sabato 30 aprile 2011

"Io sono una fotografa." Francesca Woodman torna in Via della Reginella.

Dal 23 maggio fino al 19 giugno a Il museo del Louvre (Via della Reginella 28,Roma) si celebra Francesca Woodman. In tutto 77 opere inedite tra foto, lettere e altro materiale. L'esposizione precede la retrospettiva personale sull'artista che si terrà prima al Moma di San Francisco, a fine anno, e poi nel 2012 al Guggenheim di New York.
L'avventura che racconta questa mostra parte da una scatola di fotografie consegnata dall'artista a Giuseppe Casetti (allora, si faceva chiamare 'Cristiano' Casetti): "Un giorno mi si è avvicinata, mi ha dato una scatola di tela grigia e ha detto: "Io sono una fotografa". Ho aperto la scatola - dice Casetti - e sono rimasto sedotto. Era la prima volta che vedevo le sue fotografie. Ero disorientato dal cortocircuito tra l'apparenza adolescenziale e la forza di quelle immagini. Non riuscivo a credere che dietro quel suo aspetto di giovinetta si celasse una donna di un'energia tanto forte. E' stata una meraviglia e una gioia: davanti a me avevo una grande artista".


In mostra fotografie con interventi grafici dell'artista, ('Angelo per Cristianò, 'Al contrario', 'Riso e ricotta'), la serie del guanto (ispirata a Max Klinger) realizzata al bar Fassi di Roma nel 1978. E ancora gli inviti originali della sua prima mostra alla libreria Maldoror di Via di Parione e tre suoi disegni di grande formato. C'è poi la sua corrispondenza privata tra cui due lettere blue-print, cartoline, messaggi cifrati, rebus, riflessioni scritte dall'artista sui processi creativi, idee per allestimenti, notizie su le tecniche di stampa e la ricerca di soggetti e spazi per le sue fotografie.

giovedì 28 aprile 2011

“Gli sono troppo vicina perchè mi sogni”



Gli sono troppo vicina perché mi sogni.
Non volo su di lui, non fuggo da lui
sotto le radici degli alberi. Troppo vicina.
Non con la mia voce canta il pesce nella rete.
Non dal mio dito rotola l’anello.
Sono troppo vicina. La grande casa brucia
senza che io chiami aiuto. Troppo vicina
perché la campana suoni sul mio capello.
Troppo vicina per entrare come un ospite
dinanzi a cui si scostano i muri.
Mai più morirò così leggera,
così fuori dal corpo, così ignara,
come un tempo nel suo sogno. Troppo,
troppo vicina. Sento il sibilo
e vedo la squama lucente di questa parola,
immobile nell’abbraccio. Lui dorme,
più accessibile ora alla cassiera d’un circo
con un leone, vista una sola volta,
che non a me distesa al suo fianco.
Per lei ora cresce in lui la valle
con foglie rossicce, chiusa da un monte innevato
nell’aria azzurra. Io sono troppo vicina
per cadergli dal cielo. Il mio grido
potrebbe solo svegliarlo. Povera,
limitata alla propria forma,
ed ero betulla, ed ero lucertola,
e uscivo dal passato e dal broccato
cangiando colori delle pelli. E possedevo
il dono di sparire agli occhi stupiti,
ricchezza delle ricchezze. Vicina,
sono troppo vicina perché mi sogni.
Tolgo il braccio da sotto la sua testa,
intorpidito, uno sciame di spilli.
Sulla capocchia d’ognuno, da contare,
sono seduti angeli caduti.

(Wislawa Szymborska)

mercoledì 27 aprile 2011

Curiosità


Nel 1348, durante un ballo alla corte del re Edoardo III d’Inghilterra, una non meglio specificata Contessa di Salisbury (in seguito moglie del re con il nome di Giovanna del Kent), perse una giarrettiera. Il re si chinò per raccoglierla e si offrì di aiutare la sua ospite a reindossarla e, uditi i bisbiglii e le risatine maliziose dei cortigiani, si alzò e disse loro in francese (allora la lingua di corte): «Honni soit qui mal y pense!» che divenne poi il motto dell’Ordine di cavalleria della Giarrettiera.
È il più antico e più elevato Ordine cavalleresco del Regno Unito la scelta dei cui membri è di competenza esclusiva del sovrano: viene conferito solo a personalità che si siano distinte per altissimi meriti nel servire il Regno Unito.
Come lo stesso nome suggerisce, lo stemma dell’Ordine è una giarrettiera sormontata dal motto "Honni soit qui mal y pense" ("Sia vituperato chi ne pensa male").
La nomina dei membri dell’Ordine è in capo esclusivamente al sovrano: tale consuetudine, tuttavia, fu più o meno ufficializzata solo in tempi recenti, nel 1946, a seguito di un gentlemen agreement tra l’allora Primo Ministro e il capo dell’opposizione, per evitare influenze politiche sul conferimento della massima onoreficenza inglese.

http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_della_Giarrettiera

Ricetta


Si prenda un poeta non stanco,
Una nuvola di sogno e un fiore,
Tre gocce di tristezza, un riflesso dorato,
Una vena sanguinante di paura.
Quando l'impasto già bolle e si ritorce
Si aggiunga la luce di un corpo di donna,
Da un pizzico di morte rinforzata,
Che un amore di poeta è così .

- José Saramago -

(Photo:Man Ray)

Luogo Comune del Quarantenne


Quindicimila giorni secchi sono passati,
Quindicimila occasioni che si sono perse,
Quindicimila soli inutili che sono nati,
Ore su ore contate
In questo solenne ma grottesco gesto
Di dare corda ad orologi inventati
Per cercare, negli anni smemorati,
La pazienza di andar vivendo il resto.

(José Saramago)

sabato 23 aprile 2011

"Io ero una puttana meravigliosa"

Da qualche giorno l'autobiografia di Nell Kimball mi accompagna.Un libro splendido,un'accurata descrizione di New Orleans vista attraverso le tendine merlettate di un casino di lusso.E'un eccezionale documento sociologico su un'intera società ipocrita e corrotta;un ottimo racconto,umoristico e reale.Ed è,soprattutto un concentrato di saggezza profonda,seppur leggera.
Di seguito trascriverò uno dei pensieri di Goldie Brown (nome d'arte di Nell Kimball) riguardo il suo lavoro e coloro che le danno la possibilità di svolgerlo,gli uomini.

"Io ero una puttana meravigliosa.Non vedo nessuna ragione di non ammetterlo adesso che i miei giorni e le mie notti sono ormai lontani anni e anni.Napoleone o U.S.Grant certo non hanno mai detto di non essere meravigliosi generali.Non ho mai conosciuto un attore che non dicesse che era meraviglioso.Quanto poi ai magistrati ,ai senatori,ai pezzi grossi della politica,tutti quanti,sia a letto,sia in salotto,mi hanno sempre dato l'impressione di sapere benissimo il loro valore,la loro posizione.
Ho sempre pensato che una puttana è in un certo senso una specie di super-moglie.Almeno nella sfera della vita intima.E' superiore ad una moglie in quanto si situa in una dimensione drammatica,non costituisce una noiosa abitudine domestica.Sa come soddisfare sessualmente un uomo fino a farlo diventare un tremolante ammasso di gelatina.Lo adula,non lo critica mai,non lo diminuisce mai.Una puttana soddisfa l'amor proprio di un uomo,innalza l'idea che egli ha di sè stesso,come persona importante,vitale e piena di virilità.Un gaudente straordinario,uno stallone di prima forza,un gran bevitore,generoso nei regali,affascinante parlatore,un tipo spiritoso,e un uomo di mondo - un vero cronometro svizzero con sedici rubini.
Non ce ne frega niente se ha delle abitudini di sciattone,nè chiediamo il suo consiglio sul come comportarci con una serva sgarbata,nè ci lamentiamo con lui per il lavandino che perde.Una puttana non si fa mai vedere se non perfettamente lavata e profumata.Quando sta con un uomo è sempre arricciata e truccata a dovere,si fa sempre vedere a lume di candela,in una luce romantica ben studiata.Non rifiuta mai il suo corpo,non dice che ha mal di testa nè accusa l'uomo di avere brutte abitudini.Mai che usi le sue attenzioni di malavoglia,o lo accusi ("Avanti,per l'amor di Dio,vedi di spicciarti,bestione che non sei altro!")di non pensare che a quello.
Noi ragazze ascoltavamo in tutti i particolari le storie di letto delle famiglie bene di Saint Louis - tra le braccia dei mariti che venivano da noi sia per scaricare i tubi sia per sfogare le loro afflizioni e la loro noia.
Io ero molto attenta con gli uomini,e m'intererassavano le loro abitudini.Avevo un cervello che funzionava piuttosto bene,intonato al mio corpo.Anche qui,non ho nessuna intenzione di darmi delle arie.Il cervello di ciascuno dipende da che tipo di nonni uno ha avuto,e bisogna risalire indietro di un paio di centinaia di anni [...]
Ero ignorante,sapevo a malapena leggere e scrivere,ma facevo esercizi di calligrafia col pennino Spencer e una boccetta d'inchiostro turchino. [...] Non sono mai riuscita ad imparare la grammatica alla perfezione,ma ascoltando la gente più fine che frequentava i casini di lusso,col tempo riuscii ad evitare molti degli errori più comuni.Preferirei essere arrestata,piuttosto che dire una smarronata - quasi.Ma non sono mai riuscita ad afferrare tutti i segreti della grammatica.Quanto alle parole difficili,io scrivo come parlo - voglio essere sicura del significato di quello che dico.
In tutti gli anni non rimasi mai incinta.Emma Flegel c'insegnava alcuni trucchi,certi impacchi,certe irrigazioni,che ce lo evitavano.Nei rari casi in cui una di noi rimaneva incita,si poteva comprare in qualunque farmacia una certa pillola nera che,presa per tre giorni,con dei bagni caldi,di solito metteva tutto a posto.Quando una ragazza aveva un ritardo delle mestruazioni,dicevamo che era "caduta dal letto".
Nella nostra qualità di puttane,imparammo il modo di esaminare un gianni*,senza farcene accorgere.Si diventava delle attrici eccellenti nel fingere il piacere sessuale,e lo stesso orgasmo,agitandoci,gridando,ruotando la testa.Per la maggior parte del tempo senza provare nulla,e pensando magari al baccalà che a colazione era troppo salato,e chissà se gli stivaletti abbottonati erano adatti per la passeggiata della domenica al parco? [...]
In quegli anni,dai Flegel,appresi che il sesso occupa circa l'ottanta per cento dei pensieri e dell'occhio del maschio.Se viene privato dalle donne a causa di un lungo viaggio per mare,o dalle pareti di una prigione,oppure da una troppo lunga fedeltà ad una moglie inaridita,si costruisce mentalmente immagini che sbalordirebbero un giovano sultano.Il sesso,per la maggior parte degli uomini,è fantasia.Leggete i cosiddetti libri sporchi,sia i classici,sia quella roba che viene venduta sottobanco.Tutti scritti da uomini.Pure fantasie,impossibili da realizzare,e ridicole,nei loro giochi e nelle loro pazze pretese. Quando un uomo va con una puttana,è tutto speranzoso di realizzare qualcuna di queste fantasie.Ma non succede mai.Non può succedere.Potrà essere eccitato,provocato,succhiato,manipolato,ma la maggior parte delle cose che ha in mente non si realizza mai.E'compito di una brava ragazza di casino fargli godere una della bella serie di giochi,una forte eccitazione delle terminazioni nervose,e infine una bella eiaculazione del suo sperma.Se tutto questo suona poco romantico,la verità è che il sesso non ha niente di romantico.E'una cosa reale,fatte di corpi reali;è un imperioso bisogno di rilassamento,come la molla caricata di un orologio.E'un piacere animale,una grande delizia.Quando si parla di sesso romantico,lo si confonde con l'amore.E a tempo e luogo cercherò di mostrare la differenza,e anche come il sesso e l'amore possano andare in coppia come una pariglia attaccata alla stessa carrozza.Tutta quella pappa che scrivono i poeti non è che un modo elegante di masturbarsi."

*gianni è il termine con cui le ragazze chiamavano i frequentatori dei casini.Mi viene da pensare ai modi di Henry Miller nel suo Opus Pistorum di chiamare il suo pene.Giannetto,Jean Jeudi,Gian Giovedì,Jonh Thurdsday.Che il termine Gianni abbia "radici antiche"?

martedì 19 aprile 2011

Barnum: The Greatest American Showman

Di Phineas Taylor Barnum si è scritto di tutto e di più. Ancor oggi il nome di questo impresario, uomo di spettacolo e pubblicitario è sinonimo di meraviglia, originalità e di incredibili – quanto inverosimili – storie che a cavallo della seconda metà dell’ottocento incantarono il pubblico americano ed europeo. Nato a Bethel nel Connecticut il 5 luglio del 1810, P.T. Barnum ebbe una folgorazione nel 1834 a Filadelfia quando vide e comprò per mille dollari una schiava di colore, tale Joyce Heth, che fu pubblicizzata come la donna più vecchia del mondo - 161 anni di età, comprovati da un sedicente atto di compravendita datato 1727 - nonché balia di George Washington. Lo spettacolo funzionò così bene che Barnum presto guadagnò oltre millecinquecento dollari a settimana, fino a quando Joyce Heth morì. Vale la pena rammentare che in seguito ad un esame clinico post-mortem, la vecchia schiava risultò avere circa un’ottantina d’anni. Privo della donna più vecchia del mondo Barnum si arrangiò mettendo in piedi piccoli, e infruttuosi, spettacoli in giro per gli stati Uniti, fino a quando nel 1841 comprò – pur con un solo dollaro in tasca e promettendo di pagare di lì ad un anno il saldo – un vecchio museo, trasformandolo grazie alla pubblicità nel famoso Museo Barnum. La sua carriera di impresario fu ricca di colpi di scena ed incredibili storie di successo, basate per lo più sulla credulità popolare e su un uso moderno e spregiudicato della pubblicità e dei mezzi di comunicazione. Tra i colpi più famosi messi a segno da Barnum, l’uomo più piccolo del mondo (il Generale Tom “Pollice” Thumb), la Sirena delle Isole Fiji, la donna più alta del mondo – Jenny Lind – e il gigantesco elefante Jumbo.

Quello che segue è uno stralcio della sua autobiografia del 1855, “The Life of P.T. Barnum, Written by Himself”, e racconta di come uno strano animale impagliato, dalle sembianze di un mezzo pesce e di una mezza scimmia, divenne, grazie alla furbizia di P.T. Barnum e alla credulità della stampa newyorkese, la famigerata “Sirena delle Isole Fiji”.


All’inizio dell’estate del 1842, Moses Kimball, il noto proprietario del Museo di Boston, venne a trovarmi a New York per presentarmi quella che lui affermava essere una “sirena”. Mi raccontò che l’aveva ottenuta da un marinaio. Il padre di quest’uomo, un Capitano di un vascello salpato da Boston, l’aveva acquistata da alcuni navigatori giapponesi durante un viaggio a Calcutta nel 1817 - ritenendo che fosse un esemplare imbalsamato di una vera sirena. Pensando che questo animale avrebbe suscitato la curiosità di altri come era accaduto con lui e nella speranza di realizzare una qualche forma di speculazione da questa straordinaria meraviglia, il capitano si era appropriato di 6 mila dollari dalla cassa del proprio vascello per acquistarla e, lasciata la nave in mano a un suo ufficiale, era partito alla volta di Londra.
In Inghilterra il Capitano non realizzò i propri sogni e quindi tornò a Boston. La convinzione che quello che aveva comprato fosse l’esemplare di un raro animale e quindi estremamente prezioso, lo spinse a conservarlo con grande cura, ad assicurare il bene e infine a farsi nuovamente ingaggiare dai suoi vecchi armatori in un’altra nave per rimborsarli del denaro preso a Calcutta per comprare la sirena. Quando il Capitano morì non possedeva più nulla se non la sirena e il suo unico figlio ed erede, non credendo alla storia del padre, la vendette al signor Kimball che venne a New York per farmela esaminare.
Questa era la storia. Non fidandomi del mio fiuto in materie di questo tipo chiesi al mio naturalista una sua opinione sulla genuinità dell’animale. Mi disse che non era in grado di immaginare come fosse stato realizzato e che non conosceva alcuna scimmia con tali denti, braccia, mani né tantomeno aveva alcuna conoscenza di un pesce dotato di simili pinne.

“E quindi per quale ragione lei ritiene si tratti di un falso ?” domandai.
“Perché non credo all’esistenza delle sirene” mi rispose il naturalista.
“Questa non è per niente una buona ragione - conclusi - e dunque crederò nella sirena e la comprerò!”.

Questa era la parte più facile dell’esperimento. Come superare l’incredulità generale nell’esistenza delle sirene, e quindi risvegliare la curiosità di vedere con i propri occhi ed esaminare l’animale, era il punto fondamentale. Dovevamo ricorrere a mezzi eccezionali e pensai che non vi fosse soluzione migliore che “dare il via alle danze” spostando l’attenzione lontano dal centro di attrazione.
Dopo qualche tempo apparve missiva sul New York Herald, datata e inviata da Montgomery in Alabama, che dava notizia di quanto accadeva nella zona nel campo della politica, degli affari, dell’agricoltura e tra l’altro riferiva in un breve paragrafo di un certo Dottor Griffin di Pernambuco, agente del Lyceum of Natural History di Londra, che aveva tra le mani una vera meraviglia, un esemplare imbalsamato di una sirena, proveniente dalle Isole Fiji e conservata in Cina dove il Dottor Griffin l’aveva recuperata per portarla a Londra.

Una decina di giorni dopo una lettera dal tenore molto simile, datata e spedita da Charleston nel South Carolina, contenente altre notiziole locali oltre alla storia della sirena, apparve su un altro quotidiano newyorkese. Questa fu poi seguita da una terza lettera – proveniente questa volta da Washington D.C. – pubblicata su un altro giornale cittadino in cui oltre a dare notizia della storia della sirena lo scrivente esprimeva la speranza che i giornalisti di New York potessero vedere con i loro occhi questa meraviglia prima che il Dottor Griffin si imbarcasse alla volta di Londra.
Pochi giorni dopo la pubblicazione delle notizie sui tre quotidiani, un mio impiegato – il signor Lyman – si registrò in uno dei principali alberghi di Filadelfia con il nome di Dottor Griffin da Pernambuco in partenza per Londra. La sua affabilità, assieme ai modi gentili e alla buona educazione, gli fecero guadagnare facilmente un’ottima reputazione in quei pochi giorni fino a quando un pomeriggio si recò a pagare il conto dell’albergo preparandosi a partire per New York il giorno dopo e nel ringraziare il proprietario della squisita ospitalità lo invitò nella propria stanza. “Se passa a trovarmi nella mia camera – disse Lyman-Griffin – le permetterò di vedere qualcosa che la stupirà molto”. Così il proprietario dell’albergo poté vedere la più straordinaria meraviglia del mondo, la sirena. Fu così gratificato e incuriosito che presto il proprietario pregò il Dottor Griffin di concedergli il permesso di far vedere ad alcuni suoi amici, tra cui vari giornalisti, la sirena.
Il risultato che tale accadimento ebbe, è facile comprenderlo rileggendo gli articoli che uscirono nei due giorni seguenti sulla stampa di Filadelfia. Basti dire che il piano funzionò perfettamente, e che la stampa di Filadelfia aiutò quella newyorkese nel risvegliare un ampia e crescente curiosità tra il pubblico di vedere la sirena. (..) Così facendo, pur inconsapevolmente, i giornalisti di New York mi aiutarono non poco nel mio proposito di esporre davanti al grande pubblico la sirena.

lunedì 18 aprile 2011

E Dio mi fece Donna



E Dio mi fece donna,
con capelli lunghi,
occhi,
naso
e bocca di donna.
Con curve
e pieghe
e dolci avvallamenti
e mi ha scavato dentro,
mi ha reso fabbrica di esseri umani.
Ha intessuto delicatamente i miei nervi
e bilanciato con cura il numero dei miei ormoni.
Ha composto il mio sangue
e lo ha iniettato in me
perché irrigasse tutto il mio corpo;
nacquero così le idee,
i sogni,
l’istinto
Tutto quel che ha creato
soavemente
a colpi di mantice e di trapano d’amore,
le mille e una cosa
che mi fanno donna
ogni giorno
per cui mi alzo
orgogliosa
tutte le mattine
e benedico il mio sesso.

(Gioconda Belli)

Foto:"Retour à la raison",Man Ray

Non mi pento di niente



Dalla donna che sono,
mi succede, a volte,
di osservare, nelle altre, la donna che potevo essere;
donne garbate, laboriose, buone mogli,
esempio di virtù,
come mia madre
avrebbe voluto.
Non so perchè
tutta la vita
ho trascorso a
ribellarmi a loro.
Odio le loro minacce
sul mio corpo
la colpa che le loro vite
impeccabili,
per strano maleficio
mi ispirano;
mi ribello contro le loro buone azioni,
contro i pianti di nascosto
del marito,
del pudore della sua nudità
sotto la stirata e inamidata biancheria intima.
Queste donne,
tuttavia, mi guardano
dal fondo dei loro specchi;
alzano un dito accusatore
e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo
e vorrei guadagnarmi il consenso universale,
essere "la brava bambina", essere la "donna decente",
la Gioconda irreprensibile,
prendere dieci in condotta
dal partito, dallo Stato,
dagli amici,
dalla famiglia, dai figli
e da tutti gli esseri
che popolano abbondantemente
questo mondo.
In questa contraddizione inevitabile tra quel che doveva essere
e quel che è,
ho combattuto numerose
battaglie mortali,
battaglie a morsi, loro contro di me
- loro contro di me che sono me stessa -
con la psiche
dolorante,
scarmigliata,
trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me
che, fin dall'infanzia, mi guardano torvo
perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni,
perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile
che si innamora come una triste puttana
di cause giuste,
di uomini belli
e di parole giocose
Perchè, adulta, ho osato vivere l'infanzia proibita
e ho fatto l'amore sulle scrivanie nelle ore d'ufficio,
ho rotto vincoli inviolabili
e ho osato godere
del corpo sano e sinuoso
di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata.
Non incolpo nessuno. Anzi li ringrazio dei doni.
Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf:
ma nei pozzi scuri in cui sprofondo al mattino,
appena apro gli occhi,
sento le lacrime che premono,
nonostante la felicità che ho finalmente conquistato,
rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria,
vedo le altre donne che sono in me,
sedute nel vestibolo
che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità.
Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili
contro di me;
contro questa donna fatta, piena,
la donna dal seno sodo
e i fianchi larghi,
che, per mia madre e contro di lei, mi piace essere.

(Gioconda Belli)

Foto:Andre de Dienes (Romanian/American,1913 - 1985) "Bra #1"

domenica 17 aprile 2011

Memorie di una Maitresse Americana

Roma.Domenica.Mercato di Porta Portese.Alla ricerca del libro perduto.Il mio occhio oggi non trova,in realtà nemmeno cerca.Con me però c'è un occhio attento che nella tanta carta scova quel che fa per me.Edizione SuperPocket.Non la amo.In copertina però c'è un'illustrazione della collezione Romi,L'age d'or des maison closes.Mi piace.Titolo:Memorie di una Maitresse Americana.Autobiografia di tale Nell Kimball."Quanto vuole per questo?" All'epoca 6900 Lire,oggi 2 Euro.E'mio.
Queste le prime pagine del libro:
"Cominciai a quindici anni, in una buona casa di Saint Louis, senza nessun'idea; come tutte le puttane molto giovani, il mio solo scopo era sfamarmi e avere qualche bel vestito da mettermi, e son finita tenutaria di bordelli e donna d'affari, ho assunto e comandato ragazze, ho diretto case di lusso. E mi sono sempre domandata come mai le cose mi siano andate così. Comunque, posso dire questo: come non ho mai provato nessun rimorso, così non ho avuto mai nessun rimpianto. Io ero una puttana meravigliosa. Non vedo nessuna ragione per non ammetterlo".

Circa Nell Kimball e la sua biografia(nell'attesa di "conoscerla"personalmente).

"Ogni ragazza siede sulla sua fortuna, e non lo sa" disse la zia Letty alla nipote Nell Kimball, che aveva allora otto anni. E si può dire che tutta la vita di Nell – prima come puttana di bordello, poi come mantenuta, infine come tenutaria essa stessa di bordelli di lusso a New Orleans e a San Francisco, da lei innalzati a una sorta di perfezione – sia stata un adeguato, intelligentissimo commento a quella frase di brutale sapienza. «Per un mucchio di gente, l’unica soddisfazione è guastare il piacere agli altri» era un’altra massima della zia Letty, e per evitare che il padre, un rozzo e brutale coltivatore dell’Illinois che citava a ogni passo la Bibbia, desse un’ulteriore dimostrazione di quella massima, la piccola Nell scappò giovanissima di casa, per approdare presto in un curioso bordello Biedermeier a Saint Louis, Missouri, dove si ambientò con facilità. «Il mio college fu il bordello»: Nell cominciò veramente a osservare la vita, e a scoprirla, nel salone pesantemente decorato di quella casa, in quell’aria greve, impregnata di cipria, fumo di sigari, lucido per mobili, corpi di donna, vapori di whisky, che da allora l’avrebbe sempre avvolta. Aveva una straordinaria intelligenza naturale, che le permetterà poi di dimostrarsi, in queste sue Memorie, anche una scrittrice straordinaria; era curiosa, avida e lucida, felicemente priva di sentimentalismi e sensi di colpa, capace di entusiasmo – il suo grande amore con il gangster Monte è clamorosamente romantico –, ma soprattutto saggia, equilibrata e sicura nel valutare le persone e le cose, con un senso della misura che possiamo senza paradosso definire classico. Guidati da lei e dal suo vivacissimo linguaggio, che passa con noncuranza dai gerghi del sottomondo alle parole ‘cólte’, esploriamo affascinati l’altra faccia della vita rispettabile dell’America fine Ottocento-primo Novecento, veniamo introdotti alle sottigliezze dei cerimoniali del bordello, penetriamo nei bassifondi cittadini, scopriamo i vari codici che regolavano i rapporti fra tenutari, puttane, poliziotti, uomini politici, malavita, giornali – e insieme vediamo delinearsi ritratti memorabili, da quello dell’amato Monte, gangster cerebrale, delicato e astratto, a quelli delle varie Belle, Frenchy, Rotary Rosie, Mollie, Minna, che in vari momenti condivisero la vita di Nell. La filosofia del bordello è un libro che Nell Kimball avrebbe potuto scrivere con eccellenti risultati, ma che non ha scritto, forse per discrezione, avendo preferito profondere i tesori della sua esperienza nella più accessibile forma di queste Memorie, che già danno, di quella filosofia, una nozione precisa: il bordello vi appare come un mondo chiuso e a suo modo completo, dove il sesso ha soltanto il posto d’onore – un sontuoso letto – e intorno ritroviamo, equamente disposti su vari poufs, anche gli altri Vizi, in colloquio non pregiudizialmente ostile perfino con alcune Virtù. Il sesso di cui ci parla la Kimball non è, comunque, la «pura fantasia» dei romanzi pornografici o quella, equivalente, dei romanzi prudes e sentimentali: è una realtà concreta, profondamente conosciuta, sperimentata e capita, raccontata senza nascondere nulla, con puntiglio professionale, e insieme osservata con quel senso della distanza che hanno soltanto i grandi narratori. Nata in una cascina dell’Illinois nel 1854, Nell Kimball morì ottantenne, in Florida nel 1934. Il manoscritto delle sue memorie, già fin dal 1932 nelle mani del noto scrittore americano Stephen Longstreet, fu da lui pubblicato integralmente quasi quarant’anni dopo per ovvie ragioni di opportunità.

giovedì 14 aprile 2011

Violette,l'affamee

Stamane,camminando verso il lavoro,butto un occhio,come di rito,alla bancarella dei libri usati.Therese e Isabelle,di Violette Leduc,in versione integrale.Conosco l'autrice seppur io non l'abbia mai letta.Fremo all'idea di mettere il naso in queste pagine,che,come di consueto,odorano di cantina.

Violette Leduc (Arras, 7 aprile 1907 – Faucon, 28 maggio 1972) è stata una scrittrice francese. Era la figlia illegittima di una cameriera di nome Berthe. A Valenciennes, Violette trascorse un'infanzia segnata da una scarsissima autostima, esacerbata dall'ostilità della madre iperprotettiva. Ebbe un bel rapporto di amicizia con la nonna Fideline e la zia materna, Laure. I suoi studi, iniziati nel 1913, furono interrotti dalla prima guerra mondiale, ma furono ripresi dopo la guerra al Collège de Douai, dove ebbe due relazioni lesbiche con una sua compagna di classe, e con un'insegnante di musica che fu licenziata in seguito alla vicenda. Nel 1926 si trasferì a Parigi, iscrivendosi al Licée Racine. Non superò l'esame di maturità, per cui cominciò a lavorare come centralinista e segretaria alla casa editrice Plon. Nel 1938 incontrò Maurice Sachs e nel 1945 Simone de Beauvoir, che la incoraggiarono a scrivere. Il suo primo romanzo, L'asphyxie, fu pubblicato da Albert Camus con le edizioni Gallimard e meritò le lodi di Jean-Paul Sartre, Jean Cocteau e Jean Genet. La sua opera più famosa, l'autobiografico La bâtarde (trad. it.: La bastarda), fu pubblicato nel 1964. Era candidato al Prix Goncourt, che non vinse per poco, e divenne subito un bestseller. In essa racconta con una franchezza insolita in quel periodo anche delle sue relazioni con altre donne. Continuò a scrivere altri libri, tra cui La Folie en tête, la seconda parte della sua autobiografia letteraria. Nel 1968 Radley Metzger trasse un film dal romanzo di Leduc Thérèse and Isabelle relativo all'amore lesbico fra due adolescenti, con Essy Persson e Anna Gael. Leduc sviluppò un tumore al seno e morì dopo due operazioni.

lunedì 11 aprile 2011

Se porti il bene o il male



Se porti il bene o il male
sarà il tempo a deciderlo.
Ma appena sto con te,
io divento peggiore.
Mi telefoni spesso,
e ogni volta in risposta,
per mio desiderio,
la vicina ti ripete che non sono a casa.
E tu mi tormenti ogni giorno
con una lettera nuova.

Che cosa fare con te?
Che fare con me stesso?!

M'ingegno di osservare
i tuoi sogni a mente fredda.
Di escogitare un mezzo
per disinnamorarti.

Sei adesso all'Ermitage,
mi stai telefonando,
e sai che ti diranno
che non sono a casa.

(Evgenij Evtusenko)

La Reine de Montparnasse

Chi era Kiki? Una donna che poteva diventare una prostituta da pochi franchi a notte, riuscì invece a imprimere ad un’epoca un connotato di vitalità, di spensierata allegria, di impudicizia spinta fino alla più sbalorditiva sfacciataggine. Il suo "Diario" si apre così: "Sono nata il 2 ottobre 1901 in Borgogna…Eravamo sei piccoli figli dell’amore: i nostri signori padri avevano dimenticato di riconoscerci". Tra i numerosi aneddoti che costellano la vita di questa donna straordinaria ce ne sono due che riguardano la sua vocazione esibizionistica, ma ne descrivono bene anche il temperamento. Quando Montparnasse diventò un quartiere di moda, cominciò anche l’affollamento di curiosi e turisti e chiunque, naturalmente, poteva distinguere un habitué da un visitatore occasionale. Poteva accadere allora che Kiki, avvistata una famigliola molto per bene, molto borghese, domandasse: "Posso fare qualcosa per questi bravi signori? E, girandosi di schiena, di colpo sollevasse la gonna scoprendo il suo bellissimo posteriore. In un’occasione quest’esibizione si colorò diversamente. Un giorno Kiki viene a sapere che ad una giovane donna è appena morto il figlio e non ha nemmeno i soldi per pagare il funerale. Come se niente fosse, entra nel vicino ristorante e comincia il giro dei clienti: davanti a ogni tavolo solleva la gonna, fa vedere la "gattina" e chiede "due o tre franchi per lo spettacolo". Quando torna al caffè ha un cappello pieno di denaro che rovescia sul banco: " Qui ce n’è per pagare il funerale" dice " e anche per comprarti un vestito". Alla soglia dei cinquant’anni era diventata enorme, il ventre gonfio, gravemente idropica. Morì per un’emorragia interna nel 1953. Nella Montparnasse bohémien e trasgressiva degli anni Venti, Kiki riesce a sfuggire alla miseria diventando una delle figure più carismatiche dell'avanguardia tra le due guerre. Cantante, attrice, cabarettista e compagna di Man Ray, al quale ispirerà le sue fotografie più famose, Kiki sarà immortalata da Kisling, Soutine, Foujita, Modigliani, Calder, Utrillo e Léger. Ma oltre a essere la musa e il fulcro di quella mitica epoca, Kiki è soprattutto una delle prime donne emancipate del secolo. E oltre che per la sua bellezza e la sua indipendenza sessuale e sentimentale, si impone soprattutto per la libertà del suo pensiero e la schiettezza delle sue parole.

(Nella Foto: Kiki fotografata da Man Ray)

venerdì 8 aprile 2011

Quando l'uomo entra nella donna


Quando l'uomo
entra nella donna
come l'onda scava la riva,
ripetutamente,
e la donna, godendo, apre la bocca
e i denti le luccicano
come un alfabeto,
il Logos appare mungendo una stella,
e l'uomo
dentro la donna
stringe un nodo
perché mai più loro due
si separino
e la donna si fa fiore
che inghiotte il suo gambo
e il Logos appare
e sguinzaglia i loro fiumi.

Quest'uomo e questa donna
con la loro duplice fame
hanno cercato di spingersi oltre
la cortina di Dio, e ci sono
riusciti per un momento,
anche se poi Dio
nella sua perversione
scioglie il nodo.

(Anne Sexton)

Nella foto:Michel Fokine & Tamara Karsinova in The Firebird

Baba Yaga

Baba Yaga è un personaggio della mitologia slava, in particolare di quella della Russia, e la figura immaginaria di un personaggio fiabesco. Nei racconti russi, impersona una vecchia strega che si sposta volando su un mortaio, utilizzando il pestello come timone e che cancella i sentieri nei boschi con una scopa di betulla d'argento. Vive in una capanna sopraelevata che poggia su quattro zampe di pollo, servita dai suoi servi invisibili. Il buco della serratura del portello anteriore è costituito da una bocca riempita di denti taglienti; le mura esterne sono fatte di ossa umane. In un variante della leggenda, la casa non rivela la posizione della porta finché non viene pronunciata una frase magica. Baba Yaga a volte è indicata come cattiva e a volte come fonte di consiglio; ci sono storie in cui la si vede aiutare le persone nelle loro ricerche e storie in cui rapisce i bambini per mangiarli. Cercare il suo aiuto è solitamente un'azione pericolosa e sono assolutamente necessarie preparazione e purezza dello spirito. Alla figura di Baba Yaga figura si collega la leggenda dei tre cavalieri: il Cavaliere bianco, su un cavallo bianco con la bardatura bianca, che rappresenta il giorno; il Cavaliere rosso, che rappresenta il sole; il Cavaliere nero, che rappresenta la notte. Baba Yaga parlerà di loro a chi la interroga, ma può uccidere l'ospite che voglia sapere dei suoi servi invisibili. Nella storia popolare di Vassilissa la bella, la fanciulla viene mandata a chiedere consiglio a Baba Yaga e viene schiavizzata dalla strega. I servi invisibili (un gatto, un cane, un cancello e un albero), tuttavia, aiutano Vassilissa a fuggire perché è stata gentile con loro. Alla fine della fiaba Baba Yaga è trasformata in un corvo. In un'altra versione della storia, registrata da Aleksander Afanas'ev (1862), a Vassilissa sono comandate tre mansioni impossibili che tuttavia riesce a completare per mezzo di una bambola magica donatale da sua madre. Similmente, in un' altra fiaba, il principe Ivan è aiutato contro Baba Yaga dagli animali che ha risparmiato. Baba Yaga del folklore polacco differisce leggermente; una delle differenze è che la casa ha soltanto una zampa di pollo. Inoltre le streghe dispettose che vivono nelle case di pan di zenzero sono comunemente chiamate Baba Jaga. Nella fiaba La piuma di Finist il Falco, l'eroe, viene a contatto con tre Baba Jaga. Tali figure sono solitamente benevole e danno all'eroe consigli o strumenti magici.

(L'immagine di Guido Crepax è tratta da "Valentina,Trilogia di Baba Yaga")

giovedì 7 aprile 2011

Canto di luna, canto di donna


Vivo di notte,
mi sento morire la mattina,
vecchia lampada dall'olio consunto,
pallida ossuta emunta,
nessun prodigio o strabilianza.
Io sono malconcia e sfigurata
ma tu nell'armatura sei possente
e devo predispormi al tuo passaggio.
Io fui sempre una vergine
vecchia e butterata.
Prima che il mondo fosse io fui.

Son stata arancia dai pori dilatati
color carota e grassa sfatta,
contemplata dagli attoniti
ho lasciato calare le mie O crettate
sui mari di Venezia e di Mombasa.
Sul Maine mi sono riposata.
Come un jet nel Pacifico sono precipitata.
Sul Giappone fui spergiura.
Ho lasciato che il pendolo oscillasse,
la mia borsa rigonfia, la mia luce
dorata, dorata intermittenza
su voi tutto baluginasse.

Così se devi inquisirmi, fallo.
Dopotutto non sono artefatta.
Lungamente ti ho guardato,
d'amor panciuta o vuota
mostrando senza fine le mie fasi alterne
a te, a te mio freddo freddo
uomo tuta.
Tu devi solo chiedere, e te lo concederò.
E' praticamente garantito,
tu marcerai su me in me caserma.
Oh vieni veleggiando, vieni veleggiando
o tu lanciarazzi
o tu terrapieno
o tu proggettatore.
Sigillerò la beltà del mio grand'occhio,
quartier generale di un distretto,
casa di un sogno.

Anne Sexton

-Photo:Pauline Frederick in publicity still for Madame X -

Al mio amante che torna da sua moglie


Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costrutta.

Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d'artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.

Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t'incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S'occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,

ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s'è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,

l'ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un'occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.

Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt'e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.

Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:

al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
- alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa -

al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera - per il richiamo -

lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.

Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.

Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.


Anne Sexton

(photo:Untitled Nude, ca. 1927 - Heinz Hajek-Halke)

martedì 5 aprile 2011

Espressionismo Live

Il Palazzo delle Esposizioni presenta una rassegna di capolavori del cinema muto espressionista sonorizzati live grazie al gusto musicale di alcuni dei nostri maggiori autori contemporanei - cinque scrittori e un disegnatore di fumetti - invitati a scegliere le colonne sonore di accompagnamento ai film. Le loro selezioni musicali, eseguite durante le proiezioni da dj d'eccezione, ci offrono una lettura inedita e personale, restituendo "la parola" ai grandi film del passato attraverso una partitura musicale tutta contemporanea.
Quella espressionista è una stagione straordinaria della storia del cinema di tutti i tempi e a distanza di quasi un secolo i suoi capolavori riescono ancora a incidere profondamente nel nostro immaginario di spettatori. Con sorprendente anticipo, i suoi registi proposero temi sconvolgenti al pubblico delle prime sale cinematografiche e svelarono sullo schermo il lato nascosto dell'essere umano, spogliato brutalmente da ogni certezza e rassicurazione sociale, travolto da contenuti profondi, misteriosi e malati. Per primi, attraverso strategie visive spiazzanti e innovative, portarono al cinema la discesa nel magma dell'esistenza o dell'inconscio dell'uomo contemporaneo, sostituendo alla riproduzione oggettiva della realtà una percezione soggettiva e distorta del mondo e dei suoi accadimenti, creando paesaggi irreali, deformati, opprimenti e allucinatori.
Espressionismo Live restituisce al pubblico di oggi lo stesso senso di stupore dei primi spettatori di fronte all'impatto visivo di queste opere, grazie al sapiente dialogo tra le immagini e la fantasia degli autori coinvolti, che si sono divertiti a saccheggiare la loro playlist musicale ideale per dare nuova voce a questi universi visionari, con la complicità di alcuni dei più interessanti dj della nostra scena musicale.

Programma:



1_Il-gabinetto-del-dottor-Caligari.jpg


05-06/04/2011 21:00
Il gabinetto del dottor Caligari - cinema
selezione musicale di Niccolò Ammaniti - dj set di Roberto Corsi

(Das Cabinet des Dr. Caligari)
di Robert Wiene. Germania, 1920 (v.o. con didascalie in italiano, 80')







2_Dal-mattino-a-mezzanotte.jpg


07-08/04/2011 21:00
Dal mattino a mezzanotte - cinema
selezione musicale di Igort - dj set di Gianni Music

(Von Morgens bis Mitternacht)
di Karl Heinz Martin. Germania, 1920 (v.o. con didascalie in italiano, 50')







3_Lulù-–-Il-Vaso-di-Pandora.jpg


09-10/04/2011 21:00
Lulù - Il Vaso di Pandora - cinema
selezione musicale di Letizia Muratori - dj set di DandywOlly

(Die Büchse der Pandora)
di Georg Wilhelm Pabst. Germania, 1928 (versione italiana, 116')







4_Il-Golem.-Come-venne-al-mondo.jpg


12-13/04/2011 21:00
Il Golem. Come venne al mondo - cinema
selezione musicale di Nicola Lagioia - dj set di Max Passante

(Der Golem, wie er in die Welt kam)
di Paul Wegener, Carl Boese. Germania, 1920 (versione italiana, 73')







5__Il-gabinetto-delle-figure-di-cera.jpg


14-15/04/2011 21:00
Il gabinetto delle figure di cera - cinema
selezione musicale di Simone Caltabellota - dj set di Estasy

(Das Wachsfigurenkabinett)
di Paul Leni, Leo Birinski. Germania, 1923 (versione francese con didascalie in italiano, 75')







6_Faust.jpg


16-17/04/2011 21:00
Faust - cinema
selezione musicale di Tommaso Pincio - dj set di Giorgio Gigli

di Friedrich Wilhelm Murnau. Germania, 1926 (v.o. con didascalie in italiano, 89')




Casalinghe


Certe donne sposano una casa.
Altre pelle, altro cuore
altra bocca, altro fegato
altra peristalsi.
Altre pareti:
incarnato stabilmente roseo.
Guarda come sta carponi tutto il giorno
a strofinar per fedeltà a se stessa.
Gli uomini c'entrano per forza,
risucchiati come Giona
in questa madre ben in carne.
Una donna
È sua madre.
Questo conta.

(Anne Sexton)

Magia Nera



Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale,
quali estasi e portenti!
Come se mestrui bimbi ed isole
non fossero abbastanza,
come se iettatori e pettegoli e ortaggi
non fossero abbastanza.
Crede di poter prevedere gli astri.
Nell'essenza una scrittrice è una spia.
Amore mio,
così io son ragazza.
Un uomo che scrive è troppo colto e cerebrale,
quali fatture e feticci!
Come se erezioni congressi e merci
non fossero abbastanza;
come se macchine galeoni e guerre
non fossero già abbastanza.
Come un mobile usato costruisce un albero.
Nell'essenza uno scrittore è un ladro.
Amore mio,
tu maschio sei così.
Mai amando noi stessi,
odiando anche le nostre scarpe,
i nostri cappelli,
ci amiamo preziosa, prezioso.
Le nostre mani sono azzurre e gentili,
gli occhi pieni di tremende confessioni.
Ma quando ci sposiamo ci abbandoniamo ai figli,disgustati.
Il cibo è troppo
e nessuno è restato a mangiare l'estrosa abbondanza.

(Anne Sexton)

Orlo

L'11 febbraio 1963 Sylvia Plath si tolse la vita: sigillò porte e finestre ed inserì la testa nel forno a gas,non prima di aver scritto l'ultima poesia intitolata "Orlo" ed aver preparato pane e burro e due tazze di latte da lasciare sul comodino nella camera dei bambini.



La donna è a perfezione.
Il suo morto Corpo ha il sorriso del compimento,
un'illusione di greca necessità scorre
lungo i drappeggi della sua toga,
i suoi nudi piedi sembran dire: abbiamo tanto camminato,
è finita.
Si sono rannicchiati i morti infanti
ciascuno come un bianco serpente
a una delle due piccole tazze del latte, ora vuote.
Lei li ha riavvolti
Dentro il suo corpo come petali di una rosa
richiusa quando il giardino s'intorpidisce
e sanguinano odori dalle dolci,
profonde gole del fiore della notte.
Niente di cui rattristarsi ha la luna
che guarda dal suo cappuccio d'osso.
A certe cose è ormai abituata.
Crepitano, si tendono le sue macchie nere.



Tratto dal suo diario:
“Come un gatto ho nove vite da morire. Questa è la numero tre. La prima volta successe che avevo dieci anni. Fu un incidente. Ma la seconda volta ero decisa a insistere, a non recedere assolutamente. Mi dondolavo chiusa come conchiglia. Dovettero chiamare e chiamare e staccarmi via i vermi come perle appiccicose. Morire è un’arte, come ogni altra cosa. Io lo faccio in un modo eccezionale. Io lo faccio che sembra come un inferno. Io lo faccio che sembra reale. Ammetterete che ho la vocazione”

Szymborska - Qualche parola sull'anima



L’anima la si ha ogni tanto, nessuno la ha di continuo, per sempre.
Giorno dopo giorno, anno dopo anno, possono passare senza di lei.
A volte nidifica un pò più a lungo, sole in estasi e paura dell’infanzia,
a volte solo nello stupore dell’essere vecchi.
Di rado ci da' una mano in occupazioni faticose,
come spostare mobili, portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette,
quando si compilano moduli, si trita la carne,
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni partecipa ad una,
ed anche a questo non necessariamente,
poichè preferisce il silenzio,
quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno, alla chetichella,
è schifiltosa,
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari, la disgusta,
gioia e tristezza non sono per lei due sentimenti diversi,
è presente accanto a noi solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente e curiosi di tutto,
tra gli oggetti materiali le piacciono gli orologi a pendolo e gli specchi,
che lavorano con zelo anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che così come lei a noi,
anche noi siamo necessari a lei, per qualcosa.


(Foto:Francesca Woodman)

sabato 2 aprile 2011

Henry ad Anais.

Di seguito trascriverò un brano da "Henry & June" tratto dal diario non censurato di Anais Nin,un ritratto autobiografico dell'autrice tra il 1931 e il 1932.A quell'epoca risale l'incontro con Henry Miller e sua moglie June che segnerà una svolta importantissima nell'evoluzione sentimentale e letteraria della scrittrice.Attratta dal fascino geniale di Miller e turbata dalla fisicità di June,Anais inizierà una sorta di educazione erotico-sentimentale che la condurrà alla piena maturazione emotiva e personale.Tutto questo sotto la magistrale "regia" di Miller.
Di seguito un' ebbra lettera di Miller alla giovane Nin.Siamo a Parigi,nel Marzo del 1931

"Tutto quel che posso dire è che sono pazzo di te.Ho cercato di scrivere una lettera e non ci sono riuscito.Non vedo l'ora di vederti.Martedì è così lontano.E non è solo martedì-mi chiedo quando verrai a passare la notte qui,quando potrò averti per un lungo momento.Mi tormenta vederti per qualche ora e poi dover rinunciare a te.Quando ti vedo,tutto quello che volevo dire svenisce.Il tempo è così prezioso e le parole sono estranee,ma tu mi rendi tanto felice,perchè con te posso parlare.Adoro la tua intelligenza ,i tuoi preparativi per il volo,le tue gambe come una morsa,il calore tra le tue gambe.Sì,Anais,io voglio smascherarti.Sono troppo galante con te.Voglio guardarti a lungo e ardentemente,sollevare il tuo vestito ,coccolarti,esaminarti,lo sai che non ti ho mai guardata?C'è ancora troppa sacralità radicata in te.Non so come dirti quello che provo.Vivo in un'aspettativa perpetua .Tu arrivi e il tempo scivola via come in un sogno.E'solo dopo che te ne sei andata che mi rendo conto completamente della tua presenza.E allora è troppo tardi.Tu mi ottenebri.Cerco di immaginare la tua vita a Louveciennes ma non ci riesco.Il tuo libro?Anche quello mi sembra irreale.Solo quando vieni e ti guardo il quadro diventa più chiaro.Ma te ne vai così rapidamente,che non so cosa pensare.Sì,vedo chiaramente la leggenda di Puskin.Ti immagino seduta su quel trono,con i gioielli intorno al collo,sandali,grossi anelli,unghie dipinte,strana voce spagnola,mentre vivi una specie di bugia che non è esattamente una bugia ma piuttosto una favola.Questa è una piccola Anais ubriaca.Dico a me stesso :" Ecco la prima donna con cui posso essere assolutamente sincero".Ricordo che mi hai detto "Puoi ingannarmi,e io non me ne accorgerò".Quando cammino lungo i boulevard e penso a questo,non riesco a ingannarti -e tuttavia mi piacerebbe.Voglio dire che io non potrò mai essere assolutamente leale-non è da me.Amo troppo le donne,la vita-cioè,non so.Ma ridi,Anais...Mi piace sentirti ridere.Sei l'unica donna che ha il senso dell'allegria,una saggia tolleranza-basta così,sembra che sia tu stessa a incitarmi a tradirti.Ti amo per questo.E cos'è che ti spinge a farlo-l'amore?Oh,è bellissimo amare,ed essere liberi allo stesso tempo.
"Non so cosa mi aspetto da te,ma è qualcosa che assomiglia a un miracolo.Esigerò tutto da te,persino l'impossibile,perchè tu mi incoraggi a farlo.Tu sei veramente forte,Mi piacciono persino i tuoi inganni,i tuoi tradimenti.Mi sembrano aristocratici (Suona male aristocratico in bocca a me?)
"Sì,Anais,stavo pensando a come tradirti,ma non ci riesco.Ti voglio.Voglio spogliarti,volgarizzarti un pochino-ah non so quello che sto dicendo.Sono un pò ubriaco perchè non sei qui.Mi piacerebbe tanto poter battere le mani e...voilà,Anais!Voglio possederti,usarti,voglio scoparti,voglio insegnarti delle cose.No,io non ti apprezzo-che dio me ne guardi!Forse voglio persino umiliarti un pò-perchè,perchè?Perchè invece non mi inginocchio ad adorarti?Non posso,ti amo ridendo.Ti piace questa?E,cara Anais,io sono molte cose.Tu ora vedi solo le cose buone-o quanto meno mi induci a crederlo.Ti voglio per almeno un giorno intero.Voglio andare con te in molti posti-possederti.Non sai quanto io sia insaziabile.O bastardo.E quanto sia egoista!
"Con te finora mi sono comportato bene.Ma ti avverto,non sono un angelo.Innanzitutto penso di essere un pò ubriaco.Ti amo.Adesso vado a letto:è troppo doloroso rimanere sveglio.Sono insaziabile.Ti chiederò di fare l'impossibile.Cosa sia,non lo so.Probabilmente me lo dirai tu.Tu sei più pronta di me.Amo la tua fica,Anais,mi fa impazzire.E come dici il mio nome!Dio,è irreale!Ascolta,sono molto ubriaco.E mi fa male essere qui da solo.Ho bisogno di te.Posso dirti tutto?Posso,vero?Allora vieni subito a scoparmi.Godi insieme a me.Avvolgi le tue gambe intorno a me.Scaldami".

venerdì 1 aprile 2011

Mago Bustelli,L'Illusionista Moderno

Ranieri Bustelli nacque in Tuscania (Viterbo) nel 1899. In età scolare era già un grande appassionato di arte magica. Marinò più volte le lezioni per assistere agli spettacoli di un certo Bernardino e, a diciotto anni, calcava già le scene con il suo spettacolo. Iniziò ad interessarsi seriamente all'arte magica nel 1918, sotto la guida di Amedeo Bernardini prima, di Luigi Piovano e Luigi Giovenzana in seguito. Non dovettero passare molti anni che Bustelli decise di dedicarsi come professionista allo spettacolo magico e, nel 1925, calcava già le scene italiane con i suoi spettacoli.Nel 1926 si sposò con Iolanda Paffi, insegnante elementare, che collaborò con il marito in veste di assistente di scena. Debuttò al teatro Lazzari di Livorno, guadagnando la modesta di cifra di cinque lire a serata, ma sarebbe stato solo il primo di una lunga serie di ingaggi.Al teatro Adriano di Roma, stette in cartellone per quattro mesi fra il 1948 e il 1949, realizzando incassi di oltre mezzo milione di lire a sera, una cifra colossale per l'epoca. Tra i suoi numeri di maggior successo vi era quello denominato "Il decapitato recalcitrante", ripreso pari pari, nel nome e nell'effetto, dal classico numero francese che già veniva presentato nei primi anni del novecento al teatro "Robert-Houdin" di Parigi. La sua figura cordiale, elegante e simpatica divenne nella prima metà del ventesimo secolo, il simbolo del prestigiatore per antonomasia. Piaceva ad un pubblico di tutte le età, dal bambino al pensionato, grazie ad un repertorio capace di accontentare tutti i gusti.Fu uno dei pochi italiani, se non l'unico, a portare in giro un'intera rivista magica, sull'esempio dei grandi illusionisti americani come Thurston o Dante, ottenendo sempre grandi successi. Come Dante, al pubblico dei suoi entusiasmanti show proponeva un piccolo opuscolo, il Libro magico di Bustelli (in seguito ristampato come Il prestigiatore in famiglia), nel quale erano spiegati alcuni semplici giochi di prestigio, un modo simpatico ed efficace per portarsi un po' di magia a casa perché, come diceva l'intestazione, "L'allegria fa buon sangue e dà salute".Anche i manifesti erano delle vere e proprie opere d'arte giunte fino ad oggi, grazie soprattutto alla collezione del prestigiatore italiano Silvan che si definisce con giusto orgoglio allievo del Bustelli. Nel 1953 collaborò alla nascita del "Club dei maghi" che sarebbe diventato il Club Magico Italiano, di cui fu Presidente effettivo per i primi due anni.Dal 1953 al 1955 propose la sua Compagnia d'arte magica in Spagna dove ottenne successo e apprezzamenti. Nel 1955 decise di ritirarsi dalle scene e di aprire un negozio di giochi di prestigio e articoli da spettacolo a Firenze, la Casa Magica Bustelli. Nello stesso anno fu nominato Presidente Onorario del Club Magico Italiano, carica di grande prestigio che mantenne fino alla fine dei suoi giorni.Nel 1956 Bustelli propose ad un giovane ventenne veneziano, Aldo Savoldello, nel quale vedeva un grande talento d'artista, di prendere il suo posto ed era pronto ad affidargli l'intero suo spettacolo. Il ragazzo, forse timoroso per la grande responsabilità, forse perché, come lui stesso avrebbe ammesso anni dopo, non se la sentiva ancora di lavorare con delle 'grandi illusioni', non accettò e declinò un'offerta che avrebbe potuto essere la sua grande occasione, anche per il grande rispetto che nutriva verso quello che considerava il suo maestro artistico. Ma questo giovane di talento non avrebbe declinato le occasioni che si sarebbero presentate di lì a pochi anni e, nel corso del tempo, si sarebbe imposto come il più importante prestigiatore italiano del secolo con il nome d'arte di Silvan.Fu uno dei fondatori e figura tra i primi presidenti del Club Magico Italiano, la cui sede si trovava inizialmente in quel di Treviso. In seguito venne insignito della presidenza onoraria. Nel 1963 fondò il Circolo Magico Nazionale, in collaborazione con Vittorio Balli e Giovanni Traversa, associazione che sarebbe poi diventata il Circolo Amici della Magia di Torino, tutt'oggi operativo.Morì presso la casa di riposo Paolo VI di Firenze il 30 aprile 1974.