giovedì 6 dicembre 2012

La fine e l'inizio


Dopo ogni guerra
c'è chi deve ripulire.
In fondo un pò d'ordine
da solo non si fa.

C'è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.

C'è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.

C'è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c'è chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un'altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.

C'è chi con la scopa in mano
ricorda ancora com'era.
C'è chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto
gli gireranno intorno altri
che ne saranno annoiati.

C'è chi talvolta
dissotterrerà da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.

Sull'erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c'è chi deve starsene disteso
con la spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.

Wisława Szymborska


mercoledì 7 novembre 2012

Non mi accusate, donne, d’aver amato

Non mi accusate, donne, d’aver amato,

non condannatemi, donne cortesi

per l’ardore con cui tutta bruciai, anima e corpo,

né per le mille pene ch’ebbi a soffrire

né per aver perduto in lacrime

così gran tempo. Imploro voi

di non rimproverarmi, solo questo chiedo.

Peccai, è vero, ma quale patimento!

Perciò non accrescete il mio tormento,

voi, che confidando nell’Amore sperate

d’amar ed esser riamate

con gran passione

e più protette di me,

di me che vi auguro felicità e consolazione.
 
Louise Labé (1524-1566)

sabato 27 ottobre 2012

Non esistono amori felici



Nulla appartiene all'uomo 
Né la sua forza
Né la sua debolezza né il suo cuore 
E quando crede
Di aprire le braccia la sua ombra è quella di una croce
E quando crede di stringere la felicità la stritola
La sua vita è uno strano e doloroso divorzio
Non esistono amori felici

La sua vita somiglia a quei soldati disarmati
Ch'eran stati preparati a un diverso destino
A che può servire che s’alzino al mattino
Loro che si ritrovano la sera sfaccendati inerti
Dite queste parole 
Mia vita 
E trattenete le lacrime
Non esistono amori felici

Mio amore bello mio caro amore mia lacerazione
Ti porto in me come un uccello ferito
E quelli senza capire ci guardano passare
Ripetendomi dietro le parole che ho intrecciato
E che per i tuoi grandi occhi così presto morirono
Non esistono amori felici

Il tempo per imparare a vivere è già passato
Piangano nella notte i nostri cuori all'unisono
Quanta infelicità per la più piccola canzone
Quanti rimpianti per scontare un fremito
Quanti singhiozzi per un accordo di chitarra
Non esistono amori felici

Non esistono amori che non siano dolore
Non esistono amori che non strazino
Non esistono amori che non lascino il segno
E non più che di te l’amor di patria
Non esistono amori che non si nutrano di pianto
Non esistono amori felici
Ma è il nostro amore di noi due

Louis Aragon
(da “Poesie d’amore”, Crocetti – Trad. Francesco Bruno)

sabato 20 ottobre 2012

Un uomo che coltiva il suo giardino

“Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere un’etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.”


- Jorge Luis Borges -

Alberto Giacometti

lunedì 15 ottobre 2012

Ritratto di donna


Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo.

Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.

Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.

Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l’amor del cielo.


Wislawa Szymborska

Francesca Woodman

lunedì 8 ottobre 2012

Questa è la fine (signor tassista)

Questa è la fine 
strepitosa ragazza 
sì, questa è la fine
finalmente questa è la fine 
ce la siamo sudata 
è stata una lunga, lunga camminata 
e così 
questa 
è 
la fine 

(tutti insieme: oh yea) 

non ti scusare per le cattiverie 
spesso le cattiverie sono verità 
e la verità è cosa buona, giusta e santa 
buona come il pane 
non ci si scusa per il pane 
e non ci si scusa per la pioggia 
non ci si scusa per i baci 
non ci si scusa per i meravigliosi gatti 
non ci si scusa per il cielo azzurro 
non ci si scusa per i tetti 
non ci si scusa per gli occhi verdi 
non ci si scusa per aver detto a un uomo: 

“tu non sei stato il mio più grande amore” 

(tutti insieme: oh yea) 

questa è la fine 
generosa ragazza 
sì, questa è la fine 
è giunto il tempo di andare 

qualcuno gentilmente può chiamarmi un taxi? 

e mi porti dove crede signor tassista 
guidi piano che soffro 
il mal di macchina, intendo 
 no, signor tassista non sono lacrime queste 
è pioggia 
sì lo so che non piove signor tassista 
non si preoccupi per la mia faccia 
lei guidi, guardi avanti 
e taccia 

verso est? 
verso est va bene 

 e se ti chiedo di tornare indietro non farlo 

 (tutti insieme: oh yea)


Guido Catalano
Buster Keaton and Marceline Day in "The Cameraman", 1928

Uomini che più lacrime non hanno

E' ufficiale ,oggi ho "scoperto" questo Guido Catalano,che magari è famosissimo ma io non lo conoscevo,e mi piace.Proprio mi piace.


- ti voglio bene
- mi ami? 
- no, però ti voglio bene 
- dunque mi ami? 
- no, quasi 
- quindi mi vuoi benissimo, secondo me
- sì, benissimo 
- quali sono i livelli? 
- ti ho voluto abbastanza bene, poi bene, ora benissimo 
- potresti dunque passare dal benissimo ad amarmi? 
- è plausibile 
- che differenza c’è tra benissimo e amare? 
- la morte 
- la morte? 
- la morte 
- mi spieghi? 
- se ti amo voglio morire per te, tipo che ti salvo dall’incendio e muoio, se ti voglio benissimo dipende 
- vuoi dire che se mi trovo nell’incendio, tu oggi come oggi non saresti sicuro di sfidare le fiamme per salvarmi ed eventualmente morire arso vivo nel fuoco? 
- temo di starlo dicendo ma dovrei trovarmi nella situazione 
- stasera io farò l’amore con un giovane uomo biondo 
- perché me lo dici? 
- sono sincera 
- vuoi ingelosirmi? 
- no 
- secondo me vuoi 
- sì un po’ voglio 
- ci sei riuscita 
- grazie 
- prego 
- puoi evitare di fare l’amore con questo giovane questa sera e venire a mangiare la pizza con me? 
- no, ne ho voglia 
- lui non si lancerebbe nel fuoco per te 
- non lo so 
- non sto domandando, sto affermando, lui non lo farebbe 
- come fai a saperlo? 
- lo deduco dal fatto di non aver mai conosciuto un uomo morire per amore 
- è una deduzione debole 
- però ho conosciuto uomini che più lacrime non hanno 
- se vengo a fare la pizza con te poi faremo l’amore? 
- non “a fare”, a mangiare la pizza 
- sì, mi sono sbagliata 
- è un lapsus 
- dici? 
- dico 
- non hai risposto alla mia domanda 
- quale? 
- dopo la pizza, l’amore 
- no 
- perché? 
- perché se facciamo l’amore e mi piace tantissimo potrei passare dal volerti benissimo ad amarti il che sarebbe pericoloso per la mia vita 
- è vero, soprattutto in caso d’incendio 
- esatto 
- allora vado, devo farmi bella per il mio amico biondo 
- ti amo 
- non è vero 
- hai ragione 
- lo so 
- a dopo? 
- a spero il più presto dei dopo

Probabilmente l' uso di questa fotografia non ha senso alcuno

Ciao, addio, addio, ciao



- ho paura di volerti più bene di quanto tu me ne voglia
- non si dice “più bene” si dice “meglio”

- ok, ho paura di volerti meglio di quanto tu me ne voglia
- così fa schifo

- infatti
- prova in un altro modo

- ho paura che tu non mi voglia bene come io te
- come tu me?

- esatto
- stai parlando di amore?

- temo di sì
- cazzo

- eh
- come facciamo?

- scappa
- scappo?

- fuggi
- fuggo?

- tela
- telo?

- conto fino a cento poi ti inseguo
- e poi?

- se ti acchiappo e riesco a darti un bacio sulla nuca ci sposiamo
- e se non ci riesci?

- amici come prima
- posso usare armi?

- tipo?
- un martello

- che cosa ne vuoi fare?
- tipo che quando stai per baciarmi la nuca ti dò una martellata in viso

- preferirei di no
- ma io non ti amo

- ma che ne sai?
- ma come che ne so!

- magari mi ami e non lo sai
- ma non esiste

- dunque siamo mal sincronizzati?
- temo di sì

- quindi tu mi vuoi più male di quanto ti voglia io?
- più male?

- mi vuoi peggio?
- vabbé devo andare

- comunque nessuno mai ti dirà robe così sceme
- su questo non ci piove

- magari ci grandina
- cretino

- un giorno m’amerai
- quando succederà sarai il primo a saperlo

- se ti vedo con un altro vi ammazzo
- io sto con un altro

- dimmi chi è che vado a ucciderlo
- è molto più grosso di te e ti spacca

- va bene vado a comprarmi una pistola al mercato nero
- buona fortuna

- dai corrispondimi!
- no

- solo sesso?
- no

- sesso non completo?
- no

- bacio con lingua?
- no

- senza lingua?
- no

- mi fai vedere le tette?
- no

- una tetta?
- non ti arrendi mai?

- nel mio personale vocabolario di guerriero dell’amore non esiste la parola arrendimento
- “resa”, si dice “resa”

- stanotte dormiamo assieme?
- vaffanculo

- suca
- fottiti

- ciao
- addio

- addio
- ciao


 Guido Catalano

domenica 7 ottobre 2012

Lady Lazarus

Tiger Orchid,Extrem body art performer and Fakir
Fotografia di Marta Gabrieli

L'ho rifatto
Un anno ogni dieci
Ci riesco -
Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
Splendente come un paralume Nazi,
Un fermacarte il mio
Piede destro,
La mia faccia un anonimo, perfetto
Lino ebraico.
Via il drappo,
O mio nemico!
Faccio forse paura? -
Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
Il fiato puzzolente
In un giorno svanirà.
Presto, ben presto la carne
Che il sepolcro ha mangiato si sarà
Abituata a me
E io sarò una donna che sorride.
Non ho che trent’anni.
E come il gatto ho nove vite da morire.
Questa è la numero tre.
Quale ciarpame
Da far fuori ogni decennio.
Che miriade di filamenti.
La folla sgranocchiante noccioline
Si accalca per vedere
Che mi sbendano mano e piede -
Il grande spogliarello.
Signori e signore, ecco qui
Le mie mani,
I miei ginocchi.
Sarò anche pelle e ossa,
Ma pure sono la stessa identica donna.
La prima volta successe che avevo dieci anni.
Fu un incidente.
Ma la seconda volta ero decisa
A insistere, a non recedere assolutamente.
Mi dondolavo chiusa
Come conchiglia.
Dovettero chiamare e chiamare
E staccarmi via i vermi come perle appiccicose.
Morire
E’ un’arte, come ogni altra cosa.
Io lo faccio in modo eccezionale.
Io lo faccio che sembra come inferno.
Io lo faccio che sembra reale.
Ammettete che ho la vocazione.
E’ facile abbastanza da farlo in una cella.
E’ facile abbastanza farlo e starsene lì.
E’ il teatrale
Ritorno in pieno giorno
A un posto uguale, uguale viso, uguale
Urlo divertito e animale:
“Miracolo!”
E’ questo che mi ammazza.
C’è un prezzo da pagare
Per spiare
Le mie cicatrici, per auscultare
Il mio cuore – eh sì, batte.
E c’è un prezzo, un prezzo molto caro,
Per una toccatina, una parola,
O un po’ del mio sangue
O di capelli o un filo dei miei vestiti.
Eh sì, Herr Doktor.
Eh sì, Herr Nemico.
Sono il vostro opus magnum.
Sono il vostro gioiello,
Creatura d’oro puro
Che a uno strillo si liquefà.
Io mi rigiro e brucio.
Non crediate che io sottovaluti le vostre ansietà.
Cenere, cenere -
Voi attizzate e frugate.
Carne, ossa, non ne trovate -
Un pezzo di sapone,
Una fede nuziale,
Una protesi dentale.
Herr dio, Herr Lucifero,
Attento.
Attento.
Dalla cenere io rivengo
Con le mie rosse chiome
E mangio uomini come aria di vento.

Sylvia Plath 

Evviva la Sposa!!

 








Nelle foto: Tiger Orchid, Extreme Body Art Performer and Fakir
Fotografie di Marta Gabrieli
 

mercoledì 19 settembre 2012

La Signora non gelosa

Una signora che stava diventando gelosa non lo diventò.
Nemmeno un po'?
Sì, un po' sì ma pochissimo,
come un solletico al contrario che
invece di far ridere manca poco a piangere.

Vivian Lamarque


Regali di Natale

Per Natale ti faccio i seguenti regali due punti
caramelle svizzere per quando hai la tosse forte da far paura
che non mangerai mai
filtri per quando fumi che butterai dalla finestra
un bicchiere piccolo per bere di meno figuriamoci
dei gettoni per telefonarmi una sera da un bar
una bugia di terracotta per quando avremo buio
una piccola spada perchè sei il mio amore pericoloso
e poi anche un pezzetto di me quale vuoi?

Vivian Lamarque


“Ti offro questa come promessa che il mio amore per te sarà sempre grande”


POESIA ILLEGITTIMA


Dario Wolf, Culla madre, 1961

Quella sera che ho fatto l'amore
mentale con te
non sono stata prudente
dopo un pò mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera
ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.

(Vivian Lamarque)

Un giorno, meravigliosa creatura

Un giorno, meravigliosa creatura,
io per te diventerò un ricordo,
là, nella tua memoria occhi-turchina
sperduto – così lontano lontano.
Tu dimenticherai il mio profilo col naso a gobba,
e la fronte nell’apoteosi della sigaretta,
e il mio eterno riso, che tutti intriga,
e il centinaio – sulla mia mano operaia –
di anelli d’argento – la soffitta-cabina,
la divina sedizione delle mie carte…
e come, in un anno tremendo, innalzate dalla sventura,
tu piccola eri ed io – giovane.

Marina Cvetaeva
(trad. di P. A. Zveteremich)


martedì 18 settembre 2012

da: Versi per Blok

Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.

Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero suono degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.

Il tuo nome – ah, non si può! –
Il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.

Con il tuo nome il sonno è profondo.

Marina Cvetaeva

Giulietta Masina e Federico Fellini

mercoledì 12 settembre 2012

Una volta ti dissi

Una volta ti dissi: 
non arrabbiarti, amore, 
s’io son diversa. 
Forse sono una colonna di fumo, 
ma la legna che sotto di me arde 
è legna dorata dei boschi, 
e tu non hai voluto ascoltarmi. 
Guardavi la mia pelle candida 
con l’incredulità di un sacerdote, 
e volevi affondarvi il coltello 
e così la tua vittima è morta 
sotto il peso della tua stoltezza, 
o malaccorto amore. 
Prendevo in giro l’ebrietà della forma 
e sapevo che ero di lutto, 
eppure il lutto mi doleva dentro 
con la dolcezza di uno sparviero. 
Quante volte fui scoperta e mangiata, 
quante volte servii di pasto agli empi; 
e anche tu adesso sei empio, 
o mio corollario di amore. 
Dov’è la tua religione 
per la mia povera croce?

Alda Merini

Wistful,1940

lunedì 10 settembre 2012

Pietà di me

Pietà di me non per lo splendere del giorno
Che al suo morire piú non solca il cielo;
Pietà di me non per le fuggitive
Beltà dei campi e dei boschetti allo svanir dell'anno;
Pietà di me non per il declinare della luna,
Non per il flusso di maree dal fondo oceano
Né per il desiderio che si placa subito
Cosí come fai tu con il tuo amore.
Questo ho sempre saputo : Amore altro non è
Che un vasto fiore assalito dal vento,
O una grande marea che batte un lido incerto
Freschi relitti seminando raccolti alle tempeste;
Pietà di me, ché il cuore è lento a apprendere
Ciò che la mente sveglia afferra ad ogni tratto.


EDNA ST. VINCENT MILLAY


venerdì 7 settembre 2012

Love is not all

Non è tutto l’amore: non cibo non acqua
non sonno né tetto contro la pioggia;
nemmeno un’àncora per chi affonda e risale,
e affonda e risale e affonda ancora;
non può dare respiro a un polmone ispessito,
non pulisce il sangue e non salda le ossa rotte;
ma in molti corteggiano la morte, anche adesso,
mentre vi parlo, e solo perché l’amore gli manca.
Immobile per il dolore, in cerca di sollievo,
spinta dal bisogno, da una più antica decisione,
è possibile che un momento difficile
mi spinga a barattare il tuo amore per la pace,
o la memoria di questa notte per un po’ di pane.
Potrebbe essere. Ma non lo farò.

Louise Brooks da "Lulù - Il vaso di Pandora"

TESTO IN LINGUA ORIGINALE

Love is not all: it is not meat nor drink 
Nor slumber nor a roof against the rain; 
Nor yet a floating spar to men that sink 
And rise and sink and rise and sink again; 
Love can not fill the thickened lung with breath, 
Nor clean the blood, nor set the fractured bone; 
Yet many a man is making friends with death 
Even as I speak, for lack of love alone. 
It well may be that in a difficult hour, 
Pinned down by pain and moaning for release, 
Or nagged by want past resolution’s power, 
I might be driven to sell your love for peace, 
Or trade the memory of this night for food. 
It well may be. I do not think I would.

Edna St. Vincent Millay

mercoledì 5 settembre 2012

L'amore a mano aperta


So quel che voglio e ho fatto la mia scelta; 
il mio destino non sei tu a deciderlo: 
 che tu mi ami o no, non ha importanza, 
 alla fine, di me rispondo io. 
 La tua presenza, i tuoi favori, tutto 
 ciò che m'hai dato, adesso puoi riprenderti: 
 c'è tra la tua bellezza ed il mio cuore 
 qualcosa che non riuscirai a confondere, 
 nè a tradire. Vorrei che tu capissi 
 che nel mio più segreto desiderio 
 sogno sempre il mio bacio; ma non chiesero 
 di bere ancora quelli che languivano 
 nei deserti del Sud; puoi benedirmi, 
 ma non piegarmi dopo avermi amata 
Io non ti do il mio amore come fanno 
le altre ragazze, in uno scrigno freddo 
d’argento e perle, né ricco di gemme 
rosse e turchesi, chiuso, senza chiave; 
né in un nodo, e nemmeno in un anello 
lavorato alla moda, con la scritta 
“semper fidelis”, dove si nasconde 
un’insidia che ottenebra il cervello. 
L’Amore a mano aperta, questo solo, 
senza diademi, chiaro, inoffensivo: 
come se ti portassi in un cappello 
primule smosse, o mele nella gonna, 
e ti chiamassi al modo dei bambini: 
“Guarda che cos’ho qui! – Tutto per te”.

Edna St.Vincent Millay

mercoledì 25 luglio 2012

Si tende tutto l'essere


Si tende tutto l’essere in un urlo 
di desiderio. Voglio la parola 
lancinante, assoluta, che cancelli 
scialbature di sempre. 
Quella freccia che infilza dritta il cuore 
mentre sorride l’Angelo, tremenda 
voglio quella parola (la pronuncia 
l’Angelo, ma oltre una vetrata) - 
l’ha sentita Teresa? Ogni parola 
al di qua della freccia è un’eresia. 
E’ assoluta la rosa se si fonde 
alla tua pelle – e le spine sul cuore.

Maria Luisa Spaziani

Per i morti

Ho sognato di chiamarti al telefono 
per dirti: Sii più dolce con te stesso 
ma eri ammalato e non hai risposto 
Lo spreco del mio amore prosegue in questo modo 
cercando di salvarti da te stesso 
ho sempre pensato ai residui 
di energia, di come l'acqua scorre da un colle 
dopo che le piogge si sono fermate 
o del fuoco che vuoi lasciare quando vai a letto 
ma senza riuscirci, che si consuma senza spegnersi, 
i carboni sempre più rossi, sempre più strani 
nel scintillare e nello spegnersi 
di quanto tu non lo desiderassi 
seduto lì a mezzanotte passata

Adrienne Rich

Nobuyoshi Araki

lunedì 23 luglio 2012

Lina Basquette








Sii dolce con me. Sii gentile.


Sii dolce con me. Sii gentile. 
E’ breve il tempo che resta. Poi 
saremo scie luminosissime. 
E quanta nostalgia avremo 
dell’umano. 
Come ora ne 
abbiamo dell’infinità. 
Ma non avremo le mani. 
Non potremo 
fare carezze con le mani. 
E nemmeno guance da sfiorare 
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto 
ci gonfierà i fotoni lucenti. 
Sii dolce con me. 
Maneggiami con cura. 
Abbi la cautela dei cristalli 
con me e anche con te. 
Quello che siamo 
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei 
e affettivo e fragile. 
La vita ha bisogno 
di un corpo per essere 
e tu sii dolce 
con ogni corpo. 
Tocca leggermente 
leggermente poggia il tuo piede 
e abbi cura 
di ogni meccanismo di volo 
di ogni guizzo e volteggio 
e maturazione e radice 
e scorrere d’acqua e scatto 
e becchettio e schiudersi o 
svanire di foglie 
fino al fenomeno 
della fioritura, 
fino al pezzo di carne sulla tavola 
che è corpo mangiabile 
per il mio ardore d’essere qui. 
Ringraziamo. Ogni tanto. 
Sia placido questo nostro esserci - 
questo essere corpi scelti 
per l’incastro 
dei compagni 
d’amore. nei libri.

Mariangela Gualtieri
da "Bestia di gioia"

domenica 22 luglio 2012

Da un atlante del mondo difficile


So che stai leggendo tardi questa
poesia, prima di lasciare l' ufficio
con l'abbagliante lampada gialla e la finestra nel buio
nell'apatia di un fabbricato sbiadito nella quiete
dopo l'ora di traffico. 
So che stai leggendo questa poesia
in piedi nella libreria lontano dall'oceano
in un giorno grigio di primavera, fiocchi sparsi di neve
spinti attraverso enormi spazi di pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza dove tanto è accaduto che non puoi sopportare
dove i vestiti giacciono sul letto in cumuli stagnanti
e la valigia aperta parla di fughe
ma non puoi ancora partire. 
So che stai leggendo questa poesia
mentre il treno della metropolitana perde velocità e prima di salire
le scale
verso un nuovo tipo d'amore
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia ala luce
del televisore dove immagini mute saltano e scivolano
mentre tu attendi le telenotizie sull'intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d'attesa
Di occhi che s'incontrano sì e no, d'identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto la luce al neon
nel tedio e nella stanchezza dei giovani fuori gioco,
che si mettono fuori gioco quando sono ancora troppo giovani. 
So che stai leggendo questa poesia con una vista non più buona, le spesse lenti
ingigantiscono queste lettere oltre ogni significato però
continui a leggere perché anche l'alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia mentre vai e vieni accanto alla stufa
scaldando il latte, sulla spalla un bambino che piange, un libro
nella mano
poiché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia non scritta nella tua lingua
indovinando alcune parole mentre altre continui a leggerle
e voglio sapere quali siano queste parole.
So che stai leggendo questa poesia mentre ascolti qualcosa,
diviso fra rabbia e speranza
ricominciano a fare di nuovo il lavoro che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non rimane
nient'altro da leggere
là dove sei atterrato, completamente nudo.

Adrienne Rich
Studying Radioside, c. 1944 

venerdì 20 luglio 2012

Sciogli la treccia,Maria Maddalena. L'incipit

Dopo il primo e unico romanzo letto prima d'ora che ha dato vita anche al mio pseudonimo Mimì Bluette (uno dei tanti) torno tra le pagine di Guido da Verona tristemente,e a torto, detto il D'Annunzio dei Poveri.
La sua fu considerata letteratura proibita,fu lo scrittore di un'Italia povera ,ossessionata dal peccato e reduce da una guerra che la lasciava senza molte cognizioni politiche e geografiche.
Tra il 16 ed il 30 ebbe un 'immensa fama che andò via via nebulizzandosi.
"Sciogli la treccia,Maria Maddalena" viene considerato uno dei romanzi,dopo "Mimì Bluette,fiore del mio giardino",di maggior successo all'epoca.
Parliamo di uno scrittore "alla moda", il "D'Annunzio delle dattilografe e delle manicure" come venne definito.
La critica fece il suo dovere,e lo criticò.I suoi testi non vengono ristampati da anni.Peccato,dico io.
Di seguito l'incipit di "Sciogli la treccia,Maria Maddelena"


San Sebastiano, Settembre 1912

 Brassaï
Fino ad oggi, nella regale città di Maria Cristina, in questa gloriosa capitale del Nord, sul divino Atlantico, la cosa che più m'interessava era - lo confesso - l'imbecillissimo gioco del «trente et quarante». Ma questa sera ho incontrata una donna, che i miei calmi occhi di navigatore forse non potranno dimenticare mai. Eravamo seduti così presso, alla tavola del «trente et quarante», che un sottile velo di cipria, staccandosi dal suo braccio seminudo, impolverava leggermente la mia manica nera. Giocava con febbre, giocava con irritazione, spingendo sul tavoliere, ad ogni colpo, senza nemmeno contarli, grossi mucchi di gettoni e di denaro. C'era in lei, nella luce della sua carne, forse nel colore de' suoi lineamenti, un non so che di pericoloso e d'innocente, una bellezza perfetta e funesta, torbida e scintillante, che formava, tra la luce de' suoi capelli, un'aureola di splendore, la isolava dalla folla, quasi cancellava intorno al suo volto la confusione di tutte l'altre fisionomie. Poichè la guardavo con fissità, ella d'un tratto si volse; parve cercasse qualcosa, o volesse chiedermi qualcosa, pur seguendo con occhi attenti la mano veloce del mazziere, che andava rivolgendo le carte. Vinse il colpo; le sue ciglia dorate brillarono. Forse le mancava esattamente un fiammifero per accendere la sigaretta, una piccola fiamma rossa per mandare la vita in fumo. Era una bellissima creatura, lunga, snodata, sottile, con una capigliatura di mogano scintillante, un profilo rettilineo ma soave, le mani così prive di colore che parevan quasi vecchie nella sua trasparente gioventù. L'abito che portava, il fino intreccio di piume del Paradiso che si arruffavano intorno a' suoi capelli veramente gloriosi, gli anelli che opprimevano le sue leggere dita, i braccialetti che le avvolgevano il polso, ed il profumo doloroso, eccessivo, irritante, che mandava la sua fina cipria, la sua fina seta, il respiro de' suoi labbri dipinti, la visibile forma della sua nudità, in quella sala calda, gremita, nel rumore del gioco, sotto il peso dei lampadari accecanti, nel brillare del tappeto, nella febbre del vincere, mi stordivano, mi esasperavano, e quasi mi pareva che in lei sola fosse l'origine di tutta questa concitazione. Quando avvicinò alle mie dita le labbra, per accendere la sigaretta, i suoi occhi risero, tutto il suo volto rise; non mi ringraziò, scosse indietro la fronte, pose ancora denaro sul mucchio di gettoni che le appartenevano - ed aspettò. Aspettò immobile, quasi godesse la voluttà perversa di quel lungo tormento, l'irritazione meravigliosa che le sue vene proverebbero, vincendo, perdendo, sopra una carta imprevedibile. Chi era? Da che luogo era giunta? Chi mai possedeva le sue labbra così calde e così limpide? L'elettricità rompeva in mille arcobaleni quasi verdi la sua triplice collana di perle; perle tutte d'un colore, che pareva tenessero imprigionato nella loro splendente anima un raggio di sole. Era - io pensavo - una donna del Nord, nata fra i bianchi silenzi delle nebbie settentrionali, forse in una casa grigia, in una piccola strada, in un remoto villaggio delle vecchie contee. Veniva dal Nord; l'amore le aveva dato que' gioielli, quel riso, quella sua bellezza inesorabile. Aveva la mano costrutta per bene immergersi nelle ricchezze altrui; aveva un corpo fatto per regalare qualche ora di voluttà costosa e indocile a chi potesse permetterle di giocare sopra una carta fortuita il denaro che paga per un anno la fatica di numerosi operai.
[...]

giovedì 5 luglio 2012

La città - Costantinos Kavafis

Hai detto: "Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina".

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c'è nave non c'è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l'hai sciupata su tutta la terra.



TESTAMENTO

Cercami nelle parole 
che non ho trovato 

17 novembre 1994 

- Dalla raccolta Sull'orlo, 1996 -
Blaga Dimitrova

 Marie-Thérèse Lelio, 1955 
Ida Kar

lunedì 25 giugno 2012

Quanto piú puoi

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con le gente
con troppe parole in un via vai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea

Costantinos Kavafis

Dorothea Lange

martedì 19 giugno 2012

Ho paura del buio ma d’altra parte Leopardi aveva paura dei sottomarini

Mi imbatto nel poeta Azael e condivido con voi questa sua poesia nonchè il suo sito dove potrete leggerne di altre http://www.decubito.org/






























A parte questo
non ho paura di niente
l’uomo nero, no
la morte, no
la peste medievale, no
i ragni, anche pelosi, no
il buio, sì
ma d’altra parte Leopardi aveva paura dei sottomarini.
Della solitudine, no
anzi della solitudine ho il contrario di paura
qual è il contrario di paura?
Paura, sostantivo femminile, contrari: serenità, tranquillità, calma, coraggio, audacia
Coraggio?
Ho coraggio della solitudine
ho l’audacia della solitudine
e la tranquillità dell’uomo nero
ma del buio no
nemmeno se sono solo, al buio
perché nel buio le librerie confinano con l’ignoto
i grandi non hanno paura del buio perché sono pazzi,
quelle stesse librerie che normalmente confinano con l’armadio
ecco, al buio confinano con i lupi siberiani, con l’adolescenza e i cani, con le seppie e piselli
ma, soprattutto, col buio
l’infelicità del piede che sbatte
sta tutta nella delusione
pochissimo nell’alluce
le cose che succedono al buio nessuno le sa
la mamma, nemmeno la mamma, le sa
figuriamoci il dio degli eserciti
le librerie forse sì, ma come cazzo ci parli con le librerie?
Le librerie non hanno paura del buio perché sono pazze.
Vorrei confinare con un armadio
o un mare Adriatico
vorrei essere come la Slovenia, per una volta
e avere un profilo geografico certo
un altrove declinante a sud ovest
una forma accettabile
conosciuta, senza alluci sporgenti né progetti confusi
che se spegni la luce confini lo stesso
col domani Adriatico, il male Tirreno, il dopo stampato
sul mappamondo
la morte fissata tra Pula e Rovigno
avrei il coraggio di Pula e Rovigno, e dell’Istria tutta
ma non è così,
non è così
chiudi gli occhi e c’è il buio
ti ci metti le mani davanti e c’è il buio
pensi e c’è il buio
mangi le seppie e c’è il buio
gli alluci sono già pronti a partire per guerre tremende
il mondo finisce
uccidetemi adesso
appena finita questa poesia
sparatemi, davvero
sparatemi a morte
non ho mica paura
e nemmeno dei ragni, dei grilli, dei lupi,
ma di tutto quello spazio tra La Spezia e Piacenza, senza autostrade, senza i pallini delle città,
di quell’ignoto incresparsi orografico che mi resta da vivere
del buio, angoscia geografica, sì
io ho paura di dove confino, di dove finisco
di non parlare la vostra lingua
del buio
ma d’altra parte Leopardi aveva paura dei sottomarini.