giovedì 31 marzo 2011

Tratto da "La Voce",Anais Nin.


"C'è qualcosa che non va in me. Voglio soltanto vivere con l'intimo io del prossimo. Di esso solo mi curo. Odio vedere la quotidianità della gente, le loro maschere, le loro falsità, la loro resa al mondo, la loro somiglianza agli altri, la loro promiscuità. A me importa solo l'io segreto. Cerco soltanto il sogno e l'isolamento. Ho paura che ognuno parta, vada via, che l'amore muoia in un istante. Guardo la gente che cammina per la strada, che cammina e nient'altro, ed è questo che sento: camminano, ma vengono anche trascinati via. Sono parte di una corrente. [..]" "Tu stai immobile e misuri il tempo con la tua immobilità, e per questo gli altri sembrano correre troppo presto verso la fine. Se vivessi e corressi con loro, cesseresti d'essere conscia di questa morte che in realtà è in te [...] Non è il vivere troppo in fretta e il lasciarsi andare che porta verso la morte, ma il NON muoversi. Allora tutto si deteriora. Quando parti di te muoiono, non sono che foglie che cadono. Ma quello che in te rifiuta di vivere degenererà in cellule per cui non scorre il sangue. E il sangue deve scorrere. Quando vivi, cerchi di divenire; è quando ti fermi che diventi consapevole della morte "

mercoledì 30 marzo 2011

PornoManifesto

Pensato spesso come un prodotto a uso e consumo di un pubblico maschile, il genere porno è da decenni accusato dalle femministe di riprodurre stereotipi degradanti della donna vista solo come oggetto sessuale destinato unicamente a esaltare il desiderio maschile. Esiste però un’altra faccia del porno, etichettata in maniera un po’ approssimativa come “porno femminista”, che esplora l’universo del piacere femminile, le sue fantasie, i suoi lati oscuri. Sebbene esista una “corrente” di questo tipo anche negli Stati Uniti, è la francese Ovidie la regina incontrastata di questo genere.Ovidie nasce nel 1980 da una famiglia alto borghese, e già da adolescente inizia a interessarsi al mercato del porno, quando, militante femminista in erba, vuole approfondire con una ricerca gli stereotipi femminili degradanti nei film porno. Ben presto quest’universo la assorbe al punto tale che, appena diciottenne, studentessa di filosofia, inizia a recitare lei stessa in alcune pellicole hard, diventando nel giro di pochissimo tempo una star del settore.La sua ambizione è di cambiare dall’interno il mondo del porno, introducendovi produzioni destinate specificamente a un pubblico femminile. Già a vent’anni passa dall’altra parte della macchina da presa. Uno dei suoi film, “Lilith” (2001), riesce a entrare nel circuito del cinema mainstream, e Ovidie inizia a essere invitata ovunque in veste di “esperta”, di “femminista”, di “performer”. Tutte etichette che le vanno strette, ma alle quali si adegua pur di poter diffondere il suo lavoro. Le donne, dichiara in un’intervista recente, “per secoli si sono vergognate di amare il sesso, così si è diffusa la convinzione che fosse importante solo per gli uomini”. Al contrario, prosegue, “anche le donne hanno un loro ricco immaginario sessuale”.Ovidie è oggi regista, produttrice, scrittrice e continua a battersi per il superamento degli stereotipi e dei silenzi che circondano il mondo del sesso al femminile. Per l’emittente satellitare francese French Lover Tv cura un programma di educazione sessuale senza veli per donne, continua a scrivere libri e all’ultima edizione del Festival del cinema porno indipendente di Berlino ha presentato, “Histoire de sexe(s)”, un film che mette a confronto immaginari e fantasie maschili e femminili attraverso le storie di otto amici che si incrociano e si sovrappongono: le scene spinte ci sono, ma il film vuole essere qualcosa di più di una produzione porno. E’ per questo che Ovidie si sta battendo affinché le venga data la possibilità di distribuirlo, nel 2010, nelle sale mainstream


Non solo Ovidie:

martedì 29 marzo 2011

Cercati meno esigenti amiche (M.Cvetaeva)



Cercati meno esigenti amiche,
più tenere in fatto di prodigi.
So che Venere è un fatto di mani, artigiano,
conosco il mio mestiere:
dal silenzio più solenne fino a sterminare l'anima
- tutta la divina scala -
da: mio respiro! a: non respirare!
18 giugno 1922

lunedì 28 marzo 2011

Tempi Brutti per la Poesia



Sì, lo so: solo il felice
È amato. La sua voce
È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.

L'albero deforme nel cortile
È frutto del terreno cattivo, ma
Quelli che passano gli danno dello storpio
E hanno ragione.

Le barche verdi e le vele allegre della baia
Io non le vedo. Soprattutto
Vedo la rete strappata del pescatore.
Perché parlo solo del fatto
Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
I seni delle ragazze
Sono caldi come sempre.

Una rima in una mia canzone
Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.

In me si combattono
L'entusiasmo per il melo in fiore
E il terrore per i discorsi dell'imbianchino.*
Ma solo il secondo
Mi spinge alla scrivania.


* Con "l'imbianchino" Brecht si riferisce a Hitler

giovedì 24 marzo 2011

La cipolla


LA CIPOLLA È UN'ALTRA COSA.
INTERIORA NON NE HA.
COMPLETAMENTE CIPOLLA
FINO ALLA CIPOLLITÀ.
CIPOLLUTA DI FUORI
CIPOLLOSA FINO AL CUORE
POTREBBE GUARDARSI DENTRO
SENZA PROVARE TIMORE.
IN NOI IGNOTO E SELVE
DI PELLE APPENA COPERTI,
INTERNI D'INFERNO
VIOLENTA ANATOMIA
MA NELLA CIPOLLA - CIPOLLA
NON VISCERE RITORTI.
LEI PIÚ E PIÚ VOLTE NUDA
FIN NEL FONDO E COSÍ VIA.
COERENTE È LA CIPOLLA
RIUSCITA È LA CIPOLLA.
NELL'UNA ECCO STA L'ALTRA
NELLA MAGGIORE LA MINORE,
NELLA SEGUENTE LA SUCCESSIVA,
CIOÈ LA TERZA E LA QUARTA.
UNA CENTRIPETA FUGA.
UN'ECO IN CORO COMPOSTA.
LA CIPOLLA D'ACCORDO
IL PIÚ BEL VENTRE DEL MONDO.
A PROPRIA LODE DI AUREOLE
DA SÉ SI AVVOLGE IN TONDO.
IN NOI - GRASSO NERVI VENE
MUCHI E SECREZIONE.
E A NOI RESTA NEGATA
L'IDIOZIA DELLA PERFEZIONE.
(Wisława Szymborska)

Nulla due volte

Nulla due volte accade
né accadrà.
Per tale ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.
Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.
Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.
Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.
Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? ma cos'è?
Forse pietra, o forse fiore?
Perché tu, malvagia ora,
dai paura e incertezza?
Ci sei - perciò devi passare.
Passerai - e qui sta la bellezza.
Cercheremo un'armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d'acqua.

(Wisława Szymborska)


mercoledì 23 marzo 2011

"Sono Verticale,ma preferirei essere Orizzontale"

«Il vento ha spinto sul mare una luna giallo intenso: una luna bulbosa, che germoglia nel cielo indaco sporco e sparge occhieggianti petali luminosi sulla nera acqua fremente.

***

Mi riescono meglio le descrizioni illogiche, sensuali. Testimone la frase qui sopra. Il vento non può assolutamente spingere la luna sul mare. Inconsciamente, senza parole, nella mia mente ho identificato la luna con un pallone giallo e leggero spinto qua e là dal vento.La luna, stando al mio umore, non è esile, virginale e argentea, ma pingue, gialla, carnosa, gravida. Questa è la distinzione tra aprile e agosto, tra il mio stato attuale e uno stato fisico che avrò chissà quando. Ora la luna ha subìto una rapida metamorfosi, resa possibile da vaghe, indeterminate allusioni nella prima riga, ed è diventata un bulbo di tulipano, di croco, di aster, dopodiché arriva la metafora: la luna è "bulbosa", aggettivo che significa pingue ma che, essendo l'immagine visiva di qualcosa di complesso, suggerisce un "bulbo". Il verbo "germoglia" rafforza la prima allusione a una qualità vegetale della luna. La frase "cielo indaco sporco" crea una tensione suscettibile di infinite variazioni con qualsiasi combinazione di vocaboli. Invece di dire un'ovvietà come "nel terreno del cielo nottruno", l'attributo "sporco" ha un duplice obiettivo: quello di descrivere un cielo blu macchiato e quello di evocare il sostantivo fantasma "terra", che rafforza la metafora della luna come bulbo piantato nel suolo del cielo. Ogni vocabolo può essere minuziosamente analizzato per quanto riguarda sfumature, valore, calore, freddezza, assonanze e dissonanze di vocali e consonanti. Suppongo che tecnicamente l'apparenza visibile e il suono dei vocaboli presi a uno a uno assomiglino molto al meccanismo della musica... o al colore e alla grana di un dipinto. Ma, ignorante come sono in questo campo, posso solo tirare a indovinare e fare esperimenti. Però voglio spiegare perché uso vocaboli selezionati uno per uno a ragion veduta, forse fino ad ora non i milgiori in assoluto per il mio intento, ma nondimeno scelti dopo molte riflessioni.Per esempio, il moto incessante delle onde crea lo sfavillio del chiaro di luna. Per restituire il senso di moto discontinuo sono stati usati i participi "occhieggiante" (a suggerire uno staccato di scintille luminose) e "fremente" (a comunicare un movimento più legato e tremulo). "Luminoso" e "nero" sono ovvie varianti di brillante e scuro. Il mio problema? Non abbastanza libertà di pensiero, freschezza di linguaggio. Troppi cliché e troppe associazioni forzate, annidati nel subcosciente. Poca originalità. Troppa cieca adorazione per i poeti moderni e poca analisi e pratica.»

Passo tratto da: Sylvia Plath, Diari, Adelphi, 1995,

Le Perle portano Lacrime

Il tema delle lacrime è spesso legato alla perla nelle credenze popolari: lo troviamo nei racconti cinesi e giapponesi che narrano le storie dei pescatori di perle che morivano in mare e delle loro fidanzate o spose che li piangevano.
Si pensava anche che il mollusco contenuto all’interno della conchiglia morisse dopo aver generato la perla e che questa fosse la sua lacrima.
In Sicilia si credeva che nelle perle risiedessero le anime dei bambini morti senza battesimo.
La perla inoltre era l’unico ornamento consentito alle donne durante i periodi di lutto.
Per il suo colore e la sua lucentezza, nel mondo orientale e occidentale,la perla è associata alla luna, all’elemento femminile. La sua sfericità e la sua lucentezza ne hanno fatto il simbolo della perfezione. In Cina e in India per la sua durezza e lucentezza era simbolo di immortalità. In Persia, la perla intatta era immagine della vergine e simboleggiava anche la modellazione primordiale della materia attraverso lo spirito.
Per i Greci era simbolo dell’amore, emblema di Afrodite, come lei figlia del mare.Nel medioevo alcune popolazioni credevano che le conchiglie fossero fecondate dal fulmine e che le perle avessero il fulmine dentro di sè.
Altri popoli pensavano che fosse il tuono a fecondare le conchiglie.
Secondo la simbologia cattolica, citata da Giovanni Damasceno nel VII secolo d.C., “il fulmine divino è penetrato dentro la conchiglia più pura, Maria, e ne è nata una perla oltremodo preziosa, il Cristo”. Ma l’associazione conchiglia-madre, perla-bambino appartiene a tutte le culture.

martedì 22 marzo 2011

Gerda Wegener



Gerda Wegener (Copenaghen, 15 marzo 1889 – Frederiksberg, 28 luglio 1940) è stata una pittrice e disegnatrice, nonché illustratrice erotica, danese d'origine francese.
Gerda Wegener, nome da nubile Gerda Marie Fredrikke Gottlieb, è nata nel 1889 (o forse nel 1885) in una famiglia francese emigrata in Danimarca nel XVIII sec.
Cresciuta in provincia, Gerda si trasferì poi a Copenaghen per frequentare l’Accademia di Belle Arti. Nella capitale danese conobbe e si sposò con Einar Wegener.
Dopo aver viaggiato in Italia, Inghilterra e Francia, Gerda nel 1912 si stabilì a Parigi, dove ottenne un notevole successo. Espose proprie opere ai Salon d'Autunno, degli Indipendenti e degli Umoristi. Fu apprezzata collaboratrice di riviste come Vogue, La Vie Parisienne, Fantasio, Rire, La Baïonnette. Rientrata poi in patria, continuò a godere dei successi ottenuti in Francia, esponendo in più occasioni nella galleria Ole Haslunds di Copenaghen.
Nella sua carriera, pur poggiante su un innegabile talento, Gerda Wegener trovò un notevole supporto nel suo inusuale matrimonio. Einar Wegener, un artista a detta di molti di gran talento, sacrificò in pratica la propria carriera per aiutarla, assumendo il ruolo di sua modella preferita. A un certo punto, Einar fu riconosciuto transessuale e si sottopose ad un’operazione di cambio del sesso (la prima di un personaggio pubblico, nel 1930), mutando il proprio nome in quello di Lili Elbe. Gerda Wegener rimase al fianco di Lili durante questa traumatica esperienza, in conseguenza della quale il Re di Danimarca dichiarò nullo il loro matrimonio nell’ottobre del 1930.
Nel 1931, comunque, Gerda si risposò con un ufficiale italiano, Fernando Porta, con cui si trasferì in Marocco, ove tentò, invano, di proseguire la sua carriera. Alla fine i due divorziarono, nel 1936, e due anni dopo Gerda tornò in Danimarca. Espose per l’ultima volta, senza gran successo, nel 1939 e morì nel luglio del 1940.



lunedì 21 marzo 2011

Per te amore mio

Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato uccelli
Per te
amor mio
Sono andato al mercato dei fiori
E ho comprato fiori
Per te
amor mio
Sono andato al mercato di ferraglia
E ho comprato catene
Pesanti catene
Per te
amor mio
E poi sono andato al mercato degli schiavi
E t'ho cercata
Ma non ti ho trovata
amore mio.

(Jaques Prévert )


Photo: Nobuyoshi Araki

venerdì 18 marzo 2011

Sof'ja Kovalevskaja (1850-1891)

Sof'ja Vasil'evna Kovalevskaja (in russo: Софья Васильевна Ковалевская) è stata una matematica, attivista e scrittrice russa. Fu la prima donna russa matematico e fisico, ed anche la prima donna in Europa ad ottenere una cattedra universitaria (1889, Svezia).

Nata nel 1850 nei pressi di S. Pietroburgo da una famiglia nobile, sin da piccola mostrò un talento eccezionale per la matematica. I genitori le diedero un'ottima istruzione, permettendole di studiare privatamente la geometria analitica e il calcolo. L'accesso all'Università le era tuttavia negato: in Russia le donne non potevano accedere agli studi universitari.
In quegli anni Sonja entrò in contatto con i giovani appartenenti agli ambienti nichilisti e rivoluzionari che si battevano per l'abolizione della schiavitù e per l'istruzione delle donne. In questi ambienti era diventata consuetudine che le donne contraessero matrimoni di convenienza per ottenere il passaporto e andare all'estero a studiare.
Così fece anche Sonja: sposò Vladimir Kovalevskij, studente di giurisprudenza appassionato di scienze naturali, e si trasferì con lui prima a Vienna, poi ad Heidelberg e infine a Berlino, dove iniziò a lavorare con Karl Weierstrass, padre dell'analisi matematica.
La collaborazione con Weierstrass fu molto proficua. Sotto la sua guida Sonja scrisse importanti lavori, che le valsero il diploma di dottorato cum laude: "La teoria delle equazioni differenziali parziali" (1875), considerato un lavoro di grande rilievo, uno studio sugli anelli di Saturno e il saggio "Riduzione di una classe di integrali abeliani di 3° grado a integrali ellittici".
Nel 1884 si trasferì a Stoccolma, dove l'Università le aveva offerto una cattedra. Qui Sonja incominciò a lavorare al problema della rotazione di un corpo rigido attorno a un punto fisso e su questo argomento scrisse un saggio che le valse il Prix Bordin, prestigioso premio dell'Accademia delle Scienze Francese. Nel 1889 l'Università di Stoccolma le assicurò una cattedra universitaria a vita.
Nel corso della sua vita Sonja si dedicò anche all'attività letteraria, lavorando come critica teatrale e cronista scientifica e scrivendo racconti, poesie e un'autobiografia. Fu attiva anche nel movimento femminista. Morì nel 1891, per un attacco cardiaco.

mercoledì 16 marzo 2011

In stracarichi tranvai...

In stracarichi tranvai
accalcandoci insieme,
dimenandoci insieme,
insieme barcolliamo. Uguali ci rende
una uguale stanchezza.
Di quando in quando c'inghiotte.
il metrò,
poi dalla bocca fumosa ci risputa ,
il metrò.
Per incerte strade, tra vortici bianchi
camminiamo, uomini accanto a uomì
I nostri fiati si mescolano fra loro,
si scambiano e si confondono le orme
Dalle tasche tiriamo fuori il tabacco,
mugoliamo qualche canzonetta di moda
Urtandoci coi gomiti,
diciamo scusa o non diciamo niente.
La neve sbatte contro le facce tranquille
Avare, sorde parole ci scambiamo.
E proprio noi, tutti noi, ecco qui,
tutti insieme, siamo
quello che all'estero chiamano Mosca!
Noi che qui ce ne andiamo con le nostre borse;
sottobraccio, coi nostri pacchetti e fagottelli,
siamo coloro che nei cieli scagliano astronavi
e sbigottiscono i cuori ed i cervelli.
Ognuno per conto suo, attraverso
le nostre Sadowye, lebjazie, Trubnye
secondo un proprio itinerario
senza conoscerci l'un l'altro
noi, sfiorandoci l'un l'altro,
andiamo...

(Evgenij Aleksandrovic Evtusenko)

Marie Tussaud

Marie Tussaud nacque il primo dicembre 1761 con nome Marie Grosholtz (talvolta scritto Grossholtz o Grossholz) a Strasburgo. Suo padre, un militare di nome Joseph Grosholtz, venne ucciso in battaglia, nel corso della Guerra dei sette anni, due mesi prima della nascita di Marie. Sua madre, Anne Made, si trasferì con la figlia a Berna divenendo governante a casa del Dr. Philippe Curtius (1741-1794). da quel momento acquisì la nazionalità svizzera. Curtius era un medico, ed era abile nella modellazione di parti anatomiche in cera che egli adoperava per le sue lezioni di anatomia. Successivamente iniziò anche a fare dei ritratti. La piccola Marie era talmente affezionata da chiamarlo perfino "zio". Curtius si trasferì a Parigi nel 1765, ed iniziò a costruire un laboratorio per la produzione di figure in cera. In quell'anno realizzò una statua in cera di Madame du Barry, l'amante di Luigi XV. Una serie di queste forme, che servirono per la modellazione delle prime statue, sono i più antichi reperti ancora esistenti. Nel 1767, Marie e sua madre raggiunsero Curtius a Parigi. La prima mostra dei lavori di Curtius avvenne nel 1770, ed attrasse una folta presenza di visitatori. Fu spostata al Palais-Royal nel 1776. Visto il successo venne aperta una nuova esposizione al Boulevard du Temple nel 1782, la Caverne des Grands Voleurs, una camera degli orrori ante-litteram. Curtius iniziò ad insegnare a Marie l'arte della modellazione della cera ed ella dimostrò subito un grande talento. Creò la sua prima statua di Jean-Jacques Rousseau nel 1778. Successivamente realizzò anche dei modelli di Voltaire e Benjamin Franklin.
Marie rimase coinvolta nella rivoluzione francese, avendo così modo di incontrare molti importanti personaggi fra cui Napoleone Bonaparte e Robespierre. Nello stesso tempo era stata in ottimi rapporti con la corte del re di Francia. In particolare dal 1780 allo scoppio della rivoluzione insegnò arte alla sorella di Luigi XVI. Era così in buoni rapporti con i reali che, su invito della corte, finì con l'abitare nella reggia di Versailles.
Il 12 luglio 1789 le teste di cera di Jacques Necker e di Luigi Filippo II di Borbone-Orléans realizzate da Curtius, vennero portate in giro per Parigi in una manifestazione di protesta due giorni prima dello scoppio della rivoluzione.
Marie venne così arrestata dai rivoluzionari per sospetto di simpatie verso la monarchia. Rimase in carcere in attesa di essere ghigliottinata in compagnia di Giuseppina di Beauharnais. Quando ormai le era già stata rasata la testa come prassi nell'imminenza dell'esecuzione, venne salvata dalla sua arte. Fu infatti adibita all'esecuzione delle maschere di cera dei condannati a morte, alcuni dei quali erano stati suoi amici. Realizzò, fra le altre, le maschere di Maria Antonietta, Marat e Robespierre.
Alla morte di Curtius, nel 1794, Marie ricevette in eredità la sua collezione di statue. Nel 1795 sposò François Tussaud ed ebbero due figli, Joseph e François.
Nel 1802 Marie Tussaud andò a Londra con Joseph, che allora aveva quattro anni, mentre l'altro figlio rimase in Francia. A seguito delle guerre napoleoniche le fu impossibile ritornare in Francia e pertanto iniziò a portare le sue statue in giro per la Gran Bretagna e l'Irlanda. Nel 1821 o 1822, riuscì finalmente a ricongiungersi anche con l'altro figlio. Realizzò la prima mostra permanente a Baker Street nel 1835. Nel 1838 scrisse le sue memorie e nel 1842 realizzò il suo autoritratto che si trova oggi all'ingresso del suo museo. Alcune delle statue realizzate da Marie Tussaud sono ancora esistenti al giorno d'oggi.
Morì a Londra nel 1850 all'età di 88 anni. Una targa in memoria di Madame Marie Tussaud si trova nel lato destro della navata della chiesa di St. Mary a Cadogan Street a Londra.
Il museo delle cere di Madame Tussaud's è oggi una delle maggiori attrazioni turistiche della città di Londra ed ha creato delle sedi anche in altre sette città del mondo, ovvero Amsterdam, Hong Kong (Victoria Peak), Las Vegas, Copenaghen, Berlino, Washington e New York.

lunedì 14 marzo 2011

Marina Cvetaeva (dal ciclo INSONNIA)

Я тебя отвоюю у всех земель, у всех небес,
Оттого что лес - моя колыбель, и могила - лес,
Оттого что я на земле стою - лишь одной ногой,
Оттого что я тебе спою - как никто другой.
Я тебя отвоюю у всех времен, у всех ночей,
У всех золотых знамен, у всех мечей,
Я ключи закину и псов прогоню с крыльца -
Оттого что в земной ночи я вернее пса.
Я тебя отвоюю у всех других - у той, одной,
Ты не будешь ничей жених, я - ничьей женой,
И в последнем споре возьму тебя - замолчи! -
У того, с которым Иаков стоял в ночи.
Но пока тебе не скрещу на груди персты -
О проклятие! - у тебя остаешься - ты:
Два крыла твои, нацеленные в эфир, -
Оттого что мир - твоя колыбель, и могила - мир!

Io ti strapperò a tutte le terre,a tutti i cieli
perchè il bosco è la mia culla,e la mia tomba il bosco,
perchè io sto sulla terra con un piede soltanto,
perchè io ti loderò come nessun altro.

Io ti strapperò a tutti i tempi,a tutte le notti,
a tutte le bandiere d'oro,a tutte le spade,
butterò via le chiavi,e dall'ingresso caccerò i cani,
perchè nella notte terrena io sono più fedele dei cani

Io ti strapperò a tutti gli altri,tu sarai
il fidanzato di nessuna,io - la sposa di nessuno
e nell'ultima contesa sarò io a prenderti - taci! -
da Lui che con Jacopo stava nella notte.


Ma finchè non incrocierò le tue braccia sul petto.
Ahimè!tu a te stesso rimani:
le tue due ali sono rivolte al cielo:
perchè il mondo è la tua culla e la tua tomba il mondo.

The Sisters G





The Sisters G (Eleanor and Karla Gutchrlein)

"Mr. Rollei"


giovedì 10 marzo 2011

Specchio

Sono esatto e d'argento, privo di preconcetti.
Qualunque cosa io veda subito l'inghiottisco
tale e quale senza ombre di amore o disgusto.
Io non sono crudele, ma soltanto veritiero -
quadrangolare occhio di un piccolo iddio.
Il più del tempo rifletto
sulla parete di fronte.
È rosa, macchiettata. Ormai da tanto tempo la guardo che la sento
un pezzo del mio cuore. Ma lei c'è e non c'è.
Visi e oscurità continuamente si separano.
Adesso io sono un lago. Su me si china una donna
cercando in me di scoprire quella che lei è realmente.
Poi a quelle bugiarde si volta: alle candele o alla luna.
Io vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Me ne ripaga con lacrime e un agitare di mani.
Sono importante per lei. Anche lei viene e va.
Ogni mattina il suo viso si alterna all'oscurità.
In me lei ha annegato una ragazza, da me gli sorge incontro
giorno dopo giorno una vecchia, pesce mostruoso.

(Sylvia Plath)

mercoledì 9 marzo 2011

L'aspirante

Prima di tutto ce li hai i requisiti?
Ce l'hai
un occhio di vetro, denti finti o una gruccia,
un tirante o un uncino,
seni di gomma, inguine di gomma,
rattoppi a qualcosa che manca?
Ah no? E allora che mai possiamo darti?
Smetti di piangere.
Apri la mano.
Vuota? Vuota. Ma ecco una mano
che la riempie, disposta
a porgere tazze di tè e sgominare emicranie,
e a fare ogni cosa che gli dirai.
La vorresti sposare?
È garantita,
ti tapperà gli occhi alla fine della vita
e del dolore.
Con quel sale ci rinnoviamo le scorte.
Vedo che sei nuda come un verme.
Che te ne pare di questo vestito?
Un po' rigido e nero, ma niente male.
Lo vorresti sposare?
È impermeabile, infrantumabile, abile
contro il fuoco e imbombardabile.
Credi a me, ti ci farai sotterrare.
E adesso, scusa, hai vuota la testa.
Ho la cosa che fa per te.
Su, su, carina, esci fuori dal guscio.
Ecco ti piace questa?
Nuda per cominciare come una pagina bianca
ma in venticinqu'anni d'argento,
d'oro in cinquanta, potrà diventare.
Una bambola viva, sotto ogni aspetto.
Sa cucire, sa cucinare,
sa parlare, parlare, parlare.
E funziona, non ha una magagna.
Qua c'è un buco, che è una manna.
Qua un occhio, una vera visione.
Ragazzo mio, è l'ultima occasione.
La vorresti sposare, sposare, sposare?

(Sylvia Plath)


lunedì 7 marzo 2011

STEPHEN BIBROWSKI "The Lion Human"

Polacco di nascita Stephan Bibrowsky,nacque nel villaggio di Bielsk,Varsavia,Polonia nel 1890 da genitori normali,quarto di sei figli solo lui soffriva di ipertricosi,tanto da avere l'intero corpo ricoperto da uno spesso strato di peluria.
E fu propio a causa del suo aspetto,che voci superstiziose poco dopo la sua nascita iniziarono a diffondersi nel piccolo villaggio,secondo molti,il maligno aveva influenzato la nascita del bambino.Uno per uno,amici e vicini iniziarono ad evitare la sua casa,ed infine ad evitarli del tutto,la situazione peggiorò al punto che riuscirono a stento a sfuggire ad una lapidazione quando un giorno apparvero in strada.Alla fine,un funzionario del villaggio diede alla povera donna otto giorni di tempo per caricare le sue poche cose e lasciare il paese per sempre.
Destino volle,che la povera donna incontrasse sulla sua strada un'uomo di spettacolo di Stoccarda conosciuto solo come Sedlmayer,che era di ritorno da un tour in Russia con i suoi due nani,il principe Wolge e sua moglie,e la sua attenzione fu attratta da questo interessante bambino di quattro anni.
Durante il loro soggiorno a Berlino,sua madre ritenendolo un abominio della natura lo abbandonò affidandolo al Sedlmayer che in cambio le donò un mulino ed un'ampio appezzamento di terreno e se ne ritornò in Polonia.Mr.Sedelmeyer prese il bambino con se a Dunstelkingen e lo chiamò Lionel,qui trascorse una felice infanzia e all'età di sei anni lo mandò in un collegio nel piccolo ed incantevole villaggio tedesco di Wurtemberg,lontano da occhi curiosi.
Lionel,iniziò la sua carriera nel 1901,quando raggiunse il suo undicesimo anno d'età e la sua peluria raggiungeva i 14 centimetri di lunghezza,Sedelmeyer il suo patrigno,dopo aver sottoscritto un contratto di cinque anni con il Barnum & Bailey Circus,lo portò in America presentandolo al grande pubblico come"Lionel, the Lion-Faced Boy”.Nel 1903,si esibì al Museo di Huber di New York,guadagnando $ 500 a settimana.
Durante le sue apparizioni,era solito intrattenere il grande pubblico incuriosito raccontando la storia della sua vita:era nato a Wilezagora in Polonia,nel 1890, quarto di sei figli tutti normali,tranne lui.Quando sua madre era incinta,vide il marito aggredito e ucciso da un leone fuggito da un circo,questo tragico avvenimento si riflettè sul suo bambino non ancora nato che nacque con il volto di un leone.I suoi occhi,erano simili a quelli di un felino tanto che poteva vedere al buio.Naturalmente,si trattava di una teatrale e folcloristica invenzione,perchè in realtà incidenti con i leoni in Polonia nel 1890 non erano mai accaduti,e la città di Wilezagora non esisteva,daltronde qualcosa doveva pur dire...per creare quell'atmosfera di fascino e mistero;
Dopo cinque anni all'età di 17 anni,scaduto il contratto ritornò in Germania sua patria d'adozione,il 23 Agosto 1908 fece la sua prima apparizione pubblica al famoso museo delle cere Passage-Panoptikum di Berlino e alla fiera di ottobre a Monaco di Baviera ed il successo fu notevole,più di 200.000 persone vi parteciparono.Da quel momento e fino all'anno 1912,viaggiò attraverso la Germania.
Il 1912 fu un'anno sfortunato per Lionel,mentre fumava una sigaretta i suoi capelli presero fuoco,rimanendo gravemente ustionato tanto che fu costretto a mettersi in pausa per un anno.La sua prima apparizione,dopo la prima guerra mondiale avvenne nell'aprile del 1918 presso il Colosseo,a Essen.Nel 1923 inaugurò un nuovo tour con il "Lionel Dreamland Circus Side Show".
Girò prevalentemente in Europa,ma fece anche diversi tour in America,come nel nel 1924 al Ringling Brothers e al Barnum & Bailey Circus ed una volta con il Coney Island Circus Dreamland nel New Jersey.Lungi dall'essere esibito come una bestia,amava indossare i vestiti migliori per dimostrare che sotto i suoi capelli vi era una persona civile,intelligente e divertente che parlava e scriveva cinque lingue.

L'agile ed erudito uomo-leone godeva di una enorme popolarità.Accettò anche di essere esaminato dalla Società di Antropologia,Etnologia e Preistoria di Berlino,dove il dottor von Luschan scrisse una relazione rivelando alcuni dettagli interessanti circa la sua condizione.
Lionel,come i suoi predecessori Jo-Jo e Alice Doherty,in realtà era quasi senza denti,aveva un dente in ogni mascella superiore e inferiore.Non sorprendentemente,la sua pretesa vista felina era pure falsa,infatti,era estremamente miope e portava gli occhiali quando non appariva in pubblico.
Nella vita privata,Stephan era un acquarellista di talento a cui piaceva dipingere paesaggi.Da ragazzo,sognava di diventare un dentista,ma si accorse poi che avrebbe avuto più successo nel circo.L'ultimo periodo della sua vita come la sua morte sono avvolti nel mistero,infatti dopo quasi quindici anni con il SideShow Coney Island Circus Dreamland,tornò in Germania nel 1928 e poco dopo essere diventato cittadino tedesco nel 1932 scomparve,fama e ricchezza non gli diedero quella sperata felicità,non si era mai sposato.Secondo alcune fonti morì nel 1931 in un ospedale di Berlino,o nel 1932 in Italia per un attacco cardiaco durante un viaggio,alla giovane età di 42 anni,secondo altri,morì in un campo di concentramento nazista,pur essendo un cattolico.

Per noi

L’amore
non è paradiso terrestre,
a noi
l’amore
annunzia ronzando
che di nuovo
è stato messo in marcia
il motore
raffreddato del cuore.
...
Trattenendo
me stesso,
come a un convegno,
sino all’ultimo battito del petto,
tendo l’orecchio:
l’amore riprende a ronzare,
umano,
semplice.
Fuoco,
uragano
ed acqua
s’avanzano con un sordo brontolìo.
Chi saprebbe dominarsi?
Potete?
Provateci ...


(Vladimir Majakovskij)

giovedì 3 marzo 2011

Sally Mann

Sally Mann (Lexington, 1º maggio 1951) è una fotografa statunitense, nota soprattutto per le sue grandi fotografie in bianco e nero, prima dei suoi figli, poi di paesaggi che evocano decadenza e morte.




mercoledì 2 marzo 2011

Anna Swan (1846-1888)

Anna Swann nacque nel 1846 a Mill Brook, Nova Scotia. All'età di cinque anni, misurava 4 piedi e 8 pollici (142 cm) e pesava oltre 100 libbre (45 kg).A 22 anni, pesava 352 £ (160 kg) ed era alta 7 piedi e 6 pollici (228 cm) Nel 1862, ad Anna venne offerto un lavoro con il circo Barnum & Bailey che le veniva pagato 1000 dollari al mese e che le diede la possibilità di continuare i suoi studi. Anna per lungo tempo fu in mostra presso il Museo Americano di New York e,come l'unica donna gigante al mondo, attirò grandi folle. Quando scoppiò un incendio nel museo nel 1865, Anna rischiò di morire bruciata;la scalinata d'uscita fu bloccata dalle fiamme e lei non poteva passare attraverso le finestre.Fortunatamente i dipendenti del museo,rotto il muro intorno a una finestra del terzo piano,la calorono giù legandola ad una corda sorretta da 18 uomini.Mentre attraversava l'Atlantico per una tournée europea incontrò il gigante Martin Van Buren Bates.Si sposarono in Inghilterra il 17 giugno 1871 e partirono in tour insieme, come la coppia più grande del mondo, offrendo spettacoli anche per la regina Vittoria e l'allora Principe di Galles.Tornati in Nord America, il marito di Anna costruì una casa in Ohio con soffitti alti 14 piedi e mobili su misura. La coppia ebbe due figli,un maschio e una fammina,anch'essi di dimensioni fuori dal comune,il maschio nacque morto,la bambina visse solamente qualche mese. Anna morì di tubercolosi nel 1888.


Io lo ricordo amata, io lo ricordo...

Io lo ricordo, amata, io lo ricordo,
Lo splendore dei tuoi capelli;
Non fu allegra vicenda, né leggera,
Per me l'abbandonarti.
Delle notti autunnali mi ricordo,
Del murmure nell'ombra di betulle:
E se allora più corti erano i giorni,
Più a lungo dava luce a noi la luna.
Ed io ricordo che tu mi dicevi:
"Questi anni azzurri se ne andranno via,
E tu, mio amato, dimenticherai,
Per sempre, per un'altra".
Ma oggi il tiglio che va rifiorendo
Di nuovo ha ricordato ai sentimenti
Come teneramente cospargevo
A quel tempo i tuoi riccioli di fiori.
E il cuore, non disposto a raffreddarsi,
E amando un'altra con malinconia,
Va ricordando con quell'altra te,
Come un lungo racconto prediletto.

(Sergej Esenin)


martedì 1 marzo 2011

CIO' CHE HO SCRITTO DI NOI


Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole
Ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti, rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce, all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni, con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe
Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.
(Nazim Hikmet)

In Memory of Jane Russell


Lutto nel mondo del cinema. A 89 anni è morta Jane Russell, diva degli anni '40 e '50 grazie a pellicole come The Outlaw. Indimenticabile il suo duetto con Marilyn Monroe per Gli uomini preferiscono le bionde: era il 1953 e il mondo si divideva tra gli appassionati della bionda per eccellenza e quelli di Jane, una bellezza diversa e quasi più aggressiva. Jane Russell è deceduta nella sua casa di Santa Monica, in California, per una malattia legata a problemi respiratori. Nella sua lunga carriera, la diva bruna ha recitato anche con Frank Sinatra e Bob Hope. Dopo un rallentamento subito negli anni '60, la Russell è rimasta in attività per tutta la vita.