giovedì 17 febbraio 2011

Considerazioni su "La Spia"

Pochi giorni fa,nel mio consueto "tram biblioteca ",termino di leggere l'ennesimo libro di Anais Nin,trovato in una bancarella dell'usato che vende voliere,edizioni del corriere dei piccoli e lampade con la testa di cani regali.Mi cade l'occhio.E'un edizione Bompiani finita di stampare nel mese di gennaio 1979.In copertina Giuditta II (Salomè) di Gustav Klimt.
"Una spia nella casa dell'amore".Euro 3.Pagine gialle,odore di muffa.
La protagonista,sembra suo malgrado,è Sabina che a stento si avvincina al meraviglioso servendosi di amori che tutti ama,raccontandosi all'alba per reinventarsi al tramonto.
Apprendista della libertà,maestra di passione,artista della menzogna si muove come una "spia internazionale nella casa dell'amore",degli amori.Attrice,mai chiaro se per mestiere o per desiderio,ungherese di nascita trapiantata a New York.Ama l'aviatore che ha guardato negli occhi un uomo morire (condannato per questo all'infelicità),ama un pittore parigino,il cinico Donald,il percussionista africano Mambo,Philip la cui "bellezza di notte era come una droga".Ama loro e ama,di amore infinito,Alan,suo marito,quasi un padre,che l'attende tornare dalle sue turneè che altro non sono che prove e debutti erotici in alberghi a cinque isolati dalla loro casa.
Sovente,Sabina,dopo ebbre notti al Mambo's Cafè,si muove in città nell'orario limbo in cui la popolazione notturna rincasa e quella del giorno esce a lavorare."L'espressione di quelli che andavano al lavoro le sembrava un rimprovero".
Ossessionata di parlare nel sonno,di dimenticare le sue bugie,di dormire troppo profondamente,di giustificare la propria presenza in un luogo piuttosto che in un altro "compremette la verità in favore di un mondo fantastico".
Lei può far diventare un giardino un cortile sul retro,una villa un'appartamento in affitto,gioisce di un uomo che le rimbocca le coperte perchè"non si rimboccano le coperte ad una donnaccia".
Sabina finisce per vivere una tensione uguale a quella delle spie.Attraverso gli amanti,cerca "altre terre,visi sconosciuti,l'oblio,l'ignoto,la fantasia.."Insegue in molte peregrinazioni amorose "la libertà maschile nell'avventura,un piacere che liberi dalle ansie legate all'amore,dalla possibilità del dolore".
Sabina tocca il fondo,in una danza con le sue innumerovoli sè,provocata da un silenzioso personaggio che Anais Nin chiama Lo Scopribugie.Non ce la fa.Nell'affascinante dialogo conclusivo con la leggendaria Djuna Barnes dirà:"tenetemi,così che non continui a correre da un amore all'altro disperdendomi: mi sto spezzando..."Sembra il grido di una sconfitta,soltanto provvisoria.
"La vita di tutte le spie si era conclusa con una morte ignominiosa".Non la sua.




(Sabina,mentre leggevo,l'ho sempre immaginata come Bette Devis)

1 commento:

  1. uh allora ci sbilanciamo.
    Che bello finalmente ti leggiamo!
    impaginiamo meglio però!!!:)

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