mercoledì 21 marzo 2012

Ogni caso



Poteva accadere.
Doveva accadere.
E’ accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

Wislawa Szymborska

Voglio uno sciopero



Voglio uno sciopero dove incontrarci tutti.
Uno sciopero di braccia, di gambe, di capelli,
uno sciopero che nasca in ogni corpo.
Voglio uno sciopero
di operai, di colombe
di autisti, di fiori
di tecnici, di bambini
di medici, di donne.
Voglio un grande sciopero,
che arrivi sino all'amore.
Uno sciopero dove si fermi tutto,
l'orologio, le fabbriche
lo stabilimento, le scuole
l'autobus, gli ospedali
la strada, i porti.
Uno sciopero di occhi, di mani, di baci.
Un grande sciopero dove non sia permesso respirare,
uno sciopero dove nasca il silenzio
per ascoltare i passi
del tiranno che si allontana.

Gioconda Belli

domenica 18 marzo 2012

I LOST MY SELF


Usually, it is for a passport, a driving licence, an ID, a VISA application.
We never like ourselves. We know it's our own image we will be looking at the most often: maybe this is what frightens us.
We close the curtain. We fix the stool, we pay attention to the outline of the head in front of us, making sure it matches our own head.
We check the curtain, again. Then we insert the coins.
Three. Two. One.
What face should I show? Should I smile? Should I be serious?
Flash
Let it dry, pay attention not to put your fingers on it. Wave it, as much as you want.
But that's not always like that.
Because at times, someone gets lost.

mercoledì 14 marzo 2012

L’ODORE DEL DOLORE


Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.

XULIO L. VALCÁRCEL

venerdì 9 marzo 2012

L’ACROBATA di Sylvia Plath



Ogni notte quest’agile giovane donna
Riposa fra lenzuoli
A brandelli sottili come fiocchi di neve
Finché un sogno non ne solleva il corpo
Dal letto ad ardue sfide
D’acrobazie sul filo.


Tutta la notte in equilibrio
Con destrezza da gatta sulla perigliosa fune
In una sala gigantesca
Balla delicate danze
Allo schiocco di frusta ed al ruggito
Degli ordini del suo maestro.

Dorata, avanza precisa
Attraverso quell’aria greve.
Un passo e si ferma, sospesa
Al fulcro del suo gesto
Mentre grossi pesi le cadono attorno
Ed incominciano a volteggiare.

Addestrata a tal punto, la ragazza
Para l’affondo e la minaccia
Di qualunque oscillazione;
Con un improvviso slancio e una piroetta
Chiama l’applauso, la corda luccicante
Le affonda affilata in ogni coraggioso arto.

Poi, finito il difficile esercizio, fa un inchino
E serenamente si lancia giù
attraverso il pavimento di vetro
in salvo verso casa; ma, roteando occhi allenati
un domatore di tigri ed un pagliaccio sogghignante
si accovacciano, lanciandole palle nere.

Alti carri rotolano dentro
Con tuono di leoni; tutto s’adopera
Ed avanza sgraziato
Per intrappolare questa oltraggiosa leggera regina
E sbriciolare in atomi
Le sue nove vite cosi inafferrabili.

Ma lei s’accorge dello stratagemma
Di pesi neri, palle nere e carri neri
E con un’ultima abile finta salta
Attraverso il cerchio del suo rischioso sogno
Per balzar sù seduta del tutto desta
All’arrestarsi dello squillo della sveglia.

Ora come punizione per il suo talento
Di giorno è costretta a camminare temendo
I guanti d’acciaio del traffico, terrorizzata
Dalla paura che, per dispetto, tutta
L’elaborata impalcatura del cielo sopra la sua testa
Cada alla fine fragorosamente sulla sua fortuna.

Photo:Circus in Sarasota,1949 by Nina Leen

lunedì 5 marzo 2012

A molti (Da Anno Domini)


Io sono la vostra voce, il calore del vostro fiato,
il riflesso del vostro volto,
i vani palpiti di vane ali...
fa lo stesso, sino alla fine io sto con voi.

Ecco perché amate così cúpidi
me, nel mio peccato e nel mio male,
perché affidaste a me ciecamente
il migliore dei vostri figli;
perché nemmeno chiedeste di lui,
mai, e la mia casa vuota per sempre
velaste di fumose lodi.
E dicono: non ci si può fondere più strettamente,
non si può amare più perdutamente...

Come vuole l’ombra staccarsi dal corpo,
come vuole la carne separarsi dall’anima,
così io adesso voglio essere scordata.

Anna Achmatova,1922



Foto: Paul Nougé, La vengeance, 1929

COLD IN HAND BLUES


E cosa dirai?
Mi limiterò a dire qualcosa.
E cosa farai?
Mi nasconderò nel linguaggio
E perché?
Ho paura.

Alejandra Pizarnik
(da “L’inferno musicale”, 1971)

Fotografia di Francesca Woodman

giovedì 1 marzo 2012

Честита Баба Марта!!

Buona Baba Marta a Tutt*

Il primo marzo è il giorno di Baba Marta,giorno in cui ci si scambia la Marteniza.
La marteniza (in bulgaro: мартеница)è un piccolo ornamento rosso e bianco che viene appunto indossato durante il mese di Marzo. Questo mese, secondo la tradizione bulgara, segna l'inizio della primavera. Dunque il 1° di marzo è il simbolo associato al saluto dell'inverno e al benvenuto della primavera.

Scambiarsi la martenitza durante la prima settimana di Marzo è un gesto che risale al IX Secolo ed è una delle più popolari usanze bulgare che si è mantenuta nel corso dei secoli.

Esistono diversi tipi di martenitza: semplici fili rossi e bianchi, nappe, bracciali o bambole di stoffa, lana o di cotone.

Il Martenitsa è fondamentalmente un talismano per la buona salute e la lunga vita, che simboleggia rispettivamente i colori: rosso per le guance rosse e bianche per i capelli bianchi e la vecchiaia. Si usa indossarli sul lato sinistro (dove c'è il cuore) o come un bracciale sul braccio sinistro.

Si indossano fino a quando si vede il primo segno dell'arrivo della primavera - una cicogna, una rondine o un albero in fiore - e poi (non oltre il 1 aprile) si appendono su un albero, o si mettono sotto una pietra, esprimendo un desiderio.

Antiche sono le radici di questa usanza del dio Marte, che è il dio della primavera e della guerra.

Le popolazioni durante l'arco della storia hanno sempre combattuto molto. Solitamente le guerre iniziavano agli inizi di marzo e la maggior parte dei soldati doveva lasciare la propria casa. Le mogli erano molto preoccupate per la loro sorte. Per questo decisero di dare ai loro uomini piccoli talismani di colore bianco e rosso. Talvolta pezzi di tessuto lavorati da mettere sul polso, altrimenti piccole figure di maschio e femmina fatte di lana. Il color rosso rappresenta il sangue dei guerrieri, che le loro mogli non volevano veder versato, e il bianco il colore pallido del viso delle mogli in attesa che i loro mariti facciano ritorno a casa.

Il dono di questi piccoli oggetti è stato fatto per due ragioni: per ricordare agli uomini la loro famiglia e la seconda - per fare piacere a Baba Marta, cosicché essa non avrebbe cambiato il proprio umore così di frequente. In altre parole, per fare in modo che gli uomini combattenti non avessero molti problemi con il clima e non morissero di freddo.

Oggi si scambiano le "martenize" per fare un dono a Baba Marta, affinché faccia andare via il freddo e porti la primavera. Una volta che si ha una marteniza la si può tenere sia sugli abiti che sul polso, e la si indosserà finché non si vede una cicogna.

La marteniza rappresenta anche i colori della natura, il bianco della neve che se ne va e il rosso del sole che sta arrivando.

La "marteniza" è la più tipica tradizione della Bulgaria. Essa simboleggia una nuova vita, il concepimento, la fertilità e la primavera. Questa festa è per la felicità e la gioia, la salute e la lunga vita. Questa tradizione bulgara è pura e luminosa come i colori della "marteniza". Esprime la necessità di armonia nella natura e nella vita di ognuno. Questo è il messaggio più importante della "marteniza".