giovedì 10 febbraio 2011

"Addio,amici,vado verso la gloria!"

Angela Isadora Duncan nacque a San Francisco nel 1877. Da bambina crebbe in un ambiente familiare molto povero, ma anche molto creativo, nel quale si respirava una forte atmosfera artistica.
La madre, separata dal marito, aveva infatti introdotto i suoi quattro figli (Isadora era la più piccola) alla musica classica, alla poesia, alla letteratura e all’arte.
Durante l’adolescenza Isadora si spostò frequentemente da Chicago a New York con alcuni membri della sua famiglia, esibendosi come ballerina in diverse produzioni, che però non ebbero grande successo, tipo Mme Pygmalion (la signora Pigmalione) o Midsummer’s Night Dream (Sogno di una notte di mezza estate).
La sua carriera professionale iniziò nel 1896, a Chicago, quando incontrò il produttore Augustin Daly. Subito dopo Isadora si unì alla sua compagnia teatrale e cominciò a viaggiare in Europa.
Giunta a Londra Isadora trovò un suo palcoscenico naturale esibendosi durante le feste private di persone piuttosto altolocate. Il suo successo fu enorme e questo le permise di esibirsi poi nei migliori palcoscenici d’Europa.
La Duncan aprì la sua prima scuola di danza a Grunewald, in Germania, nel 1904, scegliendo i suoi allievi dalle classi sociali più povere e mantenendoli completamente con le sue risorse, sia per quanto riguardava i loro bisogni materiali, sia per lo studio delle altre materie correlate alla danza (musica, arte, letteratura ecc.).
A questa scuola in Germania ne seguirono altre in Russia e a Parigi: i costi erano davvero rilevanti e per questo Isadora non poteva esimersi dal fare tourneés per guadagnare i denari necessari al loro mantenimento, lasciando la sorella Elizabeth ad occuparsi delle scuole e degli allievi.
L’artista tornò negli Stati Uniti nel 1908 per fare delle tourneés, ma le sue esibizioni non furono inizialmente apprezzate dai critici, che non accettavano la danza su basi musicali non appositamente create per il balletto.
Questo difficile tour americano si concluse tuttavia con un crescente successo e, quando la Duncan tornò in Europa nel 1909, era famosa in tutto il mondo. Sebbene non fosse una patita della casa e della famiglia, Isadora ebbe una figlia da Edward Gordon Craig e un figlio dal milionario Paris Singer, l'industriale di macchine per cucire. I due bambini, Deidre e Patrick, morirono tragicamente in un incidente che fece precipitare la loro auto nella Senna, nel 1913. Gli anni che seguirono non furono facili per Isadora, che per un po’ smise anche di danzare.
Alla fine di un periodo di depressione riuscì tuttavia a ritrovare la forza e l’energia per tornare alle sue scuole ed ai suoi allievi, divenuti ormai i ‘sostituti’ dei suoi due figli. Di questi allievi ne adottò addirittura sei, che furono poi ribattezzati dalla stampa come gli "Isadorables", quando cominciarono ad esibirsi con lei. Nel 1922 sposò il poeta russo Sergej Esenin, da cui si separò l’anno successivo; visse poi in povertà e nell'oblio generale a Parigi, città nella quale si esibì per l'ultima volta poco prima di morire.
La Duncan morì tragicamente,nel 1927, strangolata dalla sciarpa che indossava, le cui frange si erano impigliate nei raggi delle ruote della Bugatti sulla quale era appena salita, salutando gli amici con una frase che rimarrà famosa: "Addio, amici, vado verso la gloria!".
Isadora fu una donna molto anticonvenzionale, la cui vita fu segnata da molti successi ma anche da molte tragedie: per questo motivo è diventata un mito nel mondo dell’arte ed in particolare della danza.
Si ribellò per prima ai canoni del balletto tradizionale, portando una vera rivoluzione in quest’arte e per questo oggi è riconosciuta come la creatrice della danza moderna.
Sosteneva che ‘le cose devono essere come sono’ ed esprimeva le sue idee con grande passione, rompendo con tutte le convenzioni. Isadora concepiva la danza come un’arte sacra, come lo era per gli antichi Greci: con questa idea sviluppò movimenti liberi e fluttuanti, ispirati a fenomeni naturali come le onde e il vento, all’arte greca, alle danze popolari, usando il plesso solare come la forza generatrice di tutti i movimenti da eseguire.
Messo in soffitta il classico tutù, Isadora si proponeva sulla scena con tuniche e chitoni ellenizzanti, capelli sciolti, piedi nudi e sciarpe colorate che le pendevano dalle spalle.
Oltre che danzatrice fu avventuriera, rivoluzionaria, critica della società moderna, della cultura, dell’educazione, sostenitrice dei diritti femminili e dello spirito poetico, che ambiva vedere realizzato nella vita di tutti i giorni.

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