mercoledì 29 febbraio 2012

Cammini,a me somigliante



Cammini, a me somigliante,
gli occhi puntando in basso.
Io li ho abbassati- anche!
Passante, fermati!

Leggi - di ranuncoli
e di papaveri colto un mazzetto
- che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.

Non credere che qui sia - una tomba,
che io ti apparirò minacciando...
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!

E il sangue fluiva alla pelle,
e i miei riccioli s'arrotolavano...
Anch'io esistevo, passante!
Passante, fermati!

Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca - subito dopo.
Niente è più grosso e più dolce
d'una fragola di cimitero.

Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami.

Come t'investe il raggio di sole!
Sei tutto in un polverio dorato...
E che almeno però non ti turbi
la mia voce di sottoterra.

MARINA CVETAEVA

(epitaffio scritto il 3 maggio 1913 a 20 anni )

lunedì 27 febbraio 2012

L'odio



Guardate com'è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l'odio.
Con quanta facilità supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L'insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza.

Religione o non religione -
purché ci si inginocchi per il via.
Patria o no -
purché scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all'inizio.
Poi corre tutto solo.
L'odio. L'odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti -
malaticci e fiacchi.
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
giunta prima al traguardo?
Il dubbio quanti volentieri trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?

Quanto tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:
sa creare bellezza.
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.
Magnifiche le nubi degli scoppi nell'alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l'umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.

E' un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio,
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare, aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto il futuro
- lui solo

Wislawa Szimborska

Mi ero tagliata i capelli




Mi ero tagliata i capelli, scurite le sopracciglia,
aggiustata la piega destra della bocca, assottigliato
il corpo, alzata la statura. Avevo anche regalato
alle spalle un ammiccamento trionfante. Ecco ragazza
ragazzo
di nuovo, per le strade, il passo del lavoratore,
niente abbellimenti superflui. Ma non avevo dimenticato
il languore della sedia, la nuvola della vista.
E spargevo carezze, senza accorgermene. Il mio corpo
segreto intoccabile. Nelle reni
si condensava l'attesa senza soddisfazione; nei giardini
le passeggiate, la ripetizione dei consigli,
il cielo qualche volta azzurro
e qualche volta no.

Patrizia Cavalli
(tratta da "Poesie", Einaudi, 1999)

sabato 25 febbraio 2012

Amy Winehouse • You Know I'm No Good


Permettetemi uno stacchetto musicale

Meet you downstairs in the bar and hurt,
Your rolled up sleeves in your skull t-shirt,
You say “what did you do with him today?”,
And sniffed me out like I was Tanqueray,
’Cause you're my fella, my guy,
Hand me your stella and fly,
By the time I'm out the door,
You tear men down like Roger Moore,

I cheated myself,
Like I knew I would,
I told you I was trouble,
You know that I'm no good,

Upstairs in bed, with my ex boy,
He's in a place, but I can't get joy,
Thinking on you in the final throes,
This is when my buzzer goes,
Run out to meet you, chips and pitta,
You say “when we married”,
'cause you're not bitter,
”There'll be none of him no more,”
I cried for you on the kitchen floor,

I cheated myself,
Like I knew I would,
I told you I was trouble,
You know that I'm no good,

Sweet reunion, Jamaica and Spain,
We're like how we were again,
I'm in the tub, you on the seat,
Lick your lips as I soak my feet,
Then you notice likkle carpet burn,
My stomach drops and my guts churn,
You shrug and it's the worst,
Who truly stuck the knife in first

I cheated myself,
Like I knew I would
I told you I was trouble,
You know that I'm no good,

I cheated myself,
Like I knew I would
I told you I was trouble,
Yeah, you know that I'm no good

http://www.youtube.com/watch?v=b-I2s5zRbHg&ob=av2e



Nella foto:Unica Zürn by Hans Bellmer

mercoledì 22 febbraio 2012

Il cuore di tutte le cose

"L'amore è la vita, è la cosa principale. Dall'amore si dispiegano i versi, e le azioni, e tutto il resto. L'amore è il cuore di tutte le cose... Se il cuore interrompe il suo lavoro, anche tutto il resto si atrofizza, diventa superfluo, inutile. Ma se funziona non può non manifestarsi in ogni cosa. Senza di te (non senza di te "nella lontananza", interiormente senza di te) io cesso di agire."

E' il 1923, il cuore che non deve cessare di agire appartiene a Vladimir Majakovskij, lei, l'amore che anima tutte le cose, si chiama Lili Brik.



Conclusione

Niente cancellerà via l'amore,
nè i litigi
nè i chilometri.
E' meditato,
provato,
controllato.
Alzando solennemente i versi, dita di righe,
lo giuro:
amo
d'un amore immutabile e fedele.

Vladimir Majakovskij

lunedì 20 febbraio 2012

Invece di una lettera


Il fumo del tabacco ha roso l'aria.
La stanza
è un capitolo dell'inferno di Kruchenych.
Ricordi?
Accanto a questa finestra
per la prima volta
accarezzai freneticamente le tue mani.
Oggi, ecco, sei seduta,
il cuore rivestito di ferro.
Ancora un giorno,
e mi scaccerai,
forse maledicendomi.
Nella buia anticamera, la mano, rotta dal tremito,
a lungo non saprà infilarsi nella manica.
Poi uscirò di corsa,
e lancerò il mio corpo per la strada.
Fuggito da tutti,
folle diventerò,
consunto dalla disperazione.
Ma non è necessario tutto questo;
cara,
dolce,
diciamoci adesso addio.
Il mio amore,
peso così schiacciante ancora,
ti grava sopra
lo stesso,
dovunque tu fugga.
Lasciami sfogare in un ultimo grido
l'amarezza degli offesi lamenti.
Se lo sfiancano di lavoro, un bue,
se ne va
ad adagiarsi sulle fredde acque.
Ma, al di fuori del tuo amore,
per me
non c'è mare,
e dal tuo amore neanche col pianto puoi impetrare tregua.
Se l'elefante sfinito cerca pace,
si stende regalmente sulla sabbia arroventata.
Ma, al di fuori del tuo amore,
per me
non c'è sole,
e io non so neppure dove sei e con chi.
Se così tua avessi ridotto un poeta,
lui
avrebbe lasciato la sua amata per la gloria e il denaro
ma per me
non un solo
suono è di festa
oltre a quello del tuo amato nome.
Non mi butterò nella tromba delle scale,
non ingoierò veleno,
non saprò premere il grilletto contro la tempia.
Su di me,
al di fuori del tuo sguardo,
non ha potere la lama di nessun coltello.
Domani dimenticherai
che ti ho incoronato,
che l'anima in fiore ho incenerito con l'amore,
e lo scatenato carnevale dei giorni irrequieti
socompiglierà le pagine dei miei libri
Potranno mai le foglie secche delle mie parole
trattenerti un momento
per aspirare avidamente?
Ma lascia almeno
ch'io lastrichi con un'ultima tenerezza
il tuo passo che s'allontana.

Vladimir Majakovskij

Dietro una donna



Spostato su col gomito un lievito di nebbia,
Colava biacca da una fiasca nera
E a briglia sciolta nel cielo
Canuto e greve caracollava fra le nuvole.
Nel fuso rame di case stagnate
A stento si contengono i tremiti delle vie,
Stuzzicati da un rosso mantello di lussuria,
I fumi diramavano le corna dentro il cielo.
Cosce -vulcani sotto il ghiaccio delle vesti,
Messi di seni mature già per il raccolto.
Dai marciapiedi con ammicchi malandrini
Frecce spuntate insorsero gelose.
Stormo che a un colpo di tacco si levi a volo nel cielo
Preghiere di altezze presero al laccio Iddio:
Con sorrisi da topi lo spennarono
E beffarde lo trassero per la fessura d'una soglia.
L'Oriente in un vicolo le scorse,
Più in alto risospinse la smorfia del cielo
E il sole dalla nera borsa strappato fuori
Pestò con cattiveria le costole del tetto.

Vladimir Majakovskij

Nella Foto:Mary Duncan - William Mortensen, 1929

lunedì 6 febbraio 2012

Mattino


Era necessario un addio, perché capissi,
che non c’è un addio per noi.

Per sempre porterò in me quest’alba
come segno di bruciatura.
Alzàti sul far del giorno,
partimmo verso l’areoporto grigio
ed eravamo contenti, perché era così lontano.

La mia ultima parola fu un sorriso.

E sopra di noi sorgeva con l’addio
l’incontro vero e l’amore.


Blaga Dimitrova


Photo:Robert Doisneau, 1953

Senza Amore


Da questo momento vivrò senza amore.
Libera dal telefono e dal caso.
Non soffrirò.
Non avrò dolore né desiderio.
Sarò vento imbrigliato, ruscello di ghiaccio.
Non pallida per la notte insonne – ma non più ardente il mio volto.
Non immersa in abissi di dolore – ma non più verso il cielo in volo.
Non più cattiverie – ma nemmeno gesti di apertura infinita.
Non più tenebre negli occhi, ma lontano per me non s’aprirà l’orizzonte intero.
Non aspetterò più, sfinita, la sera – ma l’alba non sorgerà per me.
Non mi inchioderà, gelida, una parola – ma il fuoco lento non mi arderà.
Non piangerò sulla crudele spalla – ma non riderò più a cuore aperto.
Non morrò solo per uno sguardo – ma non vivrò realmente mai più.

Blaga Dimitrova

venerdì 3 febbraio 2012

A Carlos Chàvez 1939

Carlitos,
ecco i dati. Ti supplico, traducili tu, perché se lo facessi
io verrebbe fuori un disastro.
Ho iniziato a dipingere a dodici anni mentre ero
convalescente da un incidente automobilistico che mi
costrinse a rimanere a letto per circa un anno. Ho sempre
lavorato sotto l’impulso spontaneo dei miei sentimenti.
Non ho frequentato nessuna scuola, non sono stata influenzata da
nessuno; dal mio lavoro non mi sono mai
aspettata altro che la soddisfazione che mi dava il fatto stesso
di dipingere ed esprimere quello che non
avrei potuto esprimere in un altro modo.
Ho dipinto ritratti, composizione di figure e anche
quadri in cui il paesaggio e la natura morta avevano la
parte più importante. Sono riuscita a trovare una modalità
espressiva personale senza che nessun pregiudizio
mi forzasse a farlo. Per dieci anni il mio lavoro è consistito
nell’eliminare tutto quello che non nasceva dalle
motivazioni interne che mi spingevano a dipingere.
Dato che i miei soggetti sono sempre stati le mie sensazioni,
i miei stati d’animo e le relazioni profonde che a
mano a mano la vita suscitava in me, ho spesso oggettivato
tutto questo in autoritratti, che erano quanto di
più sincero e reale potessi fare per esprimere i miei sentimenti
e le mie sensazioni.
Non ho mai fatto mostre prima di quella dell’anno
scorso (1938) alla galleria Julien Levy di New York. Ho
esposto venticinque quadri. Dodici sono entrati a far
parte delle collezioni delle seguenti persone:
Conger Goodyear, New York
Mrs Sam Lewison, New York
Mrs Claire Luce, New York
Mrs Solomon Sklar, New York
Mr Edward G. Robinson, Los Angeles (Hollywood)
Walter Pach
Mr Edgar Kaufmann, Pittsburgh
Mr Nickolas Muray, New York
Dottor Roose, New York
e altre due persone di cui non ricordo i nomi, ma Julien Levy
te li potrà indicare. La mostra si è tenuta dal 1° al 15
novembre 1938.
In seguito ne ho fatta un’altra a Parigi, organizzata da
André Breton alla galleria Renou et Colle, dal 1° al 15
marzo 1939. ( Sono le uniche due mostre che abbia mai fatto).
Il lavoro ha suscitato l’interesse dei critici e degli artisti
di Parigi. Il museo del Louvre (Jeu de Paume) ha
acquistato un mio quadro.
Come referenze posso indicare le seguenti persone:
Diego Rivera, Palmas e Atlavista, Villa Obregòn, D.F. Messico
Pablo Picasso, rue de la Boétie, Paris
Carlos Chàvez (non ricordo l’indirizzo)
Mr Sam Lewison (non ricordo l’indirizzo)
Marcel Duchamp, 14 rue Halle, vicino a Parc Montsouris
André Breton 42 rue Fontaine, 9°, Paris
Dottor William Valentiner, direttore del museo di Detroit
Conger Goodyear, Museum of Modern Art
Il mio progetto sarebbe di fare una mostra negli Stati
Uniti. Sto lavorando a quadri di grandi dimensioni
che richiedono molto lavoro. Ho bisogno di tranquillità
per dipingere, e la "grana" non mi basta. Per questo
chiedo il finanziamento Gugenheim.
Grazie mille; se hai bisogno di altri dettagli, basta
farmelo sapere. Molti saluti e un abbraccio da Frida.


Invito all’inaugurazione di una mostra, 1953


Con amicizia e affetto
che nascono dal cuore
ho il piacere di invitarti
alla mia umile mostra.
Alle otto di sera,
l’ orologio di certo lo avrai,
ti aspetto alla Galleria
di Lola Alvarez Bravo.
È in Calle Amberes 12
e l’ingresso è sulla via
così non ti puoi perdere
perché sarebbe scortese.
Voglio solo che mi dica
la tua opinione sincera.
Sai leggere e scrivere,
hai cultura di gran classe.
Questi quadri che ho dipinto
con le mie stesse mani
attendono alle pareti
di piacere ai miei fratelli.
Bene, amico caro:
con amicizia sincera
ti ringrazio di cuore

Frida Kahlo deRivera

Primo Amore


Dicono
che il primo amore sia il più importante.
Ciò è molto romantico
ma non è il mio caso.
Qualcosa tra noi c'è stato e non c'è stato,
è accaduto e si è perduto.
Non mi tremano le mani
quando mi imbatto in piccoli ricordi
e in un rotolo di lettere legate con lo spago
nemmeno con un nastrino.
Il nostro unico incontro dopo anni,
la conversazione di due sedie
intorno a un freddo tavolino.
Atri amori
ancora respirano profondamente in me.
A questo manca il fiato per sospirare.
Eppure proprio così com'è,
è capace di ciò di cui quelli
non sono ancora capaci:
non ricordato,
neppure sognato,
mi familiarizza con la morte.

Wislawa Szymborska

mercoledì 1 febbraio 2012

Riso


La ragazzina che ero
la conosco, ovviamente.
Ho qualche fotografia
della sua breve vita.
Provo un´allegra pietà
per un paio di poesiole.
Ricordo alcuni fatti.

Ma, perché chi è qui con me
rida e mi abbracci
rammento solo una storiella:
l´amore infantile
di quella bruttina.

Racconto
com´era innamorata di uno studente,
cioè voleva
che lui la guardasse.

Racconto
come gli corse incontro
con una benda sulla testa sana
perché almeno, ah, le chiedesse
cos´era successo.

Buffa piccina.
Come poteva sapere
che anche la disperazione dà benefici
se si ha la fortuna
di vivere più a lungo.

Le pagherei un dolcetto.
Le pagherei il cinema.
Vattene, non ho tempo.

Eppure vedi
che la luce è spenta.
Certo capisci
che la porta è chiusa.
Non scuotere la maniglia -
quello che ha riso,
quello che mi ha abbracciato,
non è il tuo studente.

Faresti meglio a tornare
da dove sei venuta.
Non ti devo nulla,
donna qualunque,
che sa solo
quando
tradire un segreto altrui.

Non guardarci così
con quei tuoi occhi
troppo aperti,
come gli occhi dei morti.

Wislawa Szymborska,1967

(Nella foto:La ragazzina che ero,1986)

Nulla è in regalo. Wislawa Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1 febbraio 2012)


Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
Mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l'obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L'inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perchè
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamiamo anima.
E questa è l'unica voce
che manca nell'inventario.

(Nella foto:Pencil drawing bt Frida Kahlo)