giovedì 25 novembre 2010

Certe cose...

Certe cose ci puntano contro il dito e ridono.
Certe cose si nascondono agli occhi della gente
e si odono piangere sommessamente.
Certe cose cadono dal cielo:cose nere informi, mostri della notte e terrore dei giorni.
Certe cose sembrano essere state predisposte da Dio e dal Diavolo.
Certe cose sembrano nate in un abisso
e cresciute nelle tenebre.
Certe cose portano l’immagine della bontà come se il fuoco ve l’avesse scolpita in bassorilievo.
Certe cose ridono fino a divenire teschi e poi continuano a ridere.
Certe cose sono come alberi di pesco,portano a lungo frutti verdi.
Certe cose sono come il vino che uno beve soltanto per ubriacarsi.
Certe cose colpiscono il cuore come un colpo di gong,così che poi risuona a lungo.
Certe cose schiacciano il cuore come se fosse uno scarafaggio.Ed è orribile, come spiaccicare uno scarafaggio.
Certe cose sono come il fulmine:possono essere guidate anche se pericolose.
Certe cose sono come pensieri dal piede pesante,hanno il piede pesante anche se abitano il cielo.
Certe cose sono come le aquile.Vivono in alto possono benissimo dimenticare la valle.
Certe cose sono come il terremoto:utilizzano tutte le nostre paure.
Certe cose sono come la Bellezza che è morta da tempo:solo l’acqua profonda del pozzo può lavarle e destarle.”
Emanuel Carnevali




martedì 23 novembre 2010

“La ballerina Anita Berber”

Anita Berber (Lipsia, 10 giugno 1899 – Berlino, 10 novembre 1928) è stata una ballerina, attrice e scrittrice tedesca, vissuta nel periodo della Repubblica di Weimar e ritratta da Otto Dix nel celebre dipinto “La bellerina Anita Berber”.
Nata da genitori bohemién (un’artista di cabaret e un violinista) presto divorziati, viene cresciuta dalla nonna a Dresda. Durante l’adolescenza intraprende studi di danza sotto la direzione di Rita Sacchetto ed Emile Jacques-Dalcroze.
All’età di 16 anni si trasferisce a Berlino dove, nel 1917, debutta come ballerina di cabaret. Nello stesso periodo intraprende una carriera di modella per riviste di moda come Die Dame e Elegante Welte. Comincia a danzare nuda nel 1919, è infatti la prima ballerina a danzare nuda nella Germania di Weimar. Diviene rapidamente celebre per il suo essere scandalosa, ambigua, bisessuale e per il suo smodato uso di droghe.
Danza spesso indossando un pesante trucco, che nelle foto in bianco e nero e nei film dell’epoca risulta di un nero intenso, sottolineando così le sue labbra sottili e i suoi occhi. Taglia i suoi capelli in un caschetto alla moda, che colora spesso di rosso, così come appare ritratta da Otto Dix nel celebre dipinto del 1925 “La ballerina Anita Berber”.
Appare spesso nelle sue performance in compagnia dell’amico e talvolta amante Sebastian Droste, che possiamo vedere nel film Algol del 1920, caratteristico per i capelli pettinati all’indietro con abbondante brillantina e basette arricciate a formare dei tirabaci. In scena entrambi appaiono indossando null’altro che un perizoma, e Anita occasionalmente indossa un corsetto ben al disotto del petto, mettendo così in evidenza il suo piccolo seno.
Dal 1918 comincia a lavorare nel cinema e reciterà in una ventina di film muti, tra i quali alcune pellicole ascrivibili al genere espressionista e film di educazione sessuale diretti da Richard Ostwald.
Nel 1922 Anita Berber viene richiesta da Fritz Lang nel film Il dottor Mabuse, in sostituzione della protagonista, l’attrice norvegese Aud Egede Nissen, nelle scene di danza: sul palcoscenico la danzatrice, di una figura più esile rispetto all’attrice, per pochi secondo mostra il seno, coprendolo subito con le mani.
La dipendenza della Berber dalla cocaina e la bissessualità di cui non fa mistero, diventano argomento di pettegolezzo pubblico. Si diceva fosse la schiava sessuale di una donna e avesse un’amante di 15 anni. La si può incontrare frequentemente nella Berlino di quegli anni nelle hall di alberghi, in nightclub e casinò coperta solamente di una elegante scialle di zibellino, con una scimmietta e una spilla d’argento contenente della cocaina.
Oltre ad essere una cocainomane la Berber era anche un’alcolista, ma all’età di 29 anni deve disintossicarsi improvvisamente e completamente. Riferisce Mel Gordon nella biografia The Seven Addictions and Five Professions of Anita Berber che le fu diagnosticata una galoppante tubercolosi durante una tournée all’estero.
Muore il 10 novembre 1928 nell’ospedale di Kreuzberg e viene sepolta al Cimitero di San Tommaso a Neukölln.


Otto Dix "La ballerina Anita Berber"

venerdì 19 novembre 2010

Questo Amore

Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E' tuo
E' mio
E' stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

Jacques Prévert


giovedì 18 novembre 2010

Il Palombaro,poesia visiva di Corrado Govoni

da "Rarefazioni e parole in libertà" (1915)

È un caso rarissimo questo nella poesia italiana, che mette in scena veri e propri disegni con definizioni esasperatamente analogiche degli elementi raffigurati. Il sincretismo fonde parole, oggetti e immagini dando espressione figurale al significante. Così il palombaro diventa "Burattino per il teatro muto dei pesci, acrobata profondo, spauracchio, becchino mascherato che ruba cadaveri d'annegati, uomo pneumatico, assassino ermetico", armato di un'accetta che è un "boia sottomarino". Ed il cavo che lo lega alla superficie e gli fornisce aria e quindi vita, si trasforma sia in "cordone ombelicale" sia in "lenza" - con il palombaro allora "esca". La medusa è la "giostra fosforescente di cavallucci marini", le ostriche sono "cofani di sputi e di perle" e così via... Analogia dopo analogia Govoni, che già nelle sue poesie "normali" coltiva questa iperbole della similitudine, tratteggia tutto un quadro sottomarino.

domenica 14 novembre 2010

Prima di venire

Prima di venire
Portami tre rose rosse
Prima di venire
Portami un grosso ditale
Perché devo ricucirmi il cuore
E portami una lunga pazienza
Grande come un telo d'amore
Prima di venire
Dai un calcio al muro di fronte
Perché li dentro c'è la spia
Che ha guardato in faccia il mio amore
Prima di venire
Socchiudi piano la porta
E se io sto piangendo
Chiama i violini migliori
Prima di venire
Dimmi che sei già andato via
Perché io mi spaventerei
E prima di andare via
Smetti di salutarmi
Perché a lungo io non vivrei.

A.Merini



Self Portrait

"Arrampicata Asociale"


"Sunday Morning"


"My Legs are Tired"


"Che me ne faccio di Voi,Piedi,se ho le Ali per Volare"

martedì 9 novembre 2010

La donna che non ebbe mai una sua camera da letto



Kiki de Montparnasse

Modella, cantante, ballerina di cancan, cabarettista e pittrice, Kiki de Montparnasse, al secolo Alice Ernestine Prin, è spesso ricordata, oltre che per il suo contributo alla Storia dell'Arte, per il comportamento scandaloso e irrequieto, che l'accomuna ad altre icone dell'emancipazione femminile d'inizio secolo, come Colette, Meret Oppenheim, Edith Piaf.
Nata a Châtillon-sur-Seine, Borgogna, e presto abbandonata dai genitori, Kiki visse con la nonna e i fratellastri fino all'età di dodici anni, quando, in cerca di un lavoro e di una sistemazione migliore, si spostò a Parigi, città che avrebbe amato profondamente - non sempre ricambiata - e dalla quale non si separò mai di buon grado, neanche quando gli studios della Paramount la chiamarono per partecipare al kolossal dei kolossal: I dieci comandamenti (1956, Cecil B. De Mille).
A Parigi, e in particolare a Montparnasse, Kiki conosceva tutti e tutti conoscevano Kiki. Kiki l'amica di Modigliani, di Soutine, di Foujta; Kiki la compagna di Man Ray per sei anni, oltre che la sua modella preferita (è lei la "cassa di risonanza" de Le Violon d'Ingres, 1924); Kiki e le sue forme che ispirarono Calder, Kisling, Utrillo e tanti altri; Kiki che con il suo spirito libero e la sua naturalezza nell'approccio con il moderno e il non convenzionale incarnò, come pochi altri, la vera essenza di quel grande emporio cosmopolita che fu l'Ecole de Paris.


lunedì 8 novembre 2010

Un Incontro Inatteso


Siamo molto cortesi l'uno con l'altro,
diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.
Le nostre tigri bevono latte.
I nostri sparvieri vanno a piedi.
I nostri squali affogano nell'acqua.
I nostri lupi sbadigliano alla gabbia aperta.
Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
I pipistrelli gia' da tanto sono volati via dai nostri capelli.
Ci fermiamo a meta' della frase,
senza scampo,sorridenti.
La nostra gente
non sa parlarsi.

Wislawa Szymborska
(nella foto Man Ray e Kiki de Montparnasse )

Ma io vi prevengo che vivo..


Ma io vi prevengo che vivo
per l'ultima volta.
Nè come rondine,
nè come acero,
nè come giunco
nè come stella,
nè come acqua sorgiva,
nè come suono di campane
turberò la gente,
e non visiterò i sogni altrui
con un gemito insaziato.

Anna Achamatova
(nella foto Meret Oppenheim by Man Ray)

domenica 7 novembre 2010

Marina Cvetaeva

Superficialità! – Caro peccato,
Compagna mia e nemica mia carissima!
Tu versasti il sorriso nei miei occhi,
E la mazurka in tutte le mie vene.
Da te ho imparato a non tener l’anello,
Non m’avrebbe la vita presa in sposa!
A cominciare a caso, dalla fine,
E a finire però sempre daccapo.
A essere fuscello, e essere acciaio,
In questa vita, in cui si può sì poco...
A scioglier la tristezza con la cioccolata,
E a sorridere in viso a chiunque passa!

3 marzo 1915

ANAIS E JUNE

“La vita ordinaria non mi interessa. Cerco solo i grandi momenti. Voglio essere una scrittrice che ricorda agli altri che questi momenti esistono…”. Anais Nin è stata una delle scrittrici più controverse del 900 nonchè un'icona del movimento femminista. Un giorno conobbe lo scrittore Henry Miller e la sua bella moglie June e intrecciò con entrambi una relazione...



Da “Il Diario” di Anais Nin 1931-32

“Henry è arrivato con June. Qundo June mi è venuta incontro, avanzando nell’oscurità del giardino verso la luce della porta, ho visto per la prima volta la donna più bella del mondo”

“June. La sognai di notte, non magnifica e travolgente come è lei, ma piccolissima e fragile, e l’amai.”

“ Il suo viso incredibilmente bianco, mentre si ritirava nell’oscurità del giardino, ha posato per me, al momento di partire. Avrei voluto correre fuori per lasciare la sua bellezza fantastica, poi dirle: “Non saprò più chi sono, cosa sono, cosa amo, cosa voglio […] Ti porti via una parte di me riflessa in te.”

“Volevo rivedere June. Quando riemerse dall’oscurità, mi parve ancora più bella della prima volta. Insidiosa, infinitamente desiderabile, la sentivo trascinarmi verso di lei come la morte.”

“Uscendo dal teatro, la prendo sottobraccio. Lei fa scivolare la sua mano nella mia e le nostre dita si intrecciano. Ero infinitamente commossa dal tocco della sua mano.”

“June non raggiunge il centro sessuale del mio essere , come lo raggiunge un uomo. Non è quella la corda che tocca. E allora che cosa suscita in me?”

“Voglio afferrare le mani di June e scoprire se questo amore per una donna è reale o no. Perché lo voglio? Forse sto portando alla luce emozioni oscure e misteriose (come vuole fare o fa costantemente Henry)”

“Prendemmo un appuntamento, June e io. Sapevo che sarebbe arrivata in ritardo e non m’importava. Io arrivai prima dell’ora stabilita, quasi malata di tensione e di gioia. Che gioia profonda vedere la folla che si muoveva a piccoli passi frettolosi, mentre lei si avanzava a grandi passi verso di me, risplendente, incredibile. Non riuscivo a crederci. La presi per mano…”

“Non faccio che pensare a lei giorno e notte. Appena la lasciai ieri, ci fu un vuoto doloroso e tremai di freddo. Amo le sue stravaganze, la sua umiltà, la sua paura di delusione.”

“Volevo distruggere con la violenza e l’animalità le mie tenui fantasie, le mie illusioni e la mia ipersensibilità. Poi venne June che esaudì i desideri della mia immaginazione e mi salvò. O forse mi uccise perché ora mi sono incamminata sulla strada della follia.”

“L’intensità ci sta distruggendo tutt’e due. E’ contenta di partire. E’ sempre in fuga. Ora sta scappando da Henry. Ma io non riesco a sopportare la separazione perché è fisica, e ho bisogno della sua presenza.”

“Era ora di separarsi. La misi in un taxi. Sedeva lì, sul punto di lasciarmi, e io le stavo vicino, in piedi, in preda al tormento. “Voglio baciarti, voglio baciarti” - disse June. Mi offrì la bocca e io la baciai a lungo.”

“ Se esiste una spiegazione del mistero, è questa: l’amore tra donne è un rifugio e una fuga nell’armonia e nel narcisismo invece che nel conflitto. Nell’amore tra uomo e donna ci sono resistenza e conflitto, due donne invece non si giudicano a vicenda, stringono un’alleanza. In un certo qual modo è amor di sé. Io amo June perché è la donna che mi piacerebbe essere. Non so perché June ami me.”


venerdì 5 novembre 2010

Nè mistero,nè dolore...

Ne' mistero ne' dolore,
ne' volonta' sapiente del destino:
sempre quell'incontrarci ci lasciava
l'impressione di una lotta.
Ed io, indovinato dal mattino
l'attimo del tuo arrivo,
percepivo nei palmi socchiusi
il morso leggero di un tremito.
Con dita arse gualcivo
la variopinta tovaglia del tavolo...
capivo fin da allora
quanto e' angusta questa terra.

Anna Achmatova

giovedì 4 novembre 2010

Il Tango del Sole a Scacchi



















Sai quando le persone hanno certe piccole abitudini che ti danno fastidio,come...Bernie!
A Bernie piaceva masticare la gomma.No,non masticarla.Fare "POP" con la gomma.Un giorno sono tornata a casa ed ero molto nervosa e cercavo un pò di comprensione e trovo lì Bernie sdraiato sul divano che beveva birra e masticava.No,non masticava.Faceva POP!Così gli ho fatto,ho detto : "Fà un altro POP con quella gomma e...".Ahhhh.E lui l'ha fatto.Così ho tirato giù la doppietta dalla parete e gli ho sparato due colpi d'avvertimento.Dritto in mezzo agli occhi.

Ho conosciuto Ezechiele Young di Sault Lake City circa 2 anni fa.Mi ha detto di essere scapolo e abbiamo subito preso fuoco.Così ci siamo messi a vivere insieme.Lui andava a lavorare,tornava a casa,io gli preparavo l'aperitivo,la cena.E poi l'ho scoperto.Scapolo aveva detto?Scapolo un CAZZO.Non solo era sposato,oh no,aveva sei mogli.Era uno di quei mormoni,capito?Così quella sera quando è tornato da lavoro gli ho preparato l'aperitivo come al solito.Sapete,certi uomini proprio non lo reggono l'arsenico.

Me ne stavo in piedi in cucina a tagliare il pollo per cena e mi facevo gli affari miei.
Mio marito Wilbur entra come una furia pazzo di gelosia."Ti sei ripassata il lattaio" dice.Era impazzito.E continuava a urlare : "Ti sei ripassata il lattaio!".E poi si è tuffato sul mio coltello.Si è tuffato sul mio coltello ben 10 volte.

Io e mia sorella Veronica facevamo un numero di varietà insieme e mio marito Charlie viaggiava con noi.Nell'ultima parte del nostro numero facevamo 20 esercizi acrobatici.1,2,3,4,5,spaccata,aquila ad ali spiegate,salto mortale,flic flac uno dietro l'altro.Allora una sera prima dello spettacolo eravamo all'hotel Cicero solo noi 3 a sbevazzare e a farci qualche risata e restiamo senza ghiaccio così io vado a prenderne un pò.Ritorno in camera,apro la porta e ti trovo Veronica e Charlie che fanno il numero 17 : l'aquila ad ali spiegate.Bhe,si vede che sono talmente in stato di shock che vado completamente in tilt e dimentico tutto.E' stato soltanto dopo,mentre mi lavavo via il sangue dalle mani che ho capito che erano MORTI!

Io amavo Alipshit più di quanto fosse possibile.Era un artista vero quel ragazzo.Sensibile.Un pittore.Ma era sempre alla ricerca di se stesso.Usciva tutte le sere per cercare se stesso e lungo la strada trovava : Roth,Gladys,Rosemary.Credo si possa dire che abbiamo rotto per divergenze artistiche.Lui vedeva se stesso come vivo e io...lo vedevo...MORTO.


tratto dal film Chicago
http://www.youtube.com/watch?v=SaiFqXpNqzI

Nuvole Mediocri



About me:

martedì 2 novembre 2010

La vita,è come un dente


La vita, è come un dente
All'inizio non ci si pensa
Felici di masticare
Ma poi ecco che d'improvviso si guasta
Fa male, e preoccupati
Lo si cura non senza fastidi
E per essere veramente guariti,
Bisogna strapparlo, la vita.

Boris Vian

dal film "Musica per Vecchi Animali"


Danza nel disegno degli astri
con la farfalla che vive cento anni in un pomeriggio
il pesce fuori dall'acqua
l'insetto tagliato a metà
l'ultimo battito d'ala
poiché uguale è il dono
nell'eternità e negli istanti
ma prima che l'ora sia venuta
guai a chi separa gli amanti.

Stefano Benni
(foto:Francesca Woodman)