lunedì 9 maggio 2011

Tratto da "Mimì Bluette fiore del mio giardino" (Guido da Verona)

Quella bella ragazza, che allo Stato Civile figurava sotto il nome di Cecilia Malespano, un bel giorno, e non per sua colpa, divenne Mimi Bluette.Come c'era un Irresistibile, così c'era un Pittore. Uno di que' pittori che giornalmente stemperano un po' di poltiglia colorata sopra una tela cattolica od ortodossa,e per ciò solo divengon noti, qualche volta celebri.Questo pittore faceva il nudo a maraviglia. Era un maestro del nudo, e lo faceva in un suo modo particolare; tanto particolare, che bisognava nel caso dar torto alla Natura, non a lui. Un critico d'arte, fra quelli che vanno per la maggiore, e sono stati anche in Francia,aveva messo in voga il nudo, la tecnica del nudo, la pastosità del nudo, che adoperava questo Pittore. Le famiglie cospicue si pagarono il
privilegio di mettere nella propria galleria uno scarabocchio di questo Pittore.Le attrici alla moda — quelle che hanno inventata una maniera trascendentale per esprimere l'interiezione : Ah... — si recavano soavemente nel suo studio e gli tendevan la mano sfiduciata, chiamandolo : Maestro...
Le Americane, ragazze intraprendenti, noleggiavan transatlantici apposta e riempivano le stive con sacchi di dollari per venire a farsi mettere in cornice da lui. Con le ragazze Americane faceva il seminudo.
Questo Pittore parlava bene di Raffaele Sanzio da Urbino.
Portava un cappello così eccentrico da non potersi confondere con alcuno, e prendeva il bagno, una domenica sì, l'altra no, nella celebre vasca di marmo del suo celeberrimo appartamento. Questa vasca da bagno era fatta nientemeno che a somiglianza d'una cassa da morto. L'appartamento conteneva parecchie altre maraviglie di questo genere. Il Pittore si teneva in casa una trentenne arruffata, ch'era gelosa come una Eumenide, ma che gli amministrava un purgante con farmaceutica gioia tutte le volte che gli eccessi alcoolici gli sopprimevano l'appetito.
Il Pittore cercava modelle nei saloni patrizi, nelle case di tolleranza e nelle bottiglierie.
Questo era il solo criterio giusto che governasse la sua pittura.
Per l'Esposizione di Venezia egli stava preparando un certo quadro, molto più complicato de' soliti e più grande a vero dire, poiché misurava non meno di due metri per tre. Gli occorreva un certo seno speciale, assolutamente inedito, un seno come intendeva lui, per la figura della protagonista. Dopo aver visitato con benevolenza parecchie dozzine di esemplari difettosi, una sera, bevendo il gin, gli fu parlato in confidenza della eccellente struttura che avevano i seni di Cecilia Malespano.
Glielo disse un nottambulo assonnacchiato, che succhiava la sua bibita con un colore di febbre gialla, e che,dopo una tale confidenza, gli propose di giocarsi la bibita ai dadi.
Il Pittore fece nove.
Il nottambulo tre. Perdette.

Ma il nottambulo condusse la bella ragazza il giorno appresso nello studio del Pittore, che affettuosamente le consigliò di spogliarsi.
Era la più bella creatura nuda che il Pittore avesse ancor mai veduta. Era perfettamente il seno come intendeva lui, quel seno di famiglia della madre Malespano, la quale regalava cravatte su cravatte al suo battagliero Maestro di scherma.
Que' seni le sbocciavano dal busto con impetuosa ertezza, lontanandosi l'un dall'altro, con una vasta e calma simmetrìa.Guardavano da tutte le parti, con dolcezza ma con vigore.La spalla tonda li portava, turgidi e limpidi, come due maravigliosi grappoli d'uva. Il Pittore si degnò concludere : — Va molto bene, mia cara piccina...
E siccome, dopo aver guardato il seno, si accorse che più giù e più su, di faccia e da tergo, si andava di bene in meglio, questo Pittore scrupoloso rifece tutta la figura principale, bestemmiando come un facchino perchè Cecilia non istava mai ferma. Oltre il prezzo di modella, per qualcosa ch'egli si volle accordare inoltre, le diede un bellissimo anello, che forse valeva poco, ma in compenso era molto originale.Pare avesse appartenuto nientemeno che ad un Papa del Seicento.
I pittori, nel dare un titolo ai propri quadri, talora incontrano quelle medesime difficoltà che mettono in gravi angustie le ballerine, le attrici e le divette, allorché stanno per scegliere un suggestivo nome da teatro.
II quadro doveva chiamarsi :"Lo Specchio della Felicità" — oppure : "La felicità di guardarsi nello specchio" — oppure, semplicemente : "Lo specchio".
Ma il Pittore leggeva per buona ventura tutte le novelle appassionanti che si pubblican nei giornali ebdomadari e quotidiani. Così la sua mente leonardesca tentava di abbracciare il movimento letterario contemporaneo.
In una di queste novelle, a protagonista parigina, egli trovò per avventura questo bel nome azzurro : Mimi Bluette.

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