lunedì 31 gennaio 2011

Perchè i tramonti son pupazzi da levare?

Perchè i tramonti son pupazzi da levare?

E’ questo l’indovinello che il Cappellaio Matto pone ad Alice nel famoso film di animazione della Disney, anche se, occorre dirlo, si tratta in realtà di un vero e proprio falso storico.

Ebbene sì: l’indovinello della Disney è frutto di una falsificazione progettata a tavolino.

Il Cappellaio Matto recita effettivamente un famoso enigma nel settimo capitolo, “Un Tè di Matti”, di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, ma la formula è alquanto diversa. Non “Perché i tramonti son pupazzi da levare?”, ma il ben più famoso

“Perché un corvo somiglia a uno scrittoio?”

A queste parole il Cappellaio spalancò tanto d’occhi; ma non disse altro che:“Che differenza c’è fra un corvo e una scrivania?”

“Bene, ora ci divertiamo!” pensò Alice. “Sono contenta che si siano messi a giocare agli indovinelli. Credo di saper rispondere”.

“Cioè vuoi dire che credi di poter trovare la risposta giusta?” disse la Lepre Marzolina.

“Precisamente” disse Alice.

Nelle altre versioni cinematografiche la giusta traduzione viene rispettata. In Italia, per qualche strana ragione, no. O meglio, la ragione c’è e riguarda il nostro adattamento italiano, più eccentrico ed indipendente.

Cappellaio Matto: Perché i tramonti son pupazzi da levare?

Alice: Un indovinello? Vediamo un po'... Perché i tramonti son pupazzi da levare?

Cappellaio Matto: Ti dispiace ripetere?

Alice: Perché i tramonti son pupazzi da levare?

Cappellaio Matto: (urlando) Sono che cosa?

Lepre Marzolina: (urlando) Attento! E’ lei pu-pazza da legare!!

Una traduzione un tantino anarchica, figlia di una concezione del doppiaggio italiano che tende a servirci con il cucchiaino tutto ciò che ai loro occhi potrebbe apparirci ostico. Meglio rendere così il tutto più facile possibile. Collegare ogni tassello e, nel caso, re-inventare di sana pianta.
La traduzione originale suona più o meno così:

Cappellaio Matto: Che differenza c’è tra un corvo ed una scrivania?

Alice: Un indovinello? Vediamo un po’… Che differenza c’è tra un corvo ed una scrivania?

Cappellaio Matto: Chiedo scusa?

Alice: Che differenza c’è tra un corvo ed una scrivania?

Cappellaio Matto: (urlando) Qual è la differenza tra cosa?

Lepre Marzolina: (urlando) Attento! E’ pazza da legare!

Essendo stata creata sul momento dagli adattatori, la domanda non ha effettivamente alcuna risposta, anche se, ad essere sinceri, neppure l’originale può vantare una vera e propria soluzione.

L’indovinello del Cappellaio è stato da sempre oggetto d’innumerevoli discussioni proprio perché originariamente ideato mozzo di una qualunque risposta. Il brano recita:

“Beh, hai risolto l’indovinello?” disse il Cappellaio, rivolto nuovamente ad Alice.

“No, mi arrendo” rispose Alice. “Qual è la soluzione?”

“Non ne ho la minima idea” disse il Cappellaio.

“Nemmeno io” disse la Lepre Marzolina.

Alice sospirò, stanca. “Secondo me potreste impiegare meglio il vostro tempo” disse “invece di sprecarlo con indovinello senza risposta”.

Lewis Carroll fu immediatamente bombardato di lettere. Ammiratori, grandi e piccoli, volevano conoscere la risposta, ed a nulla valse la confessione dell’autore di aver volontariamente lasciato in sospeso quella domanda. Voleva un indovinello aperto, altro chiaro sintomo della follia del Cappellaio.

Il pubblico non si arrese. Continuò a martellarlo fino a costringerlo a creare una soluzione postuma, forzata, che inserì in una prefazione ad un’edizione del 1896: “Nessuna differenza, perché entrambi producono delle note (notes), anche se queste sono molto piatte (flat) e non vengono mai messe con la parte sbagliata davanti".

Dove sia “notes” e “flat” hanno un doppio significato. “Notes” vuol significare sia “note” (musicali) sia “bigliettini”, mentre “flat” vale tanto “piatto” quanto “bemolle”.

Con il passare degli anni le risposte al famoso indovinello si sono a dir poco moltiplicate, anche grazie al concorso indetto nel 1989 dalla England’s Lewis Carroll Society.

Le risposte oggi più quotate (oltre la postuma di Carroll naturalmente) sono le seguenti:

  • Nessuna differenza, perché Edgar Allan Poe scrisse di entrambi.
  • Nessuna, perché c’è una “B” in entrambi (“both”) ed una “N” in nessuna (“neither”).
Nessuna, perché entrambi sono dotati di penne.

Tratto da "Una Spia nella casa dell'amore",Anais Nin

"La matita per gli occhi non era un semplice ritocco a carboncino di sopracciglia bionde,ma un disegno necessario per equilibrare una caotica asimmetria.Fondo tinta e cipria non venivan messi solo per far risaltare una carnagione di porcellana,per cancellare i gonfiori irregolari causati dal sonno,ma per appianare i solchi profondi disegnati dagli incubi,per ridar forma ai contorni e alle superfici confuse delle guance,per cancellare le contraddizioni e i conflitti che deformavano la chiarezza delle linee del viso,disturbandone la purezza delle forme.Sabina deve ridisegnarsi il viso,appianare la fronte ansiosa,separare le ciglia,lavar via i segni di lacrime segrete,accentuare la bocca come su una tela,perché possa reggere quel suo sorriso esuberante"

‎"L'uomo non riusciva a mettere ordine nella sequela di gente che Sabina aveva amato,odiato,sfuggito,come del resto non riusciva a tener dietro ai cambiamenti del suo aspetto personale indicati da frasi come: "A quell'epoca avevo i capelli biondi," o: "Allora ero sposata,"né a capire chi fosse stato dimenticato o tradito;e quando, per disperazione,si attaccò a certe parole ricorrenti,scoprì che la loro ripetizione non dava origine a un disegno preciso,ma piuttosto a un'assoluta contraddizione".


giovedì 27 gennaio 2011

Il Violinista Pazzo

Non fluì dalla strada del nord
né dalla via del sud
la sua musica selvaggia per la prima volta
nel villaggio quel giorno.
Egli apparve all' improvviso nel sentiero,
tutti uscirono ad ascoltarlo,
all' improvviso se ne andò, e invano
sperarono di rivederlo.
La sua strana musica infuse
in ogni cuore un desiderio di libertà.
Non era una melodia,
e neppure una non melodia.
In un luogo molto lontano,
in un luogo assai remoto,costretti a vivere, essi
sentirono una risposta a questo suono.
Risposta a quel desiderio
che ognuno ha nel proprio seno,
il senso perduto che appartiene
alla ricerca dimenticata.
La sposa felice capì
d' essere malmaritata,
L' appassionato e contento amante
si stancò di amare ancora,
la fanciulla e il ragazzo furono felici
d' aver solo sognato,i cuori solitari che erano tristi
si sentirono meno soli in qualche luogo.
In ogni anima sbocciava il fiore
che al tatto lascia polvere senza terra,
la prima ora dell' anima gemella,
quella parte che ci completa,
l' ombra che viene a benedire
dalle inespresse profondità lambite
la luminosa inquietudine
migliore del riposo.
Così come venne andò via.
Lo sentirono come un mezzo-essere.
Poi, dolcemente, si confuse
con il silenzio e il ricordo.
Il sonno lasciò di nuovo il loro riso,
morì la loro estatica speranza,
e poco dopo dimenticarono
che era passato.
Tuttavia, quando la tristezza di vivere,
poiché la vita non è voluta,
ritorna nell' ora dei sogni,
col senso della sua freddezza,
improvvisamente ciascuno ricorda
-risplendente come la luna nuova
dove il sogno-vita diventa cenere -
la melodia del violinista pazzo.

(Fernando Pessoa)


(Il Violinista Verde,Chagall)

mercoledì 26 gennaio 2011

Onora la Dea

Misericordiosa,
vaso di misericordia,
la cui compassione è senza limiti,
che sei raggiungibile solo per la Tua compassione.
Tu che sei fuoco,
bronzea,
nera di colorito.
Notte oscura.
Tu sei nera come un cumulo di nubi,
tu che ti compiaci della devozione delle vergini
e sei il rifugio dei devoti delle vergini.
Tu che ti compiaci della celebrazione delle vergini
ed assumi la forma della vergine.
Oh Bella, oh strisciante,
che ispiri tutti i desideri
eppure liberatrice dalle catene del desiderio.
Oh gioiosa,
sollievo dalle sofferenze,a te m’inchino….
(dal Mahanirvana Tantra)

Self Portrait

venerdì 21 gennaio 2011

LADY CLOFULLIA la donna barbuta di Ginevra

Molto tempo prima che la donna barbuta apparisse come una esclusiva novità e rarità,le signore con la barba erano già venerate nella mitologia e nel folklore del vecchio mondo.Ma non fu fino al Rinascimento che le Lady barbute iniziarono ad esibirsi a scopo di lucro.Julia Pastrana è stata probabilmente la più famosa in assoluto,tuttavia anche Ms.Clofullia visse la sua notorietà e non fu da meno.
Nacque nel 1831 nel villaggio svizzero di Versoix,con il nome di Josephine Boisdechene,il suo corpo presentava una fine peluria e all'età di due anni iniziò a spuntarle sul viso la barba.Oggi questa sua condizione è conosciuta come irsutismo,che è una variante dell'ipertricosi.All'età di otto anni la sua barba era già lunga più di due centimetri,tanto da creare sconcerto tra gli stessi medici di Ginevra e gli inorriditi genitori che non sapendo cosa fare,e temendo che anche rasandosi la sua barba sarebbe poi ricresciuta più lunga e più spessa,optarono di nasconderla agli occhi della gente chiudendola in un collegio.In collegio Josephine ricevette il meglio degli insegnamenti,acquisendo grazia,fascino e raffinatezza e le piu' fini regole del galateo.Nonostante il fatto che fosse una bella ragazza,tuttavia all'età di quattordici anni la sua barba era lunga molti centimetri,tanto che il suo aspetto per alcuni fu definito orribile,per altri folle,ai genitori non restò altro che tentare di sfruttare al meglio questa situazione unica.
E così all'età di quattordici anni,partì verso la grande avventura,andando in tour in Svizzera,Francia e poi in Inghilterra per la Grande Esposizione del 1851,accompagnata dal padre e da un agente e poi sola con suo padre.E fu proprio a Parigi che incontrò il pittore Fortune Clofullia che alla fine sposò e con il quale ebbe in seguito due bambini.Nella prima gravidanza,nacque una bambina,ma morì dopo soli 11 mesi,diede poi alla luce un secondo figlio,questa volta un ragazzo di nome Albert,solo pochi mesi dopo la morte della prima figlia.Albert era un ragazzo bello e sano,ed anche lui sfoggiava una sottile barba.
La sua grazia e la sua femminilità furono accentuate dal suo ricco guardaroba in stile vittoriano,fervente ammiratrice del monarca francese Napoleone III,modellò la sua barba a imitazione di quella del re,tanto che questi ne restò così lusingato che per riconoscenza le regalò un grosso diamante.
Tutti e quattro alla fine -Clofullia,suo marito,il figlio ed il padre - si trasferirono negli Stati Uniti,dove unite le forze nel 1853 firmò un contratto con il piu' grande e famoso circo itinerante americano dell'epoca,il Barnum & Bailey Circus,iniziando ad apparire all'American Museum di New York come "la donna barbuta di Ginevra" e suo figlio Albert come "l'infant Esaù".
Ma man mano che la sua popolarità cresceva,anche strane voci iniziarono a circolare che lei fosse in realtà un'uomo.
Nel luglio 1853 William Charr un cliente del museo,citò Clofullia in tribunale,sostenendo che lei fosse in realtà un uomo ed un'impostore.Il titolare del Circo Barnum,suo marito,suo padre e tutti i vari medici,testimoniarono e firmarono una dichiarazione giurata che lei,era biologicamente femmina sotto tutti gli aspetti,ed il caso venne respinto dal tribunale.Secondo gli storici,si sospetta che Barnum stesso organizzò l'intera questione come una trovata pubblicitaria,e non sarebbe da escludere,se si pensa che per tutta la durata del processo,oltre 3 milioni di persone pagarono per assistervi e per vedere i protagonisti:Barnum e Ms.Clofullia accompagnata dal figlio Albert,tale ipotesi quindi sembra abbastanza plausibile.
La sua notorietà continuò ancora per un pò di tempo dopo il processo,tuttavia nonostante la sua fama gli avvenimenti degli ultimi anni della sua vita non sono noti,come la sua morte che si dice avvenne nel 1875.

lunedì 17 gennaio 2011

Voices of Indian Women

Voices of Indian Women è un progetto nato con la speranza di documentare la visibile condizione di minorità delle donne a confronto con la società maschile e sciovinista in India.Oggi giorno in India le donne vengono ancora sfruttate,vendute e trafficate per alimentare un business che non sembra mai fermarsi.Un gran numero di organizzazioni non governative, insieme ad alcuni progetti governativi, lavorano per aiutare le vittime.La maggioranze dei progetti sono indirizzati alle donne Dalit (intoccabili) o ad altre donne che come loro vengono trafficate ogni giorno nell'illecita realtà.Le vittime sono sia bambine che donne.Sebbene si sia lavorato a lungo il tragico business in India è ancora presente e le sue vittime vengono sempre più spesso abusate, sfruttate, e trafficate e le loro voci mai ascoltate.Voices of Indian Women ha,giust'appunto,lo scopo di ascoltare le voci di queste donne.Le fondatrici del progetto sono due ragazze che lavorano nell’area internazionale dei diritti delle donne,entrambe appassionate della magia dell’India.Francesca Zoppi, nata a Roma ed ora residente a Londra, ha conseguito il Master in liaison e comunicazioni internazionali presso l’Accademia Diplomatica di Londra, The University of Westminster. Lavora al momento nell’organizzazione nazionale inglese per l’alleanza delle organizzazioni per i diritti delle donne (NAWO) ed aiuta alcune ONG che combattono per i diritti umani specialmente quelle delle donne e bambini, sia in Europa, Inghilterra ed India. Francesca Zoppi, ha un background in lingue e culture dell’India che,unito ai suoi viaggi nel subcontinente indiano, la ha aiutata a scrivere la sua tesi di laurea di Master riguardo la validità della strategie usate per combatter il traffico sessuale in India con l’aiuto di uno studio analitico,che verrà pubblicata presto, ed a fondare il presente progetto con Marta Gabrieli.Marta Gabrieli, è una fotografa nata e residente a Roma: lei ha la stessa passione come la sua collega per le culture e lingue dell’India che sono state approfondite tramite i loro studi e i loro viaggi.Insieme, attraverso i luoghi e le testimonianze delle vittime delle prostituzione e dei soprusi,auspicano a documentare con interviste e fotografie l'aspra condizione femminile indiana.Quella condizione nella quale raramente è facile penetrare. Passando dai bordelli fino alle piccole comunità “combattenti” di quelle donne che pian piano,consapevoli,si stanno facendo strada verso l'emancipazione e la parità dei diritti.Il loro progetto nasce,oltre che dall'interesse,dai loro primi viaggi in India,nei quali hanno potuto constatare quanto la donna sia assolutamente indispensabile e presente nei lavori più umili,nei ménage familiari,per le strade,nelle case come nei campi o sui cantieri. Molto si conosce e si discute su questa realtà,ma troppo spesso non si da voce a queste donne che restano,al contrario,invisibili.Perché alcune donne non si ribellano?Perché altre invece si uniscono per combattere la loro condizione di minorità?Voices of Indian Women vuole conoscerle e portare in occidente le loro storie e i loro sguardi,grazie anche all'aiuto di organizzazioni presenti in loco che le potranno accompagnare in luoghi altrimenti impercorribili. Non mirano a risolvere le loro condizioni,non spetta certo a loro,piuttosto ai governi o alle grandi associazioni internazionali. Esse vorrebbero riuscire a filare la trama delle loro storie e ,con non poca fortuna e intraprendenza,portarle agli orecchi e agli occhi dell'occidente che spesso ben poco sa della triste e miserabile storia del popolo femminile indiano.


(Sita and her daughter.Jaisalmer,Rajasthan )

Voices of Indian Women is a project founded in the hope to document the clearly visible minority condition of the Indian women compared to the male chauvinist society in India.Nowadays in India women are still exploited, sold, and trafficked to foster the illegal business that in the Indian subcontinent it is hard to stop.A great number of non-governmental organizations, together with some governmental project, work to help the victims. The majority of the projects are addressed to the Dalit women (untouchable) or to women like them, trafficked every day in the illicit chain.They are both girl child and women.Although some work have been done the tragic business in India still exists and its victims are over and over abused, exploited, trafficked and their voices not heard.Voices of Indian Women aim to listen the voices of the abused women.The founders of the project are two girls both working in the international reality of women’s rights and fascinated by the magic of India. Francesca Zoppi, born in Rome and now living in London, she is a postgraduate student of the Diplomatic Academy of London, The university of Westminster, where she attended the Master of arts in international liaison and communications. She is now now working at NAWO(National alliance of women organizations) and involved in the work of some NGOs which act for human rights especially women and children rights, both in EU, UK and India. She has a background in languages and cultures of India that together with her travels around the Indian continent helped her to write her dissertation about the effectiveness of the current strategies to eliminate sex trafficking in India,with the help of a case study, which will be publish soon, and to run the present project with Marta Gabrieli.Marta Gabrieli is a photographer born and based in Rome. She has the same passion as her colleague for the Indian cultures and languages that was deepens because of their studies.Going through places and giving evidence of the victims involved in the illicit chain of prostitution they hope to prove with interviews and pictures the tragic women condition in India.The condition where it is to hard to go in.They will go via brothels to the small “fighting” communities of the women that little by little aware of their rights are going to fight for their emancipation and equality.Furthermore, they decide to run this project because of their travels around the Indian subcontinent where they noticed how the women is a prerequisite and a presence in the most humble jobs: in the family ménage, through the streets, in their homes as well as in the fields and site buildings.A lot have been said about this reality regarding the international and national strategies to combat it, but how many times are the voices of the women been heard? They remain invisibles.Why the majority of them do not rise against their condition?Why some of them decided to unite against their minority condition?Voices of Indian Women aimed to know and bring in the West their histories and their eyes expressions, thanks to the help of some national non-governmental organizations that will give to the founders the possibility to go in certain off-limits places.They do not want to solve their condition, because it is not their role but the one of the local governments and international organizations. On the contrary, they would hang together their histories, and with some fortune and initiative, bring them to the eyes and ears of the West that often does not know about the wretch and miserable reality of Indian women.


domenica 9 gennaio 2011

Il libro da mangiare



Mi rendo conto benissimo
che vi sembrerà incredibile,
eppure eccovi pronto
il libro commestibile.
E' il libro dell'avvenire,
strabiliante invenzione,
ci si mangiano i problemi
insieme con la soluzione.
Un capitolo a pranzo,
un capitolo a cena,
e la Storia è digerita
con tutti i retroscena.
Una pagina al giorno
con un pò d'acqua minerale,
e al cervello via esofago
va l'analisi grammaticale.
Che bellezza con gli amici
far merenda in compagnia
sbocconcellando un trattato
di mineralogia....
Chi ha lo stomaco buono
può diventare dottore
studiando a due ganasce
in meno di ventiquatt'ore.
Ma in attesa che l'invenzione
ottenga il brevetto di Stato,
ti conviene studiare
come s'è sempre studiato.

(Gianni Rodari)

venerdì 7 gennaio 2011

"Portatemi il rimmel e un golf morbido"

«Insieme ai libri politici vorrei leggere anche le favole di Andersen. E poi ancora: "Il Pasto nudo" di William Burroughs, le poesie di Ezra Pound, due riviste pornografiche (qualunque, forse Olympia) e una cosa che trovi di De Sade. Poi vorrei due o tre libri inglesi e un dizionario Langescheidt Inglese-Tedesco». Desideri di una carcerata, scritti nero su bianco in una lettera alla sorella. Richieste tutto sommato normali di una persona dietro le sbarre, che tradisce grande curiosità intellettuale e non si vergogna di mescolare letture alte, a pagine di puro intrattenimento. Ma se la detenuta si chiama, o si chiamava, Gudrun Ensslin ed era una delle più pericolose terroriste della Raf, le Brigate rosse tedesche, allora le epistole dal carcere acquistano una luce particolare, svelando aspetti inediti e insospettabili di una personalità fin qui celebre solo per la sua spietatezza e ottusità dogmatica. Colpisce per esempio la richiesta, da parte di una marxista-leninista convinta, delle poesie di Pound, autore di culto della destra più oltranzista. Curata proprio dai familiari a cui erano indirizzate le missive, esce in questi giorni in Germania, per i tipi di Konkret Literatur Verlag, Zieht den Trennungsstrich, jede Minute (che in italiano suona così: «Date un taglio definitivo, ogni minuto»), antologia che raccoglie le lettere inviate dalla Ensslin alla sorella Christiane e al fratello Gottfried dalla prigione tra il 1972 e il 1973. L' epistolario è una sorprendente miscellanea di argomentazioni ideologiche e di richieste banali, nelle quali la ragazza dalla prigione continua la sua battaglia contro il capitalismo e lo «Stato maiale» ma non rinuncia alle sue piccole pretese modaiole e consumistiche. Come «la matita per gli occhi castano chiaro Dr. Payot e il rimmel color marrone della Revlon». Oppure «un paio di scarpe numero 40, polacchetto, un po' come le Clarks ma di cuoio, color beige, con la suola di crepe, costano circa 56 marchi e le trovi da Goertz». La vicenda di Gudrun Ensslin, figlia di un parroco protestante e insegnante di formazione, è legata a doppio filo a quella di Andreas Baader, fondatore della Rote Armee Fraktion che aveva conosciuto all' università nel 1967 e al quale da quel momento fu legata per sempre sul piano sentimentale e politico. Insieme impararono in Giordania le tecniche della guerriglia, insieme organizzarono rapine in banca, insieme arrivarono poi a progettare attentati dinamitardi e omicidi. Arrestati nel 1972, processati e condannati all' ergastolo, Ensslin e Baader si suicidarono nel carcere di Stammheim il 18 ottobre 1977, dopo che i loro compagni, per ottenerne la liberazione, avevano dirottato un aereo della Lufthansa a Mogadiscio, ma erano stati uccisi dalle teste di cuoio inviate dal governo tedesco. «Alla prossima visita - scriveva la Ensslin nel marzo 1973 - portami per favore un paio di calze Burlington di lana pura alte fino al ginocchio, grigie o beige, e un maglione girocollo blu marine, taglia 50, un classico inglese con le maniche tagliate diagonali, sottile e caldo, liscio e morbido, di Lambswool o di un altro diavolo di lana». E poi chiede ancora crema per il corpo di una certa marca, balsamo per i capelli, cipria, collant neri e altra biancheria intima. Il tono delle lettere a sorella e fratello è tenero, ben diverso dai proclami e dalle minacce che proferiva durante le udienze contro il resto del mondo. Anche quando il tema era politico e si andava allo scontro, con lunghe tirate sulla crisi finale del capitalismo e sulla guerra senza tregua ai suoi lacché, ogni lettera si concludeva comunque con un affettuosissimo «ti abbraccio».

da"Il Corriere della Sera"del 4 gennaio 2006

martedì 4 gennaio 2011

Jane Avril



Jane Avril (Parigi 1868-1943),al secolo Jeanne Richepin,fu una ballerina di can-can al Moulin Rouge, resa famosa dai dipinti di Henri de Toulouse-Lautrec.

Ebbe un'infanzia difficile, poiché maltrattata dalla madre alcolizzata, fu ricoverata in un istituto psichiatrico per minori, dove iniziò a danzare, suscitando grande ammirazione.
Successivamente, all'età di 16 anni, iniziò la sua carriera artistica presso il Quartiere Latino di Parigi e, nel 1888, conobbe lo scrittore René Boylesve (1867-1926) che cambiò il suo nome in Jane Avril.

La ballerina ottenne un contratto prima presso il Moulin Rouge e poi presso il Jardin de Paris, dove ebbe un grande successo, ma diventò famosa soprattutto grazie ai suoi ritratti dipinti da Henri de Toulouse-Lautrec, per poster pubblicitari.
A 42 anni, Jane Avril sposò il pittore tedesco Biais Maurice (c.1875-1926), che sperperò tutti i loro beni, lasciandola morire in miseria.
Jane Avril morì in una casa di cura nel 1943 ed fu sepolta al cimitero di Père Lachaise.

La sua vita è stata raccontata nel film Molin Rouge (2001) con Nicole Kidman e le opere di Lautrec sono conservate tutt'oggi, a Parigi, al Musée d'Orsay.


“Maschile? Femminile? Ma dipende dai casi. Neutro è il solo genere che mi si addice sempre”.

Nata a Lucie Schwob nel 1894 a Nantes, di origini ebraiche, Claude Cahun è oggi considerata una delle più grandi artiste nella storia delle Avanguardie.
Riscoperte solo negli anni 90, con una grande mostra a Parigi nel ’95, le sue elaborate “messe in scena” fotografiche in monocolo e completo maschile o con i capelli rasati o dipinti di argento, come ballerina-ginnasta o come Buddha, Vamp alla Theda Bara o Alice invecchiata addormentata in un cassettone, costituiscono una straordinaria riflessione sui concetti di ruolo e identità di genere che precorrono di cinquant’anni il lavoro di artiste contemporanee come Cindy Sherman, Katharina Sieverding o Adrian Piper.
La parabola drammatica e straordinaria della sua vita si intreccia dall’inizio con quella di Suzanne Malherbe, conosciuta in adolescenza: presi i nomi di Claude Cahun e Marcel Moore, le due pubblicarono il primo libro, con testi dell’una e illustrazioni dell’altra, nel 1919, lavorarono come attrice e costumista del Théatre Esotérique dal ’25 al 27, e nel ’30 pubblicarono il celebre “Aveux non Avenus”.
Unitasi nel ’32 all’Associazione trotzkista degli Artisti e Scrittori Rivoluzionari, Claude Cahun partecipò nel ’35 con i suoi “tableaux fotografici” all’esposizione Surrealista Internazionale di Londra.Nel 1937 le due decisero di trasferirsi sull’isola di Jersey, nel Canale della Manica, che nel ’40 fu occupata dai nazisti, divenendo l’unica parte di territorio inglese invaso durante la guerra. Durante l’occupazione, le due donne s’impegnarono in una campagna di propaganda anti-nazista distribuendo messaggi disfattisti su piccoli foglietti.Per tre anni, i nazisti cercarono un inesistente gruppo di resistenza sull’isola, fino a che le donne vennero arrestate nel ’44, e la maggior parte della loro produzione fotografica, definita pornografica, venne distrutta.Furono condannate a morte, ma la sentenza non fu eseguita per le proteste del consolato francese, e l’8 maggio 45 l’arrivo degli Alleati le liberò; quel giorno, Claude Cahun volle farsi fotografare sulla porta di casa, con tra i denti uno stemma militare tedesco che le era stato regalato da una compagnia di prigionia.

Cahun, la cui salute non si era più rimessa dopo i maltrattamenti subiti in prigione, morì nel ’54. Marcel Moore si tolse la vita 18 anni dopo, nel ’72.

Kiki de Montparnasse - Infinitamente prezioso

“Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore della letteratura per entrambi i sessi, questo è un libro scritto da una donna che non è mai stata una signora. Per quasi dieci anni è stata a un passo dal diventare quella che oggi sarebbe considerata una Regina, il che, naturalmente, è molto diverso dall’essere una signora”. Le parole sono di Ernest Hemingway. Il libro di cui parla è Kiki, Souvenirs, volume di memorie apparso in Francia nel 1929 a firma di Kiki de Montparnasse, la donna che Man Ray ritrasse nella celebre immagine in cui posa di spalle, con la schiena nuda e segnata dai tipici tagli ad effe del violoncello.
Di Man Ray, Kiki de Montparnasse fu modella e musa ispiratrice. Frequentò il quartiere di Montparnasse a Parigi negli anni Venti, mentre la città viveva il suo periodo di più fertile creatività artistica. Conobbe Picasso, Modigliani e quella schiera di artisti (Kisling, Soutine, Calder, Utrillo) che allora barattavano con un pasto caldo opere che oggi sono nei più importanti musei del mondo. Con la sua penna tagliente, nei Souvenirs, Kiki seppe distillare aneddoti, personaggi, miseria, e creatività di quel momento d’oro dell’arte europea. In patria ebbe subito un successo strepitoso. Negli Stati Uniti la traduzione fu invece inserita nella lista dei libri proibiti insieme all’Ulysse di Joyce, ma la censura, anziché occultare il fenomeno, amplificò la curiosità del pubblico americano e ammantò i Souvenir di un’aura di leggenda.
Da poco meno di un anno quel volume è nelle librerie italiane col titolo Kiki de Montparnasse - Infinitamente prezioso (204 pagine - 16,50 euro), tradotto dalla casa editrice Excelisor1881 con l’originale prefazione di Ernest Hemingway. Ora, per i tipi della stessa casa editrice, arriva anche la versione graphic novel con i disegni di Catel e la sceneggiatura di José-Louis Bocquet, che negli scorsi mesi è rimasta salda ai primi posti delle classifiche letterarie francesi; s’intitola semplicemente Kiki de Montparnasse (377 pagine - 24,50 euro).
Fra le pagine scorrono gli stessi aneddoti che la trasgressiva bohémien raccontava nei Souvenirs. Bastano i titoli dei capitoli per intuire la materia di quelle memorie: “Le mie prime elemosine”; “Cerchiamo di scroccare un bagno”; “Il mio primo contatto con la vita d’artista non ha avuto successo”; “Di nuovo servetta”; “Un altro tentativo mancato di perdere la mia verginità”; “Conosco la droga”. Poi le cronache delle sue serate con i surrealisti. I racconti dettagliati delle notti trascorse nei locali di Monmartre. I pettegolezzi su Ezra Pound, Tristan Tzara, Jean Cocteau.
Testimone di un tempo mitico, Kiki è stata anche e soprattutto una delle prime donne emancipate del Novecento. Oltre che per la sua bellezza e la sua indipendenza sessuale, si è imposta come icona per la libertà del suo pensiero e la schiettezza delle sue parole. Come quando racconta uno dei sui primi lavori a soli dodici anni: “Dopo uno o due mesi di consegne, vengo ammessa al laboratorio di legatoria! Il mio primo incarico mi ha subito entusiasmata. Si tratta della rilegatura del Kamasutra. Là dentro vi era di che farmi arrossire e titillare il mio interno coscia con movimenti simili a quelli delle ali di un uccello che non spicca il volo. Avevo l’impressione d’avere costantemente tra le cosce uno scaldino emanante un dolce calore che mi risaliva amabilmente in tutto il corpo e si diffondeva nel ventre” scrive nei Souvenirs “Proprio quel che mi ci voleva, a me che sin da bambina avevo il fuoco tra le gambe”.