martedì 12 febbraio 2013

da IL SIGNORE D'ORO e da IL SIGNORE DEGLI SPAVENTATI

IL SIGNORE DI FRONTE 
Era un signore seduto di fronte a una signora seduta di fronte a lui. 
Alla loro destra/sinistra c'era una finestra, alla loro sinistra/destra c'era una porta. 
Non c'erano specchi, eppure in quella stanza, profondamente, ci si specchiava. 

IL SIGNORE NEL CUORE 
Le era entrato nel cuore. 
Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie 
le era entrato nel cuore. 
E lì cosa faceva? 
Stava. 
Abitava il suo cuore come una casa. 

IL SIGNORE SOGNATO 
Splendidissima era la vita accanto a lui sognata. 
Nel sogno tra tutte prediletta la chiamava. 
E nella realtà? 
La realtà non c'era, era abdicata. 
Splendidissima regnava la vita immaginata. 

IL SIGNORE INTOCCABILE 
Nei sogni baciabilissimo 
intoccabile come un filo scoperto nella realtà 
era quel signore. 
Allora come fare? 
Bastava confondere un poco sogno e realtà 
cancellare con una bianca gomma 
l'inutile linea di confine. 

IL SIGNORE ANDATO VIA 
Era un signore andato via. 
A lei qui rimasta tantissimo mancava. 
La traccia da lui lasciata segnava ovunque 
intorno a lei l'aria. 
Come un quadro spostato 
per sempre segna la parete. 

LA SIGNORA DEI BACI 
Una signora voleva tanto dargli dei baci 
non dico tanti, anche solo sette otto 
(mila). Invece era proibito perciò non glieli dava. 
Se però non fosse stato proibito glieli avrebbe dati tutti 
dal primo all'ultimo. 
A cosa servono i baci se non si danno? 

LA SIGNORA IN FRETTA 
Il persempre era ormai cortissimo diventato. 
Quanti Natali erano rimasti? 
Una manciata. 
Allora bisognava non sprecare nemmeno un minuto? 
Sì, bisognava spicciarsi, per questo lei, in fretta, 
lo adorava. 

LA SIGNORA DELL'ULTIMA VOLTA 
L'ultima volta che la vide 
non sapeva che era l'ultima volta che la vedeva. 
Perché? 
Perché queste cose non si sanno mai. 
Allora non fu gentile quell'ultima volta? 
Sì, ma non a sufficienza 
per l'eternità. 

Vivian Lamarque

Precipizio

Come in un film da ridere 
mi stai facendo la fotografia 
e mi dici di fare un passo indietro 
ancora uno ancora uno uno 
mentre mi spingi verso il precipizio 
ti sorrido fiduciosamente 
(forse hai agito innocentemente).

Vivian Lamarque


Il Volto Nuovo

Che un giorno io avessi 
un riso di primavera – è certo; 
e non soltanto lo vedevi tu, lo specchiavi 
nella tua gioia: 
anch’io, senza vederlo, sentivo 
quel riso mio 
come un lume caldo 
sul volto. 

Poi fu la notte 
e mi toccò esser fuori 
nella bufera: 
il lume del mio riso 
morì. 

Mi trovò l’alba 
come una lampada spenta: 
stupirono le cose 
scoprendo 
in mezzo a loro 
il mio volto freddato. 

Mi vollero donare 
un volto nuovo. 

Come davanti a un quadro di chiesa 
che è stato mutato 
nessuna vecchia più vuole 
inginocchiarsi a pregare 
perché non ravvisa le care 
sembianze della Madonna 
e questa le pare 
quasi una donna 
perduta – 

così oggi il mio cuore 
davanti alla mia maschera 
sconosciuta. 

Dalida
Antonia Pozzi
20 agosto 1933