giovedì 9 giugno 2011

Il viaggio


... il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio, sempre. Il viaggiatore ritorna subito.


(Josè Saramago, Viaggio in Portogallo)

martedì 7 giugno 2011

Da:"La pioggia",Bella Achmadulina


Tutto il giorno la pioggia non mi lascia
“Vattene!” io le dico rozzamente;
fa quattro passi indietro, poi, devota,
mesta mi segue come una bambina.
Come un’ala, la Pioggia alla mia schiena
sè incollata. “Vergognati!”, le dico;
“l’ortolano t’invoca lacrimando,
corri dai fiori! Che hai trovato in me?”
Intanto in giro regna un’afa cupa;
dimenticando ogni altra cosa al mondo,
la Pioggia è qui con me, mentre d’intorno
mi danzan i bambini, quasi fossi
la macchina per innaffiare i prati.
M’infilo in un caffè, dentro una nicchia.
Alla finestra, come un accattone,
mi aspetta. Ed all’uscita mi castiga
con uno schiaffo umido sul viso;
ma subito la Pioggia audace e triste
mi lascia sulle labbra un bacio fresco,
che ha il profumo del cucciolo bagnato.
Son buffa col mio fradicio scialletto
Legato al collo, mentre sulla spalla
Siede la Pioggia come una bertuccia
e la città si turba; con un dito
mi solletica un lobo. Tutto è secco.
Io sola son bagnata fino all’ossa.

C’è nell’intimità degli uomini un confine



C’è nell’intimità degli uomini un confine
che né l’amore, né la passione possono osare:
le labbra si fondono nel terribile silenzio
e il cuore si spezza per amore.
Anche l’amicizia qui è impotente, e gli anni
pieni di felicità alta infiammata,
quando l’anima è libera e distratta
dal lento languore della voluttà.
Pazzo è colui che vi si appresta,
raggiungerlo è morire d’angoscia…
Ora puoi capire perché non batte
il mio cuore sotto la tua mano.


Anna Achmatova(Da Stormo Bianco)Pietroburgo, maggio 1915

domenica 5 giugno 2011

S.C.U.M. Manifesto per l'eliminazione dei maschi "

Non conoscevo Valerie Solanas e non conoscevo il suo manifesto.Mi suggeriscono questo libro,lo acquisto ad una bancarella.I miei soliti affari.Lo sto cominciando a leggere con curiosità e,devo dire,lo trovo molto divertente.L'appendice del libro:gli articoli di giornale riguardanti il tentato assassinio di Andy Warhol da parte della Solanas che colpì l'artista con tre colpi della sua 32 automatica:"Non mi capita spesso di sparare su qualcuno.Non l'ho fatto senza delle buone ragioni..."

TRATTO DAL MANIFESTO PER L'ELIMINAZIONE DEI MASCHI:
" In questa società la vita, nel migliore dei casi, è una noia sconfinata e nulla riguarda le donne: dunque, alle donne responsabili, civilmente impegnate e in cerca di emozioni sconvolgenti, non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l'automazione globale e distruggere il sesso maschile. [...] Il maschio è intrappolato in una zona d'ombra a metà strada tra l'essere umano e la scimmia; ma sta molto peggio delle scimmie perché, al contrario di esse, dispone di una vasta gamma di sentimenti negativi: odio, gelosia, disprezzo, disgusto, sensi di colpa, vergogna, insicurezza e, come se non bastasse, è consapevole di ciò che è e di ciò che non è. [...] Gli uomini irragionevoli, malati, che tentano di difendersi dalla loro ignominia, alla vista di SCUM che gli rotola addosso si aggrapperanno terrorizzati alla Grande Mamma con le Grandi Tette di Gommapiuma, ma le Tette non li salveranno da SCUM; la Grande Mamma si aggrapperà al Grande Papà, che se ne starà rintanato in un angolo a cacarsi sotto nelle sue brache da Superman. Gli uomini ragionevoli, invece, non scalceranno, non lotteranno, non solleveranno penose proteste, ma se ne staranno seduti col cuore in pace, rilassati, e si godranno lo spettacolo abbandonandosi alla deriva verso la fine".

Chi è Valerie Solanas.

Nata a Ventnor City, New Jersey da Louis Solanas e Dorothy Biondi, Valerie fu vittima di abusi sessuali da parte di suo padre per tutta l'infanzia. I genitori divorziarono negli anni quaranta, ed all'età di 15 anni Valerie iniziò a vivere per strada. Nonostante questo, terminò gli studi liceali e si iscrisse alla facoltà di psicologia dell'Università del Maryland.
Dopo la laurea in psicologia lavorò per un anno nell'Università del Minnesota, e nel 1953 nacque suo figlio Dave. Altri dettagli della sua vita da questa ultima data al 1966 sono poco chiari, dato che Valerie vagabondò per il paese sostenendosi con l'elemosina e prostituendosi.
Verso la fine degli anni sessanta, Valerie Solanas scrisse ed autoprodusse il suo lavoro più conosciuto, lo SCUM Manifesto, un feroce, rivoluzionario attacco alla cultura patriarcale, che vendeva per strada a 25 cent alle donne e a 50 cent agli uomini. La parola SCUM è generalmente considerata come un acronimo di "Society for Cutting Up Men" (Società per l'eliminazione dell'uomo), anche se questa sigla non compare nel manifesto e che l'autrice abbia rigettato questa interpretazione. Il testo, iconoclasta e scritto con uno stile ironico e parodistico, analizza e critica frocemente la società moderna occidentale attraverso un linguaggio crudo e aggressivo, arrivando a proporre provocatoriamente l'"automazione globale" e "l'eliminazione del maschio" descritto come essere inferiore nel testo, prendendo a prestito e ribaltandole tutti i clichè sull'inferiorità femminile. Valerie Solanas affermò che SCUM voleva essere una scrittura satirica per creare dibattito sui temi trattati.
(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

venerdì 3 giugno 2011

Il “Popo” di Bezzecca

Una curiosa ricerca dello storico Danilo Mussi ha messo in luce le vicende di una dinastia di giganti, originari della val di Ledro. Per capire lo straordinario successo che ebbe il più famoso e il più smisurato tra loro,soprannominato “el Popo”, occorre fare cenno all’interesse maturato tra il Settecento e l’Ottocento. L’intramontabile interesse per le deformità misto di voyeurismo e di compassione – aveva infatti prodotto un’antropologia ai confini con il museo degli orrori. A quell’epoca diversi “mostri umani”, nani, giganti,obesi, androgini e altre anomalie note alla medicina, si esibivano al circo come fenomeni da baraccone. Il tendone del circo americano Barnum forniva al visitatore uno spettacolo in cui pareva che Dio si fosse divertito a sbagliare e a confondere le creature. C’erano Jojo,l’uomo-cane siberiano con il viso totalmente ricoperto di pelo. C’era la regina Mab che a vent’anni misurava cinquantasei centimetri e pesava nove chili. C’era la bella Francis O’Connor detta la Venere di Milo perché, come la statua classica, mancava delle braccia.C’erano diversi esemplari di fratelli e sorelle “siamesi” e John Merrick, il famoso “uomo elefante”.
La storia del gigante della Val di Ledro s’inquadra in questo panorama. Bernardo Gilli detto “el Popo”, nasce a Bezzecca nel 1726. A vent’anni misura due metri e sessanta, ed è forse l’uomo più alto del mondo. Il giovane colosso per qualche tempo rimane in paese, dove strabilia i compaesani caricandosi enormi slitte cariche di fieno sulle spalle. Nel 1745 viene notato da Giambattista Perghem, detto Carattà, un equilibrista di Nomi che torna carico di glorie al paesello nativo. Il Carattà intravvede subito il business, come si direbbe oggi, e si porta via “el Popo” per impartirgli sei mesi di apprendistato. Vestiti da turchi i due si esibiranno davanti a papi e regnanti. Quando il Carattà, a un certo punto, decide di rientrare, il gigante è ormai lanciato. Con due servitori viaggia da Madrid a Varsavia, da Roma a S.Pietroburgo,esibendosi in straordinarie prove di forza. Tanto che un signore di Venezia, sospettando un inganno, paga una bella somma per vederlo all’opera completamente nudo. Nonostante le proporzioni erculee, sappiamo da una testimonianza dell’epoca che il volto di Bernardo Gilli “non spicca ferocia, sibbene una tal quale bonarietà da montanaro”.
Il gigante aveva disposto nel testamento che i suoi nipoti utilizzassero il suo scheletro a futura memoria, per scopi scientifici. Il suo cadevere verrà quindi ceduto a un chirurgo di Riva del Garda, che provvederà a scarnificarlo. Il cranio e il femore del “Popo” finiscono poi al Museo Civico di Rovereto, con un ritratto a olio a grandezza naturale e una smisurata calza di seta. Nel 1872 in una sala del Museo roveretano viene allestita una vetrina con alcuni passaporti e altri documenti personali del gigante. Purtroppo, tutto andrà perduto durante la prima guerra mondiale, quando il Museo viene colpito da una bomba.