parigi ma nel 1918 muore. Ormai artista di fama, Picasso è introdotto negli ambienti aristocratici. Per mezzo di Cocteau, nel 1917, collabora alle scene del balletto "Parade" per la celebre compagnia del Balletto russo di Daghilev, insieme ad Erik Satie che si occuperà delle musiche. Fra le ballerine della compagnia conosce Olga Koklova (1891 - 1955) e ne rimane folgorato. I due decidono di non separarsi mai più. Alla presenza di testimoni d'eccezione, Apollinaire, Max Jacob e Jean Cocteau, si sposano nel 1918. Dai due coniugi, nel 1921, nasce Paul, primogenito di Picasso, che spesso dipinge in braccio alla madre in quadri rimasti fra i capolavori della pittura moderna.
Si reca con Olga e la compagnia di ballo prima a Roma, poi a Madrid, a Barcellona, e a Londra. Saranno per Picasso viaggi straordinari, conoscerà l'arte europea, in particolare sarà profondamente colpito da quella italiana, è anche incuriosito dall'arte popolare e questa sarà per lui spunto di grande creatività e proficua sperimentazione.
Ma la vita privata di Picasso, in questo nuovo contesto, si trasforma radicalmente e lui si comporta come un borghese ostentando volgarmente ricchezza. Non riesce a soffocare la sua natura irruente e passionale, presto si renderà conto di non essere adatto al ruolo di marito, e soprattutto a quello di padre. Tra i numerosi ritratti di Olga, dipinti tra il 1917 ed il 1923, un posto di rilievo è sicuramente occupato dalla splendida tela che la vede seduta in poltrona con un ventaglio in mano, numerosissime sono le tele con soggetto "madre con bambino", "donna e bambino", "famiglia in riva al mare", con ritratti di Paul, teste di donna, innamorati, quasi l'artista volesse da un lato fermare nel tempo questo momento e dall'altro confermare a se stesso la consapevolezza della responsabilità che doveva sostenere. Le sue opere sanno di classicismo, quello visto in Europa, ma in esse si nota un carattere diverso: Picasso, trasponendo un nuovo mezzo stilistico nella sua arte, incomincia ad avvalersi della fotografia, che anni prima, non ancora riconosciuta come forma espressiva, utilizzava solamente per una funzione documentaria. Molte delle sue opere partono proprio da una base fotografica. Si allinea così all'interpretazione che ne fanno i dadaisti, i surrealisti, traslando nella pittura un nuovo tratto.
Il matrimonio e la paternità non gli evitano d'essere travolto ancora una volta da una carica erotica ossessiva e da una smania frenetica di fare. Testimonianza ne sono i numerosissimi disegni quasi pornografici di quel periodo e alcuni quadri di donne lascive circondate da simboli fallici o grottesche figurazioni dei genitali femminili, che più tardi, ad età molto inoltrata, ritorneranno nelle copiosissime produzioni grafiche.



Nel 1927, conosce per strada, all'uscita delle Gallerie La Fayettes di Parigi, la diciassettenne Marie-Thérèse Walter, (1909 - 1977) una minorenne d'origine svizzera che viveva con la madre e non aveva mai conosciuto il padre. Picasso, che ha compiuto 46 anni, è un artista ricco e famoso, profondamente insoddisfatto della sua vita privata, della moglie divenuta sempre più gelosa.
Solo, lasciandosi andare al caso - come teorizzavano in quel periodo i suoi amici surrealisti - rimane affascinato da una diciassettenne dagli intensi occhi azzurri, bionda e sensuale. Le si avvicinò dicendole "sono Picasso, vorrei farle un ritratto", la portò al cinema e da quel momento divenne la sua amante segreta. Sarà una delle modelle più riprodotte dal pittore. Lei era bella, tranquilla, affascinata e conquistata dall'uomo maturo, forte, capace di pratiche sessuali prive di ogni complesso. Marie-Thérése nel 1935 gli darà una figlia, Maya (Maria de la Concepcion, come la seconda sorella di Picasso morta all'età di quattro anni) e questo fatto rese impossibile il rapporto con la moglie Olga dalla quale più avanti si separò. Il peggior periodo della mia vita dirà Picasso: sono in effetti mesi terribili passati nelle aule di tribunale. Il rapporto con Marie-Thérése durò fino al 1936. Olga morirà vent'anni dopo completamente pazza.
L'incontro con Marie-Thérèse segna l'inizio di un'intensa produzione ritrattistica che vede protagonista la giovane amante: diventa in assoluto la sua musa ispiratrice e avvia con lei una nuova fase stilistica: studia ed elabora, gioca con la forma, affascinato dalle carte astronomiche elabora i suoi "grafici tridimensionali", produce Carnets; fortemente influenzato dalla ricerca psicoanalitica, trova profonda intesa con il movimento dei surrealisti, e le sue opere, piene di sensualità e dal tratto sinuoso, non saranno né razionali né coscienti ma abbandonate alla sensazione del quotidiano; inventa e adotta nuove tecniche come il "frottage" e "il grattage", o "l'ecriture automatique" che ha molte analogie con la pittura e il disegno. Diviene così punto di riferimento dei surrealisti, che in forza della sua emancipazione e della sua spiccata originalità, sentono l'artista spiritualmente molto vicino. In questo periodo produce opere straordinarie pur stilisticamente molte differenti fra loro: da quelle in ferro e lamiera come le straordinarie "Testa di donna" o "La donna nel giardino" alle diverse versioni della "donna su poltrona rossa" fino a quelle più violente che trattano di corride e di tori morenti accanto a quelle così dolcemente delicate e soavi, come Confidenze del 1934.

Ma Picasso un giorno nota un'altra bella ragazza, altera e sensuale, Era Dora Maar: fisicamente l'opposto di Marie-Thérèse. Dora è bassa di statura, bruna, formosa e avvenente, e colta, così diversa dall'amante bambina. Dora è seducente ma è sul piano intellettuale che ha la maggiore capacità di ammaliare un uomo come Picasso. Lei è capace di sfidare tutte le convenzioni. Insomma Picasso ne è affascinato. Il rapporto con Dora durerà fino al 1943 senza che l'artista abbandoni Marie-Thérèse e la figlia Maya. Marie-Thérèse Walter si suiciderà impiccandosi quattro anni dopo la morte di Picasso.

Dora Maar (1907-1997) in realtà è Théodora Markovitch, figlia di un architetto croato e madre francese, vive a Buenos Aires fino a quando, nel 1926, si trasferisce a Parigi; è già nota per la sua condivisione alle idee della sinistra ma anche per essere un'eccellente fotografa, originalissima e molto apprezzata. Qui conosce il gruppo dei surrealisti, frequenta Sougez, Eluard, Breton, e Man Ray, di cui diventerà la musa. Oltre la condivisione dell'orientamento politico, che di certo gioca un grande ruolo nel rapporto con Dora, Picasso con lei ha in comune le affinità con il gruppo surrealista, ma soprattutto con lei può intendersi perfettamente perché, essendo vissuta per lungo tempo in Argentina, parla perfettamente lo spagnolo. Dunque Dora sarà la musa di Picasso per sette anni ma condividerà questo ruolo con Marie-Thérèse, anch'ella molto presente nelle opere di quel periodo. I numerosissimi ritratti delle due donne sono molto diversi e l'artista, amante di entrambe, le ritrae mettendo in evidenza i caratteri di ognuna. Per Dora sceglie una tavolozza forte: il rosso e il nero sono i colori preponderanti, ed anche l'abbigliamento è deciso, importante; la solare Marie-Thérese, invece, è resa con colori tenui, freddi, delicati. Nei ritratti del 1937, sadismo e tenerezza si mescolano nell'animo di Picasso e si collocano sui ritratti e sui corpi delle due donne, scomposti ma riconoscibili: Dora, bellissima ed altera, ansiosa e tormentata, è "La donna in lacrime" mentre Marie Thérèse, dolce e delicata, molto femminile, è "La donna sdraiata che legge". Parlando di Dora Picasso diceva: Un artista non è libero come si potrebbe credere. Non posso ritrarla mentre ride. Per me è una donna che piange. ….. Per anni l'ho dipinta in forme torturate non per sadismo o per piacere. Obbedivo a una visione che si imponeva da sola. Era la profonda realtà di Dora, non l'apparenza. … era qualcosa che vedevo oltre lei, era l'incarnazione stessa del dolore. Il volto di Dora diventa il simbolo degli anni cupi della Guerra civile, il pianto ininterrotto di quel tempo. Lei dice che le centinaia di ritratti che lui le ha fatto sono tutti dei Picasso, nessuno è Dora Maar, tuttavia non se ne cruccia.
In questi anni Picasso ritrova nuova linfa alla sua vitalità artistica: lavora intensamente e si dedica con passione ad argomenti che gli saranno cari per tutta la vita: quello del pittore e la modella e quello mitologico. Rappresenterà in particolare il minotauro, si identificherà in lui trovando sfogo a tutta la violenza virile di cui è capace, dominando sessualmente la sua preda; allo stesso modo il tema gli permetterà di metaforicamente accusare la violenza politica e storica che in quegli anni ha profanato la dignità dell'uomo. D'altro canto diverse raccapriccianti opere raffiguranti Dora Maar, nature morte e teschi, sono inquieti riferimenti a quegli anni di paura, dove la vita convive con la morte, simboli della tragedia umana. Dora è forte e Picasso la sfida: cerca di distruggere le sue certezze, i suoi punti fermi. La convince ad abbandonare l'arte della fotografia, per cui era superbamente apprezzata, fino a convincerla a darsi alla pittura per poi deriderla non essendo in questo campo che una modesta dilettante. Intelligente, coraggiosa, anticonformista si ritroverà in sudditanza, dominata, presa in giro. Abbandonata da Picasso cadrà in depressione, senza più sapersi riprendere. Morirà suicida a 89 anni a Parigi, ventiquattro anni dopo Picasso. Grazie a Dora oggi possiamo disporre di una documentazione fotografica importante e preziosa: Picasso è spesso ritratto solo, mentre lavora, quando è con gli amici, ma soprattutto mentre si dedica alla realizzazione del suo più grande capolavoro, Guernica, dedicato alla cittadina basca distrutta dai bombardamenti tedeschi, e commissionatogli dal governo spagnolo per l'Esposizione Universale di Parigi. Un dossier realizzato da Dora immortala tutte le fasi di realizzazione dell'opera.

Picasso nel frattempo, ormai sessantatreenne, nel 1944, conosce Françoise Gilot, l'allieva ventiduenne di un suo amico pittore. E' una donna giovane ed affascinante, ha classe, uno stupendo sorriso e quarantun anni meno di lui. Trova anche in lei un'ispirazione fantastica ed una carica sessuale ed artistica inesauribile. Nel '47 avranno il figlio Claude e due anni dopo la figlia Paloma. Le gravidanze sono per Françoise periodi molto felici perché Picasso, non potendo sopportare le donne magre e neppure quelle tropo esili, la trattava in quel periodo con grazia e delicatezza. Questo è il tono con cui si rivolge a Françoise dopo la gravidanza di Paloma … Qualsiasi altra donna migliorerebbe dopo la nascita di un bimbo, tu no. Sembri un manico di scopa. Credi forse che i manici di scopa piacciano a qualcuno? A me no, di certo. Ed anche, d'altro canto, la rassicurava: … Quando ero giovane, anche più giovane di te, non trovavo nessuno che mi rassomigliasse. Avevo la sensazione di vivere in una solitudine completa e non parlavo mai con nessuno di quello che realmente pensavo. Mi rifugiai interamente nella pittura. …Con te ho anch'io la stessa sensazione … di parlare lo stesso linguaggio. Fin dal primo momento ho capito che avremmo potuto comprenderci … Tuttavia, Françoise sapeva di Dora Maar perché tutti ne parlavano.
Muoiono, nel 1946, Gertrude Stein e Nusch, moglie dell'amico Eluard, alle quali Picasso era legato da lunga amicizia. Anche ora Picasso lavora intensamente ed è presente con mostre in tutto il mondo. Esegue litografie acqueforti ed acquetinte per illustrare testi di manoscritti spagnoli. Nel 1949, realizzata per il manifesto del Congresso mondiale della pace che si terrà a Parigi nell'aprile dello stesso anno, esegue la litografia con la cosiddetta "colomba della pace" che diventerà famosa in tutto il mondo. La nascita di Paloma lo porta ad interessarsi nuovamente ai temi "madre e figlio", "figure incinte", "donne sedute", "bambini che giocano". Si dedica alla scultura, realizza ceramiche, esegue variazioni di dipinti di Courbet e di El Greco, compone assemblaggi di materiali ed oggetti vari. A settant'anni Picasso è ancora molto attento ai fatti politici che accadono nel mondo: nel 1951 a Vallauris, dipingerà Massacro in Corea per protesta contro l'invasione americana.
Ma anche quella con Françoise fu una relazione molto tormentata: Picasso … - dirà Françoise era gelosissimo, avrebbe voluto che si vestisse da monaca affinché nessun altro la guardasse, … mentre le donne entravano e uscivano nella sua vita come lucciole attratte da una lanterna; le fissava sulla tela, le usava sessualmente e quando era stanco le gettava via. Invecchiando inoltre iniziava a manifestare singolari manie. Françoise sarà l'unica donna a lasciarlo, ed inoltre si risposerà. Dal suo libro Vita con Picasso, (Garzanti, 1964) leggiamo … Dopo tutto la sorte di quelle donne non dipendeva unicamente da loro stesse, ma in gran parte anche da Pablo. Come pure la mia. Olga, ad esempio, è fallita perché esigeva troppo. Marie-Thérèse non chiedeva nulla, era molto dolce, eppure fallì anche lei. Poi venne Dora Maar che era molto intelligente, un'artista in grado di capirlo meglio delle altre. Ma anche lei fallì, benché come le altre, credesse in lui. Non poteva sopportare l'idea che gli sopravvivesse e agli inizi le diceva: Ogni volta che cambio donna, dovrei bruciare la precedente. Così me ne sbarazzerei, e non sarebbero tutte lì a complicarmi l'esistenza. Questo forse mi ridarebbe anche la giovinezza. Si uccide la donna e si cancella il passato che essa rappresenta". Ed ancora: "E tu credi che la gente si interesserà a te? Nessuno lo farà mai, per quello che tu sei. Anche se crederai che lo faccia, sarà soltanto una specie di curiosità per una persona la cui vita è stata legata così intimamente alla mia. E nella tua bocca resterà soltanto un sapore di cenere. Per te la realtà è morta, finisce qui. Se cerchi di fare un passo fuori dal mio universo, che è diventato il tuo, perché ti ho scoperto quando eri giovane e non ancora formata, e ho tutto bruciato intorno a te - tu vai dritta nel deserto. E se mi lasci, è proprio quello che ti auguro". Ma Françoise lo sapeva benissimo e continua .. se ero destinata a vivere nel deserto, come egli profetizzava, volevo sforzarmi di farlo e vedere se riuscivo a sopravvivere, se non altro per trovare me stessa. Per dieci anni ero vissuta nella sua ombra consacrandomi ad alleviare le pene della sua solitudine. Ma poiché avevo capito che egli viveva in un mondo chiuso in se stesso e che la sua solitudine era totale, volevo esplorare la mia.

Picasso ormai è ultrasettantenne ma non si rassegna a non avere vicino una donna. Nell'ottobre del 1952 nota la giovane Jacqueline Roque, (1927 - 1986) divorziata, e per lei perde la testa. Non si lasceranno più: Picasso morirà l'8 aprile 1973 a Mougins, all'età di 91 anni, mentre Jacqueline, che l'artista aveva sposato in gran segreto ormai ottantenne, e solo per dispetto, rinnegando la promessa fatta a Françoise, nel 1986, si toglierà la vita.
Nel settembre del 1953 interrompe anche una relazione che intratteneva con l'amante segreta Geneviève Laporte. In questo periodo riprende il tema de "il pittore e la modella" particolarmente ispirato anche alla conoscenza della diciannovenne inglese Sylvette David che poserà per quaranta suoi disegni e dipinti ad olio eseguiti in un solo mese. Paradossalmente, Picasso riscuote con queste opere un grande interesse, vuoi per il gradevole aspetto della giovane modella che portava in modo particolare la coda di cavallo, alla moda, alta sulla nuca, acconciatura che fu poi adottata da molte ragazze, e, in secondo luogo, per il suo stile: era il momento in cui l'artista rendeva possibili le deformazioni dell'arte moderna, divenendo, suo malgrado "il grande mediatore" tra l'arte attuale, radicalmente innovativa, e quella tradizionale maggiormente apprezzata. Durante la lunga convivenza con Jacqueline Picasso lavora intensamente, come non mai, dipinge numerosi ritratti della sua compagna, teste e busti di Jacqueline ed anche di Sylvette. Realizza le cosiddette "sculture pieghevoli", per cui utilizza piani sovrapposti, legno e sottile lamiera ritagliata, modellata e dipinta. Intanto la sua vita viene turbata dalla morte di Matisse, artista che stimava molto, in sostanza c'è solo Matisse, diceva Picasso; nello stesso anno 1954 perde gli amici Laurens, Derain, e Raynal. Più avanti, nel 1963 morità Braque, nel 1966 André Breton e, nel 1968, il fedele Sabartés.
Picasso sta vivendo il momento più importante del suo successo ma paradossalmente quella condizione di ampio consenso gli impedisce di trovare stimoli, forti, come lui vuole; la consapevolezza di essere diventato l'icona del secolo gli insinua una dolente amarezza artistica e personale. Deve usare nuovi linguaggi per esprimere la sua arte, lavorare furiosamente per convincersi che la sua forza, o meglio la sua furia, non è venuta meno. La sua virilità è intonsa e deve dimostrarlo al mondo. Ma la ricerca espressiva si rivela - forse anche giustificatamente - arida. Interpreta opere di grandi maestri producendo numerosissime serie di variazioni, sono queste intese come fonti da elaborare, a modo suo, ed ovviamente non ne rispetta alcun principio, né compositivo né coloristico, né tantomeno stilistico. I suoi riferimenti: Ingres, Delacroix ma soprattutto Velazquez, Manet, David. Una produzione di dipinti e disegni quasi unica che prende spunto dai suoi temi preferiti trattati - con insistenze diverse - nel corso della vita. Ma il tratto che contrassegna tutta la produzione di questo periodo è sempre più ripetitivo, "quasi autistico". Si dedica intensamente alla ceramica, poi di nuovo alla pittura e poi ancora alla grafica. Tra l'altro il panorama artistico è mutato. L'Europa sta vivendo un periodo di grandi cambiamenti e Picasso ha con l'arte del tempo un rapporto alquanto conflittuale. Per lui non c'è nulla di nuovo, molte "maniere" gli sono già consuete, lui ha già provato, indagato, sperimentato. Vive ritirato dalla vita pubblica, è anziano ed anche la salute, che era sempre stata ottima, diviene precaria. Ma reagisce, protesta, vuole sopravvivere e si sforza enormemente lavorando e confermando la sua sorprendente vitalità. Tuttavia, non sempre la qualità trova corrispondenza nella quantità, le sue opere sembrano appunti, riflessioni del momento, diari di giornata, sovente appaiono incompiute, sembra non abbiano contenuti, non raccontino niente, ma dimostrano una padronanza della tecnica e un'abilità manuale immutate. Sono dedicate ai suoi temi consueti: ritratti, nudi, scene di contenuto sessuale, pittore e modella, orripilanti vecchioni che guardano il pittore e la modella. E Picasso non ha scelta: allude a se stesso, attraverso un triste autotrionfalismo crea un' umoristica caricatura del suo personale decadimento fisico.
Ancora una volta produce moltissimo. Tra gli 87 e i 91 anni, numerose sono le opere catalogate che si conoscono: "tra il 16 marzo e il 5 ottobre 1968 produsse 347 acqueforti, tra il mese di gennaio del 1969 e la fine del mese di gennaio del 1970 dipinse 167 tele, tra il 15 dicembre del 1969 e il 12 gennaio del 1971 realizzò 194 disegni. Tra il gennaio del 1970 e il marzo del 1972 seguono altre 156 acqueforti, 172 disegni tra il 21 novembre 1971 ed 18 agosto 1972, infine 201 dipinti tra il 25 settembre 1970 e il 1 giugno 1972 - Ecco, dunque, un'ultima prova di abbandono ad una creatività dirompente e multiforme, inesauribile e incomprimibile, espressione della vita dell'artista. Quest'arte così palese è, dunque, impregnata di realtà e segna i momenti più importanti della vita affettiva del pittore.

Come si è detto, con eccezionale energia, realizza una quantità impressionante di incisioni, in particolare ci soffermiamo sulla cosiddetta Suite 347 realizzata dal 16 marzo al 5 ottobre del 1968, composta, per la maggior parte di acqueforti, ispirata a diversi motivi ricavati dal mondo del circo, della corrida, del teatro e della commedia e che culmina con una sequenza di raffigurazioni erotiche che non mancano di un certo umorismo. Tra i vari argomenti trattati nell'ambito della Suite Picasso dedica particolare interesse a quello della Celestina. Trattasi in questo caso di illustrazioni che accompagnano l'opera La Celestina dello scrittore spagnolo Fernando de Rojas (1465-1541). Titolo originale dell'opera La comedia de Calixto y Melibea o Libro de Calisto y Melibea y de la puta vieja Celestina, pubblicata nel 1499. La vicenda si impernia sull'amore di Callisto per Melibea e trova la sua forza drammatica nell'azione dell'astuta mezzana Celestina, esperta di tutti i raggiri, incurante dei mezzi pur di raggiungere il proprio fine, perversa, simulatrice astuta, calcolatrice lucida ed accorta. Ella favorisce l'unione dei due giovani, provocandone però anche la morte e cadendo ella stessa vittima dei propri intrighi. Da un lato dunque la figura perversa di Celestina - e ritroviamo fortemente ancora una donna nei suoi interessi - emerge con prepotenza dalle pagine del romanzo, mentre dall'altro, ci viene resa la narrazione squisitamente poetica di un amore sognante, ideale e tormentato. Il romanzo divenne così popolare che dire Celestina significava riferirsi ad una donna "ruffiana" o "mezzana". Picasso era in possesso del libro fin da adolescente e ne collezionò diverse edizioni antiche ed è per questo che il tema della Celestina appare molto presto nella sua produzione. Già nel 1904, prima di partire per Parigi, Picasso che in quel momento viveva a Barcellona, realizza un'opera che ha per soggetto una mezzana, o protettrice, cieca da un occhio, appunto la Celestina, che per il pittore diventa simbolo della Spagna licenziosa. La donna ritratta ha un'inquietante somiglianza con la zia di Picasso, Pepa. Tuttavia la modella del quadro giovanile fu Carlota Valdivia, che abitava a pochi passi dalla casa del pittore. E che per Picasso non ha ancora valenza erotica. Il tema tornerà in altre sue opere fino alla rielaborazione nella Suite dove Celestina è anche profumiera, esperta di cosmesi "di ricostruzione di verginità" , insomma "un poco strega".
Anche il tema del Minotauro entra presto negli interessi del pittore. All'età di soli nove anni dipinge El picador, rappresentato da tre persone che assistono alla corsa del toro. Ben presto il toro si trasformerà in minotauro associato quasi sempre a figure femminili, in contesti torbidi o violenti e appare insistentemente nei suoi quadri quando le situazioni personali sono difficoltose, di sofferenza oppure esaltanti per la conoscenza di un nuovo amore. E' chiaro che l'artista si identifica in esso, perché il Minotauro incarna contemporaneamente "la bestialità primitiva e l'amore, il carnefice e la vittima, unisce in sé l'animale e l'uomo, il maschio e la femmina" e probabilmente incarna anche il concetto di bisessualità, comportamento che non è sconosciuto a Picasso. Ed ecco scorrere sangue nell'arena, affiorare le viscere delle bestie, ecco la verità che esce dal ventre e dal cuore del toro.
Ma Picasso non si accontenta, osa e sfida la morale comune, lui che è quasi novantenne. Dà vita a numerose incisioni che rasentano il pornografico, tanto sono dirette e verosimili, schernisce il clero e tratta papi e cardinali alla stregua degli uomini dei bordelli: anch'essi sono uomini e per lo più viziosi, dimostrando una verve anticlericale che alla fine si rivela spassosa. E dunque la serie delle incisioni dedicate a Celestina, ed in particolare quella dedicata a Raffaello e la Fornarina, sono particolarmente attente alle anatomie.
D'altra parte, già agli inizi del secolo, tracce di poesia erotico-satirica, brani di tradizione letteraria spagnola, colta e popolare, avevano suscitato l'interesse di Picasso, ma anche strofe lette nei caffè di Barcellona, Madrid, Parigi. Picasso osserva, prematuramente conosce la strada, i luoghi della seduzione, bordelli, taverne, case da gioco. Si diverte a fare schizzi, illustrare testi con prostitute e bordelli e così da subito, fin dall'adolescenza, l'erotismo è presente nelle sue opere e si esprime maggiormente nella simbiosi tra sacro e profano, tra il "bon amour" e il "mal amour". Tuttavia sono, quelle di questi anni, dei divertissements, già presagi di quell' intensa sensualità che apparirà in seguito nelle opere di tutta la sua vita ed anche laddove non esplicitamente viene citato il sesso, trapela nei tratti e nella materia, una sensualità delicatamente suggestiva, a volte maliziosamente provocatoria, altre invece marcatamente decisa e resa.

La Suite di 347 incisioni si avvia il 16 marzo 1968 con un acquaforte su rame dal titolo Picasso, la sua opera e il suo pubblico. Avvia alla lettura della Suite e ci fa intendere i contenuti che via via si incontreranno. In questa prima incisione Picasso ci dimostra tutto ciò che farà fino al 5 ottobre dello stesso anno: l'amore ovunque, il sesso ovunque, indissociabili ed antagonisti. Ed è proprio nel registro della sensualità e della sessualità che l'incisione, ed in particolare la Suite 347 diviene confidenziale, quasi una storia personale ed intima dell'artista. Picasso declina le mille possibilità di usare o di abusare di una donna, l'erotismo è onnipresente in un'atmosfera da bordello dove delle giovani donne impudiche e sensuali si offrono alla concupiscenza di un uomo che sa di trarre di li a poco profitto dal compenso dato alla Celestina. Ed è lui l'uomo che guarda, che paga per il piacere, è lui il vecchio buffone ma è un vecchio attivo, ancora immerso in una grande tensione erotica. Ma l'atto sessuale compare trionfalmente solo negli episodi dedicati a Raffaello e la Fornarina. Come è noto, la vita di Raffaello ha sempre affascinato gli artisti e il pubblico, le sue relazioni amorose sono citate anche dal Vasari nelle sue Vite. Spesso nelle raffigurazioni di questo nucleo compare il papa Giulio II, che guarda e si diverte della scena che ha davanti agli occhi: e qui sta il dramma dell'impotenza sopraggiunta, della tortura e del dolore. Venticinque incisioni di conturbanti atteggiamenti, di libero istinto, di grande amarezza celata da un'intelligente ironia.
Dal 29 agosto al 9 settembre, esegue sul tema venticinque incisioni, in esse la donna, come sempre, è presente, profondamente presente, ma l'impeto virile dell'artista viene a scemare e la donna sarà di un altro. Il pittore può solo guardare, il suo rapporto con la modella è di contemplazione ed è comprensibilmente visibile l'ammissione dolorosa del tradimento del corpo. E' vero, ironia, sarcasmo, curiosità ed anche compiacimento si ritrovano in queste opere ma uno sguardo deve essere riservato all'ultima incisione della serie Couple d'amoureux (Raphael e la Fornarina: fin). La dolcezza e la tenerezza di quell'abbraccio ripagano di quell'insistente ostentazione sessuale sfacciatamente e sgarbatamente e indifferentemente mostrata per una vita intera e permette all'uomo, sul finire della vita, di formulare un commiato. Picasso perde il suo paradiso e, in un'ironica allegoria della vita, la Suite assume tutto il suo senso.

Dunque scorrendo la vita dell'artista attraverso mogli, compagne ed amanti, donne senza volto, subito dimenticate, ci si potrebbe veramente convincere che la donna sia stata la liaison di tutta la sua opera, fonte ispiratrice, modella da scomporre e comporre ed ancora ricomporre, donna da domare, da amare fino alla fine. Ma Picasso sa, sente di essere incapace di amare. Egli stesso dirà a Françoise, alla sola amante che gli sfuggì di mano: "Morirò senza avere mai amato". Per questo forse avrà comportamenti crudeli, insensibili verso tantissime persone: amanti, amici, figli. Usa, foss'anche solo per la sua arte, tutti coloro che si innamorano di lui, chi gli vuole bene, chi gli è accanto. Non a caso, delle tantissime biografie e studi redatti su di lui, esaltanti, celebrativi, osannanti, alcune presentano un Picasso nascosto, incredibilmente odioso, crudele, perverso, sleale.