lunedì 23 aprile 2012

Piazza dell'Amor Perfetto

E' sabato pomeriggio.Negli intricati e bui vicoli di Genova, tra barbieri ,drogherie , prostitute e musicanti mi ritrovo in questa piccola piazza ,a detta della targa, dell'amor perfetto. Ci sarà sicuramente una storia dietro,mi dico. Ho cercato; ho trovato.



Si narra che nell’estate del lontano 1502 il re di Francia Luigi XII giunse a Genova. La sua missione era di convincere dogi e nobili ad aiutarlo nella lotta contro la Spagna. Il primo rollo non era ancora stato redatto, ma forse una forma simile di ospitalità era già presente.

Il Re durante un ricevimento conobbe Tommasina con cui fu amore a prima vista. Re Luigi e Tommasina trascorsero l’intera serata a ballare, lanciandosi sguardi pieni di desiderio. Tra loro però ci fu solo questo, perchè il mattino successivo il re dovette ripartire.

Tommasina era sconvolta dal dolore dell’amore lontano cosicchè si rinchiuse in casa per non uscirne più. Passavano i mesi, trascorsero gli anni e Tommasina era sempre lì, a distruggersi d’amore per il suo Re.

Sperando in qualche modo di liberarla dalla prigione di dolore nella quale si era rinchiusa, la nutrice di Tommasina le diede la falsa notizia dell’imminente morte di Luigi XII; fu allora che accadde la tragedia: il cuore di Tommasina non ebbe la forza di reggere ad una nozia così tragica.

Tommasina morì.

Quando il Re tornò a Genova, questa volta da nemico, volle recarsi a vedere la casa dove Tommasina trascorse i suoi ultimi istanti, e rivolgendo lo sguardo verso una delle finestre della casa disse: “Avrebbe potuto essere un amor perfetto.”

Questo è il nome che quella piazza ha ancora oggi.



giovedì 19 aprile 2012

Un'adolescente


Io – un’adolescente?

Se ora, d’improvviso, si presentasse qui,

dovrei salutarla come una persona cara,

benché mi sia estranea e lontana?



Versare una lacrimuccia, baciarla sulla fronte

per la sola ragione

che la nostra data di nascita è la stessa?



Siamo così dissimili

che forse solo le ossa sono le stesse,

la calotta cranica, le orbite oculari.



Perché già gli occhi è come fossero più grandi,

le ciglia più lunghe, la statura più alta

e tutto il corpo è fasciato

dalla pelle liscia, senza un’imperfezione.



In verità ci legano parenti e conoscenti,

ma nel suo mondo di questa cerchia comune

sono quasi tutti vivi,

mentre nel mio quasi nessuno.



Siamo così diverse,

i nostri pensieri e parole così differenti.

Lei sa poco -

ma con un’ostinazione degna di miglior causa.

Io so molto di più -

ma non in modo certo.



Mi mostra delle poesie,

scritte con una grafia nitida, accurata,

con cui io non scrivo più da anni.



Leggo quelle poesie, le leggo.

Be’, forse quest’unica,

se fosse accorciata

e corretta qua e là.

Dal resto non verrà nulla di buono.



La conversazione langue.

Sul suo modesto orologio

il tempo è ancora incerto e costa poco.

Sul mio è molto più caro ed esatto.



Per commiato nulla, un sorriso abbozzato

e nessuna commozione.



Solo quando sparisce

e nella fretta dimentica la sciarpa -



Una sciarpa di pura lana,

a righe colorate,

che nostra madre

ha fatto per lei all’uncinetto.



La conservo ancora.





Wisława Szymborska
 
Foto: Margaret M. de Lange




martedì 17 aprile 2012

STUDIO IN INVERNO

I vetri tremarono all'improvviso, fuori accadde qualcosa.
Mi avvicinai alla finestra. Che fragore era?
Fogli strappati come un turbinio di uccelli nella tempesta.
Una grandinata coprì la terra di perle.

Mi chiesi: quali donne mai sono lassù, che scuotono
I gioielli dai loro colli da far grandinare perle?
Qualcosa è accaduto, senza dubbio,
Sulla terra, nel cielo, nelle anime.

Che cosa può essere accaduto?
Tutto è straordinariamente
Semplice nella tua mente.
In verità
L'inverno è alle porte,
Tutto qua.

2.

Con i capelli mezzi ritti,
Freddissimi,
Venisti direttamente
Dal cuore dell'inverno.

Portasti con te
Chicchi di grandine da fuori,
Qualcosa dal cielo,
Lo si vedeva subito.

Qualcosa della sua luce,
Enigmatico, opaco.
Chicco dopo chicco
La grandine si sciolse.

Le tue parole
Soffocarono in singhiozzi
Irrigidite
Nel frigorifero dei ricordi.

3.

Mentre eri via, sono rimasto nell'angolo,
Di fronte alla libreria bianca.
Lo spirito di Amleto è apparso e scomparso,
Era inutile.

Il delirio babelico di Joyce
Mi offre i suoi servigi.
I pomeriggi sono lunghi, dice,
Potrei esserti utile.

Dialoghi di amanti separati
Lettere, memorie. Quale dovrei sfogliare?
Zelda e Scott Fitzgerald, in un angolo,
Sussurrano, mezzi smarriti.

Ma devo proseguire,
Lo scaffale successivo aspetta.
Perdonami, Volodja Majakovskij,
Perdonami anche tu, Lili Brik.

Passo lentamente in rassegna ogni scaffale.
Quali di voi potrei resuscitare?
C'è ancora qualcosa da chiedere sull'inferno,
O Dante ha già detto tutto?

Forse al vecchio Eschilo è meglio porre
Una domanda banale, del tutto ingenua:
Le tragedie perdute erano meglio
Di quelle sopravvissute?

Continuo ad esplorare, lentamente,
Più lontano ancora.
Ah, ecco Puškin, mi fermo:
Raccontami di Anna Kern.

Raccontami di come è venuta anche lei un giorno
Con i capelli imperlati di chicchi di grandine.
Raccontami di come il loro sciogliersi in lacrime
Abbia potuto tramutarli in perle.

Dimmi come un poeta passa
Le sue giornate là sotto terra,
Dove la fama non può raggiungerlo
E naturalmente neanche la vergogna.

4.

Come un convertito ad un'altra fede
La pioggia si è trasformata all'improvviso in grandine.

Ogni volta che la pioggia batterà sui vetri
Sarai qui, verrai

Come musica, come preoccupazione o come croce,
Ed io ti riconoscerò e verrò in volo da te.

Come colui che sa estrarre le perle dalle ostriche,
Ti strapperò alla musica o alla croce o alla morte.


Ismail Kadaré, 1985



lunedì 16 aprile 2012

Album


Nessuno in famiglia è mai morto per amore.
Nulla di quel passato potrebbe farsi mito.
Romei tisici? Giuliette malate di cuore?
C'e chi anzi è diventato vecchio e raggrinzito.
Nessuna vittima d'una risposta non giunta
a una lettera bagnata di pianto!
In fondo appariva sempre un qualche vicino
con pinze-nez e rose in mano.
Nessun soffocamento in un armadio elegante
per il ritorno del marito dell'amante!
Questi corsetti, queste gale, la mantiglia
non impedivano di entrare nella foto di famiglia.
E mai nell'anima Bosch infernale!
Morivano con una palla nel cranio
e barelle da campo per guanciale.
Perfino questa, con pudico decoltè
e gli occhi cerchiati come dopo una soireè,
è defluita con una grande emorragia
non verso di te, o cavaliere, e non per nostalgia.
Prima della fotografia, forse qualcuno,
ma di quelli dell'album, a quel che so, nessuno.
Le pene volgevano al riso, giorni volavano,
e loro, placati, per un'influenza se ne andavano.

Wislawa Szymborska

Nella foto:Self-Portrait with Germaine Schroeder” by Jean Reutlinger

Lode della cattiva considerazione di sé



La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà delle proprie azioni.

Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.

Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l’alligatore, la trichina e il tafano
vivono come vivono e ne sono contenti.

Il cuore dell’orca pesa cento chili,
ma sotto un altro aspetto è leggero.

Non c’è nulla di più animale
della coscienza pulita,
sul terzo pianeta del sistema solare.

Wislawa Szymborska

sabato 14 aprile 2012

Le Fontane di Roma

A me delle fontane di Roma non me ne è mai fregato un cazzo. Le ho sempre considerate roba da turisti giapponesi. Le Fontane nonchè i Pini di Roma hanno interessato a suo tempo Ottorino Respighi che ne ha fatto della bellissima musica,ma lui veniva da Bologna. Le Fontane di Roma hanno interessato il grande Goethe, in occasione dei suoi viaggi in Italia, ma lui veniva da Weimar. La Fontana di Trevi ha interessato Fellini che l'ha immortalata ne "La dolce vita" ma lui veniva da Rimini. Io a Roma - in mezzo alle Fontane e ai Pini e tante altre belle cosette - ci sono nato. Un creativo - diciamo pure un pittore - nato a Roma la vita se la deve inventare , altrimenti rischia di diventare un contemplativo estetizzante , fagocitato dalle bellezze del passato. Pertanto bisogna scappare, farsi le ossa altrove, possibilmente in paesi di dinamismo esistenziale e culturale ben diverso, come Parigi, Berlino, Londra, New York.
Evidentemente anche Gauguin a suo tempo si sarà sentito soffocare dalla bellezza e dalla storia della sua città, ricca anch'essa di belle fontane. Per quanto mi riguarda , ad un certo punto, al sole di Roma ho preferito il cielo plumbeo di Lima e prima di assaporare la frizzante Berlino ("Die Berliner Luft") ho respirato la nebbia di Milano, una città forse senza tante fontane, ma una città che mi ha permesso di vivere di pittura agli inizi degli anni Settanta, perchè lì c'era un mercato. Perchè di questo si tratta. Per noi delle vecchie generazioni, Roma - ricca di Fontane e di Pini e di altre belle cosette - è stata sempre una città con poche possibilità di lavoro e poca disponibilità alla cultura. Le Fontane di Roma le ho frequentate solo da ragazzo l'estate per rimorchiare qualche turista possibilmente tedesca o scandinava, non solo perchè ho sempre preferito le bionde, ma anche perchè nella visione della vita di queste ragazze e nella loro educazione sessuale, non c'erano state sicuramente le ombre proiettate delle Fontane di Piazza San Pietro.

Remo Remotti
(Narrazione inedita presente nell'ultimo album,"Mettece Sopra",della Banda Jorona. Canti racconti e suoni della Malavita Romana e Laziale)

martedì 10 aprile 2012

Tu




Poi sei venuta tu,
e t'è bastata un'occhiata
per vedere
dietro quel ruggito,
dietro quella corporatura,
semplicemente un fanciullo.
L'hai preso,
hai tolto via il cuore
e, così,
ti ci sei messa a giocare,
come una bambina con la palla.
E tutte,
signore e fanciulle,
sono rimaste impalate
come davanti a un miracolo.
"Amare uno così?
Ma quello ti si avventa addosso!
Sarà una domatrice,
una che viene da un serraglio"!
Ma io, io esultavo.
Niente più
giogo!
Impazzito dalla gioia,
galoppavo,
saltavo come un indiano a nozze,
tanto allegro mi sentivo,
tanto leggero.


Vladimir Majakovskij


Photo: John Gutmann, Jitterbug, New Orleans, 1937