sabato 2 giugno 2012

Nella Moltitudine

Sono quella che sono. 
Un caso inconcepibile 
come ogni caso. 
In fondo avrei potuto 
avere altri antenati; 
e così avrei preso il volo 
da un altro nido; 
così da sotto un altro tronco 
sarei strisciata fuori in squame. 
Nel guardaroba della natura 
c’è un mucchio di costumi: 
di ragno, gabbiano, topo campagnolo. 
Ognuno calza subito a pennello
e docilmente è indossato
finché non si consuma. 
Anch’io non ho scelto, 
ma non mi lamento. 
Potevo essere qualcuno 
molto meno a parte. 
Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante, 
una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento. 
Qualcuno molto meno fortunato, 
allevato per farne una pelliccia, 
per il pranzo della festa, 
qualcosa che nuota sotto un vetrino. 
Un albero conficcato nella terra, 
a cui si avvicina un incendio. 
Un filo d’erba calpestato 
dal corso di incomprensibili eventi. 
Uno nato sotto una cattiva stella, 
buona per altri. 
E se nella gente destassi spavento, 
o solo avversione, 
o solo pietà? 
Se al mondo fossi venuta 
nella tribù sbagliata 
e avessi tutte le strade precluse? 
La sorte, finora, 
mi è stata benigna. 
Poteva non essermi dato 
il ricordo dei momenti lieti. 
Poteva essermi tolta 
l’inclinazione a confrontare. 
Potevo essere me stessa – ma senza stupore, 
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso.

Piotr Zgodzinski
Wislawa  Szymborska

 

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