giovedì 3 novembre 2011

Amor di marinaio dura quanto la marea

Di seguito trascriverò il marinaresco quanto poetico addio tra Teresa e Januario tratto dal libro "Teresa Batista,stanca di guerra" (attualmente in lettura) di Jorge Amado. Non avendo terminato la lettura del libro,non so se trattasi di un addio o di un arrivederci.Ve lo saprò dire o lo scoprirete da voi...

[...] Sulla sabbia dell'ultimo incontro,lei si raccolse sul petto dell'uomo per il quale è nata e che troppo tardi ha incontrato:un possesso violento,furibondo,con l'amaro sapore della separazione;lei lo morde e lo graffia,lui se la stringe al petto come se volesse penetrarle nella pelle. Sulla sabbia dell'ultima notte d'amore singhiozzi soffocati,è proibito piangere:un'onda che viene a colpirli,il mare che viene a portarselo via. Addio,marinaio.
Januario salta giù dal barcone,è sul molo accanto a Teresa e la prende tra le braccia. L'ultimo bacio riaccende le sue labbra fredde; amor di marinaio dura quanto la marea,e con la marea veleggerà in Ventanìa,puntando a sud,verso il porto di Bahia. Teresa aveva tanto desiderato domandargli come era la vita laggiù:ma perchè domandare? Gonfie le vele,levata l'ancora,il barcone si allontana dal molo,al timone il Capitano Gunzà. Lingue assetate,avide: denti,bocche disperate,dove la lontananza arde in un bacio di fuoco e vita e morte confondono - Teresa segna il labbro di Januario con il suo dente d'oro.
Il bacio di fuoco si dissolve,sul labbro di Januario una goccia di sangue,il ricordo di Teresa Batista sulla bocca,tatuato dal dente d'oro: fiume e mare,mare e fiume,un giorno tornerò,anche se pioverà a coltello e il mare si sarà trasformato in un deserto,verrò con le zampe dei granchi che vanno all'indietro,verrò sotto il temporale,naufrago ansioso del porto perduto,del tuo seno di tenera pietra,del tuo ventre come un anfora,della tua conchiglia di madreperla,alghe di rame,ostrica di bronzo,stella d'oro,mare e fiume,fiume e mare,acque dell'addio,onde del mai più. Dal molo,dalle braccia di Teresa il marinaio balza sul ponte del barcone,un gigante in piedi,un gigante che ha sapore di sale e odora di salmastro, un gigante con le manette ai polsi e le catene ai piedi.
Statua di pietra Teresa immobile ha gli occhi asciutti: e il sole gira nel grigio cielo,crepuscolo di livide tristezze,notte vuota di stelle,la luna inutile per sempre,per sempre. Nelle vele la brezza veloce, e in bocca a capitan Januario Gereba il rantolo della tromba a buccina per l'addio più pungente: Addio Tetà, geme quel suono dal grave accento; addio Janù della mia vita,risponde un cuore straziato dall'agonia dell'assenza. Acque dell'addio,addio,fiume e mare,addio; nelle zampe dei granchi, addio, sulla rotta dei naufraghi, addio per sempre.
Il gigante è in piedi,la buccina rompe lo spazio come per dominare la brezza, e il barcone se ne va abbandonando il porto di Aracajù nel Sergipe-del-Rey, al timone il capitano Caetano Gunzà, e accanto all'albero maestro,fuggitivo, il capitano Januario Gereba, uccello dalle ali mozze, chiuso in una gabbia di ferro, con le catene ai piedi. Sulla frontiera d'incontro dell'acqua del fiume con quella del mare, fiume e mare, il braccio del gigante si alza e la grande mano saluta. Addio.
Statua di pietra sul molo fatto di vecchie assi rose dal tempo. Teresa Batista resta piantata lì, con un pugnale confitto nel petto. La notte avvolge e la penetra di tenebre e di vuoto, di saudade e di assenza, ah! amor mio , fiume e mare, mar e rio.

Col suo dente d'oro e il gelo nel cuore, con ancheggiamento da capoeira e de samba-de-roda, Teresa Batista,sfolgorante stella del samba,brillante imperatrice dell'ancheggiamento, fece finalmente il suo ingresso nel programma del Paris Alegre al primo piano dell'edificio Vaticano nella "zona" di Aracajù, di fronte al porto dove era stato all'ancora il barcone Ventanìa del capitano Caetano Gunzà -sul molo echeggia ancora l'eco del suono grave della buccina in cui nell'ora del distacco aveva soffiato capitan Januario Gereba,che era venuto per lavoro,ma anche per spezzare il cuore a chi se ne stava tranquilla coll'anima in pace, occupata a rifarsi una vita. [...]


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