lunedì 14 febbraio 2011

Dora Maar

"Si avvertiva immediatamente quando ci si trovava in sua presenza che quella non era una donna comune. Non era bella in senso classico, ma era un tipo che non si dimenticava facilmente. C'era nei suoi occhi una luce, uno sguardo straordinariamente luminoso, limpido come il cielo di primavera. Aveva una bella voce, una voce singolare, unica. Non ho mai conosciuto nessun altro con una voce come la sua. Era come un gorgheggio nel canto degli uccelli."


Chi scrive è James Lord, lei è Henriette Theodora Markovich.Henriette, con la sua inseparabile rolleiflex, si muove sicura tra gli artisti e intellettuali che frequentano i bistrot lungo la vie lumiere. Siamo negli anni '30, anni di grandi fermenti. Lei è giovane, appena diciannovenne, e, con la famiglia, padre architetto croato e madre francese, è arrivata da poco a Parigi da Buenos Aires dove ha vissuto per anni. E' intelligente, colta, dotata di curiosità intellettuale ed è impegnata nel sociale. E' indipendente e anticonformista ed ha appena scelto la propria strada professionale. Dopo gli studi artistici tra lezioni di fotografia e pittura sceglierà la fotografia: suo nome d'arte, Dora Maar. Divide lo studio con altri artisti ed in pochi anni diventa una fotografa famosa e di grande talento. Si occupa di fotografie pubblicitarie e di moda utilizzando tecniche diverse: tagli prospettici e deformazioni, doppie esposizioni e collages, il tutto inframmezzato con immagini in cui ritrae angoli di città e scene di strada degradate con mendicanti e povertà e questa sarà sempre la sua personale e continua ricerca. Con fotomontaggi utilizza i personaggi delle foto di strada inserendoli in architetture ribaltate da rotazioni e deformate in camera oscura.
"Le sue fotografie mi ricordano le tele di De Chirico. Rappresentano spesso un lungo tunnel con in fondo la luce e un oggetto piuttosto difficile a identificarsi perché si trova in contro-luce ".Così Picasso descrive le fotografie di Dora a Franncoise Gilot.

Dora e Picasso si incontrano nel 1936, lei ha 25 anni, lui di anni ne ha 54. Per sette anni Dora sarà compagna e musa ispiratrice di Picasso e, senza alcun dubbio, vittima del suo genio creativo. Insieme passano un'estate felice, splendida, che si prolunga con un periodo molto ricco artisticamente. Picasso inizia Guernica e Dora è al suo fianco, solo lei può fotografarlo e lo fa di continuo,riprendendolo solo, mentre lavora, mentre sta con gli amici.
Dora fotografa tutte le fasi della lavorazione e della realizzazione di Guernica facendone un diario fotografico unico che costituisce ancora oggi un dossier famoso e molto prezioso. Contribuisce anche materialmente alla creazione dell'opera.


Anche lui la ritrae di continuo: la donna che piange, la donna con il gatto, il volto deformato da spigoli e diagonali, occhi sbarrati e spiritati. Lei dirà: "…sono la donna che piange,sono la donna verde dei quadri del genio , sono l'idea stessa del dolore: il mio, il suo, il dolore del mondo."
Lui afferma che è la donna che lo fa più ridere tra tutte quelle (diverse decine) che ha avuto e ciò nonostante la ritrae sempre come la donna che piange. "…ho migliaia di ritratti fatti da lui, ma nessuno è Dora Marr. Sono tutti Picasso."
Picasso la convince ad abbandonare la fotografia e a riprendere la pittura e lei lo fa subendo quotidianamente le sue critiche distruttive: "tanti segni per non dire niente ".Così il suo lavoro è deriso senza pietà, mai è all'altezza. Il loro rapporto attraversa una fase particolarmente dura e sofferta.Dora è distrutta ed arriva a dire: " …solo io so quello che lui è …è uno strumento di morte …non è un uomo, è una malattia "
All'orizzonte una nuova e giovane amante che esibisce in pubblico la sua gravidanza. Lei, Dora, è sterile "l'aridità, il deserto, io sono il luogo dove si getta il seme e non fiorisce ".La resistenza di Dora si spegne a poco a poco inghiottita dalla depressione.Da qui il ricovero in una clinica psichiatrica e gli elettroschok, poi la psicoanalisi con Lacan che le promette la guarigione."Tutti pensavano che mi sarei uccisa dopo il suo abbandono. Anche Picasso se lo aspettava. Il motivo principale per non farlo fu di privarlo della soddisfazione ".
Dopo due anni di analisi Dora ritrova il proprio equilibrio e con esso la forza di riprendere in mano la propria vita. Solo molti anni dopo, già anziana, a settant'anni, si riavvicina alla fotografia utilizzando materiali sempre diversi .
Muore sola nel 1997.
Nel ricovero in cui è ospitata nessuno sa chi sia. Non lascia eredi ed il suo immenso patrimonio di inestimabile valore viene messo all'asta.

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