martedì 19 ottobre 2010

Luisa Crepax:"C'è tanto di me in quel personaggio complesso"

«Guido era un viaggiatore immobile Quelle storie, un ritratto di famiglia»
Sulla carta d' identità disegnata da Guido Crepax, Valentina Rosselli, fotografa, nubile, risulta residente a Milano in via De Amicis 45. «Era la nostra casa: ci abbiamo abitato per più di trent' anni, da quando io e Guido ci siamo sposati, nel 1960» racconta Luisa Crepax, che vive ancora nella stessa strada, ma dall' altro lato. «Negli anni ' 90, dopo lo sfratto, abbiamo dovuto lasciare quella casa all' ultimo piano, con quel terrazzo stupendo - su quel terrazzo Valentina trova un astronauta caduto tra le sue piante - quella che per tutti era e rimane la casa di Valentina». Nel nuovo indirizzo, Guido Crepax ha vissuto e lavorato per una decina d' anni, fino alla morte (31 luglio 2003). Qui ci sono ancora tante tavole originali, i piani delle battaglie che lui riproduceva (Pavia, Azincourt, Waterloo) e i soldatini che disegnava uno per uno. «Per quelle battaglie da tavolo, Guido aveva scritto regole rigorose: sono ancora contenute in un quaderno, con la sua calligrafia. Con lui venivano a giocare tanti amici, uno per tutti, Claudio Abbado. Ma non c' erano solo i soldati: c' erano i ciclisti, la Formula uno...». E l' Orlando furioso. «L' Ariosto era una sua grandissima passione: mi ricordo - eravamo sposati da poco - che me ne leggeva a voce alta le stanze». La scrivania, cioè il tavolo del nonno su cui ha sempre disegnato, invece non c' è: è stato portato alla mostra alla Triennale Bovisa, che realizza un' idea fortemente voluta dalla moglie e dai figli, raccontare cioè l' arte di Crepax nel suo rapporto con il tempo: il tempo interiore, onirico; il tempo reale, con Valentina che invecchia; il tempo della storia, che irrompe con i ricordi di Trotzkij e della rivoluzione russa; il tempo dilatato che abbraccia il passato remoto del sottosuolo e l' apparire futuribile di esseri degli altri mondi. «Mio padre era un viaggiatore immobile: tutte le sue avventure si compivano alla scrivania. Avventure interiori, senza limiti, in cui ogni elemento - libri, musiche, film ma anche piccoli fatti quotidiani - veniva trasfigurato» dice il figlio Antonio. Dei viaggi reali, dell' aereo soprattutto, Crepax aveva orrore. «Una volta stabilito il contatto con Louise Brooks, l' ispiratrice di Valentina, la grande attrice dei film di Pabst che ormai viveva in povertà nella East Coast degli Stati Uniti - racconta la moglie - Vincenzo Mollica propose a Guido di accompagnarlo in America a visitare la vecchia signora. Guido si rifiutò, al suo posto andò Hugo Pratt». Che poi usò la Brooks per un personaggio. Tra le mille immagini di Valentina, in casa Crepax c' è una foto incorniciata di Louise Brooks, come appare nel Vaso di Pandora - Lulu di G.W. Pabst, 1929. Quella foto stava sul tavolo di lavoro di Guido. Ma Valentina è solo Louise Brooks? «C' erano tante cose dentro quel personaggio - ricorda la moglie -. Anche io sono presente, anche se all' epoca non avevo ancora la frangia: però lei aveva sofferto da giovanissima di anoressia mentale, come me; aveva fatto il liceo al Berchet, come me. Quando nasce il nostro terzo figlio, anche Valentina ha un figlio. Il nome, poi, c' era in famiglia: è il nome della prima figlia del fratello di Guido, Franco». Sulla frangia ci fu una polemica con i Vergottini: dicevano che l' avevano inventata loro. «Oreste del Buono rispose: Louise Brooks esisteva molto prima dei Vergottini». Certo, Crepax non voleva una bionda come Barbarella: Valentina come Luisa (e come Louise Brooks) ha i capelli nerissimi. Valentina «nasce» ufficialmente nel ' 65, sul secondo numero di Linus, la rivista di comics fondata da Giovanni Gandini (in origine il protagonista era Neutron, ovvero Philip Rembrandt, il suo fidanzato: ma quando appare lei, cambia tutto). Da allora, per trent' anni, continuerà a vivere nelle tavole del suo creatore e nell' immaginario dei suoi ammiratori in tutto il mondo. Ma che faceva Crepax prima di Valentina? «Disegnava, faceva illustrazioni pubblicitarie: con la campagna per la Shell vinse la Palma d' oro nel ' 57. Faceva copertine di libri (per Ricordi, per esempio, e suoi disegni sono anche su alcuni libretti d' opera), di dischi jazz. Lavorava per Tempo medico, dove nasce la prima storia a fumetti pubblicata da Guido, le "clinicommedie", illustrazione disegnata di un caso clinico». Lavorava sempre, non c' erano sabati domeniche o altre feste. Alternando le storie di Valentina con i classici della letteratura: Kafka, Henry James, Stevenson. E ci sono anche i grandi libri della letteratura erotica, Histoire d' O, Emmanuelle, Justine. In Francia scrivono di lui Roland Barthes e Alain Robbe-Grillet; il regista Alain Resnais telefonava direttamente a Milano per ricevere subito le nuove storie. «Ma Guido non amava muoversi, le uniche uscite che faceva, erano per andare al cinema. Poi, stava in casa. E voleva che tutto e tutti fossimo vicini a lui. Non credo di essere mai stata invitata fuori a cena da lui».

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